Lunedì 26 Aprile 2010 -
di Luca
Mazzucato - Altrenotizie.org

New York. La
più grande banca d'affari americana è sotto inchiesta da
qualche settimana per la madre di tutte le frodi. Il Senato
americano ha rese pubbliche le email nelle quali i dirigenti
della banca discutevano come fare il pacco e il doppio pacco
ai loro investitori. Goldman Sachs avrebbe creato titoli
tossici dai mutui spazzatura e, mentre con una mano li vendeva
ai consumatori, con l'altra scommetteva sul loro crollo,
guadagnando miliardi e facendo scoccare la scintilla della
crisi. Le agenzie di rating erano parte integrante di quel
sistema di corruzione.
Il santuario della
finanza globale è oramai un fortino sotto assedio. L'accusa
dell'autorità di vigilanza di Wall Street è estremamente grave
perché cancella in un istante il mantra che ha fatto la
fortuna di Goldman Sachs: “il cliente prima di tutto.” Un
danno d'immagine difficile da recuperare, anche perché gli
esperti del settore fanno capire che si tratta solo
dell'inizio.
Finalmente si
comincia a capire come facesse la banca d'affari a macinare
utili quando tutto il mondo sprofondava insieme ai mutui
subprime. “Ecco, con parole loro, Goldman Sachs mentre prende
the big short, mentre scommette tutto contro il mercato dei
mutui,” dice il Senatore Levin, presidente della commissione
d'inchiesta del Senato USA che sta investigando sulle
responsabilità delle banche nella crisi.
“Banche
d'investimento come Goldman Sachs,” prosegue Levin, “non erano
semplicemente i creatori del mercato dei mutui, ma anche i
promotori di schemi che, mentre producevano utili per le
banche, allo stesso tempo facevano esplodere la crisi. Hanno
impacchettato mutui tossici all'interno di complessi strumenti
finanziari, hanno ottenuto dalle agenzie di rating compiacenti
il marchio AAA di totale affidabilità, li hanno venduti agli
investitori, amplificando e allargando il rischio a tutto il
mercato finanziario, tutto questo mentre scommettevano contro
gli stessi titoli che vendevano, mietendo profitti alle spese
dei loro clienti.”
Il Senato americano
ha reso pubbliche le email scambiate tra i dirigenti della
banca durante il periodo caldo del crollo dei mutui subprime
nel 2007. Questa corrispondenza elettronica apre uno spaccato
sul vero modus operandi del mondo della finanza, di cui
Goldman è il santuario per eccellenza. Vediamo alcuni estratti
delle conversazioni.
“Brutte notizie,”
scrive un impiegato della Goldman il 17 Maggio 2007, quando un
titolo che la Goldman aveva appena creato e venduto in calo fa
perdere alla banca 2,5 milioni di dollari. La riposta del
secondo impiegato è “Buone notizie... siamo protetti per 10
milioni... abbiamo guadagnato 5 milioni.” L'azienda ha preso 5
milioni scommettendo contro il titolo che aveva appena creato
e venduto. In poche parole, la Goldman Sachs si assicurava
(grazie all'AIG, il gigante assicurativo ora fallito proprio a
causa di queste polizze stipulate con Goldman) contro il
crollo dei titoli subprime che essa stessa vendeva.
Il 25 Luglio
successivo, il capo delle operazioni della banca scrive di
aver appena perso 322 milioni di dollari sui mutui
residenziali – ma guadagnato 373 milioni scommettendo sul loro
crollo. Venticinque minuti dopo la risposta del collega:
“Questo ti mostra cosa sta succedendo a quelli che non hanno
the big short,” ovvero quelli che non stavano scommettendo sul
crollo dei mutui. Soltanto in quella transazione Goldman Sachs
ha guadagnato 51 milioni di dollari. La voluminosa raccolta di
tutte le email è aperta al pubblico sul sito del Senato
americano.
La banca è sotto il
doppio fuoco del Senato e della Security and Exchange
Commission, che si gioca tutta la sua credibilità con questa
inchiesta. I controllori devono far dimenticare di aver chiuso
entrambi gli occhi per anni di fronte alle pratiche predatorie
delle banche d'affari e soprattutto devono rifarsi della
cantonata colossale presa con l'affare Bernie Madoff.
Il tempismo con cui è
stata aperta l'inchiesta è favorevole all'Amministrazione
Obama, che ha cominciato la discussione sulla riforma del
sistema finanziario. Prima della Goldman Sachs, la fallita
Lehman Brothers è stata passata ai raggi X e altre frodi
finanziarie sono state portate alla ribalta delle cronache. La
speranza è che queste inchieste servano a ricreare un momento
favorevole alla riforma, che era altissimo nel 2008, all'apice
della crisi, ma va scemando mentre l'economia americana
riprende a viaggiare. Obama ha dichiarato che non firmerà la
riforma se non conterrà regole precise per gli strumenti
derivati.
Fa una certa
impressione accorgersi come la Goldman Sachs abbia infiltrato
il sistema politico e finanziario dell'intero pianeta. Solo
alcuni esempi. In America, l'ultimo segretario del tesoro
dell'Amministrazione Bush Hank Paulson e il precedente
governatore del New Jersey Jon Corzine sono entrambi
ex-amministratori delegati della banca. La Goldman Sachs è
diretta responsabile, grazie ad un prestito, del disastro
finanziario del governo greco e anche Romani Prodi si è
rivolto alla banca americana durante il suo primo governo, per
un enorme prestito ponte che ci permise di entrare nell'euro.
Anche l'attuale governatore della Banca d'Italia Mario Draghi
ha lavorato per Goldman per tre anni a partire dal 2002.
Secondo il premio
Nobel per l'economia Paul Krugman, la parte più scandalosa
delle email rese pubbliche riguarda non le banche ma le
agenzie di rating Moody's e Standard & Poor's senza le quali
niente di tutto questo sarebbe potuto accadere. Il 93% dei
titoli finanziari, tutti basati sui mutui subprime, che
ottennero nel 2006 il massimo dei voti, l'ambito AAA, sono
stati declassati a titoli spazzature due anni dopo. Nelle
email dei dipendenti delle agenzie di rating si ripete spesso
la necessità di “massaggiare i subprime e i numeri AAA per
mantenere le quote di mercato,” e “discutere criteri di
aggiustamento” per decidere il valore di quei titoli “a causa
della minaccia continua di perdere affari.” Un vero e proprio
manuale su come falsificare il rating per massimizzare i
profitti dei clienti delle agenzie.
Krugman, dalle pagine
del New York Times, ha dichiarato che “una parte
troppo grande della ricchezza e del talento degli Stati Uniti
è stata usata per escogitare e vendere complessi sistemi
finanziari – sistemi che hanno la tendenza a far saltare
l'intera economia. Mettere fine questo stato di cose farà
sicuramente male all'industria della finanza. E allora?”