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Netanyahu "prevede" attentato
al Santo Sepolcro
redazionale di
TerraSantaLibera.org
a cura di Rossella De Fero e del Canonico
Francesco Peggi

"Bibi: Qaeda to blow up holiest Christian
site"
"Netanyahu
Predicts Al Queda Will Try to Destroy Holy Sepulcher"
"Uber
zionist Netanyahu threatens false flag attack against Christ's burial
site"
Questi i titoli che mi sporge
l'amico Canonico Francesco Peggi, nostro prezioso collaborarore e
ricercatore:
"Bibi
(l'abbreviativo-vezzaggiativo di Benjamin):
Al Quaeda vuol far saltare in aria il più santo sito cristiano",
"Netanyahu predice che Al Qaeda tenterà di
distruggere il Santo Sepolcro",
"L'esuberante
sionista Netanyahu minaccia posticci e simulati attacchi ai danni del
luogo della sepoltura di Cristo".
In alto i links per leggere gli articoli in lingua originale.
"Caspita!",
diranno gli islamofobi, saltando sulla sedia nell'apprendere la notizia,
e Allam sarà già col telefono in mano per dire a Vespa e Mentana che
bisogna fare uno speciale sul terrorismo arabo.
Ma potete star certi che si
tratta di una bufala, la solita trovata propagandistica israeliana
per guadagnare consensi. Mai come ora infatti, dopo la strage di Gaza,
che pare non finire, anzi sembra aggravarsi, i progetti di
destabilizzazione del Medio Oriente, da parte dell'intelligence
sionista, hanno bisogno del supporto di quel che resta di una civiltà
cristiana scristianizzata, ma che rappresenta ancora pur sempre la massa
dell'opinione pubblica occidentale e il grosso della forza militare
appartenente alle varie Nazioni atlantiche, che potrebbero essere
impiegati in funzione organica alle strategie militari di Tel Aviv.
Il basso consenso popolare e
simpatia registrati ultimamente dai "grandi fratelli", a causa dei loro
comportamenti sempre più invadenti e aggressivi nei confronti della
cattolicità (canonizzazioni, scomuniche, liturgia, preghiere, devono
mettere il naso...in tutto), con una "giornata della memoria"
affetta dalla grave amnesia del recente olocausto palestinese, necessita
di essere corroborato da una massiccia iniezione di terrore e disgusto
che giochi a loro vantaggio, ed alla quale tutto l'apparato mediatico,
politico, militare, è già pronto per dare le risposte più convenienti a
Sion, mentre il profeta di sventura della "destra ebraica", Bibi, è già
lì col ditino a indicare i colpevoli. Gli eroici giornalisti che oramai
ben conosciamo, attendono con ansia le veline.
Peccato che tutto ciò non regga
e ci sia invece da sospettare ben altra partecipazione in simili atti
delinquenziali, sempre sperando che non debbano mai essere messi in
pratica. Ma intanto ci stanno provando, stanno tastando il terreno per
prevedere le reazioni e quale risposta dar loro, oltre che preparare gli
animi agli infausti eventi.
Chi ha in mano le redini
dell'informazione sa bene che qualsiasi menzogna, se detta e ridetta,
ripetuta sino alla nausea, contro ogni evidenza e logica, anche se poi
risulta non essere vera, resta canonizzata quale "verità" ufficiale,
sulla quale si produrranno infinità di testate giornalistiche con
titoloni ad effetto. È stato sempre così per tutte le grandi
menzogne storiche, sulle quali hanno costruito imperi e ricchezze
enormi. È il prezzo di chi ha venduto l'anima al demone del potere
globale.
Intanto cominciamo col dire che
crediamo con sempre maggiore convinzione che questa fantomatica cellula
impazzita islamica, che risponde al nome di Al Qaeda, come molti
analisti ed esperti geopolitici italiani ed internazionali, bollati e screditati dalla vulgata giornalistica
"accreditata" quali
"complottisti", hanno già sostenuto, non sia altro che una sezione,
sotto copertura, di settori deviati dell'intelligence occidentale, che
attraverso tale marchio mettono a segno operazioni utili a giustificare
successive contromosse. In realtà tutto è preordinato da una stessa
mente centrale, anche se in campo vengono adoperate poi diverse sigle e
manovalanza anche locale, tra la molteplicità di casi di disperazione e
follia indotta in cui pescare a mani piene.
Tutte le operazioni di tale
fantomatica organizzazione sono infatti sempre state utili, non alle
popolazioni delle Nazioni di tradizione islamica, che tale sigla si
propone, a parole, di rappresentare, ma alla politica e all'industria,
bellica e multinazionale, che ha saccheggiato e ridotto in macerie, tra
embarghi e bombardamenti, aree di vastità enorme, massacrando e
contaminando milioni di persone. Frantumate e lottizzate, ora quelle
stesse aree stanno per essere spartite secondo vecchi schemi, di cui
quello sionista sull'Iraq è ben noto a molti.

La sparata di Netanyahu, anche
se potrà incantare o spaventare i più sprovveduti, dobbiamo capire che
non tornerebbe certo a vantaggio dei palestinesi e delle organizzazioini
che li rappresentano, di Gaza o Cisgiordania, che in questo momento sono
impegnati a cercare di prestare soccorso alle centinaia di migliaia di
persone colpite dalla furia omicida sionista, con una realtà di
emergenza immediata da gestire per sgombrare le macerie e ricostruire
tutte le infrastrutture demolite dalle forze armate israeliane, per dare
una risposta di speranza all'economia e all'agricoltura che sono in
ginocchio, prese di mira senza pietà.
Proprio nel momento in cui
moltissime autorità internazionali hanno preso posizione per chiedere
fermamente a Israele di fermare i suoi attacchi contro la popolazione
palestinese e di sedere ad un tavolo per trattare una tregua e possibili
piattaforme di convivenza pacifica, ipotizzando anche di coinvolgere
(bontà loro) Hamas nei colloqui, come dichiarato da vari esponenti ONU e
dallo stesso Tony Blair, a chi gioverebbe un attentato, e per di più
contro obiettivi sensibili cari alla cristianità?
Non ai palestinesi, che abbiamo
visto con i nostri occhi, sia in Cisgiordania che a Gaza, patire lo
stesso dramma comune, cristiani e musulmani.
Padre Musallam, parroco di
Gaza, l'ha detto più volte, se non
credete a noi potete credere a lui (vai al link).
Se abbiamo capito che ai
palestinesi, seppure islamici, non converrebe tale sconsiderata azione,
possiamo anche capire che una eventuale ed ipotetica, quanto
fantomatica, organizzazione islamica straniera non trarrebbe alcun
vantaggio da un simile atto, che creerebbe solo una gigantesca ondata di
islamofobia nell'intero occidente. L'ultima volta che il Santo Sepolcro
fu toccato e occupato si scatenarono 8 Crociate. Ed è forse proprio su
tale reazione che vorrebbero puntare i nuovi falsi crociati
Usa-Israeliani, giudeo-cristianisti.
Ma il tempo delle crociate è passato
ed è lontano, ed il Santo Sepolcro vive in una situazione di Status Quo
nella quale i contendenti non sono cristiani e musulmani, ma cristiani e
cristiani. Non è raro infatti che
si accendano furiose risse tra le diverse componenti dell'ortodossia
bizantina. I musulmani, per tradizione e patto antico, mantengono il
possesso delle chiavi del vecchio portale, ed è singolare la cerimonia
che ogni mattina ed ogni sera viene celebrata per aprire e chiudere il
luogo Sacro, tra il responsabile della famiglia che per tradizione
conserva le chiavi e i religiosi che vivono all'interno della
cattedrale.
Che motivo avrebbero poi per
colpire un luogo che è santo anche per gli stessi musulmani? Chi scrive
ha più volte assistito alla visita devota di tale luogo da parte di
interi nuclei familiari musulmani che, nonostante la tradizione islamica
si esprima diversamente da quella cattolica riguardo alla sepoltura del
Cristo, dimostrarono sempre un sacrosanto rispetto per quelle pietre e
per i pellegrini che le visitavano (la foto in alto, sotto il titolo,
è una delle tante da me scattate che riprende musulmani, in questo caso
indonesiani, in visita al Santo Sepolcro).
Dopo aver visto che,
strategicamente e umanamente parlando, per i palestinesi musulmani e per
i musulmani in generale, il Santo Sepolcro (come qualsiasi edificio
sacro delle confessioni monoteistiche dell'area) non è un obiettivo
conveniente, in tutti i sensi, possiamo tranquillamente chiederci a chi
invece tale edificio può risultare
particolarmente odioso, al punto di volerne la distruzione,
soddisfacendo contemporaneamente un desiderio atavico di
rivalsa-vendetta nei confronti dell'odiato eretico di Galilea nato a
Betlemme, e seguaci, ma traendone
anche e soprattutto un vantaggio politico-militare, per scatenare
un'offensiva al cui confronto quella di Gaza è stata solo una festa di
paese con fuochi d'artificio?
Aggiungo solo due altri particolari
utili alla riflessione:
1- Lo scavo del sottosuolo di
Gerusalemme, per motivi ufficialmente "archeologici", è tutto in mani
israeliane e di società ultrasioniste. I controversi scavi, come nella
parte iniziale concessa ai "turisti" ho potuto verificare io stessa, non
interessano solo la parte sottostante la Spianata delle Moschee, Al Aqsa
e Omar in testa, ma si estende sin nel cuore dei quartieri cristiani e
musulmani. Mi testimoniò un giorno un frate di aver visto sbucare da
sottoterra, vicino al Biblicum (via Dolorosa), anni prima un "operaio"
israeliano. Dove possano essere arrivati oggi tali scavi non è possibile
sapere con certezza, ma si può ipotizzare che siano andati ormai ben
oltre e abbiano raggiunto ogni punto nevralgico della Città Vecchia.
Quello è l'unico canale per poter raggiungere e minare il Santo Sepolcro
in maniera consistente per provocarne l'implosione. Altre vie d'accesso,
per chi conosca bene la topografia gerosolimitana, non ce ne sono,
eccezion fatta per le due porticine che sbarrano l'ingresso al piazzale
antistante il Santo Sepolcro, e che vengono entrambe chiuse e vigilate
dalla sera alle 19,30 sino alle 4,30 del mattino successivo. Durante la
giornata guardie israeliane stazionano perennemente, armate, fuori e
dentro l'edificio sacro. Trasportare quintali di esplosivo inosservati,
tra guardie, frati, monaci ortodossi di ben tre fazioni, volontari, con
pellegrini e turisti che scattano migliaia e miglaia di foto e video, è
assolutamente impensabile. Ed un kamikaze ha ben altri obiettivi,
politici, militari, religiosi, sionisti o ebraici, più importanti e
strategici da colpire. Ammesso anche che un drogato condizionato possa
compiere un tale gesto, non potrebbe poi questo essere imputato alla
popolazione palestinese o ai suoi rappresentanti ufficiali, che da tale
gesto non avrebbero nulla da guadagnare.
2- E qui facciamo prima. Agenzie
internazionali ci riferiscono (Michael Chossudovsky su
GlobalResearch dell'11/1/2009, l'agenzia
Reuters del 10/1/2009, Maurizio Blondet su
Effedieffe.com del 1/2/2009) che una
commessa d'armi e munizioni spropositata, 3000 tonnellate, 325
container, era in viaggio dagli States per Israele ai primi di gennaio,
e faceva seguito ad un'altra straordinaria consegna di 2600 tonnellate
eseguita a dicembre.
Un po' troppe armi ed esplosivi per far
fronte ad un nemico invisibile come Al Qaeda, dentro le mura di
Gerusalemme, ma sufficienti a sterminare un'area compresa tra il Nilo e
l'Eufrate: anche senza usare, per ora alcune delle centinaia di testate
atomiche, che Israele possiede e
delle quali almeno la metà, per ammissione di ingegneri israeliani
stessi, è puntata contro l'Europa cristiana, nel caso che, scoperto
il gioco, i politici governanti marionette, che al momento Tel Aviv
manovra a piacimento, facessero i voltagabbana, costretti da una forte
opposizione popolare interna che ne scuotesse le poltrone.
Per concludere, quando Bibi
dice Al Qaeda, si deve scrivere Cia e pronunciare Mossad.
Per
TerraSantaLibera.org
a cura di Rossella De Fero e del
Canonico Francesco Peggi
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/NetAttSanSep.htm
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