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CI RISIAMO COL
NUCLEARE
(...mentre la Germania sta per
partire con il progetto Desertec...)
di Gianfredo Ruggiero - 28
marzo 2010
Dal disastro di Cernobyl sono passati 24 anni; la tecnologia in campo
nucleare ha fatto notevoli progressi, si parla di reattori di
terza/quarta generazione che, assicurano gli esperti, saranno più sicuri
e affidabili di quelli attuali e, cosa non da poco, produrranno meno
scorie, oltretutto riciclabili.
Di fatto ci chiedono un atto di fede visto che a tutt’oggi queste
centrali esistono solo sulla carta.
Nessun passo avanti è stato invece fatto per risolvere il problema del
trasporto e dello stoccaggio delle scorie radioattive che rimangono
letali per millenni. Alla domanda: "come si pensa di affrontare la
questione?" La risposta stizzita degli ingegneri nuclearisti è sempre la
stessa: ci penseremo!
E’ da quando è stato attivato il primo reattore nucleare negli anni
cinquanta che ci stanno pensando. Intanto a seguito del "piccolo"
incidente di Chernobyl del 26 aprile 1986 migliaia di persone sono morte
e altre ne moriranno, almeno fino al 2060 secondo uno studio di Carlo
Rubbia.
Il governo di destra sull’onda emotiva dei rincari petroliferi, ora
rientrati, e dietro pressione della lobby nucleare, parla di costruire
da 4 a 30 nuove centrali. Le vecchie, che dovevano essere demolite
vent’anni fa e i rifiuti radioattivi messi in sicurezza, sono invece
ancora là in balia di sè stesse, in tutta la loro pericolosità. Vere e
proprie bombe ecologiche.
Dopo 20 anni, e qualche figuraccia come quella di Scanzano Jonico dove
il governo Berlusconi (ancora lui) è stato costretto a furor di popolo a
fare dietro front, non è stato ancora trovato un sito dove stoccare i
rifiuti radioattivi. Scorie che, come sanno anche i sassi, ma che
politici e scienziati filo-nucleare fingono di ignorare, rimangono
letali per millenni.
Un altro aspetto su cui si tenta di sorvolare è quello della fonte.
L’uranio non solo è in pochissime mani (si passerebbe dalla dipendenza
da petrolio a quella da uranio), ma è oltretutto scarso e, se fosse
pienamente utilizzato dai quei paesi che dispongono di un gran numero di
centrali, si esaurirebbe nel giro di pochissimi anni.
Tralasciamo poi le considerazioni di ordine morale in quanto il plutonio
239, ricavabile dal decadimento dell’uranio, è utilizzato come
detonatore per la bomba al deuteruro di Litio (detta volgarmente bomba
H).
Tornando all'Italia la soluzione, per un Paese come il nostro ricco di
fonti energetiche naturali ed inesauribili, c’è ed è a portata di mano,
basta seguire l’esempio della Spagna che produce già il 25% del suo
fabbisogno energetico tramite fonti alternative ed ha in programma la
costruzione di 20 centrali ad energia solare che raddoppieranno la
produzione pulita d’elettricità; l'Austria produce già ora il 60% del
fabbisogno nazionale da fonti rinnovabili; la Germania e la Svezia si
accingono a ridimensionare pesantemente il loro programma nucleare a
favore dell’energia pulita. In America non si costruiscono nuove
centrali da almeno dieci anni.
Non solo: nel silenzio totale dei media italiani in Germania sta per
partire il progetto Desertec per la costruzione di una immensa centrale
solare nel deserto del Sahara in grado di produrre almeno il 15% del
fabbisogno energetico di tutta l'Europa entro il 2025. Secondo gli
esperti di Siemens, una superficie di 300 chilometri quadrati nel
Sahara, dotata di specchi parabolici, potrebbe essere sufficiente a
coprire il fabbisogno energetico di tutto il pianeta.
Mentre noi perdiamo tempo e sprechiamo denaro con le centrali nucleari,
i tedeschi si preparano a cambiare il mondo.
"Il sole - ricordano in una petizione oltre 600 docenti e ricercatori
italiani - è una stazione di servizio inesauribile che in un anno invia
sulla Terra una quantità di energia pari a diecimila volte il consumo
mondiale".
Se solo la metà dei fondi attualmente utilizzati per la ricerca nucleare
fossero destinati allo sviluppo delle fonti pulite e rinnovabili di cui
il nostro Paese è ricco, l’Italia (il paese del Sole) in poco tempo
potrebbe raggiungere la piena autosufficienza energetica, senza alcun
pericolo e a costi contenuti, attraverso grandi centrali termodinamiche
e la diffusione dei pannelli fotovoltaici sui tetti delle case e dei
capannoni industriali.
Il problema per il nostro sciagurato paese è che per approntare un
programma serio di riconversione energetica associato ad una politica di
riduzione dei consumi è necessaria la presenza di uno Stato che sappia
agire nell’esclusivo interesse della Nazione. Invece ci ritroviamo ad
essere governati da partiti e politici sempre in cerca di scorciatoie.
Per loro è più facile costruire una trentina di centrali nucleari e nel
contempo soddisfare gli appetiti dei soliti gruppi industriali che hanno
il monopolio della costruzione e conduzione delle cattedrali energetiche
(da cui trarre magari qualche beneficio economico, come spesso accade
nei grandi appalti), che ridurre i consumi e avviare un responsabile
piano energetico finalizzato all’autosufficienza. Tanto le conseguenze
le pagheranno le generazioni future.
Gianfredo RUGGIERO
(presidente del Circolo Circolo Excalibur - Varese)
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