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In mano russa segreti militari israeliani
Maurizio Blondet,
18 agosto 2008,
www.effedieffe.com

Sgradevole conseguenza dell’avventurismo di Sion in Georgia:
materiale segretissimo dell’IDF (il glorioso Tshal) è caduto
in mani «straniere»
(1).
Lo rivela Haaretz; ha intervistato un soldato di un gruppo
di elite sionista, andato a fare il mercenario in Georgia
per una ditta privata, «Defensive Shield», allestita dall’ex
generale di brigata Gal Hirsh - israeliano ovviamente - per
«aiutare» i georgiani. Il milite del commando -
soprannominato «Tomer» - è tornato molto preoccupato.
«Appena arrivato nella sala operativa», racconta Tomer, «ho
visto un manuale di istruzioni di sicurezza dell’IDF che non
avrebbe dovuto essere lì. C’erano anche CD del nostro
esercito con la scritta ‘Confidential’, che documentavano le
attività della nostra armata, gli organigrammi delle nostre
unità speciali, e le generalità degli ufficiali».
La sala operativa non era sorvegliata, rendendo queste
informazioni alla portata di chiunque. Di fatto, ai
georgiani sono state regalate informazioni top secret che
ora, probabilmente sono nelle mani dei russi. Ciò, secondo
«Tomer», è dovuto alla mentalità da mercenari assunta dagli
istruttori militari israeliani.
«Le ditte responsabili dell’addestramento avevano fretta di
finire il contratto, onde cominciarne un altro e fare altri
soldi». Inoltre, «si sapeva che il lavoro di addestramento
doveva essere finito in fretta perchè i soldati (georgiani)
dovevano essere presto impiegati nelle azioni reali». Una
conferma aggiuntiva, se ce n’era bisogno, che era la Georgia
a prepararsi all’attacco di sorpresa.
Tomer aggiunge: gli ufficiali georgiani dicevano ai loro
soldati che l’addestramento serviva ad «aiutare la NATO in
Iraq» (sic), mentre «l’obbiettivo reale erano l’Abkhazia e
il Sud Ossezia».
Il generale Hirsh, responsabile israeliano
dell’addestramento, si è fatto vedere molto poco, rincara
Tomer. E secondo lui, i georgiani non sono stati preparati a
dovere.
«Secondo gli standard nostri, i soldati avevano capacità
qausi-zero e gli ufficiali erano mediocri, era chiaro che
gettare questo esercito in un conflitto era assurdo». Molti
dei suoi allievi, dice Tomer, sono morti negli scontri coi
russi. «E’ dura: molti erano diventati amici, mi avevano
invitato a casa loro...».
Il pensiero inespresso è: vuoi vedere che ora Mosca, per
ritorsione, passerà le informazioni top secret, i nomi degli
ufficiali, gli organigrammi e le metodologie dei corpi
speciali ebraici, ad Hezbollah, o agli iraniani?
Ma la vera domanda è piuttosto come mai la Georgia abbia
potuto diventare un vero e proprio protettorato israeliano.
Non solo due ministri importanti nel govero di Saakashvili,
come abbiamo già rivelato, sono israeliani di nascita (David
Kezerashvili alla Difesa, Yakobashvili al ministero della
Reintegrazione dei territori separatisti); ma, come rivela
il Jerusalem Post, persino il primo ministro è un ebreo
israeliano.
Si tratta di Vladimir «Lado» Gurgenidze, il quale, capo del
governo di una nazione cristiano-ortodossa, alla vigilia
dell’attacco «ha chiamato al telefono Israele per chiedere
una benedizione speciale al più importante rabbino e leader
spirituale della comunità haredi (i fondamentalisti ebraici
più feroci), rabbi Aharon Leib Steinman»; così parlò il
Jerusalem Post.
Non basta. Decine di generali israeliani, una volta in
pensione, hanno fatto della Georgia la loro
patria-di-vacanza; decine di migliaia di israeliani sono
andati in ferie in Georgia, meta apparentemente privilegiata
del turismo ebraico.
Lasha Zhvania, già ambasciatore della Georgia in Israele e
poi eletto al parlamento georgiano, va ogni anno in Israele
a trovare i parenti sparsi ad Haifa e Nethanya. E’ evidente
che i legami d’affetto uniscono i due Paesi al disopra della
convenienza politica. Perchè?
Facile, in fondo. La maggior parte degli «ebrei» (gli
askhenazi, il 75% della comunità, che domina i sefarditi)
vengono da lì; non dalla Palestina, ma dalle sponde del Mar
Nero. Sono i discendenti dei khazari, che si convertirono in
massa al giudaismo nell’ottavo secolo dopo Cristo. Il nome
stesso del ministro della Difesa israeliano-georgiano,
Kezerashvili, significa «figlio di khazaro».
Per un secolo e mezzo almeno, un vero impero dei khazari ha
controllato le coste del Mar Nero, con centro ad Odessa,
arricchendosi coi pedaggi e le esazioni estratte dalle
carovane che percorrevano la Via della Seta. Grossi affari,
che probabilmente entrano per qualcosa nell’acquisita
identità «ebraica» di questi turco-mongoli (2).
Nel 965 il principe della Rus’, Sviatoslav di Kiev, condusse
diverse azioni militari contro questo regno del taglieggio,
il che portò al declino e alla scomparsa dell’impero
khazaro; da qui, probabilmente, l’odio inestinguibile degli
«ebrei» per i russi, che i veri ebrei (i sefarditi) manco
potevano conoscere.
Il poeta persiano Khakani (1106-1190), che fu funzionario
dell’impero persiano e svolse gran parte della sua carriera
nel Caucaso, racconta dei «Devent Khazari», questa
popolazione che aveva fatto della città di Darband la via di
passaggio obbligata tra il Caucaso e il Mar Nero, una via
attraverso cui, nei vecchi tempi, i khazari andavano in
Georgia per saccheggiarla, e che alla fine usarono per
rifugiarsi in Georgia contro gli imperi che li stringevano
da ogni lato: musulmani, bizantini e russi.
Si sa che gli «ebrei» finiscono per affezionarsi ai Paesi
che saccheggiano. Forse molti sono tornati nella loro vera
patria (casa, dolce casa), e l’hanno armata fino ai denti
per prendersi l’antica vendetta che covano contro Mosca.
Si sa che gli «ebrei» - insomma i khazari - non dimenticano
mai niente, e non perdonano mai niente.
1)
Nava Tzuriel, «Souce: secret IDF material went unguarded in
Georgia», Haaretz, 16 agosto 2008.
2)
Hesham Thillawi, phd: «Georgia: Israel’s home, sweet home».
thethruthseeker.co.uk, 16 agosto 2008.
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