Dal mare di Gaza una
lezione per l'Europa
Francesco Mario Agnoli -
Identitaeuropea.it - giugno 2010

Mi è stato chiesto di collaborare
con uno scritto alla prima e inaugurale uscita del rinnovato “sito” di
Identità Europea, in particolare commentando il sanguinoso attacco
dell'esercito e della marina israeliana alla “Freedom Flotilla”, il
piccolo gruppo di sei navi, battenti in maggioranza bandiera turca, ma
noleggiate da organizzazioni pacifiste internazionali con l'intento di
portare soccorsi umanitari (soprattutto medicinali e sanitari al milione
e cinquecentomila palestinesi tenuti rinchiusi da Israele nella prigione
a cielo aperto di Gaza).
Chi mi ha rivolto l'invio è perfettamente consapevole delle difficoltà
che incontra chiunque si occupa di simili argomenti senza adeguarsi ai
canoni della politically correctness e che in questo modo il sito entra
nel numero di quelli “particolarmente nocivi” presi di mira dalla lobby
guidata dalla parlamentare Fiamma Nirenstein, tutti, quindi, e rischio
di essere al più presto silenziati.
Del resto è proprio dall'on. Nirenstein che intendo prendere le mosse e
dall'operazione da mesi iniziata, soprattutto a livello parlamentare e
nelle stanze del potere, dalla lobby di cui è, a livello politico e
mediatico, la maggiore esponente, per ottenere, all'insegna della lotta
all'antisemitismo, una legge che autorizzi la Polizia Postale a ridurre
al silenzio, oscurandoli, i siti internet sgraditi al governo sionista e
ai suoi partigiani italiani. In particolare questi ultimi non si davano
pace per non essere ancora riusciti ad ottenere l'abrogazione dell'art.
21 della Costituzione, che, grazie all'opera di alcuni sprovveduti Padri
costituenti, ha garantito finora a tutti il diritto di “manifestare
liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro
mezzo di diffusione”, ma la Nirenstein e i suoi consiglieri si sono
persuasi che, in attesa della repressione penale, quella in via
amministrativa (tramite, appunto, mobilitazione, della Polizia Postale)
può riuscire più pronta ed efficace.
Si tratta di iniziative tutt'altro che velleitarie, dal momento che già
hanno portato all'audizione di presunti esperti (chissà perché tutti
filoisraeliani) davanti a varie commissioni parlamentari (Affari
Costituzionali, Interni, Affari Esteri), tanto che, grazie anche al
pompaggio pubblicitario di RaiNews24, l'oscuramento almeno dei siti
ritenuti “più nocivi” dai sionisti nostrani sembrava ormai questione di
giorni.
Ad ostacolare il cammino trionfale della Nirenstein è intervenuto, nella
notte fra il 30 e il 31 di maggio, il massacro, ad opera dei soldati
israeliani, dei pacifisti della Freedom Flotilla, che non mi fermerò a
descrivere, perché, siano stati dieci o più gli assassinati, trenta o
più, o meno, i feriti, quanto è accaduto è ormai sotto gli occhi di
tutti, perfino, grazie al ritardo della lobby parlamentar-sionista nella
preparazione del “silenziatore”, dei cittadini italiani, che, se
frequentano la ”rete”, hanno addirittura potuto leggere (il problema è
“fino a quando?”) i comunicati dell'associazione cristiana,
filopalestinese TerraSantaLibera.Org.
Qualche parola invece a proposito delle versioni dei principali
esponenti del governo israeliano. Il premier Benjamin Netanyhau ha dato
piena approvazione, (a parte l'ipocrita “rammarico per le vittime”) al
comunicato dell'esercito, secondo il quale «Durante l'intercettazione i
dimostranti a bordo hanno attaccato il personale navale dell'Idf con
armi da fuoco e armi leggere, incluso coltelli e bastoni. Inoltre una
delle armi usate era stata strappata a un soldato dell'Idf. Come
risultato di questa attività violenta, le forze navali hanno usato
strumenti antisommossa, comprese armi da fuoco».
Il ministro della Difesa, Ehud Barak, è andato ancora oltre, attribuendo
l'intera responsabilità dell'accaduto ai promotori dell'iniziativa,
mossi non da intenti umanitari, ma dalla provocatoria volontà di rompere
il blocco navale intorno a Gaza. Un suo collaboratore ha spiegato che
“il mandato ai soldati era che si trattava di un'operazione di polizia”.
Ben diverse le ricostruzioni dei funzionari turchi e ciprioti, che,
avendo controllato navi e passeggeri alla partenza della flottiglia dai
loro porti, hanno escluso la presenza a bordo di armi da fuoco, il che è
sostanzialmente confermato anche dal comunicato militare, che, per darsi
una parvenza di credibilità, si è spinto fino ad ammettere la scarsa
professionalità di due soldato israeliani tanto “pirla” da lasciarsi
sottrarre la pistola.
Del resto è noto che quando si tratta di mentire gli israeliani non ci
vanno per il sottile, tanto che per respingere i soccorsi della Freedom
Flotilla non hanno temuto di esporsi al ridicolo universale, dichiarando
che i palestinesi della Striscia dispongono di ogni ben di Dio. Ecco al
proposito come la Custodia di Terra Santa (che non è parte in causa)
descrive la situazione della piccola comunità cattolica della chiesa
parrocchiale di Gaza “La sacra Famiglia”: “A causa del pesante blocco
israeliano della striscia di Gaza l’economia ristagna e la
disoccupazione e la povertà sono estremamente elevate. Mancano generi
alimentari, acqua pulita, assistenza medica, mentre abbondano la fame e
le malattie, con gravi conseguenze”. Appunto le mancanze cui la Flotilla
si proponeva di portare rimedio. E sarebbe stata comunque una goccia di
sollievo in un mare di sofferenza.
Ma ammettiamo pure che tutto sia andato come sostiene Netanyhau.
Dovremmo per questo concludere che l'equipaggio e i passeggeri di una
nave, una qualunque nave battente la bandiera di un qualunque paese
riconosciuto dalla comunità internazionale, che durante la navigazione
in mare libero si vedono aggrediti da elicotteri che calano sul ponte
una frotta di uomini armati fino ai denti e in assetto da combattimento,
non avrebbero diritto di opporre resistenza all'assalto piratesco con
tutti i mezzi a loro disposizione (nel caso solo bastoni - altroché le
mazze ferrate di cui ha cianciato il solito sionista di complemento – e
qualche coltello) solo perché i pirati indossano le divise dell'esercito
d'Israele?
Quanto all'intento dei pacifisti di rompere con la violenza il blocco
israeliano intorno a Gaza, questo, quanto meno all'inizio
dell'operazione, era tanto poco vero che non solo le Ong organizzatrici
della flottiglia, ma le stesse autorità turche avevano insistentemente
sollecitato gli israeliani a darle via libera, garantendone gli scopi
esclusivamente umanitari, di soccorso nei confronti di una delle
comunità umane più sventurate, infelici ed oppresse del globo (ma in
realtà è proprio questo che il governo sionista non si vuole sentire
dire sicché reagisce come un cane -feroce!- cui si è pestata la coda).
Per ciò che riguarda le operazioni di polizia qualcuno dovrebbe spiegare
a Ehud Barak e ai suoi collaboratori che queste sono possibili solo
nell'ambito del territorio e delle acque nazionali.
Del resto si può andare ancora oltre, perché sempre di aggressione e non
di operazione di polizia si tratterebbe anche se fosse avvenuta
all'interno delle acque territoriali di Gaza dal momento che realtà
Israele non ha alcun diritto di mantenere il blocco. E' ben vero che lo
status internazionale della Striscia è dubbio e che gli accordi di Oslo,
intercorsi nel 1994 fra Israele e l'Olp, assegnano al primo il controllo
militare dei suoi confini, dello spazio aereo e delle acque
territoriali, ma “controllo militare” ha un significato ben preciso e
certamente non autorizza nessuna forma di blocco economico. D'altra
parte nel gennaio 2008 l'allora ministro degli esteri israeliano, Tzipi
Livni, dichiarò testualmente (all'evidenza per sottrarsi agli obblighi
che le convenzioni internazionali attribuiscono agli Stati occupanti)
che la Striscia non è più territorio occupato. Ne consegue puramente e
semplicemente che ogni azione di Israele contro e, comunque, ai danni
degli abitanti di Gaza, anche quando non vi siano (caso raro!) morti, è
sempre e comunque illegittima.
Francesco Mario Agnoli
Fonte:
http://www.identitaeuropea.it/agnoli.html |