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IL NUOVO [DIS]ORDINE MONDIALE:
dalla dissocietà alla
dissociazione
DON CURZIO NITOGLIA -
13 luglio 2010
http://www.doncurzionitoglia.com/nuovo_dis_ordine_mondiale.htm

“La vita ebraica è composta da
due elementi: arricchirsi e protestare”
(Nahum
Goldmann, Le paradoxe juif, Parigi, Stock, 1976, p. 67).
L’impasse
ebraica: “un passato che non passa” (la shoah)
e “un
futuro che non arriva” (il falso “messia”)
Il dramma attuale
del giudaismo, che sembra essere giunto allo zenit ed aver iniziato la
sua discesa, è quello di essere tirato verso due parti opposte (come un
torturato legato a due cavalli, che corrono uno verso nord e l’altro
verso sud): il passato e il futuro, ma vissuti in maniera innaturale,
poiché per definizione il passato è passato, andato via, finito, e il
futuro presto o tardi si avvicina e si rende presente e la memoria
perenne e costante della shoah è un “passato che non passa”, mentre
l’attesa talmudica del messia è sempre in fieri. Ciò impedisce
all’ebraismo di vivere nel momento presente: schiavo del passato sempre
incombente e vittima del futuro mai prossimo, esso vive fuori della
realtà.
David Banon ha scritto
che la speranza futura messianica è l’essenza stessa del
giudaismo attuale sino al punto che, se il messia dovesse arrivare
realmente e cessasse la speranza futura, crollerebbe l’edificio
intero del talmudismo rabbinico.
Senza
Padre né messia e con una matrigna
Questo stato
d’essere è patologico ed è aggravato, come ha scritto il famoso medico
francese
André Bergevin,
dal fatto che il giudaismo
talmudico o post-biblico è senza Dio-Padre
e schiavo di una madre iper-protettiva: la sinagoga rabbinica. Secondo
il professor Bergevin il giudaismo attuale mostra tutti i sintomi di un
disagio profondo e interiore, propri di un orfano tirannizzato da una
matrigna e perciò asociale e dissociato.
Parricida
e matricida
Sigmund Freud
ha
trattato, fondandosi sul
Talmud, il problema del desiderio anarchico del giudaismo di uccidere
l’Autorità, il Padre (Dio) e la madre (sinagoga), mascherandolo
dietro apparenze di scientificità medica, (quasi totalmente assente nel
freudismo),
parlando di “complesso di Edipo e di Elettra”. Il nichilismo
post-moderno (Marx e Freud) ha eretto a sistema filosofico ciò che vi è
di più basso nella scala dei valori umani (materia e istinti). La Scuola
di Francoforte (Teodoro Adorno, Herbert Marcuse, Wilhelm Reich, Erich
Fromm, Jürgen Habermans) e lo Strutturalismo francese (Claude
Levy-Strauss, Jean Paul Sartre, Jacques Lacan, Louis Althusser) si son
serviti del marxismo psicanalitico e selvaggio per distruggere, in
maniera parossistica a partire dal 1968, i valori europei.
Elisabeth Badinter
ammette che «il XX secolo
ha segnato l’ora della morte dei valori virili dell’Europa, che erano
arcaici».
Wilhelm Reich dal canto
suo commenta: «la mentalità familiare patriarcale e la mentalità mistica
sono i fondamenti della psicologia di massa del nazionalismo fascista».
Delirio
di onnipotenza
Al tempo stesso,
però, il giudaismo è anche vittima di un delirio di onnipotenza,
poiché si ritiene ancora l’eletto, il superiore e il prediletto tra
tutti i popoli. Martin Buber
scrive: «l’umanità ha bisogno del giudaismo, perché esso è
l’incarnazione delle più alte aspirazioni dello spirito»,
ed Emmanuel Lévinas
continua: «L’ebraismo è necessario all’avvenire dell’umanità […], esso è
come una scala vivente che raggiunge il cielo».
Il fatto che l’ebraismo odierno sia “senza Padre”, come scrive Bergevin,
è confermato da Bernard-Hernry
Lévy, il quale spiega come il giudaismo più che una religione
sia una «costituzione, nel senso stretto, politico e sociale, che
tiene unito un popolo. […]. Quindi l’ateismo non è un problema per il
giudaismo».
Dominio
mondiale
Lo scopo
dell’Israele post-cristiano è quello di conquistare il mondo intero, di
instaurare un regno universale su tutto il globo.
Pierre Lévy spiega che
«gli ebrei possono essere di destra o di sinistra, liberali, marxisti o
ortodossi, credenti o atei, ma non possono non essere partigiani dell’Impero
globale d’Israele».
Questa è l’unità del giudaismo rabbinico, apparentemente differenziato
ma sostanzialmente uniforme; essa è una “utopia di cui l’ebraismo vive”
e tale scopo sta per essere raggiunto con il mondialismo, la
globalizzazione e il “Nuovo Ordine Mondiale”, che hanno avuto il loro
exploit con le due guerre del Golfo persico (1990, 2003), ma che
hanno segnato anche l’inizio della discesa degli Usa e probabilmente -
nell’immediato - anche quella d’Israele, che si appresta ad affrontare
militarmente Iran, Turchia, Libano, Siria e Palestina.
Finis
Americae?
Maurizio Blondet
scrive: «solo dieci anni fa l’America si celebrava come l’unica
superpotenza rimasta. […]. Il sistema sovietico era crollato perché
sbagliato (e lo era realmente), dunque il sistema
capitalista-finanziario e liberista americano s’era definitivamente
confermato come vero perché vincente nella storia. Il capitalismo era lo
stato definitivo dell’umanità, di cui nulla di migliore poteva essere
pensato. […]. L’immensa potenza militare accumulata nella guerra fredda
si traduceva per la prima volta in una superiorità senza pari.
[…]. Una finestra di opportunità da sfruttare, per conquistare nuove
posizioni nel pianeta. […]. Nel 2002 i neo-con alla Casa Bianca (Cheney,
Wolfowitz, Rumsfeld) dichiararono di riservarsi, con l’operazione contro
l’Iraq, denominata da loro stessi “terrore infinito”, “l’uso
della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza di
qualunque Stato” giudicassero minaccioso. […]. Questo sistema di
credenze è l’aspetto ultimo di quella malattia del pensiero che è
l’americanismo: la fede che la forza bruta, il gigantismo, la
tecnologia e il “mercato” bastassero a risolvere tutti i problemi.
Dieci anni dopo l’americanismo è incappato nei suoi tre problemi
insolubili, che ne stanno provocando il crollo. Il collasso globale dei
mercati, […] il disintegrarsi delle guerre d’aggressione, […] e da
ultimo, l’inarrestabile fuoriuscita di tonnellate di greggio nel Golfo
del Messico. Già alcuni la chiamano la Chernobyl di Obama. […]. Herve
Kempf, su Truthout, paragona l’America di Obama all’Unione
Sovietica di Gorbaciov».
Tra dieci anni cosa sarà successo? Il crollo dell’impero
israelo-americano? Tutto è possibile. “Chi vivrà vedrà”.
Progresso
all’infinito
Israele non può
fermarsi al punto in cui si trova, anche se è assai considerevole e
pregiato, poiché si fonda pure, come scrive
Gersom Scholem sul «mito
del progresso costante dell’umanità».
A partire dall’ottobre del 1917, data in cui nacque la rivoluzione
bolscevica in Russia
e lord Balfour promise un “focolare” ebraico indipendente in Palestina,
che divenne nel 1948 lo Stato d’Israele, il Sionismo non ha cessato di
avanzare a passi da gigante sulla via del messianismo secolarizzato o
del “paradiso in terra”, che ha avuto nel marxismo, nel liberalismo e
nell’attuale mondialismo le sue tappe più importanti e che, come nel
1917 rivelò
la Madonna a Fatima a tre
pastorelli, avrebbe portato alla apostasia, al castigo e poi al trionfo
del Cuore Immacolato di Maria.
È sorprendente notare che Pio
XII il 1° maggio del 1948 scrisse la sua prima enciclica sulla
Palestina (Auspicia quaedam), alla quale seguirono altre due. In
essa il Papa invitava l’episcopato del mondo intero a chiedere per il
mese di maggio del 1948 al Cuore Immacolato di Maria la pace per la
Palestina. Proprio dalla Palestina è sorto il movimento che si è
impadronito oggi di quasi tutto il mondo e che ci sta facendo scivolare
verso il “terrore infinito”.
Antropocentrismo panteistico
L’antropocentrismo
è uno dei fondamenti del talmudismo. Già nel 1902
Otto Weininger
confessava: «il giudaismo è stato sedotto assai sovente dalle concezioni
materialistiche e meccanicistiche, con l’esclusione della
trascendenza».
Come abbiamo visto sopra, «l’ateismo non è un problema per il
giudaismo»
ed ogni antropocentrismo o panteismo è un ateismo mascherato. Il “dio”
del giudaismo odierno, ossia post-cristiano, è Israele “padrone di
questo mondo”, una forma di immanentismo socio-politico e razziale,
caratterizzato dal più feroce anticristianesimo.
Albert Memmi ha scritto:
«Cosa significa il nome di “Gesù” per noi ebrei? La più grande impostura
teologica e metafisica della storia universale, uno scandalo, una
sovversione e una bestemmia. […]. Il “dio” dei cristiani è, in un certo
senso, il diavolo».
Come non vedere che il dialogo ebraico-cristiano è una contraddictio
in terminis? L’antropocentrismo, l’immanentismo, il razionalismo e
il naturalismo sono l’essenza della massoneria, la cui anima è la cabala
o mistica ebraica anticristiana. Padre
Giovanni Caprile scriveva
che il vertice del segreto massonico è la «divinizzazione dell’iniziato»
e che negli alti gradi delle logge si pratica un’«ammirazione, almeno
teorica, per Lucifero».
Purtroppo, col Vaticano II e il post-concilio, l’antropocentrismo ha
invaso anche l’ambiente cattolico.
Popolo
nomade, apolide e razzista
Nahum Goldmann
fa
dipendere dalla «doppia appartenenza» al Paese che lo ospita e allo
Stato d’Israele, la «contraddizione che tormenta l’ebraismo»
e ne fa un popolo in continuo movimento, senza vera Patria al di fuori
di Israele, ma al tempo stesso fornito di una identità etnica fortemente
razziale, per non dire razzista, che lo separa, lo isola da tutti gli
altri, attirando prima o poi la loro avversione. Questa intima
contraddizione Israele la porta anche attorno a sé e la trasmette ai
suoi vicini. Il mondo attuale, specialmente dopo il 1968, rappresenta il
Regno mondiale, quasi totalmente in atto, di Israele sulle Nazioni.
Esso è fatto di contraddizioni laceranti - a livello personale,
familiare e sociale - , che lo rendono una specie di “inferno sulla
terra”, una sorta di “Regno sociale di satana”, per sortire dal quale
l’uomo abbisogna della grazia sovrabbondante di Dio e, come insegna la
Storia sacra, di un terribile castigo come mezzo per uscire “a riveder
le stelle”. Purtroppo, in questo ultimo mezzo secolo, si è battuta,
anche in ambiente cattolico, la stessa strada della modernità
immanentista. L’aggiornamento e l’ammodernamento o lo
spurio connubio modernistico del cattolicesimo col mondo moderno
ha fatto sì che i sacerdoti e gli uomini di Chiesa, anche nelle più alte
sfere, non hanno più preceduto ma seguito il mondo e il popolo. Ne è
conseguita, oltre il relativismo teoretico, una diminuzione di austerità
ascetica, un enorme rilassamento di disciplina morale, che ha fatto
perdere stima al cattolicesimo anche da parte del popolo, il quale, a
causa dell’aggiornamento modernistico e secolaristico, disprezza gli
ecclesiastici, avendo scorto in essi maggiori manchevolezze, scadenza
di dottrina e di comportamento, normale e necessaria conseguenza
dell’ammodernamento o del voler piacere al mondo più che a Dio. Così
essi son diventati “spiacenti a Dio e a li nemici sui” (Dante,
Inferno, III, 63). L’esatto contrario di ciò che aveva auspicato
Pio XII nel messaggio
radiofonico “Au moment” del 26 luglio 1954 ai pellegrini francesi
presso il Santuario di Sainte Anne d’Auray in cui li invitava a
«respingere ogni pensiero malvagio, al coraggio di intraprendere grandi
cose, a vincere il rispetto umano, a vincere l’egoismo, a servire ed
obbedire pazientemente, […] ad amare la purezza, l’umiltà, la carità,
[…] a prendere in odio il peccato». Il Pontefice concludeva: «Quando il
consacrato a Maria vede l’Immacolata calpestare il serpente infernale,
non ha alcuna compiacenza per il male, ma è fiero di appartenere a Gesù
e a Maria».
La strada per uscire dall’attuale scristianizzazione, che va di pari
passo con la giudaizzazione del mondo, è quella di una vera e sana
“controriforma” che ritorni alla Tradizione divino-apostolica ed
abbandoni i rivoli inquinati della modernità.
Infatti l’aver accolto i principi teorici della modernità e
post-modernità ha condotto gli uomini di Chiesa a cadere nelle
conseguenze pratiche e immorali che stanno venendo ora a galla sia negli
Usa come in Belgio. Agere sequitur esse, modus agendi sequitur modum
essendi.
DON CURZIO
NITOGLIA
13 luglio
2010
Fonte:
http://www.doncurzionitoglia.com/nuovo_dis_ordine_mondiale.htm
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