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anno 1998 - pagine 32 - € 3.50
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Pio Edgardo Mortara,
ebreo convertito.
Verso la fine del XIX secolo scoppiava il "caso
Mortara". Nel presente articolo non mi dilungherò tanto
sul caso, quanto sulla conversione miracolosa del
bambino ebreo cosí come ci è stata raccontata da lui
stesso.
Caso Coen.
Nel presente studio mi baso sostanzialmente sulla tesi
di laurea, seria e ben documentata, di Maria Arcadi: "Il
caso Coen. Conversione forzata o conversione
spontanea?", assieme ai due libri di don Salvatore
Petronio Russo citati in nota. Il 25 luglio del 1864, un
giovane ebreo di undici anni, Giuseppe Coen, nato il 19
marzo 1853, che lavorava da circa due mesi nella bottega
del ciabattino Giovan Battista Messina, in via Ponte
Quattro Capi n.14, vicino al Ghetto di Roma, non rientrò
a casa. Dagli atti dell'Archivio Segreto Vaticano
risulta che i coniugi Coen il 27 luglio, dichiararono al
maresciallo della gendarmeria francese che si trovava
allora in Roma: "Alle sette della sera gli ebrei hanno
assaltato la bottega del calzolaio e rotto la vetrina ed
avrebbero gettato nel Tevere il ciabattino se i gendarmi
pontifici non fossero intervenuti per salvarlo".

Caso Zolli.
Il 2 marzo 1956,
moriva il professor Eugenio Zolli, ex Rabbino Capo di
Roma, che il 13 febbraio 1945 era diventato cristiano,
ricevendo il Battesimo. Il professor Zolli si era recato
da Padre Paolo Dezza S. J., Rettore dell'Università
Gregoriana, per chiedergli di essere battezzato, il 15
agosto 1944, quando Roma era già stata invasa dalle
truppe anglo-americane (4 giugno 1944), e gli ebrei non
avevano più nulla da temere; lo Zolli non cercava quindi
protezione contro un'eventuale persecuzione. Un motivo
ben più alto e nobile aveva condotto il prof. Zolli al
mio ufficio - scrive Padre Dezza - (...) egli non veniva
a chiedermi un aiuto materiale, ma a manifestarmi la sua
intenzione di divenire cristiano. "Padre - mi disse - la
mia domanda del Battesimo non è un do ut des.
Domando l'acqua del Battesimo e nient'altro. Sono
povero, i nazisti mi hanno portato via tutto; non
m'importa, vivrò povero, morirò povero, ho fiducia nella
Provvidenza". Ascoltai commosso quelle dichiarazioni,
(...) e la conversazione continuò rievocando
l'evoluzione spirituale che da anni si era iniziata e
sviluppata nell'animo del Rabbino Capo e l'aveva portato
alla soglia del Cristianesimo".
Questi tre casi sono
"teologicamente scorretti" per l'ecumenismo
latitudinarista e irenista, oggi imperante un po'
ovunque, ma specialmente presso i cattolici
(purtroppo!). Non conviene nominare Mortara e Coen,
perchè si offenderebbe il Liberalismo risorgimentale; e
non conviene, soprattutto, nominare Zolli, perchè si
squalificherebbe "Nostra Ætate", e la visita di Giovanni
Paolo II, nel 1986, a Elio Toaff (successore di Zolli
nella sinagoga romana).
Da "Chiesa Viva" del
maggio 1998, n° 295, pag. 18
<<Nel 1956, muore da
cristiano l'ex Rabbino Capo di Roma (la comunità
israelitica più antica e in un certo senso piu simbolica
del mondo), un fatto di enorme portata apologetica per
il cristianesimo, e nel 1986, appena trent'anni dopo,
sembra quasi che le parti si siano capovolte! Eppure i
fatti sono questi: due ebrei si convertono al
cattolicesimo in piena rivoluzione liberale e non
vogliono ritornare al Talmud, anzi si fanno sacerdoti e
muoiono in odore di santità, alla vigilia della seconda
grande guerra e del Nuovo dis-Ordine Mondiale. Mentre ,
alla fine della seconda guerra mondiale, il Rabbino Capo
di Roma si fa cattolico, perchè ha studiato le profezie
dell'Antico Testamento senza il paraocchi del Talmud. Un
particolare: il pomeriggio della domenica del 4 giugno
1944, mentre le truppe americane occupano Roma, entra
nell'urbe anche il Rabbino Morris Kertzer, padre di
David, autore del libro su Mortara. La sera del venerdí
9 giugno, insieme al Rabbino Capo Israel Zolli, celebra
il rito del sabato nella sinagoga romana. "Circa sei
mesi dopo...il vecchio rabbino Zolli...stupí gli ebrei
di tutto il mondo annunciando la sua conversione al
Cattolicesimo. (...) I capi delle diverse comunità
scagliarono invettive contro la sua persona e il suo
passato, mettendo persino in dubbio che fosse sano di
mente. Mio padre, che aveva fatto visita al rabbino
Zolli più volte e aveva potuto conoscerlo un po',
scrisse in sua difesa". Nihil sub sole novi!>>
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