Eppure la luce
Cuore e occhi sono pieni di lacrime, per le vittime, per
i feriti, per
questi crimini che a pochi chilometri da qui vengono
perpetrati; sono
pieni per la rabbia che violentemente mi assale e faccio
fatica a gestirla,
se non chiedendo al Dio della Pace di “entrare” nella
mia mente e nel
mio cuore ad “asciugare” le mie lacrime.
È difficile stare qui e non poter far nulla, se non
denunciare quanto sta
accadendo e raccontare ai pellegrini che vengono qui al
Caritas di
informarsi e guardare alla vera realtà che ci viene
nascosta.
È difficile stare qui e sperare ancora e credere che il
male non può
vincere il mondo, che le tenebre non possono vincere la
luce. I giorni
prima di Natale - e a Natale stesso - Betlemme era una
paese pieno di
luci, illuminato dalle luminarie presenti anche nelle
vie più nascoste.
Girare per Betlemme riempiva di gioia e rendeva l’idea
che davvero
qui la Luce aveva preso dimora.
La cometa della Piazza della Natività dava poi un tocco
particolare e
commovente. Riportava a 2000 anni fa.
Dall’incursione aerea a Gaza, Betlemme è diventata buia,
fredda. Le
luminarie spente. Un segno di comunione e solidarietà
con i “fratelli e
sorelle di Gaza”. Il senso di festa che le luminarie
davano contrastava
con la dura realtà di morte e odio.
La Piazza della Natività sembra un’altra! Betlemme
sembra un’altra.
Noi siamo altri.
Eppure, al mattino presto, dopo la messa delle 5 alla
Grotta, quando è
ancora scuro, uscendo dalla Basilica e girandosi a
guardarla, la luce
interna che esce dalla porticina “dell’umiltà” sembra
rompere il buio e
il freddo della piazza e sembra dire: “Io, la Luce, ho
rischiarato le
tenebre. Abbiate fiducia!”
Ora, quella luce mi aiuta a non lasciarmi andare e a
credere contro ogni
speranza, che la Pace sarà possibile anche in questa
Terra Santa, anche
in tutte quelle terre dove i crimini di guerra
continuano indisturbati e in
silenzio. Il “basta” io l’ho rivolto anche al Padre
Eterno!