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INTERVISTA A ISRAEL SHAMIR
di Raja Bahari
Tratto
dal sito www.israelshamir.net
Traduzione di Gianluca Freda
http://blogghete.blog.dada.net/
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/RajaBahari_intervista_IsraelShamir.htm

Domanda:
Lei afferma che oggi l’antisemitismo non esiste più. Può spiegare cosa
intende dire?
Shamir:
L’antisemitismo era una teoria razziale che ebbe breve successo verso la
fine del 19° secolo, secondo la quale, così come le zebre sono ciò che
sono, anche gli ebrei sarebbero ciò che sono; possiederebbero cioè certe
caratteristiche razziali che li rendono naturali nemici della razza
nordica, proprio come il lupo è nemico del coniglio. Quest’idea era
sconosciuta in precedenza, poiché secondo la Chiesa e gli Ulema il
problema tra ebrei e gentili era solo di natura religiosa; la
conversione di un ebreo al cristianesimo o all’Islam eliminava il
problema. Le idee razziali sono oggi piuttosto fuori moda; e non ho mai
conosciuto una persona che considerasse gli ebrei una razza a parte,
pericolosa per le altre.
Oppure, per scegliere un approccio meno scontato, l’antisemitismo viene
definito come “odio verso gli ebrei per ciò che sono”. Un simile
fenomeno è oggi completamente svanito. Esistono persone che si oppongono
alla politica degli ebrei, ma nessuno che si opponga agli ebrei in sé.
Ecco perché possiamo dire che l’antisemitismo è scomparso dopo aver
vissuto una vita molto breve. Gli ebrei tendono a utilizzare questa
parola per definire obiezioni perfettamente legittime, e anzi lodevoli,
alle loro politiche; per esempio alle politiche di Israele, ecc, ma si
tratta solo di un’etichetta fatta per offendere.
Domanda:
Quando lei dice che l’antisemitismo oggi non esiste più, lei lo
definisce una vecchia teoria razziale. Ne deduco che lei definisce, per
esempio, il vandalismo contro i cimiteri ebraici o contro le proprietà
private come “obiezioni alla politica ebraica”. Se un giovane di origine
ebraica, abitante in Svezia e non impegnato in politica, viene picchiato
da neonazisti, lei come definisce questo? Non esiste forse una violenza
e un odio verso gli ebrei fondati sul fatto che sono ebrei, al di là del
fatto che questa definizione si riferisca a una razza, a un’etnia o a
una religione? Lei definirebbe questo odio e questa violenza “obiezione
alla politica ebraica”?
Shamir:
Gli atti illegali e criminali sono semplicemente tali, e il modo in cui
un criminale ragiona ha poca importanza. A nessuno è permesso compiere
atti di vandalismo contro i cimiteri o picchiare le persone, che siano
ebree o no. Lei crede che se un goy [non ebreo] viene picchiato o se un
cimitero non ebraico subisce atti di vandalismo, questo sia meno grave?
Si tolga gli ebrei dalla testa. Se un atto è criminale, è criminale, se
non lo è, allora non è criminale. Non c’è ragione di presumere che gli
ebrei siano speciali; che il pestaggio di un ebreo sia un affronto più
grave del pestaggio di un goy.
Lei chiede: “Se un giovane di origine ebraica, abitante in Svezia e non
impegnato in politica, viene picchiato da neonazisti, lei come definisce
questo?”.
Non mi pare che simili eventi accadano più di frequente delle violenze
di gruppo di qualsiasi altro tipo. In Francia, i militanti ebrei
picchiano abbastanza spesso gli antisionisti, ma non ho mai sentito
parlare di un caso in cui un francese abbia picchiato un ebreo che non
fosse fasullo. A New York, la Lega per la Difesa Ebraica picchia e
ammazza i goym, ma per qualche motivo nessuno apre il dibattito
sull’”odio degli ebrei per i goym”. E difatti, il comportamento
criminale di qualche esaltato non è un buon motivo per montare un caso
di “antisemitismo” o di “odio verso i goym”; la polizia dovrebbe
limitarsi a pensare ai criminali.
Lei chiede: “Non esiste forse una violenza e un odio verso gli ebrei
fondati sul fatto che sono ebrei, al di là del fatto che questa
definizione si riferisca a una razza, a un’etnia o a una religione?”. La
risposta è NO. Non ancora, ma se gli speranzosi continuano a promuovere
quest’idea ad nauseam, essa potrebbe anche avere successo. :)
Quanto all’odio, si tratta di una parola degna di una suocera:
“Figliolo, so che tu mi odi e desideri la mia morte”.
“No, mamma, ma vorremmo che ci permettessi di decidere della nostra vita
da soli”.
Domanda:
Lei crede davvero che esista un complotto mondiale ebraico? Se è così,
quali sono gli obiettivi di questo complotto?
Shamir:
Se mi sta chiedendo se credo in un piano segreto antico di millenni
portato avanti da leader ebraici occulti, allora la risposta è no. Ben
poche persone ci credono. Non credo neanche all’esistenza di una
leadership mondiale ebraica occulta che porti avanti un unico progetto.
Però vorrei provare a scomporre la domanda per vedere se è possibile
trovare all’interno di essa qualche altro livello. Se esistesse davvero
un “progetto ebraico”, ciò vorrebbe forse dire che tutti gli ebrei fanno
parte del complotto? Noi usiamo espressioni come “mafia siciliana”,
“piano comunista per la rivoluzione mondiale”, “imperialismo americano”,
sapendo benissimo che non tutti i siciliani, non tutti i comunisti, non
tutti gli americani sono membri di un corpo segreto che mira a
raggiungere questi particolari obiettivi. Allo stesso modo, “complotto
ebraico” vorrebbe semplicemente dire che esistono alcuni ebrei che hanno
certi piani.
“Complotto” è un termine spurio per definire il perseguimento di
obiettivi politici non dichiarati con mezzi oscuri. Ad esempio, c’è
stato un complotto (o “progetto”) americano, durante la Guerra Fredda,
per provocare l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS nel 1980.
Legga per favore il seguente brano:
“Come gli USA provocarono l’invasione sovietica dell’Afghanistan e
diedero inizio al disastro”, da Le Nouvel Observateur, Francia, 15-21
gennaio 1998.
Domanda:
L’ex direttore della CIA, Robert Gates, ha affermato nella sua biografia
(From The Shadow) che i servizi segreti americani iniziarono a fornire
aiuti ai mujaheddin in Afghanistan sei mesi prima dell’intervento
sovietico. A quell’epoca lei era consigliere per la sicurezza nazionale
del presidente Carter. Lei ebbe dunque un ruolo in questo affare. E’
esatto?
Zbigniew
Brzezinski:
Sì. Secondo la versione ufficiale, gli aiuti della CIA ai mujaheddin
iniziarono nel 1980, cioè dopo l’invasione dell’Afghanistan da parte
dell’esercito sovietico, il 24 dicembre 1979. Ma la realtà, tenuta ben
nascosta fino ad oggi, è completamente diversa. In realtà fu il 3 luglio
1979 che il presidente Carter firmò la prima direttiva per fornire aiuti
segreti agli oppositori del regime filosovietico di Kabul. E quello
stesso giorno, io scrissi al presidente una nota in cui spiegavo che, a
mio avviso, questi aiuti avrebbero provocato un intervento militare
sovietico.
Domanda:
Nonostante i rischi, lei fu un sostenitore di questa operazione segreta.
Forse anche lei desiderava che i sovietici entrassero in guerra e fece
di tutto per provocare questa reazione?
Brzezinski:
Non è esattamente così. Noi non spingemmo i russi a intervenire, ma
incrementammo consapevolmente le probabilità che ciò accadesse.
Domanda:
Quando i sovietici giustificarono il proprio intervento affermando che
intendevano contrastare le operazioni segrete degli Stati Uniti in
Afghanistan, la gente non gli credette. E invece c’era un fondo di
verità. Oggi non è pentito di questo?
Brzezinski:
Pentito di cosa? Quell’operazione segreta fu un’idea eccellente. Ebbe
l’effetto di attirare i russi nella trappola afghana e lei vorrebbe che
me ne pentissi? Il giorno in cui i sovietici attraversarono
ufficialmente il confine, io scrissi al presidente Carter: ora abbiamo
l’opportunità di dare all’URSS il suo Vietnam. E infatti, per quasi 10
anni, Mosca fu costretta a condurre una guerra insostenibile per il
governo, un conflitto che portò alla demoralizzazione e infine al crollo
dell’Impero Sovietico.
Perciò, i complotti sono un sistema ordinario per perseguire certi fini
politici. Se demistifichiamo l’espressione “complotto ebraico” alla luce
di ciò, la sua domanda potrebbe essere interpretata nel senso: “Esistono
dei piani e delle strategie segrete portati avanti da certi gruppi
ebraici nel proprio interesse?”. In questo caso, senza dubbio, la
risposta è sì; i neocon sono un gruppo di ebrei (per la maggior parte)
che pianificano e cospirano per ragioni proprie; in L’ombra di Zog ho
descritto un altro progetto segreto portato avanti da alcuni ricchi
ebrei francesi che miravano ad influenzare i media francesi. Ne Il
principe azzurro ho messo in evidenza il complotto sionista, che iniziò
quando Weizmann e altri offrirono il sostegno degli ebrei a Balfour in
cambio della Dichiarazione(1). Per quanto riguarda la “cospirazione
mondiale ebraica”, nel mio articolo sui Protocolli ho dimostrato che il
concetto di “complotto ebraico” non è indispensabile per spiegare
l’influenza degli ebrei. Di regola, gli ebrei tendono ad agire a
vantaggio degli ebrei, ma questo non è un “complotto”. Esistono azioni
non cospiratorie che influenzano le questioni mondiali. Ci sono molti
ebrei all’interno dei media di tutto il mondo; essi hanno punti di vista
diversi, ma di solito concordano su certe cose, per esempio tendono ad
eliminare quelle notizie che non siano favorevoli agli ebrei. La
maggioranza degli ebrei ha in simpatia gli Stati Uniti, non ama il
cristianesimo, preferisce il multiculturalismo, sostiene Israele. Questo
non è un “complotto”, ma solo una loro preferenza.
Domanda:
Lei è di origine ebraica e ha perso alcuni membri della sua famiglia
durante il periodo nazista. In che modo questo influisce sulla sua
visione dell’ebraismo e del cristianesimo?
Shamir:
Ogni uomo è influenzato dalle proprie origini. Ma il culto
dell’olocausto non fa parte della mia formazione, perché sono cresciuto
nella Russia sovietica. Ogni famiglia russa ha perduto qualcuno nella
Seconda Guerra Mondiale; quindi non penso che il mio sia un caso
particolare.
Domanda:
Lei si è convertito al cristianesimo. In che modo ciò influisce sulla
sua visione dell’ebraismo?
Shamir:
Dal mio punto di vista, il cristianesimo è ebraismo riformato e
corretto, in perenne contrasto ideologico e teologico con l’ebraismo
rabbinico. Io rifiuto completamente l’ebraismo e penso che esso sia
un’ideologia pericolosa e dannosa.
Domanda:
Nell’attuale dibattito, lei viene accusato di avere posizioni simili a
quelle dei nazisti negli anni ’30; ad esempio l’idea che esista un
complotto ebraico, che gli ebrei governino il mondo attraverso il
controllo dell’economia e la manipolazione dell’opinione pubblica. Cosa
risponde a questo?
Shamir:
Ai miei accusatori non importa nulla di avere opinioni uguali a quelle
di George Bush, di Ariel Sharon, di Abe Foxman, grandi guerrieri
schierati contro l’”antisemitismo”. In un certo senso hanno ragione: non
ha importanza chi altro ha avuto le tue stesse idee. Foxman è contro
l’antisemitismo, ma ciò non vuol dire che sia illegittimo essere contro
l’antisemitismo. Hitler era vegetariano, ma ciò non vuol dire che sia
illegittimo rifiutarsi di mangiare carne. Ogni idea sta in piedi oppure
no per i suoi meriti intrinseci.
Domanda:
Lei è stato anche accusato di aver contatti con i neonazisti su
Internet. I suoi articoli compaiono spesso sui loro siti. Cosa ha da
dire su questo?
Shamir:
I miei articoli sono comparsi anche sul quotidiano liberale israeliano
Haaretz, che pubblica materiale giudaico-nazista, per esempio:
http://www.haaretz.com/hasen/spages/489306.html
Ma per qualche motivo, su questo nessuno trova niente da dire...
Intervista raccolta da Raja Bahari
(1) Nota del Traduttore:
Il 2 novembre1917 il ministro degli esteri inglese, Arthur Balfour,
scrisse una lettera a Lord Rothschild, quale principale rappresentante
della comunità ebraica in Inghilterra e referente del movimento
sionista, con la quale il governo britannico affermava di guardare con
favore alla creazione di un focolare ebraico in Palestina. La lettera,
passata alla storia col nome di Dichiarazione di Balfour, diceva:
Egregio Lord Rotschild,
E' mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente
dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell'ebraismo sionista che
sono state presentate, e approvate, dal governo.
"Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina
di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adoprerà per
facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla
deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle
comunità non ebraiche della Palestina, ne' i diritti e lo status
politico degli ebrei nelle altre nazioni"
Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della
federazione sionista.
Con sinceri saluti
Arthur James Balfour
Questa lettera rappresentò l’inizio dell’espansione sionista in
Palestina, favorita e sostenuta dagli inglesi.
In cambio della concessione della Palestina, i sionisti, guidati da
Chaim Weizmann, si erano in precedenza impegnati a mobilitare la propria
forza economica e mediatica negli Stati Uniti per provocare un
intervento degli USA nel primo conflitto mondiale a sostegno
dell’alleanza anglo-russo-francese, la cui guerra contro la Germania
sembrava ormai perduta. Nell’entrata in guerra degli Stati Uniti (2
aprile 1917), che rovesciò le sorti del conflitto europeo, giocò un
ruolo fondamentale il cosiddetto “telegramma Zimmermann”. L’allora
Segretario degli Esteri dell’Impero Germanico, l’ebreo Arthur
Zimmermann, fece pervenire all’ambasciatore tedesco in Messico un
telegramma con cui si offriva al governo messicano l’appoggio tedesco
per la riconquista delle province del New Mexico, del Texas e
dell’Arizona, perdute durante la guerra messicano-americana del 1846-48.
Il telegramma era una trappola, studiata dagli inglesi e dagli agenti
del sionismo in Germania (tra i quali, forse, lo stesso Zimmermann). Il
Messico non aveva alcun interesse alla riconquista dei territori
indicati e l’allora presidente messicano, Venustiano Carranza, si
affrettò a declinare l’offerta. Lo scopo del telegramma era quello di
essere intercettato dagli inglesi (come infatti avvenne) e utilizzato
per giustificare l’intervento degli USA nel primo conflitto mondiale, in
nome della minaccia ordita dal governo tedesco ai danni della sicurezza
nazionale americana. Tutto andò secondo i piani.
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