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Vi chiedo di acconsentire alla mia richiesta, signor
presidente, perché quanto è successo a Gaza, e più in
generale, la sorte toccata al popolo arabo della Palestina
da sessanta anni in qua, ha screditato ai miei occhi Israele
come centro della memoria del male fatto agli ebrei, e
dunque all'umanità intera.
Vedete, fin dalla mia infanzia, io ho vissuto circondato da
sopravissuti ai campi della morte. Ho visto i numeri tatuati
sulle loro braccia, ho ascoltato il racconto delle torture,
ho conosciuto i lutti indicibili e ho condiviso i loro
incubi.
Bisognava, così mi hanno insegnato, che questi crimini non
si ripetessero mai più; perché mai più doveva accadere che
uomini, forti della loro appartenenza ad una etnia o ad una
religione avessero in disprezzo altri uomini, e si facessero
beffe dei loro diritti più elementari come quello di vivere
una vita dignitosa in sicurezza, libertà, e con la luce, sia
pur lontana di un futuro di serenità e di prosperità.
Ma, signor presidente, io devo constatare che nonostante le
decine di risoluzioni prese dalla Comunità internazionale,
malgrado la palese evidenza dell'ingiustizia perpetrata nei
confronti del popolo palestinese dal 1948, nonostante le
speranze sorte a Oslo e nonostante il riconoscimento del
diritto degli ebrei israeliani a vivere in pace e in
sicurezza, sovente ribaditi dall'Autorità palestinese, le
sole risposte date dai governi successivi del vostro paese
sono state la violenza, il sangue versato, la reclusione, i
controlli incessanti, la colonizzazione e i saccheggi.
Mi direte, signor presidente, che è legittimo, per il vostro
paese, difendersi da chi lancia razzi su Israele, o contro i
kamikaze che uccidono molti israeliani innocenti. A ciò
risponderò dicendo che il mio sentimento di umanità non
varia a seconda della cittadinanza delle vittime.
Invece, signor presidente, voi dirigete le sorti di un paese
che pretende, non soltanto di rappresentare gli ebrei nel
loro complesso, ma anche la memoria di quelli che furono le
vittime del nazismo.
Questo mi riguarda ed è per me
insopportabile. Conservando nel Memorial di Yad Vashem, nel
cuore dello Stato ebreo, il nome dei miei congiunti, il
vostro Stato tiene prigioniera la mia memoria familiare
dietro il filo spinato del sionismo per farne l'ostaggio di
una cosiddetta autorità morale che commette ogni giorno quel
crimine abominevole che è la negazione della giustizia.
Quindi, per favore, cancellate il nome di mio nonno del
santuario dedicato alla crudeltà fatta agli ebrei
perché
essa non giustifichi più quella fatta ai palestinesi.
Con i miei rispettosi saluti Jean-Moïse Braitberg
(scrittore)
Link originale :
www.associazionezaatar.org/index.php?option=com_content&task=view&id=503&Itemid= 1
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/cancellatemiononno.htm
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