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Anno III, Comunicato n. 34-4 , del  10 aprile  2008

 

 

Dal Tibet alla Palestina,

scansando munnezza e munnezzari della politica italiana.

 

 

Ecco i monaci che hanno causato le violenze a Lhasa.

Sono soldati cinesi che si travestiranno da monaci.

(a fonto pagina il testo dell'agenzia Canada Free Press ricevuto da un amico)

 

Non c'è canale o stazione radio che a tutte le ore non ci riporti delle recenti proteste e boicottaggi contro la Cina Popolare, in occasione delle imminenti Olimpiadi, ed in favore dei diritti umani e nazionali tibetani, calpestati nel sangue dall'esercito della dittatura maoista-comunista al potere a Pechino.

 

Proteste e boicottaggi legittimi, sacrosanti, doverosi.

Un po’ in ritardo forse.

 

Ricordo che già una trentina d’anni fa solidarizzavo, insieme a pochi amici, con alcuni esuli tibetani, che si erano visti scippare indipendenza, autonomia, tradizioni, terra, templi, opere d’arte e le forze migliori del popolo, dall’aggressiva e prepotente potenza militare confinante cinese.

Non mi ricordo di nessuno di questi politici, miei coetanei, che oggi si indignano e minacciano boicottaggi, tra chi manifestava solidarietà al Tibet occupato.

 

Un popolo pacifico quello tibetano, educato per lo più alla tolleranza dalla millenaria tradizione filosofica buddista mahayana lamaista. Troppo facile invadere il Tibet e l’Himalaya, perchè nessuna opposizione si sarebbe parata innanzi alle milizie comuniste.

 

La Nazione tibetana, retta da una gerarchia teocratica, con a capo il quattordicesimo Dalai Lama, Tenzin Ghiatzo, ritenuto la 14a manifestazione corporea del Budda Sakiamuni, non possedeva infatti alcun esercito da opporre all’invasore cinese. Il Dalai Lama fu costretto a rifugiarsi nella regione nord-occidentale indiana del Kashmir. È lì tutt’ora risiede, a parte sporadiche apparizioni in giro per il mondo in visita alla comunità tibetana della diaspora.

Lo incontrai anche in un paio di occasioni. Una volta ascoltai una sua conferenza, in traduzione simultanea inglese e italiana, in una località toscana, dove risiede un lama cui fanno riferimento quei pochi tibetani e buddisti residenti in Italia. Narrò delle ingiustizie che devono subire i suoi connazionali, i monaci, le monache, occupati militarmente e colonizzati da sciami di cinesi avventurieri, che motivati e protetti da Pechino si potevano permettere tutto a discapito degli autoctoni.

In fin dei conti si trattava della solita operazione coloniale, trita e ritrita, in versione questa volta maoista.

Tenzin Ghiatzo dava sicuramente l’impressione di essere persona ragionevole e non in cerca di guai per la popolazione che rappresentava. Cercava, allora come oggi, semplicemente comprensione e solidarietà presso le nazioni così dette “liberali e democratiche”, al fine di riuscire a far pressione diplomatica sui governanti cinesi per spingerli ad affrontare la questione tibetana, non militarmente, perchè non era necessario, ma politicamente e umanitariamente.

 

Ricordo bene che in quell’occasione fu costretto per la conferenza stampa a ripiegare in una sede così bucolica e poco rappresentativa, a causa del rifiuto a riceverlo ufficialmente dall’autorità politica italiana allora al governo, che mi pare fosse di centro-sinistra (ma anche fosse stata di centro-destra non sarebbe stato diverso).

 

In quell’occasione i politici, che oggi si contendono il governo dell’Italia, e che hanno pressappoco la mia età, fecero orecchie da mercante.

Non ne vidi nessuno nei paraggi.

 

Per molti politicanti della sinistra era difficile contrapporsi ad una nazione che sino a poco tempo prima aveva ancora rappresentato il sogno marxista-leninista.

Per gli altri c’erano troppi interessi in ballo, con l’industrializzazione cinese rampante ed in fase progressiva, da potersi permettere incidenti diplomatici.

E poi che gliene importava di quattro tibetani straccioni.

Oggi gli interessi sono ancora più vincolanti, se solo si pensa che l’economia statunitense si regge grazie agli enormi capitali cinesi investiti in bond americani.

Gli USA sono i più grossi clienti del mercato cinese in espansione, e se crolla l’economia americana, come un domino crolla l’economia globale. Perciò la Cina fa in modo, per salvaguardare i suoi stessi interessi, che ciò non accada.

Fa ridere quindi la Hillary Clinton che minaccia teatralmente il “boicottaggio”.

Boicottare la Cina è boicottare se stessi, e lo sanno bene sia i maneggiatori di capitale americani (che finanziano le campagne elettorali) che quelli europei, legati per esportazioni e cambi agli umori del dollaro.

Ma siamo in campagna elettorale globale. Se pò ffà.

 

Reincontrai il Dalai Lama dopo qualche tempo, era verso la fine degli anni ’80, a Bologna, e le cose non erano cambiate granchè, anzi.

Nell’indifferenza totale dei media, dei politici e di tutti, la dittatura comunista cinese continuava a decimare il popolo tibetano ed a trasformare l’altipiano in una grande colonia e base militare proiettata verso occidente.

I governanti italiani continuavano a fare gli gnorri e a rifiutare udienza al Dalai Lama, per non irritare gli umori dei nuovi mandarini in falce e martello, e non disturbare il flusso di denaro, che dalle tasche dei cittadini europei scorreva oltre la Grande Muraglia, per rientrare poi nelle banche occidentali riciclato e trasformato in investimenti azionari.

 

Ma oggi ci sono le Olimpiadi di mezzo. Grandi investimenti, grandi flussi di capitali internazionali, grandi opportunità di sfoggiare senza tanta spesa la maschera umanitarista e solidale per raccogliere consensi facili.

E poi ci sono le campagne elettorali e un po’ di propaganda populista fa sempre comodo.

Tanto, dei soliti tibetani straccioni, a politici e star di Hollywood, che vivono nel lusso più sfrenato nei loro grattacieli metropolitani, al di là di qualche comparsata pubblica propagandistica, continua a non fregargliene nulla, e nulla rischiano in fin dei conti.

Poche settimane, pochi mesi, e tutto finirà nel dimenticatoio

Come per la Birmania. Ne avete saputo più niente voi? È diventata una Repubblica democratica? Niente affatto: si continuano a produrre papaveri da oppio e a tenere un’intera popolazione in schiavitù permanente agli ordini dei trafficanti di droga internazionali.

E così sarà per la Cina, che continuerà a fare i suoi porci comodi, sicura che tanto al di là di un po' di chiacchiere, e di qualche improbabile sanzione, nessuno potrà impedirle la continuazione della colonizzazione, in atto da ormai oltre cinquant’anni.

 

Se Israele da oltre sessant’anni continua indisturbata nella sua opera di genocidio e colonizzazione, mettendo al bando qualsiasi opposizione etichettandola quale terrorista, anche la Cina potrà fare altrettanto. Prima o poi vedrete che troveranno qualche cellula di “monaci terroristi” per giustificare ulteriori rappresaglie e repressioni. Anzi li stanno già creando adesso (vedi articolo d'agenzia Canada Free Press a fondo pagina).

 

Ma la Cina non è Israele. Si può, almeno a parole, criticarne l’operato senza essere accusati di antisemitismo. Continuando pur sempre a trafficare e a far quattrini. Nessun boicottaggio. Nessun embargo. Figurarsi. Crollerebbe il mercato mondiale e si scatenerebbero cento ulteriori focolai di guerre e guerriglie dove dar sfogo al mercato d’armi della dittatura comunista.

 

I cinesi hanno solo i soldi nelle banche americane, ma le banche non sono mica di loro proprietà.

I proprietari delle banche hanno nomi e cognomi familiari in Israele, non a Pechino.

 

Per il popolo palestinese invece, che da molto più tempo subisce, e ben più gravemente, una mattanza scandalosa, non c’è invece nessun politico, attore hollywoodiano o capo di governo disposto a minacciare incidenti diplomatici. Fossero matti.

 

E poi i palestinesi non se ne stanno sempre lì buoni buoni a farsi dare mazzate.

Ogni tanto reagiscono pure, stì impuniti.

 

Non è fine. Non è politicamente corretto.

 

Non gli puoi neppure ammazzare quei 900 e più bambini (solo dal 2000 ad oggi 929, 384 in Cisgiordania, 573 nella Striscia di Gaza, 2 in Israele), che si sentono in diritto di fare opposizione, di resistere, di reagire.

Non si possono nemmeno assassinare 277 civili in un solo anno, in fondo solo arabi, senza destare istinti di vendetta. Che incivili.

Molto più bravi i buddisti tibetani, che da cinquant’anni si lasciano scannare e prendere a calci in silenzio, senza far tanto chiasso.

 

Sarà per questo che in questi giorni si parla solo delle ingiustizie che vengono commesse in Tibet. È più fine e non impegna.

E poi non si corre il rischio di essere presi per antisionisti e scambiati per antisemiti.

Che nella confusione mentale generale è lo stesso. A tanto ci hanno abituati.

 

Dei continui omicidi, mirati o non mirati, dell’abbattimento di case palestinesi, del continuo stato di segregazione e di prigionia in cui è ancora e sempre costretta la popolazione araba di Palestina, non se ne sente parlare proprio.

 

Chi tra voi ha sentito i notiziari riferire dell’uccisone, lunedì 7 aprile, un paio di giorni fa, di un bambino di 5 anni nel campo profughi di al-Bureij, durante un bombardamento dell’artiglieria e aviazione israeliane ai danni del misero villaggio?

 

E di tutti i membri della sua famiglia finiti in gravi condizioni nell’unico disgraziatissimo ospedale ancora non bombardato, ma senza medicinali e con le attrezzature fuori uso, avete sentito dire qualche cosa?

 

Chi ha sentito il lodevole giornalista di Rai3, il Pagliara, lamentarsi per l’assassinio di un contadino palestinese di 35 anni, residente nel nord della Striscia, abbattuto da un cecchino mentre zappava quel poco di terra che gli rimaneva, per cercare di dare qualche cosa da mangiare alla famiglia?

 

Quando ci è stato riferito di Shirin Hasan, una giovane donna di Betlemme, detenuta nella prigione israeliana di Hasharon, che rischia di diventare cieca per le percosse subite dai suoi carcerieri?

 

Vi è giunta notizia degli ormai 131 malati morti per omissione di soccorso a causa dell’embargo che stringe Gaza in una morsa infernale?

 

Avete saputo dal solerte Pagliara, e colleghi/ghe asserviti, delle 28 abitazioni palestinesi che sono state demolite a Gerusalemme, solo negli ultimi tre mesi, per fare spazio a nuovi insediamenti di coloni ortodossi venuti dall’Europa e dalla Russia?

 

Che i rabbini ortodossi di Gerusalemme incitino i loro pii seminaristi all’omicidio di civili palestinesi, fossero pure bambini, senza farsi troppi sensi di colpa (Talmud dixit), non è cosa che possa interessare il pubblico occidentale.

 

Ma quando la reazione dei topi in gabbia esplode, facendo a sua volta qualche vittima, ecco che gli eroici giornalisti, da reception di grand hotel, possono nuovamente dare sfogo al loro servilismo e alla loro partigianeria di comodo.

 

Omettendo tutti i precedenti, fanno passare la reazione ai precedenti omicidi e bombardamenti, scomposta finchè si vuole, ma pur sempre reazione, come un attacco a ciel sereno. E l’attacco massiccio di carri armati e aviazione, ben programmato da lungo tempo (altrimenti che ci stavano a fare lì schierati?), come reazione giustificata e sacrosanta.

 

Con ciò si vuol dire semplicemente che se va condannata un’azione di morte, non si può esaltarne un’altra. O gli omicidi sono tutti da condannare, o si sta facendo solo propaganda al più forte. E tanto più questa propaganda è squallida e ignobile, quanto di gran lunga superiore è il numero di vittime mietute dal più forte dei contendenti, a cui si tiene il gioco solo per interesse e per timore.

 

Vien da pensare che sia comprensibile, anche se non ammissibile, tale atteggiamento da parte israeliana: fa parte del loro gioco. Ma che un tale spudorato atteggiamento venga mantenuto da chi ha deciso di fare dell’informazione il proprio lavoro e la propria missione, è vergognoso.

 

La sicurezza dell’impunità gli viene data dalla nostra ignoranza e dalla nostra poco-nulla volontà di ricerca della verità.

Questa è la forza di chi, con assoluta prepotenza e menefreghismo, gestisce le sorti del mondo, e dell’informazione che deve venir concessa a noi noachidi: l’ignoranza.

 

Ignoranza e confusione.

 

Ed è su queste colonne che fondano le loro fortune i politicanti di mestiere che ci prendono in giro da sempre.

 

Tra pochi giorni ci chiederanno la fiducia attraverso le elezioni. Qualcuno, i residenti all’estero, gliel’ha già data, o negata.

 

Non è questo il luogo della politica di partito, nè mai lo sarà.

Chi scrive ha amici un po’ ovunque, ma non per questo è disposto a fare la loro campagna elettorale, per quanto condivisibili siano le idee o i programmi.

 

Ben li sappiamo quali sono i reali ed urgenti problemi che attanagliano il popolo italiano, e non sono le promesse di risolverli di uno o dell’altro che ci potranno incantare. Sappiamo bene che si tratta solo di chiacchiere da campagna elettorale.

Come il supposto boicottaggio alle Olimpiadi cinesi in favore dei tibetani. Tutte balle.

 

Questo è un sito che si occupa della Terra Santa di Palestina, nei suoi aspetti religiosi, politici, conflittuali, storici, dove diverse anime possono trovare ospitalità, indipendentemente dalle personali scelte politiche ed etiche nazionali.

 

Personalmente chi scrive ha una sua precisa visione dell’etica, un progetto di vita che ritiene più valido di un altro, una filosofia da applicare all’educazione dei singoli e delle masse, un sogno, forse un’utopia, una spiritualità da preferire come superiore.

 

Il rispetto della sacralità della vita innanzitutto, dal concepimento e sino al suo termine naturale.

L’onestà intellettuale e la trasparenza.

Uno stile di vita ed un’amministrazione della cosa pubblica che possano dare possibilità di sviluppo e risorse a tutti, in base al merito, ma senza essere slegate dai bisogni reali di ognuno, specie dei meno fortunati.

 

Ma al di là di tutti quei principi che sono irrinunciabili per un cattolico, per noi una sola, grande, irrinunciabile, è la discriminante: non essere stati mai complici della politica coloniale sionista, nè implicitamente, nè tacitamente.

 

Non potremo mai invitare a votare coloro che si sono prostrati, kippa in capo, a giurare fedeltà ad un’ideologia che è madre di tutte le sofferenze dei nostri fratelli arabi di Terra Santa, siano essi musulmani o cristiani.

 

A coloro che hanno preferito, per mantenere le loro comode poltrone in parlamento, recarsi in pellegrinaggio al King David Hotel di Tel Aviv, per manifestare loro lealtà al colonialismo sionista, facendo seguito magari ad una comparsata silente nei Territori Occupati, non possiamo dare alcuna fiducia.

Poco importa che essi rappresentino, o cerchino maldestramente di farlo, alcuni valori che potrebbero da noi pure essere in parte forse condivisi: essi sono falsi, più dei loro amici in kippa ai cui piedi si inginocchiano adoranti.

Tanto più sono falsi quando, oltre ad essere manifesti adoratori di vitelli d’oro anch’essi, contraddicono apertamente nei fatti ciò che vorrebbero predicare.

 

Tanto per fare un esempio: chiunque ha facoltà di divorziare e risposarsi quante volte crede, secondo la legge italiana, ma non mi venga poi a fare il predicatore cristiano-cattolico, nè approfitti di un simbolo che non lo rappresenta.

E qui abbiamo già falciato via metà dello schieramento che si vorrebbe approfittare dei voti “cattolici”. Costoro sono "virtuosi" solo a parole, quando conviene loro, ma si contraddicono poi nei fatti ed apertamente. Pronti a stringere alleanze e le mani insanguinate dei dirigenti sionisti, ma mai che abbiano speso una caritatevole parola in difesa della popolazione martoriata di Palestina.

Tutti con sotto l'ascella una copia di “Viva Israele”, autenticata da Magdi Cristiano Allam, o di “Israele siamo noi” autografata dalla Nirenstein.

Altro che "non tutti sono in vendita"...vi abbiamo ben visti tutti al King David, genuflessi...radicali, comunisti, postfascisti, liberisti, cristianisti ed ecologisti.

 

Quanto a quei cattolici che militano sotto bandiere un tempo rosse ed ora sbiadite, ma che hanno conservato intatta la menzogna di fondo che ne è la prassi ideologica, confondendo, attraverso una dialettica collaudata, le menti più ingenue, od ipocrite, possiamo solo che compatirli, per la fine misera che sarà loro riservata dall’abbraccio mortale con i radical-ricchion-sionisti che si ritrovano fianco a fianco, per non parlare dei giustizialisti e giacobini al seguito.

 

Per gli adoratori di quella foresta di falci e martello, di falsi ambientalisti, pacifinti, istigatori d’odio, trotzkisti e stalinisti assortiti, nella cui casa i pervertiti di vario genere trovano sicura ospitalità, non abbiamo molte parole da spendere. Una risata li seppellirà tutti.

 

Cosa resta? Ben poco, ma qualche uomo ancora serio, coerente, onesto, amante della giustizia a costo di mettersi in gioco contro tutto e contro tutti, sorretto solo dalla forza delle proprie idee e dalla fede, c’è ancora.

Ed io gli faccio i miei migliori auguri per mantenere intatte le forze e la ragione, per una battagla che non è per il potere, ma per la sopravvivenza delle idee giuste.

 

Da più parti mi si è proposto l’annullamento della scheda, e devo essere sincero che, data la munnezza dello scenario politico italiano, sono stato seriamente tentato di seguire tale consiglio.

Ma poi il senso del dovere, il fatto che la speranza per me è sempre l’ultima a morire, e che comunque c’erano ancora pochi amici, pochissimi, sul campo di battaglia, mi ha spinto a scegliere di scegliere.

 

Noi facciamo la nostra parte, come se tutto dovesse dipendere dalle nostre azioni, ben sapendo che invece è tutto nelle mani di Dio.

Senza scoraggiamento e senza viltà, ma neppure con eccessiva temerarietà. Dio vede e provvede. Abbiate fede.

 

Nota di Redazione

 


 

Pechino orchestrava la rivolta nel Tibet

di Gordon Thomas


Canada Free Press
(Venerdi 21 Marzo 2008 10:20):

spie britanniche confermano la denuncia del Dalai Lama sulle violenze inscenate.


Londra, 20 Marzo - Britain's GCHQ, l'agenzia governativa delle comunicazioni che controlla elettronicamente mezzo mondo dallo spazio, ha confermato la rivendicazione del Dalai Lama che agenti dell'Esercito Popolare di Liberazione, l'EPL, travestiti da monaci, hanno innescato le rivolte che hanno lasciato dietro di sé centinaia di morti e feriti tibetani. 
Gli analisti della GCHQ ritengono che la decisione fosse deliberatamente calcolata dalla leadership di Pechino per fornire una scusa per schiacciare il malcontento che ribolliva nella regione, che sta infatti attirando la sgradita attenzione del mondo proprio durante la preparazione delle Olimpiadi.

Per settimane c'è stato un crescente astio a Lhasa, la capitale del Tibet, contro azioni minori compiute dalle autorità cinesi, e i monaci hanno guidato sempre più azioni di disobbedienza civile, chiedendo il diritto di compiere il tradizionale rito d'incensi bruciati.

 

Ritenendo che i sostenitori del Dalai Lama, dentro il Tibet e la Cina, sarebbero divenuti ancora più attivi nei mesi precedenti le Olimpiadi, I funzionari della British Intelligence a Pechino hanno compreso che il regime avrebbe cercato una scusa per schiacciare l'attuale malcontento, timore pubblicamente espresso dal medesimo Dalai Lama. I satelliti del GCHQ, geo-posizionati nello spazio, erano incaricati di monitorare da vicino la situazione.


L'immagine scaricata dai satelliti ha fornito la conferma che i Cinesi hanno usato agenti provocatori per iniziare le rivolte, cosa che ha dato all'Esercito della Repubblica Popolare la scusa per muovere su Lhasa e uccidere e ferire durante l'ultima settimana.

Il Dalai Lama ha parlato per l'ennesima volta di "genocidio culturale", e si  è offerto di dare le dimissioni da capo delle proteste contro il governo cinese al fine di portare la pace. L'attuale agitazione è cominciata il 10 Marzo, anniversario della rivolta del 1959 che il regime cinese soffocò nel sangue.

 

 

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