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Anno III,  Comunicato 69,  del  15 settembre  2008

 

 

 

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A Na'alin si spara, si muore, si resiste

 

“Sparare, in qualsiasi caso, ad un uomo inerme,

incappucciato e arrestato, è un crimine di guerra.

Un comandante che dà ad un suo soldato

un ordine criminale come questo

dev'essere immediatamente espulso dall'esercito.

Ma il responsabile all'addestramento militare

ha deciso invece che questo ufficiale è proprio adatto

 a comandare e istruire i futuri soldati.

E questo disonora tutti gli ufficiali

del nostro esercito”.

Con questo annuncio a pagamento su Haaretz (15 agosto), Gush Shalom ha denunciato il ripetuto sopruso che si allarga a sempre nuovi provvedimenti criminali presi dall'esercito. “Ecco la giustizia israeliana -commenta Gideon Levy su Haaretz il 28 agosto: il Ten. Col. Omri Burberg, il comandante di battaglione che ha impartito l'ordine, assolutamente illegale, di sparare a un palestinese legato e imbavagliato, non solo è a piede libero ma si valuta se assegnargli una promozione nell'addestramento superiore delle Forze di Difesa di Israele. Intanto Jamal Amira, il padre di Salam, l'operatrice di telecamera dilettante che ha filmato lo sparo, ha trascorso 26 giorni in un carcere israeliano...

Jamal Amira è stato arrestato subito dopo la diffusione, da parte di B'Tselem, del video fatto da sua figlia, con l'orribile sparo al palestinese legato: perfino in Italia i media sono stati costretti a mandare quelle immagini che nemmeno la 'lobby' di Claudio Pagliara era riuscita a censurare.

A Na'alin, il villaggio coinvolto dal 2005  in una lotta nonviolenta,

risoluta e coraggiosa, per difendere quel che resta dei suoi terreni su cui Israele cerca di costruire il muro, questa settimana si è celebrata la liberazione di Amira. Ma lui stesso ha voluto ricordare prima altre due vittime nella lotta per la propria terra: Ahmed Mussa, di 10 anni, e Yussef Amira, di 22.

Così anche noi ricordiamo tutte le vittime della resistenza nonviolenta, i feriti palestinesi e quelli internazionali, persone inermi che durante le azioni nonviolente contro il muro sono state colpite dal fuoco israeliano. Proprio come Andrea, che giusto un anno fa con Pax Christi era in Palestina per la raccolta delle olive e attende ancora di poter denunciare l'esercito che nella più assoluta impunità gli ha puntato alla fronte e ha sparato.

 

BoccheScucite settembre 2008