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Ma alfine,
con chi essi hanno veramente
stretto il «patto»?
di
Paolo Cremonini
per
http://www.effedieffe.com/
03/01/2006

Per quale motivo
alcuni inglesi credono di discendere dalle tribù
disperse di Israele?
E perché la maggioranza degli americani fa circoncidere
i propri neonati?
Qual è il senso del fiume in piena di romanzi sui
Templari?
A quali «templi» allude questo esoterismo di massa che
riempie le librerie e i rotocalchi femminili?
Ed infine, come mai catechisti di fede cattolica,
docenti di religione pagati dal contribuente insegnano
ai bambini italiani a cantare, pregare, pensare in
ebraico?
La risposta alla sfilza di domande non vuole ridirsi
solo all'idea del «complotto».
Se nel cuore del mondo occidentale si sviluppano sempre
più forti tendenze di filo-ebraismo ciò è dovuto forse
al fascino quasi magico, rituale, che Sion esercita sul
mondo oltre che alla intraprendenza di molti figli del
«patto»: alla loro capacità di modulare idee sulla
giusta frequenza del luogo e del momento.
Facciamo una sommaria rassegna delle tendenze
ebraizzanti che agiscono in profondità nell'immaginario
dei vari popoli occidentali, finendo col determinare o
con l'inibire (a seconda dei casi), le loro reazioni.
Inghilterra.
«Perché alcuni
inglesi credono di discendere dalle tribù disperse di
Israele?».
ci chiedevamo all'inizio.
Il fatto che gli inglesi storici siano per metà celti e
per metà germanici, il fatto che essi parlino una lingua
catalogata come «germanica occidentale», il fatto che la
loro cultura, intrisa di apporti francesi, affondi le
sue radici nella civilizzazione romana, tutti questi
fatti non si conciliano con la credenza nella
discendenza israelita.
E tuttavia questa credenza serpeggia in quegli ambienti
dove idealità mistiche e pratici interessi si
intrecciano.
Nella Massoneria, organicamente legata alla casa reale,
il senso di continuità tra gli «eletti» e gli inglesi è
sempre stato molto forte; e quando ai tempi dell'impero
coloniale circolavano genealogie che facevano discendere
la regina Vittoria da re David è facile capire da quale
terreno spuntavano quegli «alberi» fantasiosi.
Gli Anglo-Saxons sarebbero in realtà gli Isaak-Sons:
questa etimologia fatta a orecchio viene ripetuta in
tante sette protestanti: piccoli, ma insistenti rivoli
di una mentalità che affonda le radici all'epoca della
riforma protestante, quando Lutero contro la Babilonia
pagana dei Papi bandì il ritorno alla Bibbia
Contestando la tradizione cattolica, Martin Lutero pose
come fondamento indubitabile della fede la lettura
quotidiana (senza mediazioni, senza interpretazioni
ecclesiastiche) della Bibbia.
Leggendo la Bibbia Calvino trasse la misericordiosa idea
che Dio salva chi vuole lui e che i ricchi sono
manifestamente gli «eletti».
Forse anche il pirata inglese Francis Drake leggeva con
fervore la Bibbia se, nel rivolgersi alla sua regina
Elisabetta I, definiva il suo regno come l'«Israele di
Dio».
L'identificazione con Israele, che in Inghilterra è
stata frenata e tenuta ai margini da impulsi di segno
opposto, diventa in America un fenomeno di massa.
L'America del Nord
era la terra promessa dei padri pellegrini.
Questi, lasciandosi alle spalle il re d'Inghilterra
crudele e dissoluto come un faraone, attraversarono le
acque e approdarono in una terra ricchissima, una terra
da latte e miele.
Gli indigeni, ignari di cotanto approdo, furono
sterminati, esattamente come avevano fatto gli ebrei
quando entrarono in Palestina.
La mitologia delle origini degli USA è chiaramente una
parafrasi della storia sacra ebraica; per questo è così
facile per gli americani identificarsi con gli ebrei:
gli sceriffi dell'Ottocento portavano al petto la stella
di Davide, i chirurghi dei nostri giorni in asettici
ospedali ripetono quella circoncisione che nel clima
nordamericano non ha alcun senso igienico, ma che fa
tanto sentire «eletti».
Le guerre americane si fanno con odio teologico contro
un nemico assoluto, che incarna i tratti di Baal e di
Satana, e si concludono con equi processi; dal momento
che uno dei primi attributi di Jahvè è quello di
«giudice».
Quando gli ambienti ebraico-protestanti vogliono
mobilitare i soldati con la stella sull'elmetto, aprono
la Bibbia e trovano la profezia giusta.
Guerra all'Iraq?
Ecco il paragrafo su Babilonia (in tempi di pace lo si
può utilizzare contro la Chiesa di Roma, nuova
Babilonia…).
Guerra alla Siria?
Ecco il paragrafo sulla rovina degli Assiri.
Magari guerra all'Iran e alla Russia?
Ecco la profezia di Ezechiele contro i popoli del nord.
Gli ebrei manovrano
i protestanti messianici.
A loro volta i protestanti ritengono di manovrare gli
ebrei perché vedono nella instaurazione del «grande
Israele» la premessa al ritorno del loro Gesù, in
versione Terminator.
Da sempre Hollywood è la fabbrica dei sogni messianici,
anche se ciò non toglie che pellicole di segno diverso
possano vedervi la luce.
Il più grande impresario dell'industria «culturale» è
oggi quello Steven Spielberg, che prima ancora di
celebrare l'epopea dei killer del Mossad, o di
rispondere alle acquisizioni degli storici revisionisti
con la fiction, ha fatto appassionare milioni di bambini
all'«arca perduta» (il «sancta
santorum» feticisticamente mitologizzato
dall'ebraismo) e ha lanciato, in tempi non sospetti, la
moda dei Templari e del Graal.
Fino a qualche tempo fa ad occuparsi di Graal erano
figure abbastanza impopolari di nazionalsocialisti (Otto
Rahn) e di esoteristi (Evola).
Da qualche tempo il Graal è diventato un fenomeno di
massa.
E tuttavia quale leggenda del Graal riprendono autori
come Dan Brown?
E' la versione confezionata in tempi recenti in base
alla quale il santo Graal sarebbe il «sang-real»:
il sangue reale e divino.
Sangue ebraico, va da sé!
L'affabulazione stavolta
riguarda la Francia e l'operazione si configura come il
bis della mistificazione realizzata in Inghilterra con
il mito delle tribù di Israele disperse oltremanica.
I tanti racconti fotocopia sul Graal materializzano un
simbolo puramente spirituale e trasformano il Graal in
un capitolo del misticismo politico ebraico.
Il sangue reale dei Merovingi - un tempo considerati «re
taumaturghi», santi della fede cristiana -
discenderebbero dall'accoppiamento tra Cristo e la
Maddalena: o meglio tra un rabbino giudaico e la sua
compagna carnale.
Questa «dissacrata famiglia» sarebbe sfuggita ai Romani
(il «male assoluto» dell'epoca), sarebbe giunta in
Gallia e avrebbe fondato la Francia medievale.
Dunque anche i re di Francia sarebbero giudei
purosangue: inchinatevi, francesi…
Al Graal si intrecciano i racconti sui Templari.
I Templari storici vigilavano sul sepolcro di Cristo, di
colui che per il cristianesimo è il «tempio vivente»,
distrutto e risorto in tre giorni.
Ma ormai da tempo in ambienti massonici i Templari sono
stati trasformati in paladini di un altro «tempio»… un
tempio che non esiste più, ma che un domani potrebbe
essere ricostruito.
Molti sono gli utili idioti che nella destra culturale
si prestano a questo genere di operazione e che non si
accorgono come dietro il revival di Templari e Graal si
agitino i sogni da stranamore di ricostruzione del
«tempio» di Gerusalemme e di esaltazione del sangue
«reale» («divino»!) dei figli di Isacco.
Infine tocchiamo le
nazioni latine.
Permeate di cattolicesimo, di cultura umanistica
dovrebbero essere più impermeabili al messianismo
politico.
E tuttavia, proprio in seno al cattolicesimo latino,
sono maturati i germi del filo-ebraismo più fanatico.
Il Vaticano II ha buttato a mare la tradizione della
Chiesa; risultato: i preti oscillano tra un modernismo
goffo, che li porta nelle discoteche e nei gay-pride, e
un ritorno alle radici.
Radici ebraiche, come insegna il biblico Sergio Quinzio.
Da quando la Chiesa ha smesso di parlare in latino, ha
cominciato a farfugliare in ebraico.
Certo, ai bambini non si leggono le farneticazioni
razziste del rabbi Schneerson, il «messia» dei
Lubavicher.
Ma si insegna loro a cantare in ebraico…
«Evenu shalom aleye…» ripetono come un mantra
ipnotizzante bambini ed adulti la domenica.
In certi canti vige ormai il bilinguismo, prima si canta
nella lingua sacra, poi si traduce in volgare…
«Shema
Israel»,
ascolta Israele.
«Adonai
Elohenu»,
il Signore è nostro Dio.
«Adonai
ehad»,
il Signore è uno.
Non uno-e-trino
come pensano quelle bestie pagane dei cristiani.
I libri di catechismo ormai dedicano quasi più spazio
all'ebraismo che al cristianesimo.
Si minimizzano le differenze, si ripetono all'infinito
le maledizioni rabbiniche su Roma e la Grecia, la
Babilonia, la Siria, l'Egitto (su tutto il mondo civile
non ebraico).
I più fanatici ebraizzanti sono i neocatecumenali:
santificano il sabato, mangiano agnello e pane azzimo,
chiamano i loro nemici «faraone» e un grado della loro
iniziazione di setta pseudo-cattolica porta il nome di
«servo di Jahvè».
In tutti questi fenomeni di filo-ebraismo è difficile
capire se abbia più parte l'intraprendenza ebraica o
l'ingenuità cristiana.
Fatto sta che da quando gli ebrei hanno compreso il
momento favorevole essi hanno premuto il pedale della
loro autoesaltazione, prospettando una nuova teologia in
sostituzione di quella cristiana.
La religione della «shoah».
Gli ebrei sono il popolo eternamente innocente ed
eternamente perseguitato.
Hitler, il «male assoluto», ha tentato di sacrificare
l'«agnello» ebraico sul colle di Auschwitz.
Ma il popolo ebraico è risorto, a dimostrazione della
sua divinità, e tornando in Palestina ha posto la prima
pietra nella nuova era messianica, della instaurazione
del «regno».
Il 27 gennaio di ogni anno, nel «giorno della memoria»,
tutti i rappresentanti delle nazioni devono riconoscere
le loro colpe: perché le loro nazioni indistintamente
hanno partecipato, in pensieri, parole, opere,
omissioni, al tentato sterminio del popolo-dio.
Il rituale segue a rullo a Gerusalemme: nel «memoriale»
della «shoah», chiunque voglia diventare governante,
ministro della propria nazione deve inginocchiarsi e
pentirsi.
Per questo le ricerche degli storici diventano un reato
così grave: sono atti blasfemi, bestemmie contro una
divinità collettiva che sta per insediarsi sul suo trono
e che sgrana il rosario dei 6 milioni di gassati. 6 e
non meno di 6: è il numero che ossessivamente ricorre
nella storia sacra e profana degli ebrei.
Nel pensiero di alcuni fanatici rabbini, la
ricostruzione del «tempio» dovrebbe ristabilire il patto
con Jahvè e garantire la riscossione della polizza
assicurativa: il dominio mondiale, morale e materiale.
Già adesso un certo ecumenismo sospetto pone le basi
della supremazia morale degli ebrei sul mondo cristiano.
«Siamo
figli di un unico Dio; il Dio di Abramo!»
(dunque di Giuda, dunque di Mosè, dunque di Kaifa,
dunque di Toaff) dicono ingenui teologi che riducono
Gesù a un melenso rabbino, Maometto a un rozzo
orecchiante del «vero monoteismo».
Poco tempo fa
una serie di fili stavano per stringersi in un nodo
soffocante.
Dipaniamoli uno a uno:
a) la nuova Pearl Habour dell'11 Settembre mobilitava
gli occidentali contro i nemici
della Gerusalemme ebraica;
b)
gli oligarchi europei preparavano una Costituzione che
svuota le sovranità dei popoli;
c) i parlamenti europei erano indotti ad approvare il
mandato di cattura europeo, con una formulazione che
prevedeva l'arresto di un cittadino del Portogallo per
un reato previsto nel codice della Germania (o
viceversa);
d)
Gianfranco Fini e altri politici giudaizzanti
proponevano la formula delle radici giudaiche (dove
sono?) e cristiane dell'Europa;
e)
gli stessi si agitavano per l'ingresso della Turchia in
UE;
f)
dopo la Turchia sarebbe dovuta entrare Israele.
Un popolo che pratica
l'apartheid coloniale sarebbe entrato in Europa, un
popolo che pratica la rigida endogamia razziale si
sarebbe assiso tra le nazioni europee scosse dalle
tensioni di flussi migratori incontrollati.
E un «giudice» di Gerusalemme avrebbe potuto spiccare il
mandato d'arresto «europeo» e sottoporre un inglese, un
tedesco, un francese alla misericordiosa «legge» di
Israele.
Grazie a Dio (e per quel che mi riguarda non è una
semplice perifrasi), il nodo non si è stretto.
L'opinione pubblica si è ribellata alla costituzione
oligarchica, alla «Turchia europea».
Di radici giudaiche pochi hanno voluto sentir parlare.
Il rito macabro del 27 gennaio continua ad essere
eseguito.
Ma le ondate di arresti a storici revisionisti
testimoniano come il tabù più sacro
possa essere infranto, con gli strumenti della
razionalità storiografica.
I più fiduciosi tra gli ebrei continuano a credere nella
incrollabilità del «patto».
Ma alfine con chi essi hanno veramente stretto il
«patto»?
Paolo Cremonini
FONTE :
www.effedieffe.com , 03/01/2006
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