|
Dopo Hiroshima e
Nagasaki, c'è stata Fallujah
di William Blum - 16/04/2010 - ComeDonChisciotte.org
Gli Stati
Uniti prendono molto seriamente la questione dei "bambini a tre teste"
Quand’è che
è iniziato tutto questo “Stiamo prendendo la Sua questione/chiamata/il
Suo problema molto seriamente”? L’incubo segreterie telefoniche? Mentre
aspetti all’infinito e l’azienda o l’ente governativa ti assicura che,
qualsiasi sia il motivo della tua chiamata, la prenderanno molto
seriamente. Che mondo caro ed altruista quello in cui viviamo.
Il mese
scorso, la BBC ha riferito che nella città irachena di Fallujah i
dottori stanno riportando un eminente livello di nascite di bambini
malformati, con alcuni che accusano le armi usate dagli Stati Uniti
durante la sua truce offensiva che nel 2004 lasciò gran parte della
città in rovine. “Fu come un terremoto” dichiarò nel 2005 al Washington
Post un ingegnere locale candidato ad un seggio dell’assemblea
nazionale. “Dopo Hiroshima e Nagasaki, c’è stata Fallujah”. Oggi, il
numero di cuori malformati tra i neonati pare essere 13 volte più alto
che in Europa.
Il
corrispondente della BBC ha inoltre rilevato nella città bambini affetti
da paralisi e disturbi celebrali e fotografato un neonato con tre teste.
Ha aggiunto aver sentito più volte funzionari a Fallujah ammonire le
donne a non aver figli. Un dottore ha paragonato dati riguardanti
nascite di bambini malformati precedenti al 2003, quando i casi erano
all’incirca uno ogni due mesi, ad oggi, quando invece vi sono casi tutti
i giorni. “Ho visto filmati di bambini nati con un occhio in mezzo alla
fronte, il naso sulla fronte” ha aggiunto.
Un
portavoce dell’esercito statunitense, Michael Kilpatrick, ha affermato
di prendere sempre in “serie considerazioni” le questioni riguardanti la
salute pubblica ma che, “Nessun studio ad oggi, ha evidenziato problemi
ambientali risultanti in specifici problemi sanitari”. [1]
Si
potrebbero scrivere volumi interi con tutti i dettagli degli orrori
ambientali ed umani che gli Stati Uniti hanno portato a Fallujah ed
altre parti dell’Iraq in questi sette anni d’uso di bombe al Fosforo
Bianco, Uranio impoverito, Napalm, bombe a grappolo, bombe al neutrone,
armi laser, armi a microonde ad alta energia e tante altre meravigliose
invenzioni dell’arsenale fantascientifico del Pentagono... la lista
degli abomini e delle mostruose maniere per morire è lunga, lunghissima,
la sfrenata crudeltà della politica americana, sconvolgente. Nel
Novembre del 2004, l’esercito statunitense colpì un ospedale a Fallujah
“perché l’esercito statunitense credeva fosse alla fonte di voci su
forti perdite”[2]. Alla pari della famosa ed egualmente gloriosa battuta
sulla guerra americana in Vietnam: “Dovevamo distruggere la città per
salvarla”.
Come fa il
mondo a fare i conti con tale comportamento disumano? (ovviamente il
sopra citato appena sfiora la superficie del curriculum internazionale
statunitense.) Per questa ragione, nel 1998 è stata istituita, a Roma,
la Corte Penale Internazionale (CPI), in vigore a partire dal 1° Luglio
2002 sotto l’egida delle Nazioni Unite. La Corte è stata stabilita
all’Aia, Olanda per investigare ed imputare gli individui, non gli
Stati, per i “crimini di genocidio; crimini contro l’umanità; crimini di
guerra; o il crimine di aggressione” (Articolo 5 dello Statuto di Roma).
Sin dal principio, gli Stati Uniti si sono opposti a diventare membri
della CPI e non hanno ratificato la loro posizione, il tutto
giustificato dal presunto rischio della Corte di usare scorrettamente i
propri poteri per accusare “frivolamente” degli Statunitensi.
I poteri
statunitensi erano a tal punto preoccupati dalle accuse che gli Stati
Uniti sono andati in giro nel mondo usando un sistema di minacce e
mazzette contro gli Stati per indurli a firmare accordi prestanti
giuramento di non trasferire alle Corte (CPI) i cittadini statunitensi
accusati di aver commesso crimini di guerra all’estero. Solo poco più di
100 governi ad oggi hanno ceduto alla pressione esercitata e firmato
l’accordo. Nel Congresso del 2002, sotto l’amministrazione Bush, è
passato “l’American Service Members Protection Act” che richiede “tutti
i mezzi necessari ed adeguati per portare al rilascio di qualsiasi
personale statunitense o alleato detenuto o imprigionato dalla...Corte
Penale Internazionale”. In Olanda è generalmente e beffardamente noto
come “Invasion of the Hague Act”[3] (Decreto dell'invasione dell’Aia).
La legge è ancora nei libri.
Nonostante
gli Statunitensi abbiano spesso parlato di accuse “frivole” — di
persecuzione a sfondo politico contro soldati, appaltatori civili e
militari ed ex- ufficiali — è giusto aggiungere che quello che veramente
li preoccupa sono accuse “serie” basate su eventi reali. Ma non hanno da
preoccuparsi. La mistica di “L’America, la Virtuosa” è ancora
apparentemente viva alla Corte Penale Internazionale, come lo è ancora
tra molte altre organizzazioni internazionali; di fatto tra la
maggioranza della gente di questo mondo.
Nei primi
anni, la CPI, sotto il Procuratore Capo Luis Moreno-Ocampo, argentino,
respinse centinaia di petizioni accusanti gli Stati Uniti di crimini di
guerra, incluse 240 riguardanti la guerra in Iraq. I casi furono
respinti per mancanza di prove, mancanza di giurisdizione o per la
capacità degli Stati Uniti di condurre le proprie investigazioni ed i
propri processi. Apparentemente il fatto che gli Stati Uniti non abbiano
mai veramente usato questa capacità non è stato significativo per la
Corte. ‘Mancanza di giurisdizione” si riferisce al fatto che gli Stati
Uniti non hanno ratificato l’accordo. All’apparenza appare alquanto
strano. Possono nazioni commettere impunemente crimini di guerra perché
non sono parte di un trattato che mette al bando i crimini di guerra?
Hmmmm...Le possibilità sono infinite.
Uno studio
congressuale rilasciato nell’Agosto del 2006, concluse che il Capo
Procuratore della CPI dimostrava “una riluttanza ad avviare
un’investigazione contro gli Stati Uniti” basata su dichiarazioni
riguardanti la sua condotta in Iraq[4] . Sic transit gloria Corte Penale
Internazionale.
Riguardo al
crimine di aggressione, lo Statuto della Corte specifica che la Corte
“deve esercitare la giurisdizione per i crimini di aggressione quando
una provvisione è adottata...definendo il crimine e le condizioni sotto
le quali la Corte deve esercitare giurisdizione in rispetto al crimine
commesso.” In breve, il crimine di aggressione è omesso dalla
giurisdizione della Corte fino a quando non viene definita
“l’aggressione”. La scrittrice Diana Johnstone ha osservato: “Questo è
un argomento specioso, dal momento che il termine aggressione è stato
chiaramente definito nel 1974 dalla Risoluzione 3314 dell’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite, dichiaranti che: ‘Aggressione è l’uso di
forze armate da parte di uno Stato contro la sovranità, l’integrità
territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato’, ed ha
elencato sette esempi specifici,” compresi:
L’invasione
o l’attacco del territorio di uno Stato da parte delle forze armate di
un altro Stato, qualsiasi tipo di occupazione militare, anche se
temporanea, risultante da tale invasione o attacco, o qualsiasi
annessione del territorio di un altro Stato o di una sua parte
conseguente all’uso della forza, e
Il
bombardamento da parte delle forze armate di uno Stato contro il
territorio di un altro Stato o l’uso di armi contro il territorio di uno
Stato da parte di un altro Stato.
La delibera
delle Nazione Unite dichiara inoltre “Nessun tipo di considerazione sia
essa politica, economica, militare o non, può servire da giustificazione
per il crimine di aggressione”.
La vera
ragione per la quale il crimine di aggressione rimane fuori dalla
giurisdizione della CPI è che gli Stati Uniti, che hanno rivestito un
ruolo importante nel redigere lo Statuto, prima di rifiutarsi di
ratificarlo, sono categoricamente contrari alla sua inclusione. Non è
difficile vederne la ragione. E’ facile notare che casi di
“aggressione”, palesemente reali sono molto più facilmente
identificabili rispetto a casi di “genocidio”, la cui definizione
dipende da supposizioni d’intenzione [5].
A Maggio, a
Kampala, in Uganda vi sarà una conferenza della CPI per discutere la
questione specifica sulla definizione di “aggressione.” Gli Stati Uniti
sono chiaramente interessati alla questione. Qui di seguito, lo scorso
19 Novembre all’Aia, Stephen J. Rapp., Ambasciatore au-Large
statunitense per i Crimini di Guerra, si rivolge agli Stati membri della
CPI (ad oggi 111 hanno ratificato):
“Sarei
negligente se non condividessi con voi le preoccupazioni della mia
nazione riguardo una questione rimasta in sospeso, davanti a
quest’organismo, alla quale diamo particolare importanza: la definizione
del crimine di aggressione che sarà affrontata, l’anno prossimo, alla
Conferenza di Revisione a Kampala. Gli Stati Uniti hanno un punto di
vista risaputo riguardo al “crimine di aggressione”, che riflette il
determinato ruolo e le responsabilità conferite al Consiglio di
Sicurezza dallo Statuto dell’ONU nel rispondere all’aggressione o alle
sue minacce, nonchè preoccupazione per il modo in cui è formulata la
bozza della definizione in sé. La nostra opinione è, e rimane, che nel
caso in cui lo Statuto di Roma dovesse emendare per includere un
definito crimine di aggressione, che la giurisdizione dovrà seguire la
risoluzione da parte del Consiglio di Sicurezza che stabilisce se
l’aggressione è avvenuta o meno. “
Capite
tutti quello che Mr. Rapp ci sta dicendo? Che il Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite dovrebbe essere l’organismo determinante se o meno
un’ aggressione è avvenuta. Lo stesso organismo in cui gli Stati Uniti
hanno potere di veto. Prevenire l’uso di una definizione di aggressione
che potrebbe stigmatizzare la politica estera statunitense è
probabilmente la principale ragione per la quale gli Stati Uniti
presenzieranno a questa prossima conferenza.
Tuttavia,
il fatto che gli Stati Uniti parteciperanno alla conferenza sarà
sicuramente evidenziato da alcuni come un altro esempio di come la
politica estera dell’amministrazione Obama è un netto miglioramento
rispetto all’amministrazione Bush. Ma, come quasi tutti tali esempi, è
un’illusione di propaganda. Come la copertina della rivista Newsweek
dell’8 Marzo, con la scritta a grossi caratteri: “Finalmente la
vittoria: l’emergere di un Iraq democratico”. Anche prima dell’attuale
farsa elettorale irachena, con candidati vincenti arrestati o in
fuga[6], questa testata avrebbe dovuto volgere un pensiero alle
interminabili battute statunitensi fatte durante la Guerra Fredda su
Pravda e Izvestia.
Note
BBC, 4 Marzo 2010;
Washington Post,
December 3, 2005
New York Times, 8 Novembre 2004
Christian Science Monitor, 13 Febbraio 2009
Washington Post, 7
Novembre 2006
Diana Johnstone, Counterpunch, 27/28 Gennaio 2007
Washington Post, 2
Aprile 2010
Titolo originale: "The
United States Takes the
Matter of Three-headed Babies Very Seriously.
"
Fonte:
http://www.informationclearinghouse.info
Traduzione
per
www.comedonchisciotte.org a cura di CAROCINA OPERATOR |