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Dal Tibet alla Palestina,
scansando munnezza e munnezzari della politica italiana.

Ecco i monaci che hanno causato le violenze a Lhasa.
Sono soldati cinesi che si travestiranno da monaci.
(a fonto pagina il testo dell'agenzia
Canada Free
Press
ricevuto da un amico)
Non c'è canale o stazione radio che a tutte le ore non
ci riporti delle recenti proteste e boicottaggi contro
la Cina Popolare, in occasione delle imminenti
Olimpiadi, ed in favore dei diritti umani e nazionali
tibetani, calpestati nel sangue dall'esercito della
dittatura maoista-comunista al potere a Pechino.
Proteste e boicottaggi legittimi, sacrosanti, doverosi.
Un po’ in ritardo forse.
Ricordo che già una trentina d’anni fa solidarizzavo,
insieme a pochi amici, con alcuni esuli tibetani, che si
erano visti scippare indipendenza, autonomia,
tradizioni, terra, templi, opere d’arte e le forze
migliori del popolo, dall’aggressiva e prepotente
potenza militare confinante cinese.
Non mi ricordo di nessuno di questi politici, miei
coetanei, che oggi si indignano e minacciano
boicottaggi, tra chi manifestava solidarietà al Tibet
occupato.
Un
popolo pacifico quello tibetano, educato per lo più alla
tolleranza dalla millenaria tradizione filosofica
buddista mahayana lamaista. Troppo facile invadere il
Tibet e l’Himalaya, perchè nessuna opposizione si
sarebbe parata innanzi alle milizie comuniste.
La
Nazione tibetana, retta da una gerarchia teocratica, con
a capo il quattordicesimo Dalai Lama, Tenzin Ghiatzo,
ritenuto la 14a manifestazione corporea del Budda
Sakiamuni, non possedeva infatti alcun esercito da
opporre all’invasore cinese. Il Dalai Lama fu costretto
a rifugiarsi nella regione nord-occidentale indiana del
Kashmir. È lì tutt’ora risiede, a parte sporadiche
apparizioni in giro per il mondo in visita alla comunità
tibetana della diaspora.
Lo
incontrai anche in un paio di occasioni. Una volta
ascoltai una sua conferenza, in traduzione simultanea
inglese e italiana, in una località toscana, dove
risiede un lama cui fanno riferimento quei pochi
tibetani e buddisti residenti in Italia. Narrò delle
ingiustizie che devono subire i suoi connazionali, i
monaci, le monache, occupati militarmente e colonizzati
da sciami di cinesi avventurieri, che motivati e
protetti da Pechino si potevano permettere tutto a
discapito degli autoctoni.
In
fin dei conti si trattava della solita operazione
coloniale, trita e ritrita, in versione questa volta
maoista.
Tenzin Ghiatzo dava sicuramente l’impressione di essere
persona ragionevole e non in cerca di guai per la
popolazione che rappresentava. Cercava, allora come
oggi, semplicemente comprensione e solidarietà presso le
nazioni così dette “liberali e democratiche”, al fine di
riuscire a far pressione diplomatica sui governanti
cinesi per spingerli ad affrontare la questione tibetana,
non militarmente, perchè non era necessario, ma
politicamente e umanitariamente.
Ricordo bene che in quell’occasione fu costretto per la
conferenza stampa a ripiegare in una sede così bucolica
e poco rappresentativa, a causa del rifiuto a riceverlo
ufficialmente dall’autorità politica italiana allora al
governo, che mi pare fosse di centro-sinistra (ma anche
fosse stata di centro-destra non sarebbe stato diverso).
In
quell’occasione i politici, che oggi si contendono il
governo dell’Italia, e che hanno pressappoco la mia età,
fecero orecchie da mercante.
Non ne vidi nessuno nei paraggi.
Per molti politicanti della sinistra era difficile
contrapporsi ad una nazione che sino a poco tempo prima
aveva ancora rappresentato il sogno marxista-leninista.
Per gli altri c’erano troppi interessi in ballo, con
l’industrializzazione cinese rampante ed in fase
progressiva, da potersi permettere incidenti
diplomatici.
E
poi che gliene importava di quattro tibetani straccioni.
Oggi gli interessi sono ancora più vincolanti, se solo
si pensa che l’economia statunitense si regge grazie
agli enormi capitali cinesi investiti in bond americani.
Gli USA sono i più grossi clienti del mercato cinese in
espansione, e se crolla l’economia americana, come un
domino crolla l’economia globale. Perciò la Cina fa in
modo, per salvaguardare i suoi stessi interessi, che ciò
non accada.
Fa
ridere quindi la Hillary Clinton che minaccia
teatralmente il “boicottaggio”.
Boicottare la Cina è boicottare se stessi, e lo sanno
bene sia i maneggiatori di capitale americani (che
finanziano le campagne elettorali) che quelli europei,
legati per esportazioni e cambi agli umori del dollaro.
Ma
siamo in campagna elettorale globale. Se pò ffà.
Reincontrai il Dalai Lama dopo qualche tempo, era verso
la fine degli anni ’80, a Bologna, e le cose non erano
cambiate granchè, anzi.
Nell’indifferenza totale dei media, dei politici e di
tutti, la dittatura comunista cinese continuava a
decimare il popolo tibetano ed a trasformare l’altipiano
in una grande colonia e base militare proiettata verso
occidente.
I
governanti italiani continuavano a fare gli gnorri e a
rifiutare udienza al Dalai Lama, per non irritare gli umori dei nuovi mandarini in falce
e martello, e non disturbare il flusso di denaro, che
dalle tasche dei cittadini europei scorreva oltre la
Grande Muraglia, per rientrare poi nelle banche
occidentali riciclato e trasformato in investimenti
azionari.
Ma
oggi ci sono le Olimpiadi di mezzo. Grandi investimenti,
grandi flussi di capitali internazionali, grandi
opportunità di sfoggiare senza tanta spesa la maschera
umanitarista e solidale per raccogliere consensi facili.
E
poi ci sono le campagne elettorali e un po’ di
propaganda populista fa sempre comodo.
Tanto, dei soliti tibetani straccioni, a politici e star
di Hollywood, che vivono nel lusso più sfrenato nei loro
grattacieli metropolitani, al di là di qualche comparsata
pubblica propagandistica, continua a non fregargliene
nulla, e nulla rischiano in fin dei conti.
Poche settimane, pochi mesi, e tutto finirà nel
dimenticatoio
Come per la Birmania. Ne avete saputo più niente voi? È
diventata una Repubblica democratica? Niente affatto: si
continuano a produrre papaveri da oppio e a tenere
un’intera popolazione in schiavitù permanente agli
ordini dei
trafficanti di droga internazionali.
E
così sarà per la Cina, che continuerà a fare i suoi
porci comodi, sicura che tanto al di là di un po' di chiacchiere, e
di qualche improbabile sanzione, nessuno potrà impedirle la continuazione
della colonizzazione, in atto da ormai oltre
cinquant’anni.
Se
Israele da oltre sessant’anni continua indisturbata
nella sua opera di genocidio e colonizzazione, mettendo
al bando qualsiasi opposizione etichettandola quale
terrorista, anche la Cina potrà fare altrettanto. Prima
o poi vedrete che troveranno qualche cellula di “monaci
terroristi” per giustificare ulteriori rappresaglie e
repressioni. Anzi li stanno già creando adesso (vedi
articolo d'agenzia Canada Free Press a fondo pagina).
Ma
la Cina non è Israele. Si può, almeno a parole,
criticarne l’operato senza essere accusati di
antisemitismo. Continuando pur sempre a
trafficare e a far quattrini. Nessun boicottaggio.
Nessun embargo. Figurarsi. Crollerebbe il mercato
mondiale e si scatenerebbero cento ulteriori focolai di
guerre e guerriglie dove dar sfogo al mercato d’armi
della dittatura comunista.
I
cinesi hanno solo i soldi nelle banche americane, ma le
banche non sono mica di loro proprietà.
I
proprietari delle banche hanno nomi e cognomi familiari
in Israele, non a Pechino.
Per il popolo palestinese invece, che da molto più tempo
subisce, e ben più gravemente, una mattanza scandalosa,
non c’è invece nessun politico, attore hollywoodiano o capo di governo
disposto a minacciare incidenti diplomatici. Fossero
matti.
E
poi i palestinesi non se ne stanno sempre lì buoni buoni
a farsi dare mazzate.
Ogni tanto reagiscono pure, stì impuniti.
Non è fine. Non è politicamente corretto.
Non gli puoi neppure ammazzare quei 900 e più bambini
(solo dal 2000 ad oggi 929,
384 in Cisgiordania, 573 nella Striscia di Gaza, 2 in
Israele), che si sentono in diritto di fare
opposizione, di resistere, di reagire.
Non si possono nemmeno assassinare 277 civili in un solo
anno, in fondo
solo arabi, senza destare istinti di vendetta. Che
incivili.
Molto più bravi i buddisti tibetani, che da
cinquant’anni si lasciano scannare e prendere a calci in
silenzio, senza far tanto chiasso.
Sarà per questo che in questi giorni si parla solo delle
ingiustizie che vengono commesse in Tibet. È più fine e
non impegna.
E
poi non si corre il rischio di essere presi per
antisionisti e scambiati per antisemiti.
Che nella confusione mentale generale è lo stesso. A
tanto ci hanno abituati.
Dei continui omicidi, mirati o non mirati,
dell’abbattimento di case palestinesi, del continuo
stato di segregazione e di prigionia in cui è ancora e
sempre costretta la popolazione araba di Palestina, non
se ne sente parlare proprio.
Chi tra voi ha sentito i notiziari riferire
dell’uccisone, lunedì 7 aprile, un paio di giorni fa, di
un bambino di 5 anni nel
campo profughi di al-Bureij, durante un bombardamento
dell’artiglieria e aviazione israeliane ai danni del
misero villaggio?
E di tutti i membri della sua famiglia finiti in gravi
condizioni nell’unico disgraziatissimo ospedale ancora
non bombardato, ma senza medicinali e con le
attrezzature fuori uso, avete sentito dire qualche cosa?
Chi ha sentito il lodevole giornalista di Rai3, il
Pagliara, lamentarsi per l’assassinio di
un
contadino palestinese di 35 anni, residente nel nord
della Striscia, abbattuto da un cecchino mentre zappava quel poco di terra che
gli rimaneva, per cercare di dare qualche cosa da
mangiare alla famiglia?
Quando ci è stato riferito di Shirin Hasan, una giovane
donna di Betlemme, detenuta nella prigione israeliana di
Hasharon, che rischia di diventare cieca per le percosse
subite dai suoi carcerieri?
Vi
è giunta notizia degli ormai 131 malati morti per
omissione di soccorso a causa dell’embargo che stringe
Gaza in una morsa infernale?
Avete saputo dal solerte Pagliara, e colleghi/ghe
asserviti, delle 28 abitazioni palestinesi che sono
state demolite a Gerusalemme, solo negli ultimi tre
mesi, per fare spazio a nuovi insediamenti di coloni
ortodossi venuti dall’Europa e dalla Russia?
Che i rabbini ortodossi di Gerusalemme incitino i loro
pii seminaristi all’omicidio di civili palestinesi,
fossero pure bambini, senza farsi troppi sensi di colpa
(Talmud dixit), non è cosa che possa interessare il
pubblico occidentale.
Ma
quando la reazione dei topi in gabbia esplode, facendo a
sua volta qualche vittima, ecco che gli eroici
giornalisti, da reception di grand hotel, possono
nuovamente dare sfogo al loro servilismo e alla loro
partigianeria di comodo.
Omettendo tutti i precedenti, fanno passare la reazione
ai precedenti omicidi e bombardamenti, scomposta finchè
si vuole, ma pur sempre reazione, come un attacco a ciel
sereno. E l’attacco massiccio di carri armati e
aviazione, ben programmato da lungo tempo (altrimenti
che ci stavano a fare lì schierati?), come reazione
giustificata e sacrosanta.
Con ciò si vuol dire semplicemente che
se va condannata un’azione di morte, non si può
esaltarne un’altra. O gli omicidi sono tutti da
condannare, o si sta facendo solo propaganda al più
forte. E tanto più questa propaganda è squallida e
ignobile, quanto di gran lunga superiore è il numero di
vittime mietute dal più forte dei contendenti, a cui si
tiene il gioco solo per interesse e per timore.
Vien da pensare che sia comprensibile, anche se non
ammissibile, tale atteggiamento da parte israeliana: fa
parte del loro gioco. Ma che un tale spudorato
atteggiamento venga mantenuto da chi ha deciso di fare
dell’informazione il proprio lavoro e la propria
missione, è vergognoso.
La
sicurezza dell’impunità gli viene data dalla nostra
ignoranza e dalla nostra poco-nulla volontà di ricerca
della verità.
Questa è la forza di chi, con assoluta prepotenza e
menefreghismo, gestisce le sorti del mondo, e
dell’informazione che deve venir concessa a noi
noachidi: l’ignoranza.
Ignoranza e confusione.
Ed
è su queste colonne che fondano le loro fortune i
politicanti di mestiere che ci prendono in giro da
sempre.
Tra pochi giorni ci chiederanno la fiducia attraverso le
elezioni. Qualcuno, i residenti all’estero, gliel’ha già
data, o negata.
Non è questo il luogo della politica di partito, nè mai
lo sarà.
Chi scrive ha amici un po’ ovunque, ma non per questo è
disposto a fare la loro campagna elettorale, per quanto
condivisibili siano le idee o i programmi.
Ben li sappiamo quali sono i reali ed urgenti problemi
che attanagliano il popolo italiano, e non sono le
promesse di risolverli di uno o dell’altro che ci
potranno incantare. Sappiamo bene che si tratta solo di
chiacchiere da campagna elettorale.
Come il supposto boicottaggio alle Olimpiadi cinesi in
favore dei tibetani. Tutte balle.
Questo è un sito che si occupa della Terra Santa di
Palestina, nei suoi aspetti religiosi, politici,
conflittuali, storici, dove diverse anime possono
trovare ospitalità, indipendentemente dalle personali
scelte politiche ed etiche nazionali.
Personalmente chi scrive ha una sua precisa visione
dell’etica, un progetto di vita che ritiene più valido
di un altro, una filosofia da applicare all’educazione
dei singoli e delle masse, un sogno, forse un’utopia,
una spiritualità da preferire come superiore.
Il
rispetto della sacralità della vita innanzitutto, dal
concepimento e sino al suo termine naturale.
L’onestà intellettuale e la trasparenza.
Uno stile di vita ed un’amministrazione della cosa
pubblica che possano dare possibilità di sviluppo e
risorse a tutti, in base al merito, ma senza essere
slegate dai bisogni reali di ognuno, specie dei meno
fortunati.
Ma
al di là di tutti quei principi che sono irrinunciabili
per un cattolico, per noi una sola, grande,
irrinunciabile, è la discriminante: non essere stati mai
complici della politica coloniale sionista, nè
implicitamente, nè tacitamente.
Non potremo mai invitare a votare coloro che si sono
prostrati, kippa in capo, a giurare fedeltà ad
un’ideologia che è madre di tutte le sofferenze dei
nostri fratelli arabi di Terra Santa, siano essi
musulmani o cristiani.
A
coloro che hanno preferito, per mantenere le loro comode
poltrone in parlamento, recarsi in pellegrinaggio al
King David Hotel di Tel Aviv, per manifestare loro
lealtà al colonialismo sionista, facendo seguito magari
ad una
comparsata silente nei Territori Occupati, non possiamo
dare alcuna fiducia.
Poco importa che essi rappresentino, o cerchino
maldestramente di farlo, alcuni valori che potrebbero da
noi pure essere in parte forse condivisi: essi sono falsi, più dei loro
amici in kippa ai cui piedi si inginocchiano adoranti.
Tanto più sono falsi quando, oltre ad essere manifesti
adoratori di vitelli d’oro anch’essi, contraddicono
apertamente nei fatti ciò che vorrebbero predicare.
Tanto per fare un esempio: chiunque ha facoltà di
divorziare e risposarsi quante volte crede, secondo la
legge italiana, ma non mi venga poi a fare il
predicatore cristiano-cattolico, nè approfitti di un
simbolo che non lo rappresenta.
E
qui abbiamo già falciato via metà dello schieramento che
si vorrebbe approfittare dei voti “cattolici”. Costoro
sono "virtuosi" solo a parole, quando conviene loro, ma
si contraddicono poi nei fatti ed apertamente. Pronti a
stringere alleanze e le mani insanguinate dei dirigenti
sionisti, ma mai che abbiano speso una caritatevole
parola in difesa della popolazione martoriata di
Palestina.
Tutti con sotto l'ascella una copia di “Viva Israele”, autenticata da
Magdi Cristiano Allam, o di “Israele siamo noi”
autografata dalla Nirenstein.
Altro che "non tutti
sono in vendita"...vi
abbiamo ben visti tutti al King David,
genuflessi...radicali, comunisti, postfascisti,
liberisti, cristianisti ed ecologisti.
Quanto a quei cattolici che militano sotto bandiere un
tempo rosse ed ora sbiadite, ma che hanno conservato
intatta la menzogna di fondo che ne è la prassi
ideologica, confondendo, attraverso una dialettica
collaudata, le menti più ingenue, od ipocrite,
possiamo solo che compatirli, per la fine misera che
sarà loro riservata dall’abbraccio mortale con i
radical-ricchion-sionisti che si ritrovano fianco a
fianco, per non parlare dei giustizialisti e giacobini
al seguito.
Per gli adoratori di quella foresta di falci e martello,
di falsi
ambientalisti, pacifinti, istigatori d’odio, trotzkisti
e stalinisti assortiti, nella cui casa i pervertiti di
vario genere trovano sicura ospitalità, non abbiamo molte
parole da spendere. Una risata li seppellirà tutti.
Cosa resta? Ben poco, ma qualche uomo ancora serio,
coerente, onesto, amante della giustizia a costo di
mettersi in gioco contro tutto e contro tutti, sorretto
solo dalla forza delle proprie idee e dalla fede, c’è
ancora.
Ed
io gli faccio i miei migliori auguri per mantenere
intatte le forze e la ragione, per una battagla che non
è per il potere, ma per la sopravvivenza delle idee
giuste.
Da
più parti mi si è proposto l’annullamento della scheda,
e devo essere sincero che, data la munnezza dello
scenario politico italiano, sono stato seriamente
tentato di seguire tale consiglio.
Ma
poi il senso del dovere, il fatto che la speranza per me
è sempre l’ultima a morire, e che comunque c’erano
ancora pochi amici, pochissimi, sul campo di battaglia,
mi ha spinto a scegliere di scegliere.
Noi facciamo la nostra parte, come se tutto dovesse
dipendere dalle nostre azioni, ben sapendo che invece è
tutto nelle mani di Dio.
Senza scoraggiamento e senza
viltà, ma neppure con eccessiva temerarietà. Dio vede e
provvede. Abbiate fede.
Nota di Redazione
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Pechino orchestrava la rivolta nel Tibet
di Gordon Thomas
Canada Free Press
(Venerdi
21 Marzo 2008 10:20):
spie britanniche confermano la denuncia del Dalai
Lama sulle violenze inscenate.
Londra, 20 Marzo - Britain's GCHQ, l'agenzia
governativa delle comunicazioni che controlla
elettronicamente mezzo mondo dallo spazio, ha
confermato la rivendicazione del Dalai Lama che
agenti dell'Esercito Popolare di Liberazione, l'EPL,
travestiti da monaci, hanno innescato le rivolte che
hanno lasciato dietro di sé centinaia di morti e
feriti tibetani.
Gli analisti della GCHQ ritengono che la decisione
fosse deliberatamente calcolata dalla leadership di
Pechino per fornire una scusa per schiacciare il
malcontento che ribolliva nella regione, che sta
infatti attirando la sgradita attenzione del mondo
proprio durante la preparazione delle Olimpiadi.
Per settimane c'è stato un crescente astio a Lhasa,
la capitale del Tibet, contro azioni minori compiute
dalle autorità cinesi, e i monaci hanno guidato
sempre più azioni di disobbedienza civile, chiedendo
il diritto di compiere il tradizionale rito
d'incensi bruciati.
Ritenendo che i sostenitori del Dalai Lama, dentro
il Tibet e la Cina, sarebbero divenuti ancora più
attivi nei mesi precedenti le Olimpiadi, I
funzionari della British Intelligence a Pechino
hanno compreso che il regime avrebbe cercato una
scusa per schiacciare l'attuale malcontento, timore
pubblicamente espresso dal medesimo Dalai Lama. I
satelliti del GCHQ, geo-posizionati nello spazio,
erano incaricati di monitorare da vicino la
situazione.
L'immagine scaricata dai satelliti ha fornito la
conferma che i Cinesi hanno usato agenti provocatori
per iniziare le rivolte, cosa che ha dato
all'Esercito della Repubblica Popolare la scusa per
muovere su Lhasa e uccidere e ferire durante
l'ultima settimana.
Il Dalai Lama ha parlato per l'ennesima volta di
"genocidio culturale", e si è offerto di dare le
dimissioni da capo delle proteste contro il governo
cinese al fine di portare la pace. L'attuale
agitazione è cominciata il 10 Marzo, anniversario
della rivolta del 1959 che il regime cinese soffocò
nel sangue.
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