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Commenti a testimonianza della Conferenza di don Curzio Nitoglia
“Il Concilio Vaticano II e l’influenza della massoneria” (Cortina d’Ampezzo – 13 agosto 2009) a cura del dott. Mauro Sgarzi, Bologna 18-08-2009
Ho avuto la grande fortuna di poter assistere alla conferenza citata, in qualità di accompagnatore e assistente tecnico per l’organizzazione.
La conferenza è iniziata con il solito tono pacato di Don Curzio Nitoglia che ha svolto il suo intervento seguendo il seguente schema logico che sintetizzo: ha elencato ciò che è alla base della dottrina cattolica cristiana, ha elencato gli obiettivi che si prefigge la massoneria, ha messo in risalto gli aspetti che sono antitetici a quelli cristiani, e per il principio dell’antitesi già enunciato dai filosofi greci, ed esplicitamente ricordato alla platea ha quindi messo in risalto perché la dottrina massonica essendo piena di punti contrari a quelli cristiani debba ritenersi incompatibile con la professione di fede del cristianesimo.
In questo escursus Don Curzio ha naturalmente citato i documenti del Magistero Pontificio che da Clemente XII hanno condannato, l’appartenenza alla massoneria, non per il gusto sadico di interdire, ma poiché essi, fedeli al loro compito di pascere il gregge, avevano individuato i principi base massonici anti cristiani.
Dopo l’esposizione, come da copione si è passati alle domande al pubblico e qui si sono avute le sorprese.
Si alzò una persona qualificatasi come medico massone di Roma che dopo con tono duro, cattivo, ha subito accusato Don Curzio di dare una falsa visione della massoneria. Si è poi lanciato in un’esposizione del pensiero massonico, che parte dall’uomo messo al centro per migliorarlo, proseguendo poi nel suo manifesto ideologico. Quest’esposizione è stata più volte applaudita da un insieme di persone che successivamente ci siamo resi conto far parte della claque coordinata dal medico e da altre persone sedute dietro. Alla fine dell’esposizione Don Curzio ha fatto gentilmente presente che quanto da lui appena esposto, coincideva con la sua dissertazione sui fondamenti della massoneria.
Visto che l’assalto frontale non è andato a segno, la platea organizzata dei massoni è passata agli “sfottò”, ridacchiando, facendo commenti ad altra voce, volutamente volti a ridicolizzare Don Curzio, durante le altre domande degli intervenuti.
A questo punto avemmo la perla sulla torta massonica: intervento di un “presbitero” (?!) che dichiara d’insegnare teologia e che si presenta in maniche corte, con un cellulare al collo al posto del crocifisso e che ingrana la quarta esponendo un pensiero “teologico” (?!) che di fatto risulta essere un appoggio totale alle tesi esposte dal massone.
Don Curzio risponde al prete-massone, per primo ricordandogli l’obbedienza alle direttive espresse più volte dai Papi e da ultimo da Papa Benedetto XVI e dal Cardinal Castrillon Hoyos sull’obbligo della talare o del clergyman in alternativa. Dopo aver risposto alle sue tesi, Don Curzio a un punto specifico, sull’incompatibilità della collaborazione tra cattolici e comunisti [e quindi anche la massoneria] cita Pio XI. Il prete-massone contrappone il concilio Vaticano II, al che Don Curzio fa presente che Papa Benedetto XVI ha ben chiarito la continuità con la tradizione in cui deve essere visto e letto il Concilio Vaticano II e che quindi se il prete affermava diversamente, stava affermando che vi era una rottura, quindi si contrapponeva al magistero pontificio. La reazione è stata che bisognava andare oltre a quello che aveva detto Pio XI al che Don Curzio ha fatto presente che si trattava di un sommo pontefice. Era ben evidente che non fosse chiaro (o non lo fosse volutamente) quanto sottolineato da Don Curzio relativamente al pensiero di Benedetto XVI: se il Concilio Vaticano II va letto in continuità con la tradizione, chiedere di portarsi oltre a quando detto da Pio XI significa porsi in una rottura con la tradizione e mettersi contro il magistero pontificio. Ciò dimostra che questi presbiteri moderni battono le mani al Papa per fare bella figura, ma non gli obbediscono in nulla.
Questo in sintesi l’evento e mi si consenta un’analisi che è mia tutta personale e su cui si potrà dissentire o acconsentire.
La linea di pensiero del massone è stata ben evidente: screditare le tesi del magistero pontificio facendole passare come antiquate. Infatti durante la sua esposizione non ha potuto minimamente provare in alcun modo, né lo ha tentato di fare, che quanto scritto dai vari pontefici a proposito dei principi della massoneria fosse un falso. Sarebbe stato un bel colpo per la sua posizione dimostrare che Clemente XII, Benedetto XIV, ecc. avessero scritto menzogne a proposito della massoneria.
Invece i principi che enunciò non erano altro che ripetizioni di quelli già esposti da Don Curzio, partendo da quanto denunciato dai vari pontefici.
Grazie all’evoluzionismo che i massoni hanno fatto passare nelle menti delle persone e degli ecclesiastici come cosa vera e indubitabile, mentre invece, recenti ritrovamenti antropologici e la stessa genetica hanno prodotto voragini in questa “certezza”, il massone ha cercato di porre le idee della chiesa in un contesto evolutivo che necessariamente deve passare oltre, cercando in questo modo di togliere ai giudizi dei pontefici la loro assolutezza per porli in un ambiente di relativismo ideologico.
“Si erano così ma sono giudizi passati non più all’altezza dei tempi…” è il pensiero che si voleva indurre nell’ascoltatore cattolico distratto e disarmato spiritualmente.
Sempre seguendo questa linea di ridurre il pensiero cattolico a qualcosa di coperto di polvere e puzzante di stantume, si è cercata anche la derisione di chi ha controbattuto le sue dichiarazioni e del relatore. Insomma un po’ come al bar quando si cerca di far passare come persona sciocca e non pratica delle cose del mondo un avversario di discussione.
La perla è stata invece l’asse clerical-massonico che è emerso dall’intervento del “presbitero” (francamente preferirei chiamarlo in altro modo).
Che si trattasse di un modernista, magari formatosi alla scuola di Dossetti e di Alberigo era ben evidente. Il suo intervento, di autodemolizione della chiesa, in appoggio al massone, non ho ben capito se fosse deliberato o frutto della confusione che oramai regna all’interno del corpo presbiterale. Lo stesso richiamarsi al superamento di quanto scritto in un’enciclica da parte di Pio XI, è indice che questi personaggi si sono abbeverati nel ruscello del relativismo che la massoneria ha spinto ai suoi massimi splendori.
Perché quest’asse diabolica? Avanzo le mie personalissime considerazioni.
Il massone si potrà compiacere dell’apporto del prete che sicuramente, farà una grande carriera (prevedo per lui un bella porpora vescovile).
L’attacco subito in conferenza è comunque indice che la Verità da fastidio a questi signori.
Perché partecipare con tanto di claque organizzata e prete compiacente a una conferenza a Cortina? Non avevamo né dirette televisive, né una cassa mediatica che avrebbe ripreso i nostri contenuti pubblicandoli sui mass-media di cui i massoni si sono già da moltissimo tempo appropriati, capendone la potenzialità per corrompere l’animo dei cristiani.
Concludo riportando una serie di piccole pillole di saggezza da meditare dal cristiano che non vuole farsi corrompere dal pensiero moderno e inerenti l’evento sopra descritto:
1. privata dell’Autorità Divina la parola del sacerdote è vana, non entra nel cuore dell’uomo.
2. Dio è Parola Infallibile, Irresistibile.
3. quando è Dio che parla nell’uomo anche i demoni si piegheranno
4. perché è scritto che “ i Cieli e la terra passeranno ma le mie Parole mai ”.
5. le parole menzognere affonderanno nell’oceano di parole di Verità.
6. la menzogna muore mentre la Verità vive eternamente.
7. ….“ la menzogna fa chiasso perché ha paura del potere invincibile della verità ”.
8. Le parole di Verità sono rivestite dell’autorità divina che è Spirito Santo vivente, perciò esse sono il fuoco che Gesù promise di portare sulla terra.
9. Sarà questo fuoco della Parola di Verità a smascherare ogni menzogna ed a donare vita solamente alle Parole di Verità.
10. I Figli di Dio sono Figli della verità e perciò si riconoscono per l’Amore alla Verità.
11. Padre Pio ha detto che il dialogo con il marxismo [e quindi con le altre ideologie materialiste e anticristiane – nota di chi scrive] e con il mondo ha portato perdita di autorità delle parole dei sacerdoti e vescovi che lo hanno accettato.
12. Il dialogo, diceva Padre Pio, da potere al diavolo.
13. Il Diavolo è entrato in Chiesa per mezzo del dialogo con i nemici della Verità di Cristo.
14. Dio è uno, Una è la Sua Verità, Una la Sua Autorevole Parola.
15. Chi accetta il dialogo con la menzogna tradisce Dio e perciò finirà come Re Saul che fu esautorato e sostituito nel Regno d’Israele dal prediletto pastorello Davide, che fu ed è amante dell’Unica verità.
16. Padre Pio ha detto che “ dopo lo scatafascio creato dalla Chiesa dialogante, ritornerà, risorgerà la gioia per mezzo del Davide che ha vinto e vincerà Golia.
dott. Mauro Sgarzi, Bologna 18-08-2009
per TerraSantaLibera.org http://www.terrasantalibera.org/MauroSgarzi_Conf_ConcVatII_Massoni.htm
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