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Sul
terrorismo israeliano
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Contenuto
È difficile che passi giorno senza che si sia invitati a
ricordare che, oltre all'America di Bush, di Cheney, di
Rumsfeld, di Abu Ghraib e di Guantana-mo, delle
multinazionali vampiresche, delle mille e mille nefandezze
perpetrate in ogni angolo della terra, c'è un'altra America
che non si rassegna, che protesta, che si oppone. È vero.
È altrettanto vero che lo stesso non si può dire di Israele,
se non con molte riserve. Si obietterà: ma come, non c'è
anche là gente che non si rassegna, che protesta, che si
oppone?
È vero.
E quelle coscienze che si rivoltano, anche se in numero
limitatissimo, salvano l'onore del loro popolo. Sappiamo
perfettamente che tra il refusenik e Ariel Sharon
passa un'incommensurabile differenza.
Il punto, tuttavia, non è questo.
Il punto è che, almeno sotto un profilo, il refusenik e
Sharon sono sul medesimo piano: l'uno e l'altro stanno là
dove non dovrebbero stare.
Se è così, ciò accade come risultato di una politica che è
stata, nonostante il suo inorpel-lamento in senso
socialista, ma sarebbe meglio dire nazionalsocialista,
storicamente reazionaria nella premessa da cui partiva:
l'inconsistente interpretazione dell'ebraismo come
nazionalità.
L'attuazione di tale politica -perseguita per decenni, molto
prima di Sharon, con l'inganno, il ricatto, la prepotenza,
la violenza, l'oppressione, e sempre in un'atmosfera di
intollerabile ipocrisia - ha implicato come conseguenza
necessaria e puntualmente prevista una guerra di stampo
razziale e la catastrofe di quella che era, e in qualche
misura rimane ancora oggi, la frazione del popolo arabo più
laica, dunque più refrattaria alle suggestioni del
fondamentalismo religioso.
Il perseguimento di una linea di questo tipo è stato reso
possibile, specialmente dopo la guerra del 1967, solo dalla
capacità dell'ebraismo americano, il più numeroso del mondo,
di condizionare dall'interno, grazie al proprio ingentissimo
peso economico e sociale, la politica di Washington.
Altrettanto efficaci sono state la multiforme rete
protettiva stesa intorno allo Stato sionista dalle comunità
ebraiche del mondo intero e - elemento essenziale, ieri e
oggi, di manipolazione dell'opinione pubblica - l'aureola di
intoccabilità creata intorno all'ebraismo dall'imposizione
come indiscutibile verità storica di una visione
radicalmente falsata dei fini, delle modalità e dei costi
umani dell'infame persecuzione di cui si macchiò
l'antisemitismo hitleriano.
Oggi, in Europa e fuori d'Europa, un'opinione pubblica
esente nella sua grande maggioranza da ogni preconcetta
ostilità al sionismo è, giorno dopo giorno, indotta a
chiedersi in che cosa la condizione del popolo palestinese
sia diversa da quella dei polacchi sotto il tallone di ferro
del nazismo.
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