"Notizie dalla Terra Santa"


 

Anno III,  Comunicato n. 92, del 12 DICEMBRE 2008

Le ambiguità di Obama in Medio Oriente

Mostafa Zein

Dar Al Hayat.com

 

Con il senatore Joe Biden nominato vicepresidente di Barack Obama, Rahm Emanuel nominato capo di gabinetto della Casa Bianca, e Dennis Ross candidato a riprendere in mano la questione palestinese, la nuova amministrazione USA sta cominciando a porre le basi della sua politica mediorientale.

Biden è orgoglioso di essere un sionista, sebbene egli sia cristiano. E’anche orgoglioso di essere l’autore del piano di spartizione dell’Iraq (verso la fine del 2006, Biden si fece promotore di una soluzione che avrebbe dovuto porre fine al problema della violenza confessionale in Iraq: la trasformazione del paese in una confederazione di tre stati, uno curdo, uno sunnita ed uno sciita, legati da un governo centrale dai poteri alquanto ridotti; nel settembre del 2007, il senato americano approvò una risoluzione non vincolante che adottava questa strategia; la risoluzione venne condannata dal governo iracheno come un tentativo di arrivare ad una spartizione di fatto del paese (N.d.T.) ). Emanuel è un israeliano che ha servito nelle Forze di Difesa Israeliane (Emanuel ebbe la doppia cittadinanza fino a 18 anni, età in cui rinunciò alla cittadinanza israeliana; nel 1991, durante la guerra del Golfo, prestò servizio per alcune settimane come volontario civile in Israele; a proposito delle reazioni della comunità araba americana di fronte alla nomina di Emanuel si può consultare l’articolo "Rahm Emanuel and Arab Perceptions", apparso il 14 novembre sull’ 'Huffington Post’ a firma dell’arabo americano James Zogby (N.d.T.) ), e suo padre fu un membro attivo dell’Irgun (organizzazione paramilitare sionista che operò in Palestina fra il 1931 e il 1948 (N.d.T.) ).

Rimane Ross, che i palestinesi e gli arabi conoscono bene. E’ quello che ha la maggior familiarità con la questione palestinese; ha redatto i piani dei precedenti negoziati, li ha supervisionati e vi ha preso parte, contribuendo al loro fallimento. E’ sempre stato prevenuto a favore di Israele, in tutte le fasi dei colloqui. E’ sempre stato desideroso di cancellare l’aspetto simbolico della questione palestinese. Compì grandi sforzi per aizzare la gente contro lo scomparso presidente palestinese Yasser Arafat, perché egli incarnava questo simbolismo. Ross, insieme ad altri americani ed israeliani, fu dietro l’imposizione di Mahmoud Abbas come primo ministro, allo scopo di limitare l’autorità di Arafat, poiché Abbas era considerato più moderato e pragmatico.

Nell’aprile del 2002, nel corso di una visita del segretario di stato americano Colin Powell in Israele, Ross scrisse un articolo che esponeva le ragioni del mancato raggiungimento di un accordo di pace. Egli si concentrò sull’ostacolo principale, "il vecchio" (Arafat). Ross disse che "l’opzione di lasciarsi alle spalle Arafat" era un passo difficoltoso, "rivoluzionario", poiché "egli è il simbolo del movimento palestinese, e chiunque prenda il suo posto sarà considerato un traditore. Perciò i palestinesi, gli arabi e gli europei devono essere convinti che egli è un ostacolo alla pace". Tuttavia, Ross si aspettava che questa opzione fosse destinata al fallimento. Egli si attendeva anche il fallimento di un’altra opzione, quella di "riconoscere uno stato palestinese sul 40% della Cisgiordania e sul 60% della Striscia di Gaza, stabilendo un calendario per l’applicazione degli obblighi palestinesi nei confronti della sicurezza di Israele, mentre lo stato ebraico deve riconoscere uno stato palestinese e congelare gli insediamenti".

Ross considerava la terza opzione come quella più attuabile, malgrado le sue difficoltà. Essa consisteva in "un ritiro israeliano unilaterale da Gaza, fino ad un punto che sia meglio difendibile con il filo spinato e con la creazione di zone cuscinetto. Sebbene questa non sia una soluzione al conflitto, essa rende migliore la vita agli israeliani ed ai palestinesi, fino a quando non apparirà un partner palestinese in grado di rendere possibili i negoziati e la pace".

In questo articolo Ross sembra essere il consigliere di Ariel Sharon, il quale dal canto suo optò per tutt’e tre le opzioni insieme. Egli isolò Arafat nel suo quartier generale di Ramallah, fino a quando quest’ultimo fu avvelenato (Arafat morì nel novembre del 2004 a causa di una insolita  malattia del sangue di cui non si riuscì a stabilire le cause; nel mondo arabo è estremamente diffusa la convinzione che egli sia stato avvelenato (N.d.T.) ). Convinse Bush che lo scomparso presidente palestinese era un ostacolo alla pace. Si ritirò da Gaza. Costruì il muro dell’apartheid (il cosiddetto muro di separazione). Egli ed i suoi successori si impegnarono in negoziati con un cosiddetto "partner palestinese". Gli chiesero di praticare la democrazia. Quando Hamas vinse le elezioni, gli chiesero di punire il movimento islamico e di porre fine al "terrore" creato da quest’ultimo, affinché la partnership potesse essere completa.

Ross è tornato alla questione mediorientale, beneficiando della sua esperienza presso il Washington Institute for Near East Policy (un istituto bipartisan fondato da Martin Indyk, direttore di ricerca dell’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), e successivamente ambasciatore USA in Israele (N.d.T.) ), per affermare che Obama era impegnato a favore di Israele "con il cuore e con la mente". Nel definire le politiche di Obama, Ross sarà aiutato da un vicepresidente orgoglioso di essere sionista e da un capo di gabinetto della Casa Bianca di nazionalità israeliana. Questa è una chiara indicazione del fatto che il mondo arabo sta passando da un’amministrazione americana che credeva nei miti e nelle profezie della Torah ad un’amministrazione che ha scelto un israeliano per negoziare con altri israeliani al fine di risolvere le nostre questioni. Quanto a noi arabi, ci siamo preparati alla prossima fase con ulteriori divisioni e controversie, e con un’iniziativa di pace che ha a sua volta bisogno dell’iniziativa di qualcuno per essere salvata.

Mostafa Zein

 

18 Novembre 2008

Dar Al Hayat.com

Mostafa Zein scrive abitualmente sul quotidiano "Dar al-Hayat"; è responsabile dell’area del Golfo e dell’Iraq

-Link al titolo originale  "An Israeli Negotiating with an Israeli"

http://english.daralhayat.com/opinion/OPED/11-2008/Article-20081111-8c2a33cf-c0a8-10ed-011c-4d16926139be/story.html

 

-Traduzione italiana a cura di Arabnews :

http://www.arabnews.it/?p=8766

I diritti di traduzione appartengono all'UNIMED, Unione delle Università del Mediterraneo.

 

-Link a questa pagina :

http://www.terrasantalibera.org/ObamAmbiguo.htm

 

-Altri links :

www.uruknet.info?p=s8738

 

Tutte le notizie e articoli contenuti in questo spazio web sono liberamente riproducibili

(salvo successive controindicazioni degli autori e/o degli editori distributori)

purchè citandone  integralmente   tutte le fonti (inclusa questa), gli autori, i traduttori e i links :

perchè informazione e contro-informazione devono essere libere e alla portata di tutti.

Chi, divulgando questi notiziari, omette di fornire le indicazioni sopra citate, o impedisce in qualsiasi modo

 la  libera veicolazione delle notizie, sabota gravemente e vergognosamente la libera formazione e informazione.