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A Na'alin si spara, si muore, si resiste

“Sparare, in qualsiasi caso, ad un uomo inerme,
incappucciato e arrestato, è un crimine di guerra.
Un comandante che dà ad un suo soldato
un ordine criminale come questo
dev'essere immediatamente espulso dall'esercito.
Ma il responsabile all'addestramento militare
ha deciso invece che questo ufficiale è proprio adatto
a comandare e istruire i futuri soldati.
E questo disonora tutti gli ufficiali
del nostro esercito”.
Con questo annuncio a pagamento su Haaretz (15 agosto), Gush
Shalom ha denunciato il ripetuto sopruso che si allarga a sempre
nuovi provvedimenti criminali presi dall'esercito. “Ecco la
giustizia israeliana -commenta Gideon Levy su Haaretz il 28
agosto: il Ten. Col. Omri Burberg, il comandante di battaglione
che ha impartito l'ordine, assolutamente illegale, di sparare a un
palestinese legato e imbavagliato, non solo è a piede libero ma si
valuta se assegnargli una promozione nell'addestramento superiore
delle Forze di Difesa di Israele. Intanto Jamal Amira, il padre di
Salam, l'operatrice di telecamera dilettante che ha filmato lo
sparo, ha trascorso 26 giorni in un carcere israeliano...
Jamal Amira è stato arrestato subito dopo la diffusione, da parte
di B'Tselem, del video fatto da sua figlia, con l'orribile sparo
al palestinese legato: perfino in Italia i media sono stati
costretti a mandare quelle immagini che nemmeno la 'lobby' di
Claudio Pagliara era riuscita a censurare.
A Na'alin, il villaggio coinvolto dal 2005 in una lotta
nonviolenta,
risoluta e coraggiosa, per difendere quel che resta dei suoi
terreni su cui Israele cerca di costruire il muro, questa
settimana si è celebrata la liberazione di Amira. Ma lui stesso ha
voluto ricordare prima altre due vittime nella lotta per la
propria terra: Ahmed Mussa, di 10 anni, e Yussef Amira, di 22.
Così anche noi ricordiamo tutte le vittime della resistenza
nonviolenta, i feriti palestinesi e quelli internazionali, persone
inermi che durante le azioni nonviolente contro il muro sono state
colpite dal fuoco israeliano. Proprio come Andrea, che giusto un
anno fa con Pax Christi era in Palestina per la raccolta delle
olive e attende ancora di poter denunciare l'esercito che nella
più assoluta impunità gli ha puntato alla fronte e ha sparato.
BoccheScucite settembre 2008
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