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"Notizie dalla Terra Santa"

 

Anno VI - 2010

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Questa Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tutte le dichiarazioni degli autori nei testi citati, reputa che esse siano comunque utili fonti di informazione e riflessione.

Non omologati in alcun schieramento, in rispetto della libertà di pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo irrinunciabile e giusto dare spazio a molte voci del dissenso, altrove negate.

MO: BLITZ; ITALIANI STANNO BENE, MA RESTANO IN CARCERE.

ANSA, FRATTINI: HANNO RIFIUTATO IDENTIFICAZIONE, ISRAELE FACCIA PRESTO

 (Dell'inviata Flavia Ressmann) (ANSA) - GERUSALEMME, 1 GIU - Confinati in celle da due, al massimo quattro persone, in un centro di detenzione nuovo di zecca costruito nel deserto del Neghev nella regione più meridionale di Israele, dopo essere stati tenuti in isolamento nel porto di Ashdod: è la sorte toccata ai sei attivisti italiani che facevano parte della flottiglia di aiuti per la Striscia di Gaza fermata in acque internazionali da un sanguinoso blitz israeliano.

 

Un destino comune a circa 500 persone, tanti sono i partecipanti alla spedizione Free Gaza finiti nel carcere di Ber Sheeva.

Fortunati, rispetto a quei dieci che hanno perso la vita, uccisi dagli 'uomini ranà, unità d'elite e fiore all'occhiello della Marina israeliana.

I nostri connazionali «stanno tutti bene, anche se scossi», ha rassicurato il console italiano a Tel Aviv Gloria Bellelli che, in tarda mattinata, insieme ai rappresentanti diplomatici di tutti i pacifisti messi dietro le sbarre ha potuto varcare i cancelli del carcere ed assicurasi di persona delle loro condizioni.

 

È stato il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi - appena arrivata Gerusalemme per una visita che la porterà anche in Cisgiordania - a ricevere per prima la buona notizia.

Anche il Ministro degli esteri Franco Frattini ha assicurato che gli italiani «stanno bene» e che «non sono voluti andar via: hanno chiesto il processo di identificazione».

L'Italia, ha precisato, «ha chiesto a Israele di lasciarli andare via, ma senza identificazione è difficile».

Le procedure, comunque, ha assicurato, «si concluderanno nelle prossime ore».

 

Stanno bene, dunque, Manolo Luppichini (46 anni) documentarista, Manuel Zani (30 anni) videomaker romagnolo, Giuseppe Fallisi (50 anni) tenore di Milano, Marcello Faracci (italo-tedesco), Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin (italo-palestinese) e Angela Lano (47 anni) arabista e direttrice dell'agenzia Infopal ed unica donna del gruppo.

 

È lei «la più provata» dalla vicenda, ha riferito ancora il console.

Al momento del blitz nessuno di loro si trovava sull'ammiraglia del gruppo, il traghetto turco Mavi Marmara, dove è avvenuta la strage.

Il caso ha voluto che fossero tutti imbarcati su una nave del Togo, tranne uno di loro su una nave greca.

A questo punto ci vogliono «tecnicamente» tre giorni - ossia il tempo necessario al giudice per emettere la sentenza di rimpatrio obbligatorio - affinchè i sei possano tornare in Italia, ma secondo il ministro la vicenda si potrebbe sbloccare molto prima.

Tutti gli italiani (eccetto l'italo-palestinese) hanno rifiutato - come molte altre decine di attivisti- di essere espulsi con un provvedimento di polizia e sono stati quindi arrestati.

Dovranno ora attendere che sia un tribunale israeliano a esaminare il loro caso - e verosimilmente a confermare l'espulsione con una sentenza - prima di tornare in Italia.

Per accelerare il loro rimpatrio è intervenuto il ministro degli Esteri Franco Frattini che ha chiesto oggi al suo collega israeliano Avigdor Lieberman di «adoperarsi affinchè gli accertamenti» sui cittadini stranieri che hanno preso parte alla Flotilla «vengano conclusi al più presto», in modo tale che «i fermati possano lasciare Israele».

 

«Ridicolo» - ha definito lo staff di Freedom Flotilla Italia - il capo di imputazione di cui sono accusati i pacifisti.

Come può trattarsi di «ingresso illegale nel paese» se «sono stati rapiti a 75 miglia dalla costa e portati via a forza, contro la propria volontà, in territorio israeliano delle forze armate dello Stato di Israele. È un'accusa ridicola che suona come un oltraggio all'intelligenza di chiunque e uno sfregio al diritto internazionale».

In attesa che la situazione si sblocchi il console Bellelli insieme ai colleghi diplomatici che oggi hanno visitato i detenuti in carcere hanno deciso di intraprendere un'azione congiunta per recuperare i beni personali degli attivisti rimasti sulle navi.

Per loro, senza i cellulari rimasti sulle navi, non è possibile comunicare con il mondo esterno.

 

(ANSA). RF 01-GIU-10 20:07 NNN
 

Link a questa pagina: http://www.terrasantalibera.org/ansa_1giugno2010.htm

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