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Chi si occuperà dei bambini traumatizzati di Gaza?
Padre Manuel Mussallam
(sacerdote cattolico
di Gaza)
parla.
Intervista di Anne Guion il 20
gennaio 2009 - Traduzione di Anissa
ASSOCIAZIONE ZAATAR,
13 febbraio 2009
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Padre Manuel Mussallam dirige una delle tre scuole cristiane
del territorio, accoglie 1200 scolari. Sono le sole scuole miste
della città dove i ragazzi dei 3000 cristiani di Gaza vengono
istruiti. Raggiunto per telefono lunedì 19 gennaio, dopo averlo
già incontrato nell’Aprile 2008, al momento del nostro report
sulla spiaggia di Gaza, unico luogo di svago per gli abitanti di
Gaza.
Domenica scorsa ho celebrato la mia prima messa dopo l’inizio
della guerra; c’erano una sessantina di persone, dopo abbiamo
fatto un giro in macchina per renderci conto delle distruzioni:
hanno bombardato la Corte di giustizia, delle località antiche
registrate come patrimonio dell’UNESCO. I vetri delle finestre
delle case sono stati spazzati via, la gente vive nel freddo.
Nelle strade i passanti sono tristi, nessuno parla, alcuni
giovani, stravolti, sono seduti sul bordo delle strade per
vedere il sole che non hanno visto da tre settimane. Non ci sono
bambini nelle strade; queste sono tutte dissestate.
La maggior parte delle vittime sono civili: bambini, vecchi e
donne tutti disarmati; la gente di Gaza ha cercato di trovare
rifugio presso amici di famiglia. Hanno vissuto questi 22 giorni
rintanati a casa senza acqua, senza elettricità con la paura. La
vita era già difficile a Gaza, ma nessuno era abituato ad una
tale brutalità. Gli aerei F-16 e gli F-32 hanno sganciato delle
bombe distruggendo edifici di 5-6 piani, riducendo in polvere
delle abitazioni. La popolazione è stanca, traumatizzata. Gli
Israeliani hanno utilizzato delle armi che hanno bruciato
atrocemente i corpi, hanno stipato le persone nelle scuole
dell’Unrwa, negli stabilimenti dell’Onu; in una
classe vi erano da 50 a 60 persone: donne, uomini, bambini tutti
insieme. Non c’era niente da mangiare, né da bere, né per
lavarsi durante i 22 giorni. La sola acqua da bere era quella
salata del mare. A causa della paura i bambini traumatizzati
facevano pipì al letto più volte durante la notte; non c’era
acqua per lavare i loro abiti, né c’erano materassi di ricambio.
Non vi era modo di riscaldare i biberon per i lattanti. Hanno
tolto loro l’umanità. Durante gli attacchi, chi usciva a cercare
cibo o acqua rischiava la vita.
La casa delle suore del rosario, dove vivono due religiose
francesi e una italiana, è stata colpita da tre missili; per
fortuna le suore erano appena partite per Gerusalemme. Quattro
missili sono stati lanciati sulla scuola da me diretta. Una
bomba nel cortile è ancora fumante; noi non possiamo rimuoverla.
Qui non vi sono sminatori che potrebbero fare il lavoro. Non c’è
lezione a scuola, ma i vicini hanno paura che quella bomba
esploda. Non ho notizie dei miei allievi e delle loro famiglie,
le comunicazioni sono difficili. So soltanto che una delle mie
allieve cristiane è morta; si chiamava Christine, aveva 16 anni
e frequentava la decima classe. Stava a casa sua quanto un F-16
ha lanciato un missile contro la casa vicina ed è morta per la
deflagrazione.
Vicino al mare c’era un parco con degli alberi e dei giochi per
i bambini. I carri armati israeliani vi sono entrati, hanno
sradicato gli alberi e distrutto i giochi. Perché? E’ la domanda
che tutti si pongono. Quando un bambino a scuola da uno schiaffo
ad un altro, la prima cosa che il Direttore gli chiede è:
perché? Perché la comunità internazionale non ha mai posto la
domanda ai Palestinesi che lanciano i razzi su Israele? Essa non
ha mai realizzato che quelli che lanciavano dei razzi erano
senza avvenire, senza lavoro e senza cibo. Io condanno la
violenza, ma dal 2002 i razzi hanno ucciso 10 israeliani. La
legge del taglione vuole che per vendicare queste 10 persone
Israele ne uccida 1300 e ne ferisca 5000? La maggior parte dei
feriti sono mutilati, mani e piedi e con le gambe rotte. Chi si
farà carico delle persone handicappate? Chi si farà carico dei
bambini traumatizzati? Qui non abbiamo delle persone competenti
per questo; se ci rendiamo conto che per ogni morto, per ogni
ferito sono coinvolte una cinquantina di persone: famiglia ed
gli amici. Ciò significa che tutta la striscia di Gaza ne rimane
colpita. Perfino nei cimiteri le bombe hanno rivoltato la terra
e dissotterrato i cadaveri. Gli abitanti di Gaza non trovano più
posto per seppellire i loro morti. Alcuni hanno riaperto delle
tombe recenti per
deporvi 3 0 4 corpi.
Sono cristiano, non posso incitare alla violenza, sono contro la
guerra, ma oggi come prete le parole di perdono e di carità mi
vanno di traverso in gola e vi restano prigioniere. Ma, chi può
sentirle oggi?
Link originale :
www.associazionezaatar.org/index.php?option=com_content&task=view&id=519&Itemid=1
Link a questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/chisioccuperabambinigaza.htm
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