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catastrofe innaturale
a Gaza
Vittorio Arrigoni,
02/01/2009

Il nuovo anno è subentrato a quello vecchio
con gli stessi auspici di morte e desolazione, elevati alla
massima potenza distruttiva. Mai viste così tante bombe crollare
attorno a casa mia, dinnanzi al porto. Un' esplosione a meno di
100 metri , ha scosso violentemente i 7 piani del mio palazzo,
facendolo oscillare come un pendolo impazzito. Per un momento
abbiamo temuto venisse giù, i vetri delle finestre sono
scoppiati tutti. Momenti di panico, ho pregato iddio che il
nostro edificio fosse stato costruito con criteri antisismici,
ben conscio della mia effimera illusione, Gaza poggia su di una
striscia di terra che non trema. Il terremoto qui è innaturale,
si chiama Israele. Sarà per questo che i governanti occidentali,
così compassionevoli e caritatevoli, lesti nel mettersi una mano
sul cuore e l'altra nel portafoglio, spesso per propaganda
personale, quando si tratta di versare parole e fondi in
soccorso delle popolazioni colpite da catastrofe naturali,
dinnanzi a questa di catastrofe innaturale, progettata a
tavolino in ogni suo minimo dettaglio a Tel Aviv mesi fa, si
mettono una mano dinnanzi agli occhi e all'altra a pararsi
l'orecchio, e sembrano non prestare attenzione alle strazianti
urla di dolore di corpi innocenti fatti a brandelli senza pietà.
Disinteressarsi della costante e progressiva distruzione di
moschee (e siamo già ad 8), scuole, università, ospedali, decine
e decine di edifici di civili. Proseguo nella mia disperata
ricerca, di quegli amici che non rispondono più al mio telefono.
Ahmed l'ho rintracciato a casa sua, una delle poche ancora in
piedi, nel centro del quartiere
Tal Alhawa di Gaza city, attorniata da uno
scenario apocalittico che ricorda tanto il quartiere sciita di
Beirut, dopo la pioggia di bombe del 2006, bombe di stessa
fabbricazione e provenienza di quelle ci stanno cadendo addosso
in questi giorni. Ahmed sta bene, i suoi familiari pure, ma sua
madre se l'è vista davvero brutta sabato. E' un insegnante della
scuola Balqees delle Nazioni Unite, quel giorno si è trattenuta
in aula più del consueto, è stata la sua salvezza. Molti suoi
studenti in attesa alla fermata dei bus, sono rimasti seppelliti
dalle macerie prodotte dalle esplosioni. Una bomba è caduta
sull'auto di Ahmed, una utilitaria verde pistacchio, la stessa
con cui giusto la sera prima scorazzavamo in cerca di pane in
una città in cui la farina viene venduta a peso d'oro. Rafiq
invece alla fine l'ho rintracciato al telefono, la sua voce
cavernosa sembra provenire da un pozzo senza fondo, un cunicolo
di tristezza e disperazione per aver appena appreso della morte
di tre dei suoi migliori amici, durante l'attacco al porto.
In uno degli ultimi caffè aperti a gaza,
che riforniscono di caffeina e connessione internet, bombe ed
energia elettrica permettendo, ho mostrato dallo schermo del mio
laptop ad un paio di amici, amaramente sorridendo, la notizia di
un morto e 382 feriti.
Non il computo delle vittime dei lanci di
"razzi" Qassam su Israele di ieri, che fortunatamente non hanno
fatto registrare alcun morto, ma i numeri della strage compiuta
dai nostri botti di fine anno in Italia. Quelli di Hamas sono
dei pivelli, ho detto ai miei amici, se credono di guerreggiare
contro Israele con i loro giocattolini artigianali. Dovrebbero
andare a scuola a Napoli per confezionare dei razzi veramente
mortiferi, nei quartieri spagnoli si assemblano fuochi
d'artificio ben più esplosivi dei qassam gazawi.
Intendiamoci, come pacifista e non violento
aborro in maniera più totale e convinta qualsiasi attacco di
palestinesi contro israeliani,
ma quaggiù siamo stanchi di sentire la
cantilena che questa strage di civili è stata innescata di
Israele in risposta ai lanci dei modesti "razzi" artigianali
palestinesi. Per inciso, dal 2002 sino ad oggi i qassam su
Israele hanno prodotto 18 morti, qui sabato in una manciata di
ore di civili morti negli ospedali ne abbiamo contati più di
250.
Chiedo conto agli avventori del caffè della
tregua proposta dall'unione europea e cassata da Israele, che
evidentemente possiede ampie scorte di materiale bellico nei
magazzini militari da smaltire, scuotono tutti la testa.
Tregua c'è mai davvero stata, prima di
questo feroce attacco su una popolazione inerme?
Solo nel mese di novembre, l'esercito
israeliano ha fatto fuori ben 17 palestinesi (43 in tutto
dall'inizio della..."tregua")
E ancora prima di allora, l'assedio
criminale imposto a Gaza aveva prodotto più di duecento vittime
fra i malati palestinesi. Malati con le carte in regola per
essere ricoverati in ospedali all'estero ma impossibilitati a
muoversi per la chiusura dei confini. L'assedio criminale
israeliano aveva distrutto l'economia già precaria, provocando
più del 60% di disoccupazione, costringendo l'80% delle famiglie
palestinesi a vivere di aiuti umanitari. Aiuti che stentavano a
filtrare oltre la cortina di ferro tesa da Israele attorno alla
più grande prigione a cielo aperto del mondo: Gaza.
Da quel caffè alla fine abbiamo poi dovuto
evacuare, e a gambe levate
E' giunta l'ennesima telefonata di
minaccia: il locale sarebbe stato bombardato entro pochi minuti.
I crimini contro l'umanità di cui si
macchia Israele in queste ore non conoscono limiti, e davvero
pochi paragoni.
Ieri a l campo profughi di Jabalia caccia F16 hanno lanciato
missili contro un'ambulanza, sono morti un dottore,
Ihab El
Madhoun, e il suo infermiere di fiducia, Mohamed abu Hasira.
Per questa ragione oggi, noi,
internazionali dell'ISM, abbiamo indetto una conferenza stampa
dinnanzi alle telecamere di una delle televisioni palestinesi
più popolari. Per informare Israele che da stanotte salteremo
sulle ambulanze per dare una mano nei soccorsi, sperando che la
nostra presenza, in quanto internazionali, funga da minimo
deterrente a questi sanguinari crimini.
Anche se Israele mostra di non aver alcuna
remora in questi giorni a massacrare civili, semmai una remora
l'abbia mai avuta.
A volte quando ci troviamo fa di noi i
discorsi si fanno molti cupi, è probabile che alla fine di
questa massiccia terrificante offensiva, qualcuno di noi andrà
ad annoverare il drammatico conto dei morti, degli scomparsi.
Non ci pensiamo, andiamo avanti.
Se il mondo "civile" tace e volta
ignobilmente le spalle dinnanzi a questa tragedia, noi che ci
consideriamo ancora umani, membri di una sola stessa famiglia
che è l'umanità intera, faremo di tutto per fermare questa
emorragia, occorre far presto,
è un'emergenza.
Vik
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