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Cipro un convegno sulle nuove prospettive di sviluppo europeo
Stralcio di una delle relazioni del convegno "The
Mediterranean and the New Euro-Mediterranean perspectives" che
si è svolto a Nicosia
per iniziativa dell'Institut of Geopolitics Daedalos.
di
Roberto de Mattei

Il
Mediterraneo, sul piano geopolitico e su quello culturale,
costituisce uno spazio sia di incontro e di collegamento che
di frontiera e di frattura. È stato per secoli il luogo dello
scontro, ma anche dell'incontro, tra cristianità e islam. È
stato e continua a essere un'area di scambio fecondo, ma anche
di forte competizione economica e commerciale. Oggi presenta
forse i maggiori squilibri demografici, politici e anche
culturali esistenti al mondo.
La strategia comune europea nel Mediterraneo degli ultimi
quindici anni nasce con l'intenzione di colmare questi
squilibri e garantire la sicurezza e lo sviluppo della
regione. I rapporti di cooperazione e di dialogo
euro-mediterraneo sono stati sviluppati e consolidati sulla
base e secondo le indicazioni della Dichiarazione di
Barcellona del 1995 e nell'Euro-Mediterranean Partnership
(Emp). A partire dal 2003, alla politica di partenariato
euro-mediterraneo si è sovrapposta la politica europea di
vicinato (Pev), elaborata per rafforzare la prosperità, la
stabilità e la sicurezza nell'Unione europea e nei Paesi
vicini.
Il processo di Barcellona limita il partenariato
euromediterraneo dell'Unione europea quasi solo ai Paesi
rivieraschi della sponda settentrionale dell'Africa (Algeria,
Egitto, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Siria, Tunisia,
Turchia e Autorità palestinese,). La Pev offre relazioni
politiche ed economiche privilegiate a sedici Stati: i dieci
Paesi dell'Emp, con l'esclusione della Turchia divenuta Paese
candidato e con l'aggiunta di Armenia, Azerbaigian, Belarus,
Georgia, Moldova, e Ucraina.
La Pev e la proposta di Union pour la Mediterranéé del
presidente francese Sarkozy offrono la possibilità di
riorientare la strategia dell'Unione europea, destinata al
fallimento fino a quando non sarà sciolto il problema delle
frontiere e dell'identità dell'Europa nel Mediterraneo.
Il processo di Barcellona ha fatto propria un'immagine
mutilata del Mediterraneo, intendendolo come uno spazio
ristretto che racchiude, una di fronte all'altra, la riva
settentrionale dell'Africa e la riva meridionale dell'Europa.
Con ciò si sono privilegiati, i Paesi islamici della riva sud
rispetto ai Paesi cristiani dell'area
balcanica-transcaucasica.
Mediterraneo può essere infatti lo spazio allungato che si
distende tra Gibilterra e lo stretto di Suez, ma può anche
essere, ed è, un ampio arco marittimo che da Gibilterra si
estende a oriente del Bosforo e dei Dardanelli, fino al Mar
Nero. Questa successione di mari comprende una serie di bacini
contigui e complementari quali il Tirreno, l'Adriatico,
l'Egeo, ma anche il Mar di Marmara, il Mar Nero, il Mare
d'Azov.
Sulle sponde del Mar Nero, il Pontos Euxinus degli scrittori
greci e latini, il Mare Maius medievale, l'Occidente prese
coscienza della differenza fra civiltà e barbarie: qui i
coloni greci incontrarono gli sciti, i romani incontrarono i
goti, i bizantini i tatari. Nel tardo medioevo i capisaldi
veneziani e genovesi arrivarono oltre la Crimea, in quell'area
caucasico-pontica che costituì il fulcro della rete di scambi
commerciali e culturali tra Asia ed Europa e che conobbe un
embrione di rinascita all'indomani della prima guerra
mondiale, prima di essere assorbita dal nuovo Stato sovietico.
Lo storico Charles King ricorda come per il flusso di marinai
e di commercianti che venivano dalle città-Stato dell'Italia
medievale, era semplicemente il Mare Maggiore. "Un mercante
poteva iniziare il suo viaggio a Genova o a Venezia, compierne
metà incrociando il Mediterraneo, arrivare poi nel Mar Nero
attraverso gli stretti e alla fine bere un bicchiere di vino
con un altro italiano, forse addirittura qualcuno che
conosceva" (Storia del Mar Nero. Dalle origini ai giorni
nostri, Roma, Donzelli, 2005, p. 91).
Questo "Mediterraneo esteso" può essere anche considerato, in
una visione non "liquida", come una serie di regioni e di
Paesi che gravitano nella sfera di influenza culturale di
questo mare, dalla penisola iberica alle prime pendici del
Caucaso. Si pensi a terre come la Macedonia, che non ha sponde
sul mare ma che fa parte, a pieno titolo, della civiltà
europea e mediterranea.
Definire le radici e i confini dell'Europa significa
ripercorrere quell'itinerario culturale, etnico e religioso
che, attraverso il Mediterraneo, si è affermato prima con i
greci, poi con Roma, quindi con il Cristianesimo latino e
greco, ma che poi, a causa della prima guerra mondiale, del
nazismo e del comunismo, è stato smarrito nel Novecento,
privando i Paesi balcanici e transacaucasici del loro sbocco
naturale verso l'Occidente.
Dopo la caduta del comunismo sovietico e dopo l'11 settembre
2001, il Mediterraneo ha de facto riacquisito una nuova
centralità. Basti ricordare che proprio nel Mediterraneo e ai
suoi confini si sono combattute le tre ultime guerre che hanno
segnato il pianeta: la guerra dei Balcani, la guerra del
Kosovo, le guerre del Golfo, senza contare il conflitto
israeliano-palestinese. Il Mediterraneo rappresenta in questo
senso il perno attorno a cui hanno ruotato, e ruotano tuttora,
i grandi problemi culturali, etnici e religiosi della storia
contemporanea. Ma è solo nel cuore dell'identità mediterranea,
e non al di fuori di essa, che può essere trovata la soluzione
a tali problemi.
L'Europa è nata nel Mediterraneo ed è nel Mediterraneo che
occorre ritrovare il suo limes identitario. È tra queste
sponde che l'Europa è diventata greca, romana e poi cristiana.
La civiltà cristiana, cattolica e protestante a Occidente,
slava-ortodossa a Oriente, è nata nel Mediterraneo e qui può
trovare un punto di incontro non solo nella condivisione delle
istituzioni democratiche riconquistate dopo l'oppressione
comunista, ma soprattutto nel ritrovamento della comune
matrice cristiana, che non solo è storica, ma costitutiva.
L'Europa infatti non è altro che la comunità delle nazioni che
accettarono e svilupparono l'eredità della civiltà giudaica e
greco-romana, assorbita ed elevata dal Cristianesimo che, a
partire da questa area geografica, l'ha diffusa nel mondo. La
rinascita dell'Europa dipende anche dalla capacità di
riattivare questo patrimonio.
La definizione dell'identità storica e geografica dell'Europa
nel Mediterraneo permetterebbe di meglio sviluppare la
politica di vicinato e di stabilire con alcuni Paesi rapporti
di partenariato privilegiato, certamente preferibili a
un'affrettato ingresso nell'Unione europea. I rapporti con i
Paesi islamici della sponda sud del Mediterraneo andrebbero
promossi, in una forma più chiara di dialogo non
interreligioso, ma interculturale, basato soprattutto sulla
legge naturale, che è un concetto che delimita confini, ma
offre anche un ampio terreno comune di discussione. Anche il
Mediterraneo è uno spazio di frontiera e di incontro.
Frontiera dell'Europa, perché ne delimita i confini storici e
geografici, ma spazio di incontro perché la sua vocazione
all'universalità ne fa un mare di relazioni e di dialogo e un
ponte naturale verso gli altri continenti, le altre religioni,
le altre civiltà.
http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#18
L'Osservatore Romano - 15 ottobre 2008 |