|
Nilin – La finestra attraverso cui Salam Amira, 16 anni, ha
ripreso il momento in cui un soldato israeliano
ha sparato
da breve distanza a un detenuto palestinese ammanettato e
bendato ha un grosso buco al centro con delle crepe che si
diramano in tutte le direzioni.
"Da quando il mio video è stato trasmesso, i soldati sparano
alla nostra casa in ogni momento", dice. Le finestre
danneggiate e in frantumi sulla facciata dell’edificio
confermano il racconto. "Quando lasciamo le finestre aperte,
sparano anche dei gas lacrimogeni all’interno".
La sua casa dà sul posto di blocco stradale israeliano che
controlla la sola via d’accesso al villaggio di Nilin,
situato di poco all’interno della Cisgiordania, a metà
strada tra Gerusalemme e Tel Aviv. È stato qui che Ashraf
Abu Rahma, 27 anni, è stato sparato a un piede, a luglio,
con un proiettile di gomma per ordine del comandante di un
reggimento israeliano.
Il trattamento ricevuto dalla famiglia è in aperto contrasto
con la benevolenza mostrata nei confronti del soldato
coinvolto nell’incidente e del suo comandante.
B’Tselem, un’organizzazione israeliana per i diritti
umani, ha accusato l’esercito israeliano di essersi
"vendicato" per il fatto che la ragazza abbia mostrato le
azioni compiute dalle sue forze armate in Cisgiordania.
Probabilmente (l’esercito) spera anche di dissuadere altre
famiglie dal diffondere simili prove della brutalità dei
militari, specie da quando B’Tselem ha iniziato a
distribuire decine di videocamere ai palestinesi della
Cisgiordania.
Le scene riprese in video di coloni incappucciati che
attaccano degli agricoltori palestinesi nei pressi di
Hebron, all’inizio dell’estate, hanno scioccato molti.
Da maggio, quando i suoi 4.700 abitanti hanno iniziato una
campagna di manifestazioni perlopiù non-violente per fermare
la costruzione del muro di separazione israeliano sulle loro
terre, il villaggio di Nilin è stato
il centro
delle azioni dell’esercito israeliano.
Quando il Muro sarà completato, il villaggio verrà tagliato
fuori dal 40 per cento dei suoi restanti terreni agricoli,
che saranno di fatto annessi a sei colonie ebraiche che
circondano Nilin. Gli insediamenti sono tutti illegali dal
punto di vista del diritto internazionale.
Più volte alla settimana gli abitanti del villaggio, insieme
a un piccolo numero di sostenitori israeliani e stranieri,
si riuniscono nei campi di ulivi in cui i bulldozer stanno
devastando i terreni per fare strada al Muro.
La popolazione di Nilin ha tentato diverse forme di protesta
non-violenta, compresa una preghiera sul tracciato dei
pesanti mezzi, usando specchi per riflettere la luce solare
contro i lavoratori, suonando pentole e tegami, e piazzando
rocce durante la notte sulla strada dei bulldozer.
L’esercito ha risposto con gas lacrimogeni e granate
assordanti, così come - in un’occasione - con proiettili in
acciaio rivestiti di gomma e munizioni a salve. Il mese
scorso si è saputo che Israele stava sperimentando un nuovo
metodo di dispersione della folla chiamato "skunk", che
comprende il lancio di un liquido maleodorante contro i
manifestanti.
Nelle ultime settimane, i militari
hanno
ucciso due giovani, compreso uno, Ahmed Moussa,
di dieci anni. L’esercito ha dichiarato che stava lanciando
pietre. L’autopsia ha rivelato che era stato colpito alla
testa da un proiettile sparato da un fucile M-16.
Questa settimana un soldato ha sparato tre proiettili di
gomma da breve distanza ad Awad Surur, un uomo mentalmente
disabile, mentre tentava di impedire l’arresto del fratello.
Due proiettili sono penetrati nel suo cranio, secondo
B’Tselem, che ha denunciato l’esercito per
"grilletto-.facile" e crescente "imprudenza".
I familiari di Salam, come molti altri del villaggio,
portano le ferite derivanti dall’aver partecipato alle
proteste. La maggior parte dei suoi cinque fratelli è stata
colpita da proiettili di gomma, così come suo padre, Jamal
Amira, di 53 anni. L’esercito ha bloccato l’accesso al
villaggio diverse volte e, secondo i residenti, ha percosso
e terrorizzato i suoi abitanti.
Amira è tra gli almeno cento agricoltori i cui mezzi di
sussistenza verranno devastati dal Muro. Perderà tutti i 14
ettari della sua terra, i campi su cui i suoi antenati si
sono guadagnati da vivere allevando ulivi, cocomeri,
melanzane e pomodori.
Ma il filmato di cinque minuti di Salam sull’incidente al
posto di blocco, ripreso durante un coprifuoco di quattro
giorni imposto sul villaggio, ha soltanto intensificato i
problemi della famiglia.
Tre giorni dopo che il video era stato diffuso, l’esercito
ha arrestato suo padre nel corso di una manifestazione
pacifica. Egli è stato l’unico fermato dopo che l’esercito
ha dichiarato che i dimostranti erano entrati in una zona
militare con accesso vietato. Amira è stato accusato anche
della aggressione di un soldato.
È stato trattenuto per tre settimane e mezzo prima che un
giudice militare israeliano respingesse la richiesta
dell’esercito di rimetterlo in carcere fino al processo, per
altri tre mesi.
Con un avvertimento quasi senza precedenti all’accusa, il
giudice ha contestato la tesi dell’esercito, dicendo che non
poteva trovare alcuna prova dell’aggressione. (Il giudice)
ha chiesto anche perché il padre di Salam fosse stato
selezionato tra tutti i dimostranti.
L’avvocato di Amira, Gabi Laski, ha detto che la decisione
ha confermato "la nostra rivendicazione preliminare secondo
cui l’arresto è stata una vendetta e una punizione per il
video ripreso dalla ragazza".
Ciò nonostante, Amira deve ancora affrontare un processo
militare. Un rapporto dell’organizzazione per i diritti
umani Yesh Din dello scorso anno ha riscontrato che
soltanto nello 0,25 per cento dei casi uditi nei tribunali
militari l’accusato è stato dichiarato innocente. Anche in
caso di proscioglimento, ci si aspetta che Amira faccia
fronte ai costi legali che ammontano a circa 10 mila dollari
Usa, una somma che la famiglia dice di non poter pagare.
Al contrario, i due soldati responsabili di aver sparato al
detenuto al posto di blocco sono stati ripresi, con l’accusa
minore di "condotta disdicevole". E non affronteranno un
processo penale. B’Tselem ha definito la decisione
"vergognosa".
Secondo il gruppo legale Associazione per i diritti civili
in Israele (Acri), la punizione in base alla legge
israeliane per abusi aggravati su un detenuto è di sette
anni di carcere. Gli avvocati dell’Acri hanno avanzato
un’istanza sostenendo che la pena indulgente "trasmette agli
ufficiali e agli altri soldati un messaggio estremamente
grave di disprezzo per la vita umana".
Il colonnello Omri Borberg, il comandante che ha dato
l’ordine di sparare ad Abu Rahma, ha dato le dimissioni, ma
è stato immediatamente spostato per vie traverse a un posto
di rilievo in un’altra unità. In un attestato di
solidarietà, Gabi Ashkenazi, il capo delle forze armate, ha
dichiarato che il colonnello Borberg può essere reintegrato
in una posizione di comando.
Nel frattempo, gli abitanti del villaggio dicono che il
comportamento dell’esercito non li dissuaderà dal
protestare, né li spingerà a rinunciare al loro impegno per
la non-violenza.
Salah Hawaja, uno degli organizzatori delle proteste, ha
detto: "Quando abbiamo dato il via alle nostre
manifestazioni, sono arrivati forse 50 soldati. Ora ce ne
sono centinaia stazionati in maniera permanente nella zona.
Israele ci sta trattando come una importante zona di guerra,
nonostante stiamo usando la non-violenza".
"La popolazione di Nilin ha capito che la maniera migliore
per fermare i piani israeliani per sottrarci la nostra terra
e lasciarci in un ghetto è la non-violenza", ha dichiarato
Hawaja.
"Dobbiamo mostrare al mondo chi è l’occupante e chi
l’occupato. Israele comprende quanto ciò sia pericoloso, ed
è la ragione per cui sta usando così tanto la forza contro
di noi".
(Traduzione di carlo M. Miele per
Osservatorio Iraq)
L’articolo in lingua originale
*Jonathan Cook è uno scrittore e giornalista britannico che
vive a Nazareth
È stato costituito un fondo per sostenere la famiglia Amira.
Le donazioni possono essere inviate a: Amira Legal Defense
Fund, PO Box 1335, Kfar Saba, Israel 44113. in alternative
si può donare con PayPal:
http://tinyurl.com/6fekjc
Link:
www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=6358
|