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Antonio Barluzzi (1884-1960) e i santuari di Terra Santa
Il
pellegrino che si reca a pregare al Tahor e al Getsemani, ad
AinKarem e a Betania, al Campo dei Pastori e al Dominus
Flevit, forse non sa che le basiliche della Trasfigurazione
e dell'Agonia, così come i santuari della Visitazione e di
Lazzaro, dei Pastori e del pianto di Gesù sopra Gerusalemme,
si devono tutti a un solo architetto. A tè, caro Barluzzi,
che li hai costruiti in un trentennio, dal 1924 al 1955. È
stata la Custodia francescana di Terra Santa ad affidare a
tè questi e altri lavori come, ad esempio, i restauri dei
santuari della Flagellazione e di Betfage e il chiostro
crociato di san Girolamo a Betlemme. Felice la scelta dei
figli di Francesco che, da otto secoli nella terra di Gesù,
non hanno mai smesso, afferma Paolo VI, di "custodire,
restaurare e proteggere i Luoghi Santi cristiani". Nella tua
corrispondenza epistolare ti dici convinto che "i santuari
di Terra Santa hanno un valore assai superiore a qualsiasi
altro tempio del mondo", dal momento che "non c'è materia ne
lavoro così pre-zioso che possa degnamente custodire ricordi
così santi". E consideri una missione la tua, "poter
dedicare tutta la vita ai santuari" che ti hanno "preso la
mente, il cuore e l'anima tutta". In realtà ciò che ha
costantemente ispirato e guidato i tuoi lavori e stata
l'ansia di cogliere il messaggio spirituale di ogni
santuario per comunicarlo in semplicità e sobrietà di linee
e di colori.
Lo notava
recentemente l'architetto e urbanista israeliano Kroyanker
nel volume su Gerusalemme: "II valore evocativo
dell'architettura è usato anche nella chiesa a forma di
lacrime del Dominus Flevit". Hai scritto per la rivista "La
Terra Santa" su alcuni santuari, di Ain Karem per es. e del
Dominus Flevit. Ma l'articolo più interessante resta quello
che hai dettato sul "Modo migliore per far visitare il
santuario del Getsemani". Parti dall'affermazione che
l'architettura di una chiesa ha raggiunto il suo scopo
"quando risponde all'ispirazione che nasce dal sentimento
peculiare del mistero che si vuol commemorare". Il Getsemani
ricorda l'agonia di Gesù alla vigilia della sua
crocifissione, agonia mortale che ebbe per testimoni
soltanto il grigio argenteo degli olivi e il brillare delle
stelle. Suggerisci di visitare la basilica in pieno giorno.
Entrando ancora abbacinati dalla luce del sole meridiano, si
intravvede prima la sacra roccia col suo palpitante rilievo.
Poi man mano intorno alla roccia si scorge la corona di
spine, gli uccelli con davanti il calice dell'amarezza e le
colombe d'argento che spasimano sulle spine.
Ora
l'occhio riesce a distinguere le volte mosaicate con olivi e
con il cielo stellato. I finestroni a transenna, con le otto
sfumature di viola, richiamano il motivo della croce,
ripetuto anche dal colore cupo delle pietre dell'altare
maggiore solcate di vene sanguigne.
Si è
pronti ora a uscire all'aperto per ammirare la facciata
della basi-lica e meditare sul mosaico del frontone. Gesù
accetta di agonizzare perché gli uomini che lavorano e che
soffrono raggiungano la salvezza e la felicità che non ha
tramonto.
Chi
scrive queste pagine lascia che tè lo dica, caro
pluridecorato archi-tetto Barluzzi, non può non essere un
uomo che la fede la vive in intensità, oltre che in
semplicità francescana. Ancora oggi tanti frati, in Terra
Santa e a Roma, ricordano i giorni e i mesi in cui hai
condiviso con loro la cella e la preghiera.
A
trentacinque anni, dopo essere stato incaricato dal
p.Diotallevi, Custode di Terra Santa, di costruire le due
basiliche del Tabor e del Getsemani, chiedesti al tuo
confessore come poter rispondere pienamente alla volontà di
Dio. "Va' a fare i santuari", fu la risposta. E da allora
per quarantun anni fino alla morte tra gioie e amarezze hai
"fatto" santuari. Oltre a quelli già ricordati, tra l'altro,
hai costruito la chiesa delle Beatitudini e restaurato
quella del Monte Carmelo. |