
“Vanità di vanità,
Ogni cosa è vanità.
Tutto il mondo e ciò che
ha,
Ogni cosa è vanità.
Se del Mondo i favor suoi
T’alzeran sin dove vuoi,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Se regnassi ben mill’anni
Sano, lieto, senza affanni,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Se tu avessi ogni
linguaggio,
E tenuto fossi saggio,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità.
Dunque a Dio rivolgi il
cuore,
Dona a Lui tutto il tuo
amore,
Questo mai non mancherà,
Tutto il resto è vanità”.
(San Filippo Neri, Inno
della visita alle Sette Chiese)
***
Nella vita spesso ci inganniamo, siamo vittime di
illusioni, di sogni ad occhi aperti, di speranze mal riposte, di
credere a chi non è degno di fiducia e di credibilità. Spesso ce
ne accorgiamo solo tardi. “Meglio tardi che mai”.
L’importante è scuotersi dall’illusione o incantesimo e riprendere
contatto con la realtà, anche se sgradevole. Ossia essere
‘disincantati’, senza troppa ingenuità, più esperti o ‘disillusi’,
privi Deo adiuvante della capacità di ingannare noi stessi e
quindi anche gli altri, come fanno non pochi leader o
santoni.
***
L’Imitazione di Cristo ci avverte che forse
l’amico di oggi sarà il nemico di domani. L’unico vero Amico che non
tradisce o illude mai è Gesù Cristo. Quindi cerchiamo di restargli
sempre fedeli e non tradirlo mai. San Tommaso d’Aquino spiega che
più invecchiamo e più diventiamo, disillusi, smaliziati, poiché
abbiamo ricevuto – nel corso degli anni – numerose illusioni,
inganni, ma ciò è scusabile, date le amare esperienze del passato.
Qualcun altro ha detto che “a pensare male del prossimo si fa
peccato, ma ci si indovina quasi sempre”. La teologia morale
precisa, se penso male senza indizi, faccio un pensiero temerario e
peccaminoso, ma se vi sono indizi per reputare che l’altro non sia
credibile, allora non vi è alcun disordine ma un giudizio vero,
ossia corrispondente alla realtà e quindi moralmente lecito e
prudente.
***
L’Ecclesiaste è un Libro Sacro, attribuito
comunemente a Salomone, che tratta di questo argomento (la
disillusione o il disincanto) e fa al caso nostro. Esso è più
attuale che mai in questi tempi di “falsi Cristi e falsi profeti”,
la cui vanità è superiore alla loro stessa miseria, i quali si
considerano degli Dèi,
il “sale della terra” e così si rendono inconvertibili, dacché
refrattari alla grazia divina, che agisce solo su chi si riconosce
per quel che è realmente “vanità e vacuità”, “esurientes implevit
bonos et fastidiosos divites dimisit inanes”. Esso si può
riassumere in una frase: “vanità delle vanità, tutto è vanità”.
Vanità, spiegano i Padri ecclesiastici significa che tutte le
creature sono “contingenti, caduche, destinate a finire, vacue”. In
breve tutto passa, solo Dio resta. Ora se “tutto passa, solo Dio
ti resta. Nulla ti turbi, nulla ti sconvolga. Chi ha Dio ha tutto”
(s. Teresa d’Avila).
***
Oggi va di moda parlare di “silenzio di Dio”
o addirittura della “morte di Dio”, specialmente dopo la
‘shoah’, e quindi anche dopo un terremoto, un maremoto o uno
tsunami. Nel Commento dogmatico-morale al Catechismo di S. Pio X,
del Canonico
Ferdinando Maccono (Torino, SEI, 1924, 2° vol., Morale o
Comandamenti, pag. 103), al 2° Comandamento “non nominare il
nome di Dio invano”, l’Autore parla della “bestemmia eretica”,
che consiste in un’ingiuria contro Dio accompagnata da qualche
errore contro la Fede, per esempio nel negare l’Esistenza o un
Attributo di Dio come l’Onnipotenza, la Bontà o la Provvidenza, è
una ‘bestemmia’ in quanto ingiuria rivolta contro l’Essere
perfettissimo, è ‘eretica’ in quanto nega una verità di Fede
cattolica (Esistenza di Dio o uno dei suoi Attributi), mentre la “bestemmia
semplice” è solo un espressione ingiuriosa contro Dio. La
gravità della bestemmia è “molto orribile” (S. Giovanni Crisostomo,
In Isaiam, XVIII), poiché vorrebbe attentare direttamente
alla vita di Dio, se poi è anche eretica equivarrebbe a cercare di
distruggere Dio negando la sua Esistenza o qualche suo Attributo.
Essa è la maggiore empietà. Onde la moda della “a-teologia
del silenzio di Dio” è più grave di una vera e propria bestemmia,
dacché accompagnata da un’eresia. Forse più che di silenzio divino,
occorrerebbe parlare di “sordità voluta ed empietà diabolica degli
uomini”, i quali di fronte ai severi ammonimenti di Dio, a causa dei
loro comportamenti malvagi, si ostiniamo a continuare nella via del
male. Il più grave è il fatto che oggi tali bestemmie eretiche siano
proferite dai preti, vescovi ed ora anche da papa Benedetto XVI, il
quale ad Auschwitz (28 maggio 2006) esclamò rivolto a Dio:
“Svegliati, non dimenticare la Tua creatura l’uomo!”. Ora una cosa è
l’esclamazione supplichevole rivolta a Dio durante una prova, in cui
Gli si Chiede di ricordarsi di noi, quasi se ne fosse per
absurdum dimenticato, altro è proferire un discorso o una
riflessione teologica, studiata, letta, riletta e corretta nel solco
della “a-teologia” del silenzio di Dio, durante la shoah, che ha
rivoluzionato totalmente il modo di studiare concepire Dio, non più
come l’Essere infinito da adorare e davanti al Volere del quale
piegare il capo, ma il “non essere” ‘im-potente’, ‘im-provvido’,
non-buono, da ingiuriare ereticamente.
***
Anche i giusti, possono pensare di essere stati
abbandonati da Dio. Infatti, il male trionfa e i buoni sono
oppressi. Dio dorme? Certamente no. Proprio come Gesù sulla barca
degli Apostoli, in mezzo alla tempesta. Dio tace e proprio nel
tacere è maggiormente vicino al giusto che soffre a causa del Suo
Nome.
***
Il silenzio o l’apparente abbandono da parte di Dio,
serve a farci toccare con mano la distanza infinita tra creatura e
Creatore, tra antropo-centrismo e teo-centrismo. Le creature, tutte
le creature sono finite, limitate e soggette a corruzione, un giorno
finiranno. Mentre solo Dio, l’Essere per essenza, resta in eterno.
L’uomo, come ogni creatura, dipende da Dio. L’antropo-latria o
antropo-centrismo finirà, “cenere alla cenere, polvere alla
polvere”. Innocenzo III scriveva nel De contempu mundi
che la dignità dell’uomo consiste nel “catarro, urina e sterco”.
***
Onde dobbiamo uscir fuori dal sogno irreale della
assoluta dignità inammissibile dell’uomo, dacché esso è vanità,
contingenza, e caducità, come tutte le altre creature. Se ci fossimo
illusi o ingannati di essere eterni, assoluti, necessari,
incorruttibili, ebbene dobbiamo disilluderci e disingannarci.
Occorre, dunque, guardare alla realtà di questo mondo, con
dis-incanto. Non lasciarci incantare, allucinare o stregare
dalla chimera prometeica dell’Io assoluto, della dignità assoluta
della persona umana, del progressismo, che ci promette un
cambiamento continuo all’infinito, il quale mutamento non è infinito
e spesso avviene ma dopo esso, quasi sempre, tutto sarà diverso,
però peggiore, dacché uno solo è l’Assoluto, Dio. Tutto il creato,
compreso l’angelo e l’uomo è contingente, composto di essenza ed
essere e perciò relativo. Quindi, suscettibile di perdere l’essere,
mentre solo Dio è l’Essere per sua stessa Essenza o Natura e quindi
non può non essere, è necessario.
***
Varie sono le correnti che illudono, ingannano o
incantano, come la maga Circe, l’uomo di essere Assoluto, per
ridurlo poi al misero stato di maialino. L’antropocentrismo
naturalista, che ci venne suggerito nell’Eden “eritis sicut Dii”
da chi aveva gridato “non serviam!”. La cabala esoterica
madre di ogni gnosi occultistica, che fa di Israele una divinità,
onde Dio è malvagio, avendo permesso la distruzione del tempio (70
d.C.), l’espulsione dalla Spagna (1492) e la ‘shoah’ (1945).
Purtroppo ci si è messo anche il concilio Vaticano II, sulla scia di
Teilhard de Chardin, cfr. Gaudium et Spes n° 14 e 24e
Giovanni Paolo II in Dives in misericordia n°1 ha scritto che
uno dei punti più importanti e forse il più importante dell’ultimo
Concilio è l’aver fatto coincidere antropocentrismo e teocentrismo.
Ma “ponere duos fines absurdum et haereticum esse”.
Infatti, il fine ultimo o il centro per definizione è uno solo, lo
scisso, “s-doppiato”, “s-centrato”, “s-finalizzato” o lo
schizofrenico, tendono ad avere due fini e due centri ed è proprio
ciò che li rende malati. Un cerchio ha un solo centro,
se ve ne fossero due sarebbe mal cerchiato, parimenti vi può essere
un fine prossimo e uno ultimo, ma mai due ultimi e diversi,
altrimenti uno sarebbe pen-ultimo, “per la contraddizion che nol
consente”. Ebbene il Vaticano II, per ammissione di Giovanni
Paolo II, ha perso il centro, è una contraddizione nei termini.
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Anche la shoah col Concilio (Nostra aetate,
28 ottobre 1965 ) e specialmente col post-Concilio (Giovanni
Paolo II “L’Antica Alleanza mai revocata”, Magonza, 1981; “Ebrei
fratelli maggiori nella fede e prediletti”, Roma, 13. IV. 1986 e
Benedetto XVI, “i lager sono simbolo dell’inferno”,
Castelgandolfo 9. VIII. 2009) è diventata una quasi verità di “fede
umana” e sta cercando di rimpiazzare l’unico Olocausto salvifico del
genere umano, quello di Gesù Cristo.
***
Occorre essere semplici nell’accostarsi alla Parola
di Dio, come la riforma liturgica del 1970 insegna e non pratica,
quando si abolisce il latino e si usa l’ebraico, seguendo l’esempio
di quei farisei dei quali Gesù diceva “dicunt, sed non faciunt”.
Ebbene l’Ecclesiaste ci richiama alla realtà e ci insegna
che tutto il creato, dacché creato, è finito e inconsistente, caduco
e transeunte. Ma non dice che è assurdo, che è l’effetto di in “Dio”
malvagio (“contraddictio in terminis”). Ciò che sorpassa la
nostra ragione non è forzatamente assurdo, è solo oltre la ragione
ma non contro essa. Ecco il mistero, il quale ci riporta alla nostra
condizione di creature, contingenti, limitate e finite.
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Certo la vita ha uno scopo, Dio. Ma certe volte,
alcuni avvenimenti, ci sembrano difficilmente conciliabili
con la bontà infinita di Dio, ci sorpassano. In questi casi, occorre
chinare il capo e fare la volontà divina, anche se non ne capiamo il
significato, sicuri che Lui lo sa e opera tutto per la nostra
salvezza, anche quando sembra abbandonarci sulla nostra croce, come
avvenne a Gesù.
***
Dio solo sta in cielo, l’uomo sta ancora in terra,
almeno sin che vive, onde la morte è l’inizio della vera vita.
Dunque dobbiamo contentarci di stare in questa valle di lacrime e
occorre mantenere i piedi per terra, senza spiccare voli pindarici,
che rischiano di finir male come per Icaro. Alla valle di Giosafatte
tutto sarà chiaro e i “falsari” di questo mondo non potranno più
ingannare, basta saper attendere con pazienza e vivere bene, dacché
“talis vita, mors ita”. Non affanniamoci se la menzogna
sembra prevalere, Dio retribuirà ciascuno secondo quel che ha
seminato.
***
Per quanto riguarda questa “notte oscura” che è
la crisi che attraversa l’elemento umano (“in membris et in
Capite”) della Chiesa, dobbiamo rifarci all’Ecclesiaste,
tutto passa, tutto è vacuo, solo Dio e ciò che è divino resta.
Davanti al male agire e al falso insegnamento che ci frastorna da
cinquanta anni, occorre non farsi ingannare, illudere e incantare.
Bisogna una buona dose di dis-incanto. “Maledetto l’uomo che
confida nell’uomo” come se fosse una divinità, tutto è caduco,
uomini e strutture, tranne Dio e la sua Chiesa nel suo elemento
divino, il quale può essere supportato da un supposito umano
deficiente, vacuo, vano e caduco, proprio come succede dal 1958 sino
ad oggi. Onde bisogna ripetere la giaculatoria di Salomone: “vanità
delle vanità, tutto è vanità”. Tutto è inconsistente, e un nulla di
fronte all’Essere stesso sussistente. Non lasciamoci turbare l’anima
e la dolce presenza di Dio in noi, mediante la grazia santificante,
dagli avvenimenti vacui, vani e inconsistenti di questo mondo
creato. Tale “crisi” si riflette su ogni anima e istituzione umana o
ecclesiale, quindi, non dobbiamo meravigliarci di nulla, illuderci
di niente, ma dis-illuderci, dis-incantarci. Sappiamo che “le
porte dell’inferno non prevarranno” contro la Chiesa di Roma
alla quale soltanto è stata promessa l’indefettibilità. Onde non
attribuiamola a nessun altra persona o istituzione umana, civile o
ecclesiastica.
“Se del Mondo i favor suoi
T’alzeran sin dove vuoi,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità”.
***
Oggi, sarebbe estremamente pericoloso, farsi
illudere o incantare dalle Sirene “conciliariste” le quali
propongono che “tutto cambi, affinché tutto resti come prima” (la
riforma della ‘riforma liturgica e conciliarista’, che nulla
riforma), onde farci perdere la nostra identità, senza sapere più
bene cosa si è diventati esattamente. Nei nostri giorni trionfa il
pragmatismo dai principi deboli o l’ “entrismo”, che sembra essere
diventato la religione o ideologia laica comune alla maggior parte
degli uomini (dall’entrismo all’antropo‘c-entrismo’). Guai a chi osa
avere ideali forti e soprattutto a chi li proclama. Sarà
“eliminato”, castigato e messo ai margini della società (civile e
anche religiosa), magari spedito in esilio. “Verrà un tempo in
cui vi cacceranno dalle sinagoghe…”. La sirena dell’ “entrismo”
ha ingannato molti, per esempio “Alleanza Cattolica”, si sa che non
è più integralmente cattolica o controrivoluzionaria, ma non si sa
esattamente cosa sia adesso. “Alleanza Nazionale”, si sa che non è
più neo-“fascista”, né neo-“gollista”, ma non si sa cosa sia (forse
auto-“gollista”). Lo stesso potrebbe avvenire ai fedeli
anti-modernisti legati alla Tradizione della Chiesa cattolica,
qualora accettassero di patteggiare e scendere a compromessi col neo
e post/modernismo, si saprebbe che non sono più integralmente
cattolici anti-modernisti, ma non si saprebbe più esattamente e
positivamente cosa possano essere diventati.
***
Nemmeno la Storia umana più grandiosa ed eroica può
dare un vero senso alla vita, se non è diretta da e a Dio. Anche la
storia degli uomini di Chiesa, se non è vissuta in rapporto di
dipendenza da Dio e finalizzata a Dio, mediante Cristo, che continua
nella Chiesa gerarchica, non ha senso. Quindi, di fronte ai problemi
che ci assillano specialmente oggi, non illudiamoci, non
inganniamoci, ma cerchiamo di vivere le circostanze odierne con
dis-incanto: “vanità delle vanità, tutto è vanità, fuorché Dio solo.
Il sole sorge e il sole tramonta […], non c’è niente di nuovo sotto
il sole”. La filosofia dell’Ecclesiaste è il disincanto di
chi vive semplicemente la propria vita, quella che la Provvidenza ha
dato a ciascuno, disincantatamene di fronte a tutti gli “ideali”
umani, i miti, gli idoli, accettando puramente e semplicemente la
vita, come dono di Dio e la vive per Dio e non per le creature, che
sono “vane” e periranno. “Passa svelta la scena di questo mondo”
(san Paolo). L’Ecclesiaste spazza via ogni illusione, idolo,
idolatria, megalomania, narcisismo, angelismo o perfezionismo dalla
nostra vita. I vari “ecclesiastici” che concedono interviste “soft”
nelle quali lapidano “sofficemente” quelli che osano parlare “pane
al pane e vino al vino”, esercitano una dittatura dell’entrismo
narcisista, del moderatismo estremamente megalomano-centrista, non
rappresentano una novità, anzi sono anch’essi vanità e “afflizion di
spirito”, per fortuna pure loro passeranno con le loro pompe e i
loro “adagi”: le discrezioni non tumultuose e l’ottimismo
moderatamente non esagerato. Solo i Novissimi le danno un vero
senso, che è imperituro, dacché ci immettono nell’eternità. “Passate,
passate creature. Dio mi resta, Dio mi basta” (s Giovanni della
Croce). “Redde rationem villicationis tuae, jam enim non
poteris amplius administrare”.
***
“C’è un tempo per costruire e uno per abbattere,
uno per parlare e uno per tacere, uno per fare la pace e uno per
fare la guerra” (Ecclesiaste). Oggi sembra esser giunto
il tempo di tacere (“nolite mittere margaritas ante porcos, ne
forte dirumpant vos”) e osservare attentamente dove andranno a
parare i tentativi degli “Ecclesiastici” (“Prelatum devìta”),
molto diversi dall’Ecclesiaste. Attenzione a non lasciarci
prendere dalla frenesia dell’azione e dai facili entusiasmi
giovanilistici (“entrismo”) o della contestazione fine a se stessa
(“scissionismo dell’atomo”). “Quando hai terminato il tuo lavoro, fa
un passo in dietro, guardalo con distacco, come se non fosse opera
tua, questa è la strada che porta in Cielo”. Gesù nel Vangelo ci ha
ammonito: “quando avrete fatto tutto ciò che vi ho comandato, dite:
‘siamo servi inutili e peccatori’ ”. “Non sbraniamoci tra
noi” (san Paolo), non formiamo partiti: “io son di Paolo, io di
Apollo, io di Cefa” (san Paolo). L’essenziale è voler essere con
Cristo e di Cristo. “Lui deve crescere e noi diminuire”, più Messe
tradizionali ci sono meglio è, anche se non sono le “nostre”.
Diciamo la nostra, senza presumere di essere infallibili, e poi
mettiamoci il cuore in pace, il tempo rivelerà ogni cosa e
scoprirà ogni segreto.
“Dunque a Dio rivolgi il
cuore,
Dona a Lui tutto il tuo
amore,
Questo mai non mancherà,
Tutto il resto è vanità”.
***
Pio IX, quando scoppiò il caso Mortara, di fronte a
tante angustie cercava di imitare Gesù, che durante la Passione “tacebat
et dormiebat”, così l’Ecclesiaste insegna che “il
sonno del lavoratore è dolce”. Infatti il lavoro se stanca, ci
prepara anche al riposo, e in ciò è dolce. Il Libro Sacro ci insegna
a vivere nell’ “aurea mediocritas” che aveva scoperto anche
il pagano Orazio, non vale la pena affannarsi tanto nella vita,
poiché più si fa più si sperimenta la propria impotenza. Il
perfezionismo titanico e angelista è somma stoltezza. “Il troppo
storpia”. Non bisogna avere troppa stima dell’uomo
(fil-antropismo), non lo si reputi neppure - necessariamente ed
eccessivamente - malvagio (mis-antropismo), basta non volerlo troppo
perfetto a tutti i costi (sano an-antropismo). Se Dio tollera molte
imperfezioni e mali in questo mondo, perché non dovremmo tollerarli
anche noi? Non dobbiamo compromettere e sciupare la poca felicità
che ci dà la vita con ideali più grandi di noi: pretendere che tutto
fili sempre liscio e come piacerebbe a noi. Sarebbe bene, lo si può
sperare, ma se gli uomini si ostinano a voler battere strade
sdrucciolevoli, permettiamo che ciò avvenga, come lo permette la
divina Provvidenza. Non tracciamoci le vesti, come Caifa, non
facciamoci venire l’infarto, prendiamocela con filosofia, “buttiamola
sul ridere” (diceva san Filippo Neri)
.
Il diavolo dice: “posso spostare i monti, arrestare
il corso dei fiumi, volare più veloce del lampo. Ma non posso restar
fermo a pensare, è contrario alla mia natura, aumenterebbe la mia
disperazione” ed è per ciò che si butta nell’azione. Non imitiamolo.
Quando l’acqua è torbida, per farla tornare limpida, occorre aver
pazienza e aspettare che si riposi e decanti e allora tornerà ad
essere cristallina. Così nei dubbi che ci possono attanagliare.
***
L’Ecclesiaste stesso ci invita a “gettare
il seme anche se piove e tira vento”. Casi imprevedibili,
il Vaticano II, ad esempio, e l’adattamento ad esso da
parte dei cattolici fedeli, in Capite, membris et capitibus, posso
sconvolgere i nostri piani, le nostre vedute, le nostre speranze.
Tuttavia, mai dobbiamo lasciarci sopraffare dagli eventi umani
“troppo umani”, o cercare di sopraffarli con le nostre sole forze
umane. Mai scoraggiarci e gettare la spugna, invece continuare ad
aver fede in un Dio che tace e si nasconde, ma non acconsente, e
tuttavia vede e dirige tutto e che “se non paga il sabato, paga la
domenica”. Attenzione al “tanto rumore per nulla”.
“Se tu avessi ogni
linguaggio,
E tenuto fossi saggio,
Alla morte che sarà?
Ogni cosa è vanità”.
***
Mons. Francesco Spadafora raccontava la storia vera
di un prete malvagio, che si ostinava nel male. I parrocchiani
dicevano sconsolati: “povero Gesù in mano a don Antonio”. Quando
morì, una vecchierella molto semplice e saggia disse: “povero don
Antonio in mano a Gesù Cristo”. Ebbene, facciamo tutto ciò che è in
nostro potere, il nostro dovere, e poi lasciamo che Dio diriga ogni
cosa per il verso che Lui ha stabilito, memori che se “il diavolo
fa le pentole, non fa i coperchi”. Il male non paga, (“male
non fare, paura non avere”) prima o poi verrà scoperto e
castigato severamente. Occorre evitare i due errori estremi, a)
per difetto: l’inazione; b) per eccesso: la superattività
pelagiana e super-omista (“Superman”) o super-sacerdotale (“Superclergyman”),
c) cercando di restare nel giusto mezzo di altezza e non di
mediocrità: “gratia Dei sum id quod sum, sed gratia Ejus in me
vacua non fuit”, ossia piantare il seme e stare a vedere ed
aspettare con pazienza la sua fioritura, che dipende soprattutto
dalla Provvidenza divina e un poco anche dalla nostra cooperazione,
la quale “fa sorgere il sole sui buoni e i cattivi”, ma alla
fine manderà i suoi angeli a separare gli uni dagli altri e premierà
i primi e castigherà i secondi. “Expectans expectavi”,
“Esurientes implevit bonis et fastidiosos divites dimisit inanes”.
***
Quando ero un giovane prete, un fedele molto
assennato e dai capelli bianchi mi sorprese. Infatti mi confidò che
avendo parecchio buon senso, aveva creduto opportuno dare buoni
consigli a chi gli stava vicino, specialmente ai familiari. Ma si
era fatto solo molti nemici e quasi nessuno lo aveva ascoltato.
Quindi concludeva: ‘se adesso qualcuno venisse a dirmi che vuol
buttarsi al mare, non starei a cercare di dissuaderlo, sarebbe
inutile, certo non lo butterei neppure giù, pregherei per lui e
lascerei solo fare alla divina Provvidenza’.

***
Ci sarà sempre qualcuno che si ostinerà a vedere
continuità ove è rottura anche tra ‘Nostra aetate’ e la dottrina
tradizionale, a negare che la shoah è stata (nel 1965) il
grimaldello storico-teologico col quale si è iniziato a scardinare
gli uomini di Chiesa per giungere a renderla obbligatoria per
esercitare l’episcopato (Benedetto XVI, 10 marzo 2009) e a
paragonarla all’inferno (Benedetto XVI, 9 agosto 2009), anche se i
fatti e i documenti dimostrano l’esatto contrario. “La madre degli
stolti è sempre incinta”, dice il proverbio e la S. Scrittura
precisa: “numerus stultorum infinitus est”. “Se son rose fioriranno,
se son cardi seccheranno”.
***
Non temiamo, “vanità delle vanità, tutto è vanità”,
buttiamola sul ridere e aspettiamo, sperando “contra spem”,
l’intervento di Dio “ludens in orbe terrarum”, il quale solo
oramai può raddrizzare una situazione talmente degenerata,
socialmente, religiosamente e addirittura individualmente, tanto che
umanamente parlando è insanabile, pur lasciando Egli alle “cause
seconde” (le creature umane) un certo ruolo non principale,
ma del tutto secondario, al quale non debbono sottrarsi, per
pusillanimità, falsa umiltà o fatalismo. S. Ignazio da Lodola
diceva: “Quando agisci credi che tutto dipende da Dio, ma fa come se
tutto dipenda da te”.
“Cuor di Gesù che sai,
Cuor di Gesù che puoi,
Cuor di Gesù che vedi,
Cuor di Gesù provvedi.
Cuor di Gesù, pensaci tu!”.
“Aiutati, che il Ciel
t’aiuta!”
DON CURZIO NITOGLIA
25 febbraio 2010
http://www.doncurzionitoglia.com/VaticanoII_e_disincanto_ecclesiaste.htm
Disincantare = “sciogliere da un incantesimo, liberare da
una magia, scuotersi da un sogno, da una fantasticheria, vivere
senza illusioni.” (N. Zingarelli).
Illusione = “errore,
inganno per cui una falsa impressione viene presa per realtà;
falsa percezione del reale per cui si prendono i propri sogni o
pensieri per la realtà” (N. Zingarelli).
Illudere =
“ingannare, facendo credere ciò che non è” (N. Zingarelli).
Un adagio popolare toscano recita:
“In vita forse è ancora
bello stare,
tutto dipende da nun
s’arrabbiare.
Fa finta d’un aver
veduto,
magari d’un n’aver
sentito.
Ascolta ma fa finta
d’un sapere,
riguarda ma fa finta
d’un vedere.
Di quel che sai è
meglio nun parlare.