Anno IV,  Comunicato n. 46 // - 21 marzo 2009

 

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INTERVISTA CON IL DR. ALI FAISAL  

RESPONSABILE POLITICO DEL FRONTE DEMOCRATICO PER LA LIBERAZIONE DELLA PALESTINA  


di DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia Stampa "Islam Italia"

da Haret Hreik , Beirut sud - Libano


Il dr. Ali Faisal ci ha accolto negli uffici del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina all'interno del campo profughi di Mar Elias nel cuore della capitale libanese. Una lunga intervista per fare il punto della situazione dei palestinesi nel paese dei cedri a quasi due anni dai tragici fatti di Nahr el Bared e dell'insurrezione jihaidista del gruppo di Fatah al Islam che , per oltre tre mesi, ha tenuto militarmente impegnato l'esercito libanese occupando il campo profughi a nord di Beirut e attorno alla regione settentrionale di Tripoli. La presente intervista, rilasciata ai primi di settembre 2008 e integrata da alcune domande nel febbraio 2009 dopo i tragici eventi di Gaza, è stata realizzata in lingua francese.

 

1) D - Dr Faisal facciamo il punto della situazione generale dei palestinesi in Libano: qual'é attualmente il rapporto con le Istituzioni libanesi dopo i fatti di Nahr el Bared? 

1) R: "Voi sapete perfettamente che la situazione per i palestinesi del Libano non è delle migliori un pò come tutti i profughi palestinesi della diaspora. In Libano vivono circa 400.000 palestinesi che formano il 10% della popolazione di questo paese. Pur conoscendo il nostro status di rifugiati politici e le vicende storiche del recente passato i palestinesi hanno cercato di mantenere i migliori rapporti possibili con le autorità libanesi ma ancora c'é molto lavoro da fare per quanto riguarda i diritti civili del nostro popolo.

In Libano non abbiamo diritti civili e molte sono le limitazioni che la legge libanese ha imposto relegandoci spesso a cittadini di seconda categoria. Ai palestinesi a tutt'oggi non è concesso l'acquisto di beni mobili (recentemente è stata varata una legge che vieta anche i passaggi di proprietà ai palestinesi) il che costringe i più a vivere relegati nei campi profughi, oltre 73 professioni ci sono precluse, non ci sono diritti neanche nel settore dell'istruzione pubblica, nè quelli legati all'assistenza medica che - in massima parte - è gestita da organizzazioni non governative straniere che lavorano in stretto contatto con i principali gruppi politici che hanno la responsabilità dei campi profughi come assicurato dalla legge nazionale del 67 che ci autorizza a gestire autonomamente i 12 campi sparsi per tutto il paese. Possiamo dire che probabilmente in Libano i palestinesi vivono una situazione di perenne precarietà: si sopravvive soprattutto attraverso gli aiuti umanitari che arrivano attraverso la mediazione dell'UNRWA (United Nations Relief and Works Agency  ndr), alle rimesse delle famiglie palestinesi stanziate all'estero e appunto all'attività autonoma di o.n.g. Dovete inoltre tener presente che ai palestinesi in Libano risulta difficile anche poter emigrare. Da un lato ci è stato precluso il diritto al ritorno in Palestina , sancito dalla risoluzione 194 delle Nazioni Unite del 1948, anche se il governo libanese continua a considerare la nostra sistemazione come temporanea; dall'altro lato ottenere visti presso qualunque ambasciata straniera è praticamente impossibile per la maggior parte dei palestinesi che hanno passaporto da rifugiati e sono costretti a vivere giuridicamente in una condizione di semi-apolidità."

2) D - Il campo di Mar Elias , nella quale avete i vostri uffici politici, è uno dei più piccoli del Libano e si trova situato quasi al centro della capitale Beirut. Quali sono i problemi più urgenti per voi che vivete in questo campo-profughi, come avete vissuto i fatti di Nahr el Bared dell'estate 2007 e qual'è la vostra opinione sull'attività del governo libanese rispetto ai problemi dei profughi in generale?

2) R: "Mar Elias è sicuramente uno dei campi profughi più piccoli e quindi anche più facilmente controllabili da infiltrazioni di elementi che - come avvenuto a Nahr el Bared - hanno pensato di utilizzare la carta palestinese per destabilizzare ulteriormente il Libano. Noi del FDLP come tutti gli altri dirigenti politici delle diverse organizzazioni della Resistenza ci siamo opposti fin dall'inizio a qualsiasi tentativo di strumentalizzazione della questione palestinese e abbiamo sempre dichiarato che i palestinesi del Libano non avrebbero preso parte alcuna alle diatribe politiche interne. A Mar Elias vivono circa 9000 persone la maggioranza sono anziani e bambini. Come avrete visto visitando il campo molti sono i problemi che ci troviamo ad affrontare nella quotidianità: dalla mancanza di energia elettrica alle risorse idriche spesso scarse passando per la distribuzione degli aiuti umanitari e finendo con quelli relativi all'istruzione per l'infanzia. L'UNRWA a creato scuole primarie destinate alla scolarizzazione dei bambini ma , rispetto alle scuole pubbliche libanesi, soffriamo di sovrannumero: spesso anche 60 bambini per classe. E il problema si pone ancor più nettamente a livello di scuola secondaria. Le conseguenze di questa situazione sono quotidianamente vissute sulla pelle da ogni singolo appartenente alla comunità palestinese che spesso si ritrova, come dicevo prima, a vivere una condizione di costante precarietà e ghettizzazione in seno alla società libanese: i salari , che sono già bassi per molti libanesi, sono ridotti ai minimi e i lavoratori palestinesi spesso devono accettare qualsiasi condizione se vogliono trovare un impiego. Per questo motivo il tasso di disoccupazione tra i palestinesi è elevato. Per quanto riguarda direttamente l'attività dell'esecutivo libanese noi abbiamo sempre cercato di trovare punti d'intesa su qualsiasi questione affrontando i diversi problemi con spirito di collaborazione costruttiva. Va detto che la rivolta di Nahr el Bared di un'anno e mezzo fa non ha aiutato i cittadini palestinesi nè la nostra causa provocando notevole apprensione nell'opinione pubblica libanese. Le organizzazioni politiche palestinesi hanno fin dall'inizio preso posizione contro le violenze e gli atti di terrorismo commessi da Fatah al Islam cercando di mediare tra le autorità di Beirut, l'esercito libanese da una parte e la necessità di evacuare i civili palestinesi rimasti intrappolati all'interno del campo e di fatto prigionieri di una situazione che ha rischiato di aprire scenari davvero tragici per i palestinesi in Libano." 

3) D - Parliamo adesso della situazione di Nahr el Bared oggi: a distanza di un anno e  mezzo quale dr. Faisal la vostra opinione su quella rivolta e soprattutto cosa pensate dei rallentamenti che finora hanno impedito ai profughi di far ritorno alle loro case? 

3) R: "Nahr el Bared rappresenta una ferita ancora aperta nei rapporti tra esecutivo e società libanese e palestinesi in Libano. Ancora non è chiaro quale sarà il futuro per i circa 30mila civili palestinesi sfollati durante gli scontri ed esistono molti punti oscuri sul futuro di questo campo profughi. A distanza di un anno dalla fine dei combattimenti non sono ancora cominciati i lavori di ricostruzione e le stesse agenzie internazionali che si occupano della situazione hanno espresso i loro timori sulla reale volontà delle autorità libanesi di autorizzare la ricostruzione e il ritorno dei profughi nelle loro case. I timori in questo senso esistono ed è necessario che siano intrapresi tutti i passi necessari per accelerare i lavori: c'é il rischio che si possa ripetere una nuova Taal el Zaatar. Il governo libanese aveva assicurato lo stanziamento di 44 milioni di dollari per la ricostruzione ma ancora non si è visto niente. Inoltre dobbiamo sottolineare che se da un lato c'è stato un notevole sforzo per lanciare appelli alle organizzazioni internazionali è anche vero che è mancato un coordinamento tra tutte queste iniziative e la stessa UNRWA ha escluso quei gruppi non collegati alle Nazioni Unite. Per quanto riguarda poi il campo a Nahr el Bared ci sono ancora stanziati reparti dell'esercito libanese , poche sono le famiglie che hanno avuto l'autorizzazione a rientrare e tra queste chi è tornato ha soltanto potuto constatare i danni prodotti dai combattimenti alle proprie case e far ritorno all'altro campo di Beddawi dove sono attualmente stanziati. Beddawi con i suoi 15mila profughi è dall'estate 2007 al limite della capienza e la situazione sia per quanto riguarda i servizi sanitari che per tutte le altre questioni pratiche è precaria. A Beddawi i profughi vivono in condizioni spesso disumane: costretti a dormire per terra o a trovare un posto-letto dov'é possibile, con servizi al limite del tollerabile. Anche i progetti internazionali che sono stati proposti trovano difficoltà di applicazione sia per la situazione reale che per impedimenti burocratici. Il premier Siniora ha assicurato che la ricostruzione di Nahr el Bared verrà ultimata anche se non si capisce esattamente nè quando nè come: sono previsti una serie di interventi mirati che dovrebbero assicurare il ritorno completo e l'efficienza abitativa del campo entro il 2010 ma i dubbi che ciò sia realizzabile entro quella data rimangono." 

4) D - Tornando alla situazione interna al panorama politico palestinese in Libano qual'è la vostra opinione sui fatti di Gaza, quale ripercussione hanno avuto e com'é stata vissuta la recente aggressione contro la striscia di Gaza dai palestinesi del Libano? 

4) R: "Abbiamo sempre affermato noi del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina di agire esclusivamente per l'interesse generale della Palestina e al di là dei singoli interessi di fazione. Come organizzazione laica della Resistenza il FDLP ha sempre cercato di mediare qualsiasi divergenza sorta all'interno dell'Autorità Nazionale Palestinese tra i diversi partiti politici che compongono quest'organismo direttivo. In Libano i recenti fatti di Gaza, l'aggressione sionista contro i nostri fratelli palestinesi che vivono in quella situazione, sono stati vissuti con profondo dolore e partecipazione: sono state organizzate manifestazioni e iniziative di ogni genere per sostenere la Resistenza e i civili che fuggivano dai combattimenti. Abbiamo visto sostanzialmente riproporsi la stessa situazione vissuta in Libano due anni e mezzo fa , lo stesso scenario, le stesse vittime civili colpite barbaramente dall'attacco israeliano. Noi , come gruppo della Resistenza, ci siamo sempre appellati alle risoluzioni delle Nazioni Unite per rivendicare la nascita di uno Stato autonomo palestinese e continueremo a farlo sulla base del diritto internazionale che tutela i popoli oppressi e le minoranze aggredite. Quella lanciata dagli israeliani è l'ennesima aggressione contro una parte del nostro popolo ed è normale che il FDLP così come tutte le altre formazioni della Resistenza palestinese in Libano si siano espresse in favore dei miliziani e dei civili intrappolati nella Striscia di Gaza. La nostra posizione è chiara: se sarà possibile applicarle esistono delle precise risoluzioni delle Nazioni Unite che espressamente obbligano Israele ad abbandonare i territori occupati. Altrimenti è diritto dei palestinesi e di qualsiasi formazione della Resistenza palestinese di continuare a opporsi a queste ingiustizie consumate oramai da oltre sessant'anni nell'indifferenza generale dai dirigenti dello stato ebraico." 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia Stampa "Islam Italia"

da Haret Hreik , Beirut sud - Libano

Link a questa pagina : http://www.terrasantalibera.org/faisal_fdlp_dag.htm

 

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