Mentre si è completato il processo di unificazione
del PDL, sfornando il partito del pensiero unico liberalcapitalista, di
cui il PD è la copia ad uso degli antiberlusconiani, la crisi economica
continua a peggiorare, con previsioni per i prossimi mesi e anni sempre
più catastrofiche. Malgrado le continue ostentazioni di ottimismo da
parte di economisti e politici e malgrado momentanei rialzi di borsa,
non si riesce ad intravedere la fine del tunnel di una crisi che non
accenna a regredire. Anzi, il gruppo LEAP/Europe2020 (1) ha pubblicato
sul Financial Times del 24 Marzo scorso una lettera aperta ai leader del
G20 (2) che si terrà il prossimo 2 Aprile.
Il messaggio della lettera può essere riassunto da
due parole inglesi: “last chance”, ovvero questa è l'ultima possibilità
per i governanti del mondo di riformare l'attuale sistema
internazionale, altrimenti sarà dissesto geopolitico globale.
Si può essere certi che il G20 si chiuderà in
realtà con un nulla di fatto, a parte i soliti sorrisi, pacche sulle
spalle e dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano. I principali
responsabili di questa crisi molto prevedibilmente non verranno toccati,
perché sono le banche e l'alta finanza, e con essi in primo luogo gli
Stati Uniti che da sempre ne proteggono gli interessi. Basti pensare al
recente caso dell'ebreo americano Bernard Madoff che per la sua
gigantesca truffa rischia anni di carcere (ovviamente dorato, mica
quello duro che viene comminato a revisionisti e dissidenti politici in
Europa) ma che si può star certi sarà presto liberato, come hanno
intimato le centrali sioniste di Tel Aviv minacciando in caso contrario
una guerra (3). Ma in fondo Madoff è solo un capro espiatorio gettato ai
mass media per far sfogare le masse, ma i veri colpevoli, ben più
pericolosi di lui, stanno a piede libero e parteciperanno al G20 dove
decideranno del nostro destino.
I vari ‘Madoff a piede libero’ non sono pericolosi
solo per l'Italia; tutta l'Europa purtroppo è come un animale ferito su
cui si accaniscono gli sciacalli: l'Ungheria è uno Stato in bancarotta,
il Belgio ha praticamente perso i requisiti per essere definito uno
Stato unitario, per quanto riguarda l'Irlanda si è passati dal boom
economico alla recessione in pochi anni, se non mesi. Leggendo i
giornali irlandesi si apprendono molte cose interessanti e sconcertanti,
come il caso di una madre di sei bambini finita in carcere per non
essere riuscita a pagare un debito di poche migliaia di euro contratto
con una società finanziaria, scarcerata per sovraffollamento delle
carceri, e che rischia di tornare di nuovo in prigione se non riesce a
trovare entro pochi giorni una somma di appena 400 euro per pagare un
altro debito (4). L'Irlanda è strutturata finanziariamente come gli USA,
del resto negli anni del boom è stata luogo di investimento di
multinazionali e banche americane, e la possibilità di comprare
qualunque cosa a credito - non solo la casa ma anche l'automobile o il
telefonino - si è allargata a macchia d'olio in una popolazione da
sempre povera e con pochi risparmi, ma ora che i rubinetti si chiudono
gli irlandesi stanno pagando il conto ed è salatissimo. In Irlanda, a
causa di un sistema giuridico e legale teso a colpire i debitori
insolventi, è normale finire i carcere per debiti di poche migliaia se
non centinaia di euro e ovviamente i più colpiti da questo sistema sono
proprio le famiglie più povere, i ceti popolari e proletari, ogni anno
sono migliaia le persone che finiscono in prigione per debiti, mentre
per i ricchi una scappatoia legale si trova sempre.
L'Irlanda rappresenta solo la spia di un processo
che si sta mettendo in moto e presto colpirà tutta l'Europa, Italia
compresa. Di fronte a questa situazione ci ritroviamo con una classe
politica inetta e parassitaria ed un sistema economico che non è da
meno. Anche a livello sovranazionale la situazione è sconfortante: ci
ritroviamo un inutile parlamento europeo che perde tempo a cambiare i
regolamenti per impedire a Jean-Marie Le Pen di presiedere la seduta
inaugurale, dando un bell'esempio di democrazia, di quella che va
esportata bombardando, invece di occuparsi della grave crisi in corso e
di come risolvere i veri problemi dell'Europa che si vanno acutizzando.
Eppure la ricetta per uscire da questa situazione è molto semplice,
innanzitutto bisogna sbarazzarsi di questa casta di parassiti che
controlla le leve del potere in Italia, non solo di quello politico, ma
anche e soprattutto di quello economico e culturale, come necessaria
premessa per poter intraprendere con successo qualunque tipo di azione
di risanamento. Fatto questo si deve intervenire essenzialmente in due
modi: in primo luogo nazionalizzare le banche e le grandi imprese di
rilevanza strategica per la nazione, ma non come si è fatto finora
“comprando” i debiti delle aziende e ponendo al vertice di esse dei
manager che pensano solo a intascare gli utili e socializzare le
perdite, ma compiendo una vera e propria nazionalizzazione, in modo che
l'intera proprietà e gestione dell'azienda passi allo Stato che deve
porre al vertice di essa un commissario che faccia i reali interessi del
Paese, uno preparato e onesto, uno del calibro di Enrico Mattei.
In secondo luogo inaugurare una stagione di grandi
lavori pubblici, per ridare slancio all'economia e assorbire la
disoccupazione creata dalla crisi economica; di pari passo ovviamente
deve andare l'investimento pubblico in ricerca avanzata e istruzione,
che deve essere accessibile a tutti ma meritocratica e selettiva. Infine
occorre ridare fiato all'agricoltura, strangolata dai regolamenti
dell'UE tesi a favorire le importazioni delle multinazionali e gli OGM.
Questa in poche parole è la ricetta per uscire a livello sia nazionale
che europeo dalla crisi mondiale, che, si badi bene, non è di tipo
congiunturale ma si tratta di una crisi strutturale del capitalismo
avanzato arrivato al suo stadio terminale.
Di conseguenza, come già affermato, è necessario
innanzitutto un rinnovamento radicale della società che passi per un
cambiamento sostanziale del quadro politico e socio-economico, perché
solo una nuova classe dirigente può invertire il senso di marcia di
un'Europa sempre più vicina all'abisso.
In caso contrario lo scenario sarà quello
prospettato dal LEAP: guerre civili, povertà, decadenza culturale e
sociale... saranno tempi duri e rischierà di avverarsi il noto aforisma
di J. F. Kennedy:
"Coloro che rendono impossibili le rivoluzioni pacifiche renderanno
inevitabili le rivoluzioni violente".