Il potere temporale
dei Papi
La Chiesa è una
società perfetta di ordine soprannaturale, fondata da Dio,
avente per fine il Cielo, ma è formata di uomini composti di
anima e corpo, (sia la gerarchia che i fedeli), essa quindi è
divina quanto all’origine al fine e ai mezzi di cui è fornita
(sacramenti, dogmi e comandamenti), ma umana quanto alla
materia di cui si compone: gli uomini che la dirigono (Chiesa
docente) e quelli che ne formano la base (Chiesa discente).
Per compiere la sua missione (salvare le anime), in tutto il
mondo, sino alla fine dei tempi, essa ha bisogno non solo
dell’assistenza divina, promessale e mai mancatale, ma anche
di mezzi umani o “temporali”, per sussistere in questo mondo
deve avere un “ubi consistam” che le permetta una certa
indipendenza dai potenti di questo mondo, essa deve
“incarnarsi” (come il Verbo) in uno Stato che le consenta la
libertà dell’esercizio della sua missione divina, ma rivolta
agli uomini, nel corso della loro vita in questo mondo.
L’essenza di essa è principalmente spirituale ma
secondariamente non può non fare i conti con la realtà umana
che deve elevare e di cui è materialmente composta. Quando
l’imperatore romano (IV secolo) lasciò Roma, essa divenne la
capitale della cristianità ancora “neonata”. Infatti a Roma,
nel palazzo che l’imperatore Costantino aveva donato alla
Chiesa, abitava il Papa, successore di Pietro e vicario di
Gesù Cristo in terra, capo visibile della Chiesa e della
cristianità nascente. Nel 476, quando l’impero d’occidente
cadde, l’imperatore risiedeva a Ravenna (che divenne la sede
dell’impero romano d’oriente) e a Roma vi era un altro Cesare,
di ordine spirituale, ma che essendo composto di anima e corpo
aveva bisogno per sé e la sua società di un certo potere
temporale, onde poter mantenersi libero nel proprio compito.
Quindi la penisola italiana si trovava divisa politicamente in
tre parti (grosso modo), l’impero d’oriente o bizantino a
Ravenna e nell’esarcato (Emilia-Romagna), al sud e nelle
Marche ed Umbria; il Papa a Roma e nel centro e col 568 i
Longobardi al nord (Lombardia, Piemonte e Veneto). Di fronte
alla “aggressività” dei bizantini e dei Longobardi Roma, per
sussistere, dovette far ricorso ai Franchi, che a partire
dall’VIII secolo divennero “il braccio armato della Chiesa
disarmata”, e rimpiazzarono i Longobardi. Il potere temporale
fu una necessità, per mantenere libero il potere spirituale
della Chiesa da ogni mira prepotente di Bizantini o
Longobardi. Infatti, la Chiesa abbisognava e abbisogna di un
certo fondamento visibile, Pietro su cui Cristo ha fondato la
sua Chiesa è un uomo, ha un corpo, deve poterlo mantenere
senza dover dipendere dai capricci dei potenti e prepotenti,
egli deve risiedere in un luogo sensibile, fisico e visibile.
La Chiesa spiritualmente è inattaccabile ma umanamente, data
la fragilità delle sue membra (principali e secondarie) è
vulnerabile, quindi è importante che abbia ed occupi, in
questa terra, uno spazio materiale che le è strettamente
necessario per poter continuare libera la sua azione
spirituale su tutti gli uomini, di tutto il mondo, sino alla
fine dei tempi. Quando il potere temporale della Chiesa fu
usurpato dai Savoia (1861-1870), la S. Sede protestò e non
accettò l’invasione, vista come un’usurpazione, incoraggiò la
resistenza che però non dette i frutti sperati (il
ribaltamento dell’usurpatore); quindi dopo i pontificati di
Pio IX (+ 1878) e Leone XIII (+ 1903), con s. Pio X (+1914) si
arrivò a far partecipare i cattolici alle elezioni politiche,
per mandare in parlamento deputati che si obbligassero a non
fare leggi contrarie a quella divina e alla Chiesa. Pio X,
riconosceva, che de facto i Savoia governavano l’Italia
anche se de jure non ne avevano il titolo. Quindi con
Pio XI (11 febbraio 1929) si riconobbe che l’Italia era (oltre
che una nazione) uno Stato unificato, sotto un governo
centrale (Casa Savoia), anche de jure e che il Vaticano
si accontentava de facto dei 44 ettari concessi dallo
Stato italiano al Papa, come suo Stato pontificio. Dunque la
questione romana e quella italiana, nel 1929 hanno trovato la
loro soluzione. Il Papa ha uno Stato suo, ove esercita un
potere temporale, che gli permette la sopravvivenza e la
libertà dai Principi di questo mondo; mentre l’Italia non è
più soltanto una nazione o patria, ma anche uno Stato unitario
sotto un governo legittimo. Il voler riproporre la secessione
dall’Italia, con la scusa del Risorgimento da riscrivere (sul
quale siamo pienamente d’accordo) è anti-storica, irrealistica
e favorisce lo spezzettamento delle nazioni a vantaggio di
super-entità mondialiste, che rappresentano un peggioramento
della situazione venutasi a creare con gli Stati nazionali, i
quali hanno infranto l’unità della Cristianità europea sotto
il Papa e l’Imperatore, ma oggi sono molto meno pericolosi
della globalizzazione mondialista della “repubblica
universale”, verso la quale la massoneria ha sempre teso i
suoi sforzi satanici. Onde entrare nella “repubblica
universale” in nome dell’anti-risorgimentalismo è una
contraddizione nei termini o illudersi che il “regionalismo”
possa funzionare nell’epoca del mondialismo è uno specchietto
per allodole dal quale non bisogna farsi abbagliare.
Occorre fare
attenzione allo spirito antiromano (lon von Rom) che
anima i secessionisti o “scissionisti”, alcuni dei quali
vorrebbero servirsi dei “tradizionalisti” antirisorgimentali,
per provocare un ulteriore scisma, appellandosi apertamente ad
una “Chiesa nazionale” o meglio “regionale”, a seconda che la
Padanìa sia considerata una nazione o una regione.
L’Italia e la Chiesa
L’Italia con
l’invasione longobarda e bizantina aveva perso l’unità
politica (si era trovata divisa in tre Stati), tuttavia
aveva conservato l’unità geografica marcatissima
(essendo una penisola, coronata dalle Alpi), l’unità di
cultura (greco-romana e patristico-scolastica, pur se
erosa dall’umanesimo e da un certo illuminismo, che toccarono
però solo le élites e non il popolo il quale rimase
profondamente cattolico-romano) e religiosa (il
cattolicesimo romano, che grazie alla controriforma era
rimasto puro da ogni contaminazione protestantica nel popolo
italiano), una certa unità di lingua che nelle classi
colte era il volgare di Dante, Petrarca e Boccaccio ritoccato
e aggiornato continuamente dai grandi autori del Quattrocento
sino all’Ottocento, quando, infine, col Manzoni (I Promessi
Sposi) la lingua italiana ha trovato una certa
“canonicità”. Onde l’Italia è sempre stata un Popolo,
una Nazione (unione morale di più famiglie per
comunanza di origine [nasci], con una comunanza di
lingua, cultura e religione) pur avendo cessato di
essere uno Stato unitario (insieme di cittadini
che vivono sopra un territorio, sotto una comune autorità) dal
VI secolo. Una nazione non coincide con lo Stato o potere
politico, come lo Stato può avere più nazioni (impero
austro-ungarico) così una nazione può essere divisa in più
Stati (Italia sino al 1861-70; Svizzera ancor oggi). Col 1861
l’Italia nazione si trovò divisa in due campi: uno Stato
(liberal-massonico) e una Patria o nazione cattolicissima. Ora
il Papa pur sentendosi italianissimo, non poteva appoggiare lo
Stato nuovo risorgimentale e anti-italiano. Quindi il Papa
benediceva la nazione italiana ma scomunicava lo Stato
massonico che aveva invaso l’Italia nazione. Pio IX il 10
febbraio 1848 disse: “Benedite , Gran Dio l’Italia”
come la più direttamente compartecipe della religione
cattolica, con Roma sede di Pietro. Nell’enciclica Noscitis
et nobiscum (1849) scrisse: “Avvenne per l’ammirabile
efficacia della religione di Cristo, che l’Italia (…)
giungesse nulla di meno, a preferenza di tutte le
nazioni del mondo, ad un grado sì eccelso di gloria
(…) a motivo dell’augusta cattedra di Pietro”. Nel 1867 con
l’enciclica Venerabiles il Papa distingue
esplicitamente “questa povera Italia” dal “disgraziatissimo
Stato italiano”.
Leone XIII
nell’enciclica Inimica vis (8 dicembre 1892) contro la
massoneria in Italia, chiamò l’Italia “figlia
primogenita della Chiesa, nazione prediletta a
Cristo, sede del suo Vicario in terra e centro
della cattolica unità” (par. 3). Inoltre riconosce
all’ “Italia il primato sulle altre nazioni e a
Roma lo scettro spirituale del mondo” (par. 1).
Lo stesso Leone XIII (Nobilissima
Gallorum gens, 1884), aveva chiamato anche la Francia “fille
ainée del’Eglise”, per significare che pur essendosi
convertita al cattolicesimo nel 496 (Clodoveo), quindi circa
due secoli dopo l’Italia (Costantino 313 - Teodosio 381),
tuttavia in Europa aveva svolto, il ruolo di “braccio armato
della Chiesa disarmata”, specialmente a partire da Pipino il
breve (714-748) che difese il Papa e Roma dai Longobardi e dai
Bizantini. Ruolo che la Francia ha rinnegato totalmente con
Filippo il bello (1303), con il gallicanismo (XVIII secolo) e
la rivoluzione del 1789, il cui spirito anima ancora la “già”
figlia primogenita.
Ma tutte queste
gratifiche non devono portare nessuno ad inorgoglirsi, poiché
tutto quel che abbiamo lo abbiamo ricevuto da Dio, sia la
Francia come l’Italia. La differenza tra le due, come
acutamente nota Vittorio Messori, è che mentre gli Italiani
sono portati all’auto-denigrazione, i Francesi sono più
propensi all’auto-esaltazione. Ora, quest’ultimo è un pericolo
che può spingere ad un nazionalismo esagerato, il quale non è
amore ordinato della propri Patria, ma anche disprezzo delle
altre, errore in cui incapparono duemila anni or sono i Giudei
e che li accecò al punto di prendersi per Dio stesso e
rifiutare il Messia Gesù di Nazaret, che portava il Regno dei
Cieli a tutte le nazioni e non solo a Israele, il quale
avrebbe dovuto essere – per i farisei – il capo di tutti gli
altri popoli, suoi schiavi.
La Francia risorgerà?
A questa domanda
risponde l’Abbé
augustin lemann, nel suo libro Dieu a fait la France
guerissable. Secondo il sacerdote francese ed eminente
teologo, vi sono due errori, che circolano in Francia,
riguardo a questo tema a) il primo errore:
pretende che quando le
nazioni son scese fino a un certo grado d’empietà non sono più
guaribili e che se ne vanno irrimediabilmente verso la morte.
È l’errore di disperazione. b)Il secondo errore:
afferma “che la rinascita della Francia è, al contrario, una
cosa assolutamente certa, in virtù della sua missione... di
Figlia primogènita della Chiesa” ().
È l’errore di
presunzione.
“I nostri
compatrioti - prosegue il Lémann - sono troppo portati a
credere che la Provvidenza ha bisogno della Francia e che non
può far nulla senza di essa; come una volta gli ebrei, che si
credevano una nazione indistruttibile, perché possedevano il
Tempio, Templum Domini, Templum Domini, Templum Domini est”
().
E conclude: la dottrina della Francia guaribile è
teologicamente vera; tuttavia, la guarigione della Francia,
non è in sé, che possibile; per diventare moralmente certa,
bisogna che si compiano diverse condizioni.
Nessuna fatalità pesa
sulle nazioni colpévoli, non più che sugli individui
colpévoli. “Non voglio la morte dell’empio, ma che si
converta e viva” , recita la S. Scrittura (Ezech. 23, 11).
E nella Storia sacra leggiamo il fatto dell’adorazione del
vitello d’oro, che gli ebrei si erano costruiti, mentre Mosè,
che li conduceva attraverso il deserto, dall’Egitto in
Palestina, era salito per quaranta giorni sul monte Sìnai.
Ebbene Dio aveva
stabilito di distruggere il popolo ebraico, la prima vera
soluzione finale fisica, e non geografica, va attribuita a
Jhaveh (Exod. 23, 9-13) , però Mosè con le sue preghiere
fece in modo che Dio non attuasse il suo piano, e non fosse
finito a... Norimberga...
Tuttavia occorre
sapere che se le nazioni possono convertirsi e guarire, non
sono indistruttibili, esse possono perire. Abbiamo visto, con
Delassus, che la Francia ha avuto una grande missione storica,
ma che a partire da Filippo il Bello l’ha rinnegata. Essa può
risorgere e guarire, ma la sua resurrezione è soltanto
possibile, non certa. “La perpetuità è stata
promessa solo alla Chiesa cattolica, apostolica e romana:
tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa e le
porte dell’inferno non prevarranno contro di essa ; Io
sarò tutti i giorni con voi, sino alla fine del mondo” (11).
Dopo la perpetuità,
nella Bibbia si parla di resurrezione, ed
è al popolo ebraico che è stata promessa. San Paolo
nell’epistola ai Romani (XI, 11-15), la profetizza. E tra
tutte le nazioni del mondo solo quella ebraica ha ricevuto la
promessa di una resurrezione, dopo un lunghissimo tempo di
apostasia.
Infine la Bibbia parla
di guarigione: “Se questa nazione si pente
del mal fatto, pel quale Io l’avevo condannata, anche Io mi
pentirò del castigo che avevo pensato di infliggerle”
(Ger. 18, 8).
Il canonico
agostino lemann,
commenta: “È a tutte le nazioni, passate, presenti e future,
senza distinzione, che la guarigione è stata offerta. Ma se la
guarigione è offerta a tutte non è assicurata, nominalmente, a
nessuna. Tutte possono guarire, però non è specificato che
una specialmente debba guarire certamente... Cara Francia, per
quanti e quali siano i tuoi titoli e i tuoi servizi, non sei,
in questo campo, l’oggetto di nessun privilegio” (12)
. L’opinione
del de La Franquerie, (missione divina assoluta della Francia,
al pari della Chiesa) perciò, non è fondata teologicamente e
non può essere seguita. Tuttavia la guarigione della Francia
può diventare moralmente certa, se si avverano certe
condizioni:.1ª) la preghiera; 2ª) la penitenza o la
conversione del cuore; 3ª) l’unione, infatti “ogni regno
diviso, cadrà in rovina”.
Ebbene, sinora queste
tre condizioni non sono state raggiunte; lo saranno in futuro?
Solo Dio lo sa.
9)
A. Lémann,
Dieu a fait la France guerissable, Paris, Lecoffre, 1884,
pag. 10.
Patriottismo sì,
nazionalismo esagerato no
Il Magistero è
intervenuto più volte sulla questione del nazionalismo
esagerato o sciovinismo:
_
pio ix: condanna
la seguente proposizione: “Possono istituirsi Chiese nazionali
sottratte... all’autorità del Romano Pontefice” (13).
-
leone xiii: “Bisogna
amare la Patria... ma è necessario che sia più grande il
nostro amore per la Chiesa...
il voler tirare la Chiesa in mezzo a questioni politiche...
per restar superiori agli avversari, è un vituperevole abuso
di religione”(14).
-
pio xi: “Anche
questo amor di Patria, quando sia regolato dalla legge
cristiana, è di per sé incitamento di molte virtù e anche di
mirabili eroismi; ma diventa occasione di gravi ingiustizie,
quando da giusto amor patrio diventa esagerato
nazionalismo...”(5).
-
pio xi:
“il contrasto
tra nazionalismo esagerato e la dottrina cattolica è evidente;
lo spirito di questo nazionalismo è contrario... alla fede” (6).
-
pio xi:
“guardatevi soprattutto dall’esagerato nazionalismo... le
nazioni le ha fatte Dio, dunque c’è luogo anche per un giusto,
moderato, temperato nazionalismo, associato a tutte le virtù.
Ma guardatevi dall’esagerato nazionalismo come da una vera
maledizione...”(7)
.
-
pio xii: “La
Chiesa è sopranazionale, perché abbraccia con il medesimo
amore tutte le nazioni e tutti i popoli...”(18).
- 2 -
LEONE XIII
E IL RALLIEMENT
“Nessuno s’identificò
con il pontificato di Leone XIII più di Mariano Rampolla,
l’uomo che fu il suo segretario di stato dal 1887 sino alla
morte del Pontefice nel 1903... Rampolla aveva un’assoluta
dedizione nei confronti del Papa e della Chiesa e credeva
fermamente nella necessità di ripristinare il potere temporale
del Papa. (...)
In Francia... quando
Leone XIII divenne Papa nel 1878 i repubblicani avevano ormai
preso il sopravvento e, anche se i monarchici non sembravano
rendersene conto, la monarchia era morta. Benché politicamente
sulla difensiva, la Chiesa francese aveva un gran vantaggio:
una vasta rete di parrocchie, sacerdoti, monaci e suore....
55. 000 parroci, 33. 000 monaci e più di 127. 000 religiose...
C’erano anche più di due milioni di alunni che studiavano
nelle scuole elementari gestite dalla Chiesa, cioè un numero
quasi uguale a quello degli alunni che frequentavano le scuole
pubbliche. Anche le scuole pubbliche erano comunque sottoposte
al controllo del prete della locale parrocchia: le giornate di
studio cominciavano e finivano con una preghiera. Circa la
metà degli studenti delle scuole medie frequentava scuole
cattoliche, molte dirette da gesuiti, mentre ogni scuola media
pubblica aveva un prete nominato dal vescovo locale che
fungeva da supervisore.
Ma la Chiesa francese
dovette affrontare una nuova minaccia durante i primi anni di
pontificato di Leone XIII, perché era giunta al potere una
nuova maggioranza parlamentare ben decisa a limitare
l’influenza della Chiesa sulla vita pubblica... Preoccupata
che il clero cattolico alimentasse simpatie monarchiche nei
giovani studenti, nel periodo dal 1880 al 1886 la legislatura
approvò una serie di leggi che tendevano a portare la scuola
sotto il controllo statale. (...)
A metà del secolo tra
gli ebrei si contavano già ministri della Finanza e della
Giustizia... essi erano particolarmente in vista nell’ambito
bancario e dell’alta finanza: alla fine del secolo più del
venti per cento dei titolari delle maggiori istituzioni
finanziarie di Francia erano ebrei.
Nel calderone del
risentimento cattolico contro lo stato repubblicano degli anni
Ottanta dell’Ottocento gli ebrei, così visibili nella politica
nazionale, nell’amministrazione pubblica e nell’economia,
servirono da parafulmine... fu il basso clero ad avere il
ruolo più importante nello sviluppo del movimento moderno
antigiudaico in Francia” (19).
Leone XIII - con un
governo ostile in Francia che voleva annullare l’influsso,
ancora notevole, della Chiesa sulla società, accusandola di
essere per natura antirepubblicana - non ebbe difficoltà a
dimostrare che la Chiesa riteneva che le tre forme di governo
(monarchia, aristocrazia, politìa) in sé fossero indifferenti
e che sarebbero diventate buone o cattive a seconda delle
leggi che avrebbero promulgato; perciò scelse di combattere la
repubblica anticristiana sul suo terreno, dimostrandole che
per la Chiesa vi può essere una sana repubblica, a condizione
che la sua legislazione sia conforme al diritto naturale e
divino. Spronava perciò i cristiani francesi ad entrare
nell’arena della repubblica e a renderla buona, eleggendo dei
candidati che si impegnassero a far promulgare leggi conformi
a quella divina e a combattere quelle contrarie ad essa sino a
farle abrogare. Il Papa (finissimo conoscitore del tomismo)
sapeva benissimo che, in sé, la miglior forma di governo è la
monarchia, ma sapeva anche che le altre due non sono cattive e
possono essere utilizzate da un cristiano e finalizzate a Dio.
Per non far annullare l’influsso sociale della Chiesa in
Francia scelse la politica della collaborazione alla
repubblica in sé al fine di farla diventare una
repubblica cristiana. Purtroppo molti francesi, legati più
alla monarchia che al Papa, scelsero di non seguire le
direttive della S. Sede, asserendo che non si poteva
collaborare con la repubblica francese,
anticristiana e massonica del 1880; mentre il Papa
aveva soltanto detto di servirsi di una forma di governo
non cattiva in sé, la repubblica, per neutralizzare il
governo repubblicano-massonico francese del 1880, e rendere la
repubblica cristiana, facendole promulgare leggi cristiane.
L’enciclica contestata
Il 16 febbraio 1892,
Leone XIII pubblicava l’Enciclica Au milieu des
sollicitudes.
In essa il Papa mostra
la gravità “del vasto complotto, che certi uomini hanno
ordito, per distruggere il cristianesimo in Francia”. A tale
ostilità anticristiane, il Pontefice oppone la buona volontà
della Francia:
“molte volte, mossi da
un profondo sentimento di religione e di vero amor patrio, i
rappresentanti di tutte le classi sociali di Francia, sono
venuti sino a Noi, felici di sovvenire alle necessità
incessanti della Chiesa, e desiderosi di domandarci luce e
consiglio”. E il Papa prende l’occasione al balzo per dar loro
qualche consiglio, mediante l’Enciclica.
“Noi invitiamo, non
solo i cattolici, ma tutti i francesi onesti e sensati, ad
allontanare da loro ogni germe di discordia e divisione
polìtica... Solo la religione può creare il legame sociale;
solo lei basta a mantenere la pace della nazione, su delle
solide fondamenta”.
Ed eccoci al cuore
della vexata quaestio:
Innanzitutto bisogna
distinguere tra le ‘considerazioni teoriche’ riguardo alla
miglior forma di governo in sé (che sappiamo essere la
monarchia) e d’altra parte le ‘contingenze storiche’ in cui ci
si trovava allora la Francia (1892).
Leone XIII, ricorda
che in principio la Chiesa sa quale sia la miglior forma di
governo in sé, tuttavia la Chiesa insegna che tutte e tre le
forme di governo (monarchia, aristocrazia, politìa) sono
indifferenti, esse diventano buone o cattive a seconda del
fine verso cui son dirette, ossia il bene comune o meno. In
tale ordine di idee speculative, ogni cittadino, ha piena
libertà di preferire una forma di governo (per es. la
monarchia) all’altra (per es. la repubblica). Ma,
ricorda papa Pecci, la forma di governo non è né perpetua,
né intangibile; il tempo, questo grande trasformatore di ogni
cosa quaggiù, opera nelle istituzioni politiche dei grandi
cambiamenti, essi possono essere pacifici, o purtroppo
violenti, ed allora si corre il rischio di cadere
nell’anarchia; allora una necessità sociale s’impone alla
nazione, essa deve provvedere a se stessa, e tale necessità
giustifica la creazioni di nuove forme di governo, facendo
succedere una forma (per es. la repubblica) ad un’altra (per
es. la monarchia), la novità riguarda solo la forma di governo
(che in sé è indifferente) e non il potere o l’autorità
considerati in sé, che continuano ad essere degni di rispetto.
Il Papa introduce
un’altra distinzione tra potere costituito e
legislazione. E spiega che sotto un regime la cui forma è
eccellente (per es. la monarchia) la legislazione può essere
detestabile (per es. le leggi promulgate da Casa Savoia in
Italia durante il Risorgimento); mentre al contrario, sotto un
regime la cui forma di governo è la meno perfetta (per es. la
politìa o repubblica), vi può essere un’eccellente
legislazione (per es. l’Ecuador di
garcia moreno) .
La legislazione è l’opera degli uomini che sono investiti del
potere, quindi la qualità delle leggi dipende più da questi
uomini di governo, che dalla forma di potere. Le leggi saranno
buone o cattive, a seconda che i governanti abbiano lo spirito
imbevuto dalla prudenza polìtica, o dalla passione.
Quindi il Papa giunge
alla conclusione: ecco il terreno sul quale , messa da parte
ogni discordia polìtica, la gente per bene deve unirsi come un
solo uomo, per combattere gli abusi della cattiva
legislazione, fatta da cattivi governanti (actiones sunt
suppositorum), a prescindere dalla forma di governo, in sé
indifferente, che non è il problema primario, ma che deve
cèdere il passo di fronte ad una legislazione anticristiana e
a dei legislatori cattivi.
Ecco riassunto il
succo dell’Enciclica, che ha fatto scorrere tanto inchiostro e
tante stupidaggini, essa è perfettamente ortodossa, e in
accordo con il magistero tradizionale della Chiesa e la
filosofia polìtica tomistica (20).
Rampolla massone?
A conferma di quanto
scritto vi è l’atteggiamento di
leone xiii e
Rampolla in Austria, ove la situazione era diversa da
quella francese e quindi il Vaticano poté seguire una linea
politica e una strategia diversa da quella che aveva dovuto
adottare in Francia. Il Papa e il cardinal Rampolla
“scorsero nell’antigiudaismo un potente strumento per
mobilitare [in Austria, nda] le masse cattoliche” (21).
Il movimento dei cristiano-sociali, fondato a Vienna nel 1887,
trovò in karl lueger
il suo leader, la sua politica era fortemente anti-giudaica,
antimassonica e anti-liberale. “Leone XIII e ... il cardinal
Rampolla, appoggiarono con entusiasmo il movimento
cristiano-sociale... Alla morte del precedente segretario di
stato,... molti pensavano che Galimberti avrebbe
ottenuto l’incarico... Ma i conservatori della gerarchia lo
accusarono di essere troppo liberale... Alla fine fu
scartato a favore di Mariano Rampolla, le cui credenziali
conservatrici erano impeccabili... L’Archivio Segreto
Vaticano fornisce una prova drammatica del ruolo prominente
avuto dal Papa e dal suo segretario di stato nell’alimentare
la campagna antigiudaica del partito cristiano-sociale... ” (22).
Per quel che riguarda
la mancata elezione al Soglio Pontificio di Rampolla nel 1903,
in ambiente tradizionalista francese (di qualche ma non di
ogni francese) anti-Ralliement circola la voce - senza
alcuna prova e alcun riscontro oggettivo - che Rampolla fu
‘bocciato’ dall’Austria poiché massone, e che addirittura
spirò tra le braccia di S. Pio X, il quale poté costatare le
insegne massoniche che Rampolla portava sul suo corpo! Questa
è pura mitologia tradizionalista-gallica, in funzione anti-Ralliement
: Rampolla massone convince un papa ‘liberale’ - così dicono i
tradizionalisti - Leone XIII, ad accordarsi con la repubblica
massonica francese.
Non posso dilungarmi
sul tema ma la realtà è esattamente il contrario.
francesco giuseppe e metternich, svolsero una polìtica
filo ebraica, contraria al movimento cristiano-sociale, perché
anti-giudaico. Francesco Giuseppe (che fra l’altro era
anti-infallibilista) non volle nominare sindaco di Vienna
Lueger, che pur era stato eletto ad ampia maggioranza, perché
lo riteneva anti-semita; Metternich, amico del finanziere
Rothschild, fece molte pressioni su
gregorio xvi,
durante il processo agli ebrei, accusati dell’omicidio rituale
di padre Tommaso cappuccino da Damasco (+1840), affinché si
smentisse l’accusa del sangue, senza riuscirvi (23).
Rampolla, che aveva
partecipato alla famosa campagna anti giudaico-massonica della
Civiltà Cattolica, assieme a Leone XIII, fu ‘bocciato’
dall’Austria proprio perché anti-liberale e anti-giudaico.
“Quando sembrò che Rampolla potesse essere eletto... il
governo austriaco rese nota la sua opposizione. Tra le altre
lamentele, gli austriaci si erano risentiti del forte appoggio
che Rampolla aveva dato al partito cristiano-sociale” (24).
San Pio X, portò avanti una linea pratica antimodernista,
mentre il problema giudaico-massonico e filo-risorgimentale,
durante il suo pontificato, passò in seconda linea. Questo non
significa che san Pio X fosse liberale, ma che in quel
periodo, la Provvidenza si è servita di un Papa che lottasse
frontalmente contro il pericolo nuovo (modernismo) che
attanagliava la Chiesa, e mettesse – senza dimenticarlo – in
secondo piano il pericolo giudaico-massonico e la questione
risorgimentale, togliendo addirittura il non expedit di
Pio IX, che era stato mantenuto in piedi da Leone XIII, il
quale, nel suo periodo di pontificato, dovette affrontare la
questione romana che si era creata col Risorgimento e la causa
di esso, ossia la giudeo-massoneria. Purtroppo, la crisi del
Concilio Vaticano II, ha indebolito il prestigio del Papato, e
ogni fedele si sente in diritto di criticare l’operato dei
Papi, a torto o a ragione. Quindi, per alcuni Leone XIII era
liberale, poiché non aveva sostenuto la Repubblica francese;
per altri Pio X non era all’altezza di Pio IX e neppure di
Leone XIII, in quanto aveva mandato i cattolici italiani alle
urne, proprio analogamente a papa Pecci in Francia; per altri
ancora Pio XI era democristiano, dacché preferì l’Azione
Cattolica all’Action Française. Ebbene occorre saper
distinguere, per non diventare nemici del Papato, proprio per
un eccesso di zelo nei confronti del Papa (come lo vorremmo
noi e non come la Provvidenza ce lo ha dato). Questo è il
pericolo che corrono alcuni “tradizionalisti”, pur se animati
dalle migliori intenzioni, ma poco illuminati e privi di
discernimento e di prudenza.
Recentemente è uscito
un ottimo studio sul tema:
g.m. cazzaniga,
(diretto da), Storia d’Italia, Annali, n° 21, La
Massoneria, g.
miccoli (a cura di), Leone XIII e la Massoneria,
Torino, Einaudi, 2006, pp. 193-243, in cui viene
sfatata la leggenda dell’appartenenza massonica del Rampolla.
Si può anche leggere
il libro di philippe
prevost, ferocemente contrario al Ralliement di
Leone XIII, per capire uno ‘stato di spirito’, ancor vivo
nella Francia tradizionalista, che rifiuta categoricamente sia
il Ralliement sia la condanna dell’Action Française,
e fa di tale rifiuto un cavallo di battaglia che si è
trasformato in una contro-dottrina polìtica (“politique
d’abord” e “la politica non è la morale”),
da seguire ancor oggi, per restare fedeli alla
propria‘tradizione’.
- 3 -
PIO XI E L’ACTION FRANÇAISE
L’antefatto
Papa Benedetto XV deplorò il trattato di
Versaglia, come un «insulto contro la giustizia e come
inadeguato a stabilire una pace durevole». La Germania restò
occupata dal 1919 al 1930, favorendo così l’ascesa al potere
di Hitler. Specialmente «La Francia si era riproposto l’ideale
napoleonico d’una egemonia militare in Europa»
(25).
Sogno che si sciolse come neve al sole, infatti nel 1940, in
un solo mese la Germania occupava la Francia. Benedetto XV
aveva definito la prima guerra mondiale «un suicidio per
l’Europa» e si sforzò sin dal 1917 di ottenere una pace giusta
ed equilibrata che potesse essere duratura e favorire la
rinascita della civiltà europea. Invece lo sciovinismo belga e
specialmente francese rovinarono tutto, la Germania dal 1919
al 1930 e poi se stesse nel 1940, con la seconda
guerra mondiale, dalla quale l’Europa non si è più riavuta ed
è diventata una colonia degli Usa. Per il governo francese e i
nazionalisti dell’Action Française Benedetto XV era il
«papa bosche» (‘crucco’) .Analoga sorte toccò a Pio XI.
Infatti anche il giovane storico francese Yves Chiron (che non
nasconde le sue simpatie per Maurras) scrive: «Nell’immediato
dopoguerra, la Santa Sede farà sentire la sua voce per un
nuovo ordine internazionale fondato sulla pace e la giustizia.
Questa posizione di principio spesso è stata mal compresa
dall’opinione pubblica. In Francia, in particolare, qualcuno
accuserà il papato di essere germanofilo e pacifista. (…) Allo
stesso tempo però la Santa Sede, sulle questioni dei
risarcimenti dovuti dalla Germania, prende delle posizioni che
il governo francese considererà scandalose»
(26).
La preparazione prossima dell’attrito tra Roma e Maurras, va
ricercata, quindi, nella situazione creatasi in Europa subito
dopo la fine della prima guerra mondiale. Il trattato di
Versailles aveva imposto alla Germania delle condizioni
insostenibili. Nel 1921 la Gran Bretagna invadrà la Ruhr. Pio
XI il 7 aprile del 1922 scrisse una lettera (pubblicata sull’
‘Osservatore Romano’, il giorno seguente) in cui
chiedeva ai vincitori di limitare le loro richieste
finanziarie. Il ministro degli esteri francese rispose che
tale lettera era «un atto di aperta ostilità» (27).
Lo stesso Chiron riconosce che: «Pio XI non era né a favore né
contro la Germania. Cercava di contribuire alla nascita di
un’Europa pacificata»
(28).
A partire da questi fatti «negli scritti di Maurras
Pio XI diventerà ‘il papa più tedesco della storia’»
(29).
Se invece avesse dato ascolto al Papa, la Francia
(probabilmente) avrebbe evitato il revanchismo tedesco
che non tarderà a riprendersi con la forza ciò di cui era
stato privato con la forza. Pio XI aveva visto lontano,
Maurras no.
I due famosi storici della Chiesa Augustin
Fliche e Victor Martin, spiegano che «L’azione di Pio XI per
mitigare l’intransigenza antitedesca della Francia non ebbe
buona accoglienza in quella nazione»
(30).
Dopo la reazione del governo contro la Santa Sede, continuano
i due storici, «Anche la maggioranza dei cattolici francesi,
imbevuti dello spirito nazionalistico che veniva istillato
dall’Action Française, condivise la violenta
protesta del governo, che accusò d’interferenza la Santa Sede»
(31).
Se queste sono le premesse è facile immaginare
quali furono le conclusioni.
ά)
la storia
Vi è un interessante
articolo, pubblicato dall’Enciclopedia Cattolica, che fa la
cronaca di quelli che furono gli avvenimenti che portarono
alla condanna dell’Action Française; lo riprendo, quasi
totalmente, e lo porgo al lettore:
“Movimento politico
sociale, sorto in Francia, nel 1899, per iniziativa di
henry vaugeois. charles
maurras ne divenne il principale teorico, sulle
tracce del maestro del Positivismo francese,
Auguste Comte.
(...) Strumenti della sua espansione le opere del Maurras
e di daudet e la
Revue d’ActionFrançaise, divenuta poi il quotidiano
L’Action Française (1908).
Il programma politico
del movimento,
assurto col tempo a vero e proprio partito, era e restava
prettamente francese: la restaurazione della monarchia in
Francia. La lotta, però, per attuare questo programma,
venne ad assumere caratteri più universali: l’esaltazione di
un nazionalismo integrale... accanto al movimento
politico ed al partito, stava il sistema filosofico sociale
ispiratore di principi e di dottrine ben più ardite e
pericolose. I teorici del movimento... Maurras e Daudet... si
ispiravano volentieri alle teorie positiviste. Nessuna
meraviglia dunque se sullo sfondo delle dottrine dell’Action
Française troviamo un agnosticismo decisamente ateo ed
anticristiano, un naturalismo apertamente pagano, e quindi un
inconfondibile amoralismo, dell’individuo e della società,
con la conseguente sottrazione dell’individuo come della
società all’influsso della legge di Dio e della Chiesa. La
proclamata subordinazione della morale e del diritto
all’interesse nazionale si spiega appunto sullo sfondo di
siffatte dottrine.
Era evidente che
militare nel movimento sotto l’influsso di tali dottrine,
costituiva un grande pericolo per la fede... il pericolo più
grave e l’illusione più deprecabile incombeva sulla gioventù,
non solo francese. (...) Per queste ragioni le autorità della
Chiesa, evitando con ogni cura, d’ingerirsi nel programma
meramente politico dell’Action Française,
disapprovarono e condannarono gli errori, dal punto di vista
morale e religioso. La condanna era decretata e pronta fin dal
1914; ma era stata differita la pubblicazione ‘a tempo più
propizio’, [damnabilis sed non damnanda nunc, aveva
detto s. pio x]
. Questo richiamo cronologico... smantella l’equivoca tesi
dell’Action Française, la quale tendeva a mettere in
opposizione Pio XI con Pio X. (...) Frattanto
pio xi dovette
personalmente riesaminare tutta la questione, non avendo
potuto procurarsi la posizione, smarrita durante lo
sloggiamento degli archivi dell’Indice. Ma le sue conclusioni
furono in tutto conformi a quelle del 1914. (...) Contrastò
invece pietosamente l’atteggiamento di aperta insubordinazione
assunto dagli esponenti del movimento...
L’Action Française
rispose con l’orgoglioso non pòssumus e si lanciò in
una campagna di anticlericalismo velenoso. Seguirono allora
condanne più gravi e più formali, sia da parte della S.
Congregazione del S. Uffizio, concernenti il sistema
dottrinale non solo del movimento ma anche del giornale stesso
e delle leghe, sia da parte della S. Penitenzieria, circa
l’interdetto e il rifiuto dell’assoluzione ai ribelli...
Più tardi vi fu una
lodevole resipiscenza. Fin dal 1938, gli esponenti del
movimento si erano rivolti al Papa
pio xi per
ottenere il ritiro della condanna. La supplica fu ripetuta,
con leale ritrattazione e garanzie per l’avvenire, nel 1939,
al Papa pio xii,
che l’accolse e l’esaudì. (...) Bisogna però tener ben
presente che la misura di clemenza di Pio XII riguardo all’Action
Française dopo ripetuti atti di resipiscenza, concerne
soltanto il giornale omonimo, lasciando sussistere la
condanna delle opere del Maurras e del Daudet elencate nel
libro dell’Indice” (31).
L’Action Française
e l’integrismo cattolico:
Una delle figure
dell’integrismo francese è
dom jean martial besse,
nato nel 1861, monaco di Solesmes. Si lascia sedurre dalla
scuola dell’A.F. «In questo movimento... , non vuol vedere che
un eccellente mezzo al servizio della Chiesa... Ignorando
deliberatamente l’anticristianesimo di Maurras, egli vuol
considerare solo l’omaggio reso dall’A.F. alla Chiesa
dell’ordine» (32).
Altre figure del
cattolicesimo integrista francese sono padre
thomas pegues o.p.,
l’abbé emmanuel barbier
e monsignor henry
delassus; però gli obiettivi dell’A.F. e quelli degli
integristi «sono diversi e l’A.F. non vuole occuparsi di
problemi di ordine religioso. I suoi fini sono
esclusivamente politici [come se la politica possa essere
indipendente dalla morale e dal fine ultimo dell’uomo animale
sociale per natura, nda]. Anche il cardinal
louis billot s.j.
e padre le floch
(superiore del Seminario francese di Roma) sono ammiratori
dell’A.F.
Tuttavia l’integrismo
romano ha notevoli riserve sull’A.F., riguardo il piano
religioso. «Monsignor
umberto benigni... diffida della dottrina di Maurras...
e il Vaticano [con S. Pio X] non è disposto ad ammettere la
pretesa maurrassiana di un’autonomia dell’azione politica
dalla morale... [“la politica non è la morale”, era uno
degli slogan di Maurras] Monsignor Delassus è preoccupato nel
vedere l’A.F. subordinare la questione religiosa a quella
politica e le consiglia di rivolgersi direttamente al
clero, malgrado alcune simpatie per l’A.F. egli si rifiuta di
intervenire in suo favore sulla sua rivista la Semaine
religeuse de Cambrai,... non può accettare l’unione tra
cattolici intransigenti e positivisti agnostici» (33).
Il 26 maggio del 1908
- sotto il pontificato di
s. pio x - due
libri dell’abbé barbier
- irrispettosi verso Leone XIII e il cosiddetto
Ralliement - vengono messi all’indice.
dom besse -
monarchico anti-ralliement più che integrista - decide
di restare lo stesso vicino all’A. F. , senza arrivare agli
eccessi di Barbier; mentre monsignor Benigni, i cardinali
merry del val e
de lai ne
scorgono i pochi lati positivi ma anche quelli negativi e non
vogliono aderire al movimento francese.
In breve gli
integristi più fini non potevano accettare la pretesa di
far servire la religione al partito (politique d’abord)
dando così il primato alla politica, essi dicevano:
politique d’abord significa religion après e
vedevano nell’A.F. una sorta di “modernismo politico di
destra” (monarchico-nazional-conervatore).
β) la dottrina de l’Action Française
La questione dell’Action
Française, è molto delicata, cercherò di affrontarla il
più serenamente possibile, sine ira et studio, senza
passioni e pregiudizi, spero di riuscirvi.
Comincio presentando
le parti più importanti di tutti i documenti pontifici
riguardo ad essa. Il primo è:
►La lettera di
pio xi al
cardinal andrieux,
arcivescovo di Bordeaux (5 settembre 1926):
Essa loda e approva la
lettera che Andrieux aveva scritto sull’Action Française.
Pio XI scrive:
“Abbiamo letto con piacere la risposta di S. Em. al gruppo di
giovani cattolici che l’hanno interrogata sull’Action
Française (...).
S. Em. segnala un
pericolo... che tocca... la fede e la morale cattolica; e
potrebbe far deviare il vero spirito cattolico, il fervore e
la pietà della gioventù... S. Em. enumera e condanna, con
ragione, ... i principi di un nuovo movimento... che riguardo
alla morale cattolica, specialmente nei suoi rapporti
necessari con la polìtica, che è subordinata alla morale,
mostra delle tracce di paganesimo e di naturalismo... ”
(Roma, 5 settembre 1926).
La lettera del
cardinal Andrieux, era stata pubblicata il 27 agosto 1926, su
L’Aquitaine, organo della diocesi di Bordeaux, essa
concedeva all’Action Française di aderire alla forma di
governo che le sembrasse migliore, accettava le campagne dell’Action
Française contro le leggi cattive della III Repubblica, ma
precisava che “L’insegnamento dei principi generali della
polìtica e dell’organizzazione sociale spettano al Magistero
ecclesiastico”. Poi accusava Maurras di difendere la Chiesa
per calcolo e non per convinzione, e continuava dicendo che in
polìtica alcuni dei massimi dirigenti dell’Action Française
sono partigiani del determinismo di Comte, in polìtica
presentano una concezione pagana dello Stato, e quindi
li tacciava di ateismo, agnosticismo, anticristianesimo,
amoralismo dell’individuo e della società.
L’ammiraglio
schwerer, uno
dei capi-fila dell’Action Française, rispose: “Servendo l’Action
Française, servo la Francia... Nel dominio religioso
resteremo interamente sottomessi all’autorità religiosa del
Papa; nel dominio politico, continueremo a seguire le
direttive politiche dei grandi Francesi... che sono i nostri
capi” (34). Il secondo documento del Magistero
ecclesiastico è:
►Il
Decreto del S. Uffizio del 29 dicembre1926:
Esso verteva sulla
esistenza o meno di un documento di
s. pio x su
charles maurras
e l’Action Française. Pio XI ordinò all’assessore del
S. Uffizio di cercare negli Archivi della S. Congregazione
dell’Indice, che era stata incorporata al S. Uffizio. Fatta la
ricerca si trovarono le seguenti cose:
1°) nella riunione...
del 15, gennaio, 1914: “Tutti i consultori furono d’accordo
nella sentenza su quattro opere di Maurras (Le Chemin du
Paradis, Antinéa, Les amants de Venise, Trois idées politiques)
, che sono veramente pessime e perciò mèritano la proibizione,
alle quali dissero che bisognava aggiungere L’Avenir de
l’intelligence.
2°) Nella riunione...
del 26, gennaio, 1914: il cardinal Van Rossum disse che egli
stesso aveva trattato l’affare Action Française con Pio
X, il quale aveva deciso che la Congregazione del S. Uffizio
trattasse il caso e che Egli si riservava di pubblicare il
testo del Decreto della S. Congregazione. (...) I cardinali
convennero che i succitati libri dovessero essere
condannati, ma che la pubblicazione del Decreto dovesse
essere lasciata alla saggezza del S. Pontefice. 3°) 14
aprile 1915 (benedetto
xv)
Il Papa chiese al
Segretario sui libri di Maurras e le riviste dell’Action
Française, il Segretario Gli spiegò che S. Pio X, aveva
ratificato la proscrizione pronunciata dai Padri della S.
Congregazione e l’aveva approvata, ma aveva rinviato ad un
momento più opportuno la pubblicazione del Decreto.
(Dammnàbilis sed non damnànda nunc). Ascoltato ciò
benedetto xv,
disse che tale momento non era ancora venuto, dato che la
guerra durava ancora e le passioni politiche delle nazioni
belligeranti, non avrebbero permesso un giudizio equo sul
Decreto della S. Sede.
Nel 1926, a guerra
finita, pio xi,
decise che era opportuno pubblicare il Decreto di S. Pio X e
stabilì che fosse reso pubblico, con la data prescritta da Pio
X. Papa Ratti confermò la condanna data da Pio X e
l’estese al quotidiano dell’Action Française (Roma 26
dicembre1926). Il terzo documento del Magistero sull’Action
Française è:
►L’Allocuzione
concistoriale di Pio XI (20 dicembre 1926)
Dopo aver parlato del
Messico il Papa passò alla Francia: nominò “il partito
politico o scuola che si chiama Action Française (...)
In nessun caso è permesso ai cattolici di aderire... alla
scuola di coloro che pongono gli interessi del partito al
di sopra della religione e vogliono mettere la seconda a
servizio del primo; non è neppure permesso di esporsi o di
esporre altri, soprattutto la gioventù, a delle influenze o a
delle dottrine, che costituiscono un pericolo, sia per
l’integrità della fede e dei costumi, sia per la formazione
cattolica della gioventù.
Non è altresì permesso
ai cattolici di sostenere, favorire, leggere i giornali
diretti da uomini i cui scritti, scartandosi dai nostri dogmi
e dalla nostra dottrina morale, non possono sfuggire alla
condanna (...) ”. Il quarto è :
►Una seconda lettera
di pio xi al
cardinal andrieux
(5 gennaio 1927)
“Il Decreto del S.
Uffizio ha un’importanza enorme... ne risulta, infatti, che né
Noi, né i Nostri cooperatori siamo stati i primi a occuparCi
della questione dell’Action Française; ma ne risulta
che Noi abbiamo finito là dove
pio x aveva
cominciato.
Pio X era troppo
antimodernista per non condannare questa particolare specie di
modernismo politico,
dottrinario e pratico, col quale dobbiamo confrontarci... In
questi ultimi tempi si è scoperta un’assenza assoluta di ogni
giusta idea sull’autorità del Papa e della S. Sede e sulla sua
competenza di giudicare, sulla sua estensione e sulle materie
che le appartengono; un’assenza assoluta di ogni spirito di
sottomissione; un’attitudine assai pronunciata di opposizione
e di rivolta; un vero disprezzo della verità, che è andato
sino all’insinuazione e alla divulgazione di invenzioni tanto
calunniatrici che false... Tutto ciò ha portato la misura al
colmo e ci fa proscrivere il giornale l’Action Française,
come Pio X ha proscritto la rivista bi-mensile dello stesso
nome. Quanto ai libri di Charles Maurras, proscritti da Pio X,
la proscrizione non perde nulla della sua forza... essendo
intervenuto l’Index della S. Chiesa cattolica... ”
(Roma, 5 gennaio 1927). Il quinto è:
►La
risposta della S. Penitenzieria Apostolica
alle domande presentate da un Vescovo (8 marzo 1927)
1ª domanda:
Quale attitudine
prendere, in foro interno e esterno, riguardo ad ecclesiastici
che:
a) notoriamente
rèstano partigiani o lettori de l’Action Française?
b) che incoraggiano i
fedeli a leggere l’Action Française
c) che assolvono senza
la condizione del fermo proposito e continuano ad assolvere i
lettori d’Action Française
1ª risposta:
Per il foro interno:
tutti debbono ricevere un’ammonizione grave, per aver
resistito, in materia grave, agli ordini certi e manifesti
della Suprema Autorità Ecclesiastica. Essi non devono essere
assolti che a condizione di essere ritornati seriamente a
resipiscenza.
Per il foro esterno:
potranno essere privati, se persevereranno nella loro
attitudine, del diritto di confessare.
2ª domanda:
Quale condotta
dovranno avere i superiori di seminari riguardo ai seminaristi
che restano attaccati in maniera pubblica o in segreto all’Action
Française?
2ª risposta:
Se avvertiti, non si
son corretti e non hanno riparato lo scandalo:
in foro interno: non
debbono essere assolti.
In foro esterno:
debbono essere espulsi dal seminario come non atti allo stato
ecclesiastico.
3ª domanda:
Quale attitudine
tenere, in foro interno e esterno, riguardo ai fedeli che:
a) leggono
abitualmente l’Action Française?
b) che fanno campagna
pubblicitaria in favore del giornale l’Action Française?
c) che continuano a
finanziare, ostentatamente o in segreto, l’Action
Française?
3ª risposta:
Se avvertiti della
gravità della loro insubordinazione, hanno rifiutato di
sottomettersi o non hanno voluto riparare come conviene lo
scandalo dato:
in foro interno: non
devono essere assolti;
in foro esterno:
devono essere considerati come peccatori pubblici.
4ª domanda:
a) i propagandisti
dell’Action Française, se sono notori, possono essere
ammessi ai sacramenti e specialmente alla comunione?
b) Gli stessi possono
essere ammessi, o tollerati nei nostri gruppi cattolici?
4ª risposta:
a) No.
b) se non si sono
sottomessi completamente e pubblicamente, no”. (Roma 8 marzo
1927).
Il sesto documento è :
►Il Decreto della
Suprema Sacra Congregazione del S. Uffizio
(10 luglio 1939)
“Il giornale
l’Action Française, fu condannato e messo all’Indice dei
libri proibiti, il 29 dicembre 1926, visto ciò che scriveva il
suddetto giornale, soprattutto in quell’epoca, contro la S.
Sede e il Sommo Pontefice. Ora per una lettera indirizzata, il
20 novembre 1938 , al papa
pio xi, di santa
memoria, il comitato direttore di questo giornale presentò la
sua sottomissione e una petizione affinché fosse abolita la
proibizione del giornale e fosse sottomesso all’esame di
questa S. Congregazione.
In più, questo stesso
comitato, ha fatto un’aperta professione di venerazione verso
la S. Sede, e ha riprovato i propri errori, dando delle
garanzie di rispetto del Magistero ecclesiastico, tramite una
lettera del 19 giugno 1939, al Papa
pio xii,
gloriosamente regnante.
È perciò, che nella
seduta plenaria del S. Uffizio, tenutasi il 5 luglio 1939, i
cardinali hanno dichiarato che:
Restano proibiti i
numeri del giornale l’Action Française messi all’Indice
sino al 10 luglio 1939, mentre la proibizione di leggere e
conservare il suddetto giornale è tolta; tuttavia la Suprema
Congregazione non vuol portare nessun giudizio sulle questioni
puramente politiche portate avanti dal suddetto giornale,
purché, ben inteso esse non siano contro la morale e che
siano, inoltre, conformi a ciò che è stato inculcato dalla S.
Sede, concernente sia la distinzione sia tra le cose religiose
e le cose puramente politiche, sia la dipendenza della
polìtica dalla morale” (Roma, 10 luglio 1939) .
Il 19 luglio 1939 il
comitato direttore de l’Action Française, inviava una
lettera a Pio XII di scuse per quanto avevano fatto di male a
Pio XI, di sottomissione alla dottrina della Chiesa anche in
campo morale e politico. La lettera era firmata da Léon
Daudet, Charles Maurras, Maurice Pujo, ecc. (35)
.
1°) Gli errori di
Maurras
In un interessante
studio, diretto da
maritain ed intitolato Pourqoi Rome a parlé, due
insigni teologi domenicani, padre
m.v. bernardot,
direttore della Revue Thomiste e della Vie
Spirituelle, e padre
e. lajeunie,
professore di teologia al Convento domenicano di S. Massimino
a Parigi, hanno esposto, secondo la dottrina polìtica tomista,
gli errori di Maurras, in queste pagine riassumo quanto detto
magistralmente dai due domenicani e lo porgo alla riflessione
del lettore:
“La frequentazione
intima e continua dei fedeli con degli incréduli
dell’Action Française, non potrebbe comportare un grave
pericolo per la fede? - si chiedono i due domenicani - (...)
La Chiesa non accetta
il sistema di Maurras; e il suo gran talento fa risplendere le
sue idee che non sono cristiane... poco a poco una mentalità
maurrassiana si sostituirebbe alla mentalità cristiana...
Ma è sul terreno delle
idee che bisogna giudicare Maurras, esse si oppongono
all’insegnamento della Chiesa? Se la risposta è positiva, si
capirà come fosse dovere stretto del Papa condannare Maurras.
In questo capitolo non
esaminiamole idee dei discepoli cattolici di Maurras ma gli
errori del capo dell’Action Française.
Ebbene il pensiero
di Maurras è agnostico, a-cristiano, il suo
romanticismo è pagano; la sua dottrina polìtica è
naturalista.
... Il suo agnosticismo razional-positivista lo conduce ad un
ateismo pratico. Egli ignora Dio, quindi la sua filosofia è
indipendente da Lui. ... Ogni idea dell’infinito deve essere
eliminata dalla filosofia positivista, che studia solo i
fenomeni finiti, limitati, concreti, sperimentabili; quindi
l’ordine polìtico sarà anch’esso senza Dio. Bisogna
organizzare il pensiero, la città, senza Dio. [s.
pio x diceva:. Instaurare omnia in Christo.
M. dice: Restaurare tutto senza Dio] ... Perciò
nessun cattolico può restare fedele discepolo di Maurras (...)
Inoltre il
cristianesimo ‘palestinese’, non il cattolicesimo
greco-romano, sono dei sogni, che possono diventare molto
pericolosi per la Società. La causa di tale pericolosità
Maurras la trova nella Bibbia, in Cristo, nell’unione mistica
con Dio, che conduce all’anarchia... La Bibbia e Cristo sono
ebraici... gli Apostoli e i quattro Evangelisti sono ebrei...
La schiavitù è stata abolita! (...)
Maurras scivola verso
il laicismo pratico. La molla del laicismo è l’ateismo
o agnosticismo; la sua concezione naturalista della Chiesa,
come società d’ordine e non Regno dei Cieli sulla terra,
lo porta necessariamente al laicismo, anche se come
reazionario e monarchico è un ‘clericale’, ma non un
cristiano.
Allora - si domandano
i padri domenicani - Dio è sì o no, per un cattolico, il
fondamento della città, la regola dei costumi, il fine ultimo
dell’uomo? Ora nella città maurrassiana Dio non esiste, è
nulla. Quindi un cattolico non può essere nello stesso tempo
buon cristiano e buon maurrassiano! Inoltre, Gesù Cristo è
sì o no Re delle Nazioni? Ebbene nella città di Maurras
Gesù non solo non è nulla, ma è un pericoloso
sovversivo, un anarcoide che turberebbe l’ordine della
Francia monarchica. Maurras rimpiazza Dio con la nazione,
salus populi Galliae suprema lex ! Il fine ultimo di
Maurras è la grandeur della Nazione e specialmente
della Francia. La sàlus animàrum suprèma lex, non lo
riguarda, è agnostico, non crede alla salvezza dell’anima, non
crede in Dio; anche se esplicitamente cerca di non negarlo,
per non scioccare i conservatori e i benpensanti, anche
cattolici, che ingrossano le fila dell’ActionFrançaise.
Secondo Maurras
il bene pubblico della Francia sarà procurato dal Positivismo
comtiano e dal cattolicismo, il primo per gli incréduli il
secondo per i credenti. (...) Ma la Chiesa dice che questa
alleanza tra credenti e incréduli è pericolosa! ...
Altra spiacevole
conseguenza è che la polìtica di Maurras è a-morale, essendo
agnostica, non riconosce la legge di Dio e quindi la polìtica
deve essere indipendente dalla morale. La conclusione dei due
domenicani è che la polìtica di Maurras è in contraddizione
con i principi della polìtica cristiana. L’errore
fondamentale di Maurras consiste a voler realizzare, non solo
un incontro accidentale, per alcuni fatti politici
determinati, tra credenti e non credenti; ma Maurras voleva
una vera unità sostanziale e spirituale tra gli uomini
di Cristo-Dio e gli atei, come se per l’unità sostanziale e
spirituale tra uomini credenti e non, Dio e Cristo non
contassero nulla” (36).
Maurras stesso ha scritto: “La politica non è la morale”
(37).
Ora, questa non è la dottrina aristotelico-tomistica, ma è
quella di Machiavelli. S. Tommaso, seguendo Aristotele,
insegna che “la virtù morale della prudenza applicata alla
vita sociale si chiama politica” (Commento alla Politica di
Aristotele). Mentre Machiavelli ha scisso nettamente la
politica dall’etica o morale, per farne lo strumento della
ragion di stato e non un mezzo utile (o virtù morale) per
cogliere il benessere comune sociale temporale, subordinato a
quello soprannaturale (fine). Il cattolicesimo, quindi, è
totalmente estraneo alla concezione politica di Maurras come
lo è a quella machiavellica.
2°) Gli errori
dottrinali e morali dell’Action Française
Sempre nello stesso
libro, a cura di Maritain, l’Abbé
D. Lallement,
professore di sociologia all’Istituto cattolico di Parigi,
dimostra gli errori del movimento di Maurras,
vediamoli:
“L’Action Française
si difendeva dicendo che il pensiero personale, non
cristiano, di alcuni suoi dirigenti, non influiva sul loro
insegnamento politico... La Chiesa ha giudicato diversamente.
(...)
La dottrina cristiana
sul fine ultimo dell’uomo insegna che esso non è solo il
benessere temporale, ma la Beatitudine soprannaturale, e solo
la Rivelazione ci può dire quale è il cammino per giungere
alla Visione Beatifica. La città non è servita se Dio non è
il primo ad essere servito. (...) Per l’Action
Française, il fine ultimo è ‘La patria innanzitutto’,
l’interesse nazionale prende così il posto del bene comune
temporale subordinato a quello soprannaturale, il quale ùltimo
non può neppure essere preso in considerazione da un agnostico
positivista quale è Maurras. Ora tale errore della scuola
dell’Action Française, non può non rappresentare un
pericolo per la gioventù cattolica, che segue l’Action
Française (...) , il Papa quindi è dovuto intervenire, per
il bene delle anime a Lui confidate, e non per calcoli
politici anti-francesi e filo-tedeschi. (...)
Inoltre che dei
cattolici e degli atei s’intendano su un certo numero di
verità parziali e naturali, di semplice constatazione dei
fatti è possibile; ma ciò che è impossibile è che
costituiscano una scuola polìtica e che si uniscano in una
dottrina polìtica comune... poiché una dottrina implica unità
di principi da cui si tirano logicamente determinate
conclusioni, ora l’unità di principi tra cattolici e incréduli
non c’è, e omettere da una dottrina le verità supreme da cui
tutto dipende (la distinzione tra Creatore e creatura, tra
finito e infinito) significa falsare questa dottrina. Come il
modernismo voleva sposare il kantismo col dogma cattolico,
relativizzandolo e soggettivizzandolo; così Maurras,
volendo unire positivismo comtiano e cattolicesimo, produce un
aborto di dottrina cattolica, che è incompatibile con quella
romana. La realtà è che l’A.F. si serve della Chiesa e non
vuole servirla!
Tali errori
speculativi comportano delle conseguenze di errori in campo
morale (àgere sèquitur èsse). Mentre l’Action
Française dice politique d’abord,
s. giovanna d’arco
diceva: il primo mezzo da prendere è credere in Dio,
confessarsi e comunicarsi! L’ordine interno all’uomo è la
condizione prima e indispensabile per rimettere l’ordine nella
città. Altrimenti si rischia di fare ‘gli uomini d’ordine che
fanno il disordine’. [Ed è quello che l’Action Française
ha fatto nella Chiesa e in Francia dal 1926 sino al 1938] ”
(38).
Lungimiranza di Roma
La lungimiranza di
Roma nel condannare l’Action Française nel 1926 risalta
dal fatto che il male che ha denunciato e fulminato si
nascondeva sotto mille apparenze di bene (cfr. l’angelo
decaduto che tenta sub specie boni o mascherato da
angelo di luce, s.
ignazio Esercizi spirituali, n°313-336), di
ordine, di restaurazione, di controrivoluzione, di
intransigenza dottrinale.
Infatti dopo la
condanna scoppia la rivolta e il “Partito dell’ordine” fa
il... disordine, e getta la maschera.
Vediamo come:
pujo, rispose a
Pourquoi Rome a parlé, in una serie di articoli,
pubblicati dalla rivista L’Action Française e raccolti
poi in un volume.
In questo volume si
possono trovare le idee centrali della dottrina maurrassiana,
dette apertamente, senza più l’accorgimento di non scioccare i
cattolici che militavano nell’Action Française,
nascondendo il naturalismo polìtico dietro una certa forma di
“clericalismo-polìtico”, che rassicurasse i cristiani .
L’Action Française
oramai preferisce apertamente un maestro ateo (Maurras) a
Cristo e al suo Vicario, il Papa, assistito dallo Spirito
Santo.
Le frasi di Pujo sono
citate ampiamente e rigorosamente da Maritain, in
Clairvoyance de Rome, alla cui lettura rinvio il lettore;
mentre io per non stancarlo e per amore di concisione, mi
limito a riportarle confutate da Maritain, senza per questo
aderire al maritainismo .
La filisofia
maurrassiana
1°) Essa è
razionalista:
“Non accetta norme...
superiori alla ragione umana... essa deve essere sottomessa
non solo al suo oggetto... ma deve essere anche docile a Dio,
aperta alle luci superiori senza le quali non potrebbe
assicurare né l’ordine della vita umana, né il bene reale
delle nazioni” (39).
Occorre ricordare che
Pio IX nel Sillabo aveva condannato la proposizione
seguente: “La ragione umana, senza rapporto a Dio, basta da se
stessa a procurare il bene degli uomini e dei popoli”.
(40).
È l’errore dell’Action Française.
2°) è positivista:
Anche se Maurras non
segue pedissequamente il suo maestro
comte, ritiene
che “la sociologia è una scienza che si è affrancata da ogni
considerazione dei fini metafisici dell’uomo” (41).
3°) è atea:
Essa rifiuta la
nozione di infinito, critica il Monoteismo che sarebbe
antisociale, in quanto rende alla persona umana “fatta ad
immagine e somiglianza di Dio” (ma che è creata e finita) una
dignità speciale che consiste ad essere intelligente e
libera; cosa che ad un “uomo d’ordine” non può andar
giù.“Il Monoteismo è l’anarchia, ma la Chiesa romana ha
compiuto il miracolo di organizzare l’anarchia, [e di renderla
super-archìa, nda] di piegare il teismo di Sem
all’ordine greco-romano” (42).
4°) è anti-cristiana e
anti-evangelica:
Maurras ha scritto
delle pagine ingiuriose contro Cristo e “si tratta del Gesù
del Vangelo... un Cristo ebreo... che è venuto per
morire sulla Croce... gridando: ‘Tutto è compiuto’, e
ha ridato agli schiavi il dominio sulla loro anima [cosa
inammissibile per un “uomo d’ordine”, nda]” (43).
Maurras “ammira la Chiesa contro il Monoteismo, l’ammira
contro il Vangelo... ammira la Chiesa dell’ordine
[tranne quando lo richiama all’ordine, nda]”
(44).
La Chiesa per lui è solo un’organizzazione polìtica,
monarchica e autoritaria, è la sua chiesa maurrassiana;
non ha nulla di divino e soprannaturale, non è certo la Chiesa
di Cristo e di Pietro.
5°) è naturalismo
politico:
“Maurras confonde la
scienza polìtica con una scienza naturale, e le toglie il suo
valore specifico che consiste nel fatto che la polìtica è
una scienza etica e morale... che deve dirigere l’uomo,
che non è puro fenomeno, ma è una persona dotata di
intelligenza e libera volontà, e quindi sottomesso alla
moralità degli atti, ordinato ad un fine ultimo che è Dio” (45).
Roma ha condannato questa concezione positivista o
fisicista o naturalista della polìtica, in quanto
a-morale.
Natura e grazia
secondo Maurras
La polìtica di
Maurras, non rispetta la subordinazione di Ordine Naturale e
Soprannaturale; non ammette l’obbedienza, che sarebbe
un’ingiuria alla ragione; non concepisce la polìtica come
etica e morale; essa è solo fenomenica e fisicista o
natural-positivista.
Giustamente Maritain
risponde che: la Francia si è fatta e si rifarà, facendosi
cristiana. La grazia non distrugge la natura ma la compie e la
perfeziona (S. Tommaso), anzi guarisce le ferite causatele dal
peccato originale. La natura è per la grazia ed è subordinata
ad essa (46)
. Ma la polìtica dell’Action Française, essendo
positivista si fonda sul postulato che le leggi politiche
sono leggi fisiche, studiate dal fisico e non dal filosofo
o peggio dal teologo, e che non hanno nulla a che vedere con
la morale e con Dio; per Roma questo è naturalismo politico, e
come tale è stato condannato.
Maurras e il
positivismo di Auguste Comte
Per capire ancor
meglio il fenomeno Action Française, penso sia
opportuno studiare il pensiero del maestro di Maurras:
auguste comte il
fondatore del Positivismo, al quale aderì anche Maurras.
yves chiron
scrive: «Maurras definiva il positivismo come una dottrina che
‘riunisce gli uomini ai loro simili nello spazio e nel tempo,
mediante l’unione carnale della razza, del sangue ed anche dal
rispetto della legge di continuità’» (47).
In apparenza sembra
contraddittorio che il maestro politico della
controrivoluzione monarchica francese e della restaurazione
della monarchia in Francia sia un positivista in filosofia; ma
ci sono dei legami che vanno messi in luce, altrimenti
qualcosa di molto importante nella figura di Maurras e de
l’A.F. ci sfuggirà.
Comte “è un
discendente dell’Illuminismo francese. Come tutti gli
illuministi egli ripone la massima fiducia nella ragione.
Inoltre nutre una grande ammirazione per i progressi della
scienza... La metafisica [per lui] si aggrappa a realtà
inesistenti ed illusorie ed è superata... Il progresso della
società umana si è svolto in tre tappe: lo stadio teologico,
quello metafisico e quello scientifico. Soltanto il terzo
stadio, proprio dell’epoca della scienza, è positivo,
cioè rappresenta un progresso realmente acquisito e innegabile”(48).
Le tre tappe di
Comte sono paragonate da Eric Voegelin alle tre ere di
gioacchino da
fiore; Comte e
Maurras, sarebbero esponenti di una corrente filosofica
definibile come Gnosticismo di massa, di matrice
manicheo-gnostica, alla stregua di Nietzsche e Marx (49).
Il maestro di Comte
era stato charles henri
de saint-simon (+1825), che fondò una setta religiosa
(cfr. Il nuovo cristianesimo, 1825), la quale esercitò
un forte proselitismo in Francia e all’estero. La fede si
fonda non sulla ragione ma sul sentimento, e ha come
oggetto un ‘Dio’ immanente nell’uomo o un Uomo
‘divinizzato’. La nuova religione dovrà fondere il
potere spirituale e temporale in un unico potere: la
produzione industriale che dovrà assicurare il benessere
dell’umanità su questa terra e non nell’altra.
Ma, ci si domanderà,
cosa possono aver di comune, oltre a ciò, Maurras e Comte, un
tradizionalista e un progressivo?
La risposta non è
difficile. Comte fondò una nuova religione positivista,
che venerava il genere umano e di cui Comte stesso era il
Sommo Sacerdote! Occorre dire che era stato ricoverato più
volte in manicomio, e quindi ci credeva veramente.
“Soprattutto la
Massoneria riconobbe in Comte il suo novello Mosè ”(50).
La
filosofia positivista nasce in Comte dal bisogno di “una
rigenerazione universale” (sembra di sentire De Maistre,
ed ecco spiegato l’aggancio con Maurras) politica e
filosofica “per trarre la Francia...dal disordine delle
istituzioni e dell’anarchia intellettuale, in cui è caduta con
la rivoluzione del 1789... L’intento che caratterizza Comte
nella cultura della Restaurazione oscilla tra le
nostalgie dell’Ancién règime e la ricchezza di fermenti
progressivi... Solo la sociologia [positivista] può salvare
l’umanità dall’anarchia... Negli ultimi tempi Comte attende
soprattutto all’idea di un Sacerdozio rigeneratore che
sarebbe la corporazione dei filosofi positivisti e
introduce una sociocrazia come regime assoluto... Il
pensiero comtiano persegue il fine dell’ordine mediante la
costituzione di una stabile gerarchia e di uno Stato
accentratore. La sua filosofia positiva si congiunge in ciò
ad apologeti della tradizione, come il de Bonald e il De
Maistre...” (51).
Ecco ciò che unisce
(maxi-archia) due personalità apparentemente dissimili
ma realmente e fondamentalmente convergenti, per quanto
riguarda le conclusioni politiche del Positivismo.
Mi sembra chiaro che
lo spirito dell’Action Française non fosse conciliabile
con quello del Vangelo e che il Papa, finita la guerra, avesse
dovuto condannarla; occorre riconoscere che gli stessi
dirigenti dell’A.F. che nel 1926 si rivoltavano contro Roma,
già nel 1938 verso la fine del regno di Pio XI, e poi nel
1939, sotto il pontificato di Pio XII, abbiano fatto ammenda
pubblica e si siano sottomessi a Pietro, Vicario di Cristo in
terra, al quale Dio stesso ha dato le chiavi per legare e
sciogliere ed ha promesso che ciò che Pietro lega in terra è
legato in cielo e ciò che Pietro scioglie in terra è sciolto
in cielo.
Lo spirito
maurrassiano, e la non accettazione del Ralliement da parte di
ecclesiastici e fedeli francesi nel XIX e XX secolo, ha
impregnato di sé la mentalità di alcuni ‘tradizionalisti’,
specialmente francesi ma non solo, che di fronte alla immane
tragedia del Concilio vaticano II, non hanno saputo rispondere
con i principii del Magistero, della filosofia e della
teologia perenne, ma sono andati a cercarli nel maurrassismo e
nell’anti-Ralliement.
Un caso tipico è il
succitato libro di
philippe prevost, in cui si sostiene che il
Ralliement o cedimento alla modernità e alla rivoluzione,
iniziò con Pio VI (Pastoralis sollicitudo, 1796) , Pio
VII (Concordato con Napoleone, 1801) e Pio VIII (Breve
del 29 settembre1830); con Leone XIII (1892) conobbe la sua
maturità che porterà alla condanna de L’Action Française
(1926) da parte di Pio XI, continuò con la sola semi-condanna
del nazismo della Mit brennender Sorge (1937) e con un
tentativo d’intesa di Pio XI con l’URSS bolscevica, che fallì.
Il prologo lo si trova in Pio XII, che nel togliere la
scomunica a L’Action Française si sbagliò perché pose
dei limiti o delle condizioni, e quindi eccoci al Concilio
Vaticano II, che non è null’altro che il fiore del
Ralliement iniziato con Pio VI nel 1796; ma vi è una
speranza, anzi due:
giovanni paolo ii che con l’enciclica Evangelium
vitae (1995) ha denunciato la democrazia, e che ha
contribuito al crollo del comunismo in Europa e
ratzinger che
nel documento Dominus Jesus (2000) ha ricordato che
solo la Chiesa cattolica ha la pienezza dei mezzi di
salvezza...
Queste questioni che
possono sembrare ‘nazionali o particolari’, in realtà
diventano universali, poiché riguardano la crisi che ha
investito tutti i cattolici e non solo quelli francesi a
partire dal 1962 (non da 1796) e che ancora dura; la quale va
affrontata cattolicamente ossia universalmente e non
nazionalisticamente con il mito della missione divina della
Francia, quando abbiamo visto che solo la Roma di Pietro
ha una missione divina immarcescibile, mentre le nazioni sono
soggette all’invecchiamento e alla corruzione, cui può seguire
la morte o la guarigione, come per ogni ente naturale creato.
Purtroppo come nel
singolo uomo si sperimenta, sino alla sua morte la rivolta del
corpo contro l’anima, così nel corso della storia, fino alla
fine del mondo, si sperimenterà la rivolta dello Stato contro
la Chiesa, e rare volte se l’anima è troppo severa e impone
al corpo troppi e lunghi digiuni e veglie, il corpo
giustamente non riesce a fare il suo dovere e a servire
l’anima (Cfr.
roberto bellarmino, Il dovere del principe cristiano;
lib I, cap. 30); ma son casi sporadici dovuti alla deficienza
della natura umana di alcuni uomini che governano la Chiesa,
che qualche volta possono errare per difetto
(cattolici-liberali) o per eccesso (fanatici-farisei), e che
vengono corretti dal romano Pontefice assistito, ogni giorno
sino alla fine del mondo, dallo Spirito Santo; ciò che invece
non accade nei principi secolari abitualmente, ma solo
eccezionalmente. Ed è per questo che i regni si succedono gli
uni agli altri, mentre la Chiesa, senza armi né divisioni,
resta immota in se pérmanens e sfida i tempi e le forze
avverse, esterne e interne, navigando tranquilla nel mare
burrascoso della storia umana