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HIZB'ALLAH - STRATEGIA E GEOPOLITICA DI
UN MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO ISLAMICO ANTI-SIONISTA
di Dagoberto Husayn Bellucci
da
Haret Hreik , Beirut sud (Libano)
Link a questa pagina :
http://www.holylandfree.org/hizbAllah_islamic_antizionist_dagoberto.htm

"Il Libano è una
freccia puntata contro il cuore del Sionismo e dell'Imperialismo in
Medio Oriente. Hizb'Allah è la punta di questa freccia"
(Sayyed Alì al Khamine'ì - Guida Spirituale della Rivoluzione Islamica
iraniana)

Sayyed Hassan Nasrallah e il Generale Michel Aoun
"Il Libano è
differente. Il Libano non è la Somalia, non è la Georgia, non è
l'Ucraina. Il Libano è il Libano!"
(Sayyed Hassan Nasrallah - discorso di
piazza Riadh el Sohl (Beirut) - 8 Marzo 2005)

"Gli Stati Uniti
non fanno alcuna differenza tra Resistenza legittima, riconosciuta dalle
convenzioni internazionali, e il terrorismo. E' perciò che gli Stati
Uniti percepiscono Hizb'Allah come una milizia, come una delle milizie
del Michigan per esempio. Noi siamo chiari a questo riguardo: abbiamo
imbracciato le armi per rispondere ad un'aggressione. Tutte le milizie
furono sciolte in Libano dopo gli accordi di Taif eccetto la Resistenza
Islamica. La sua esistenza è giustificata da un'occupazione militare.
Quando questa occupazione cesserà la Resistenza esaminerà nuovi metodi
per valutare la nuova situazione che si andrà creando. Pretendere che le
armi della Resistenza siano ritirate prima della fine di questa
occupazione è un'illusione impossibile da applicare. Nessuno può
interferire - dall'interno come dall'esterno - sul diritto del popolo
libanese di liberare la sua terra!"
(Dr.
Mohammad Ra'ad capogruppo parlamentare del Blocco della Fedeltà alla
Resistenza)

La realtà polivalente
e multifunzionale del partito sciita libanese di Hizb'Allah rappresenta
nella regione del Vicino Oriente un fattore di primo piano sia sul piano
geopolitico che strategico-militare. Abbiamo ripetutamente sottolineato
l'importanza assunta da questa formazione e la sua trasformazione da
movimento rivoluzionario di resistenza a partito politico di massa e di
governo sia attraverso l'azione svolta nella società libanese (mediante
l'assistenza fornita alla comunità sciita) che nelle attività
parlamentari e all'interno dei ministeri occupati dagli uomini di Hzb
nel periodo compreso tra l'estate 2005 e il novembre 2006 e
ininterrottamente dall'estate scorsa dopo la formazione di un nuovo
esecutivo di unità nazionale.
Hizb'Allah rimane per molti osservatori occidentali
un'incognita nel panorama politico libanese e mediorientale considerando
l'assoluta mancanza di informazioni fino a qualche tempo fa disponibile
per avere un quadro completo della struttura di partito e delle sue
ampie ramificazioni che interessano - attraverso enti direttamente
controllati dal partito di Dio - i più disparati settori della vita
socio-economica del paese dei cedri.
Possiamo dire che oggi una maggior comprensione del
fenomeno Hzb è data soprattutto da due eventi spartiacque della storia ,
oramai quasi trentennale, dell'organizzazione creata nei primi anni
ottanta con l'aiuto e il finanziamento iraniano come braccio armato di
resistenza anti-israeliana e soprattutto quale proiezione esterna della
Rivoluzione islamica dell'Imam Khomeini:
- 25
Maggio 2000 : il ritiro israeliano dal Libano meridionale;
-
Luglio/Agosto 2006: la vittoria conseguita durante l'aggressione
sionista al Libano.
Sono queste due delle più significative date e
commemorazioni che, annualmente, vengono celebrate da Hizb'Allah a
ricordo del martirio dei suoi militanti e della lunga lotta di
liberazione delle regioni meridionali del paese dei cedri. Due momenti
salienti del processo di "nazionalizzazione" del movimento islamico
libanese che sono la conseguenza naturale di una evoluzione in senso
politico di un partito nato nel pieno della guerra civile libanese
esclusivamente per opporsi all'occupazione israeliana e ai disegni
utopistici di alcune formazioni dell'estrema destra cristiano-maronita
(la vecchia Falange di Bashir Gemayel) di creare nel paese un enclave
maronita alleata a "Israele" (il Maronistan). La costituzione di uno
stato "cristiano" , etnicamente puro e militarmente alleato di Tel Aviv
e Washington, rispondeva perfettamente alle mire egemoniche e ai
progetti messianici-espansionistici del fondamentalismo ebraico di dar
vita ad una "Grande Israele" dal Sinai all'Eufrate; progetto mai
completamente abbandonato da ampi settori della destra israeliana che
negli anni ottanta - quando "Israele" lanciò la sua offensiva contro il
Libano raggiungengo la capitale Beirut e cingendola d'assedio per quasi
tre mesi - trovò in Menahem Begin (allora primo ministro) e Ariel Sharon
(allora ministro della difesa) i due principali sostenitori e
rappresentanti di un progetto che mirava a disintegrare completamente
l'identità nazionale palestinese e il suo movimento politico di maggior
spessore , all'epoca l'Olp di Yasser Arafat.
E' da quella data che occorre analizzare
l'evoluzione politica e militare del partito sciita libanese e , quasi
contemporaneamente, la progressiva scomparsa come organizzazione
rivoluzionaria dell'Olp e la costituzione di Hamas creato fin dai primi
anni ottanta come movimento religioso espressione dei Fratelli Musulmani
del vicino Egitto e trasformatosi, con la prima Intifadah del dicembre
1987, in braccio armato della Resistenza Islamica per la Palestina
occupata.
La sconfitta subita dall'Olp a Beirut nell'estate del
1982 fu in effetti il colpo più duro assestato da "Israele" alle
speranze del mondo arabo che aveva assistito impotente alle sconfitte
militari dei conflitti del 67 (con la caduta di Gerusalemme) e alla
guerra del 72 che portò gli israeliani a controllare l'intera penisola
del Sinai e ratificando la morte politica di Nasser e del panarabismo
laico e socialisteggiante che aveva rappresentato per almeno un
ventennio la principale ideologia rivoluzionaria dei paesi arabi.
Gli accordi di Camp David
firmati da Sadat sanciranno definitivamente l'uscita dalla scena
militare dell'Egitto , motore ideologico e principale perno delle
politiche anti-imperialiste e anti-sioniste dei paesi arabi fin dalla
metà degli anni cinquanta, ed il ridimensionamento politico del Cairo
da allora pedina funzionale degli interessi e delle strategie
statunitensi nel Vicino Oriente e principale referente di tutte le
amministrazioni americane assieme all'altro alleato principale nella
regione (l'Arabia Saudita).
Rileverà non senza ragione
l'allora ministro della difesa israeliano , Ariel Sharon, che "il peso
politico dell'Olp è stato parzialmente neutralizzato dagli accordi di
Camp David ma questo non è sufficiente ancora: dobbiamo lavorare per la
sua distruzione definitiva. Soltanto questo ci permetterà di concludere
il processo iniziato a Camp David assieme ad altri trattati con i nostri
vicini arabi" (1)
Per comprendere pienamente ciò che significò
l'accordo di Camp David e la successiva sconfitta di Arafat e dei suoi
militanti in una Beirut assediata dalle truppe di Sharon in quell'estate
di sangue del 1982 lasciamo a Mohammad Hassan al Amin, tra i principali
leader religiosi sciiti libanesi dell'epoca e tra i fondatori di
Hizb'Allah, che parlando della situazione palestinese dell'epoca scrive:
"Dall'inizio della lotta armata nel 1965 non abbiamo mai abbandonato il
movimento palestinese di liberazione. Questa solidarietà venne
aumentando dopo l'arrivo dei primi combattenti palestinesi in Libano nel
1969 e soprattutto all'indomani dei tragici fatti del settembre 1970 in
Giordania. Si trattava allora per noi di cercare di condizionare una
struttura creata esclusivamente per i palestinesi e di mobilitare la
popolazione per difenderne i diritti soprattutto contro alcune unità
dell'esercito libanese. Nella mia qualità di dignitario religioso ho
cercato di lavorare efficacemente soprattutto nei media islamici.
Consideravamo la difesa della Resistenza come un dovere sacro, sia su un
piano patriottico-nazionalista che su quello specifico religioso.
Consideravamo soprattutto che la Resistenza fosse l'unico movimento
suscettibile di risvegliare gli arabi da una situazione di sottosviluppo
e arretratezza rispetto alle potenze occidentali e abbiamo compreso fin
dall'inizio che fosse necessario invertire questo processo di decadenza.
A nostro avviso infatti la lotta di liberazione per i territori usurpati
poteva avere uno sviluppo immenso ma eravamo altresì convinti che fosse
necessario ogni sforzo e dedizione per ottenere questo obiettivo. Oggi
disgraziatamente mi vedo costretto a constatare che le speranze fondate
sulla resistenza palestinese si persero per strada. Questi uomini che un
giorno avevano acceso le nostre speranze di riscatto, che un tempo
avevano il nostro massimo rispetto sono gli stessi che da anni vanno,
come fossero vagabondi, errando da una capitale araba all'altra.
Stanchi, sconfitti, debilitati, divisi tra loro. Dobbiamo concludere che
la politica dell'Olp dell'ultimo decennio lasciava presagire questo
doloroso finale" (2)
Come analizzerà lucidamente
uno scrittore tunisino, Salah Bechir, "la pace con l'Egitto non fu per
Israele l'occasione di normalizzare la regione ma solo di escludere da
questa l'unico stato autenticamente nazionalista arabo. E l'ultimo
conflitto in Libano (1982) minaccia di impiantare nella regione uno
stato sionista accelerando la confessionalizzazione di tutto il Vicino
Oriente inclusi israeliani e palestinesi". Analisi che storicamente
risulterà più che legittima e azzeccata anche alla luce dell'influenza
del fondamentalismo protestante-sionista di matrice ebraico-statunitense
che - con l'aggressione al Libano dell'estate 1982 - aumenterà la sua
influenza sulla politica statunitense attraverso le sette messianiche
che favoriranno la campagna elettorale di Ronald Reagan e il suo secondo
mandato presidenziale (allo stesso modo di quanto avverrà nel 2004 con
la rielezione di George W. Bush).
L'alleanza che di fatto
si strutturerà tra fondamentalismo w.a.s.p (white-anglosaxon protestant)
ovvero i settori più radicali della destra neoconservatrice statunitense
e i sostenitori del Sionismo oltranzista , in America come nei territori
palestinesi sotto occupazione, daranno vita proprio in quel periodo
storico alla consacrazione di una politica aggressiva da parte della
superpotenza a stelle e strisce, che di lì a poco avrebbe
definitivamente allontanato i fantasmi del Vietnam per lanciarsi con
spirito neo-crociato nell'avventura militare contro l'Iraq di Saddam
Hussein, e del suo alleato israeliano.
Furono infatti gli anni ottanta,
quelli del boom economico e dell'edonismo reaganiano ma anche del
proliferare di sette a sfondo messianico che soprattutto negli Stati
Uniti daranno vita a veri e propri movimenti di massa influenti
economicamente e politicamente, che ridiedero vigore alle utopie
espansionistiche dei settori oltranzisti israeliani con la costituzione
di organizzazioni quali quella dei Fanatici della Ricostruzione del
Terzo Tempio di Gerusalemme e ai loro obiettivi di polverizzazione
dell'identità nazionale palestinese già seriamente messa in discussione
dalla politica criminale del governo d'occupazione di Tel Aviv.
L'azione di governo che caratterizzerà i due mandati
presidenziali di Reagan infonderà nuova linfa alle pretese messianiche
sioniste: sono di quel periodo i contatti e gli scambi tra
organizzazioni cristiano-sioniste protestanti statunitensi e gruppi
religiosi delle Yeshiva (scuole rabbiniche) sioniste in Palestina così
come l'utopia di progetti millenaristici legati all'escatologia propria
del Giudaismo ortodosso (3). Senza una comprensione piena dello sviluppo
del fondamentalismo w.a.s.p. negli Usa difficilmente sarebbe possibile
capire l'evoluzione politica statunitense in senso ultra-sionista che
caratterizzerà la politica estera di Washington da Reagan ai giorni
nostri:
"La
religione americana è assiomatica. Fu il presidente degli Stati Uniti,
Ronald Reagan, a dire:
'È un fatto assolutamente inconfutabile che in questo unico libro [la
Bibbia] si trovano le risposte a tutti i complessi e spaventosi problemi
che dobbiamo affrontare, sia in patria che all'estero'.
La religione americana è imprenditoriale: ogni anno migliaia di pastori vengono messi sul lastrico
da parrocchiani insoddisfatti, senza il paracadute dell'otto per mille.
Ma quelli che sopravvivono si avvalgono di ogni possibile strumento
offerto dalla rivoluzione mediatica e informatica. Anzi, è proprio la
società mediatica e spettacolare che ha messo in primo piano il
predicatore fondamentalista." (4)
Ed è proprio da questi scenari interni alla società americana - che
forniranno un incredibile spazio di manovra per le future teorizzazioni
geostrategiche e politiche dei neoconservatori, per i programmi sulle
guerre preventive e gli scudi spaziali e le successive avventure
statunitensi in Serbia, Afghanistan e Iraq del Terzo Millennio -
che
si deve cercare di comprendere lo sviluppo politico in senso religioso
delle società arabe e del Vicino Oriente dagli anni ottanta ad oggi.
Dalla fase di declino dei movimenti di resistenza palestinesi laici al
disarmo di Egitto e Giordania - fino ai processi di pace inutilmente
riproposti ad ogni occasione dalle amministrazioni americane negli anni
novanta e più recentemente - è necessario cercare di analizzare
l'evoluzione che , di pari passo, ha caratterizzato Hizb'Allah in Libano
e Hamas nella vicina realtà palestinese non potendo scindere le due
realtà politiche e militari e le due aree geopolitiche del Libano e
della Palestina che sono sostanzialmente complementari l'una all'altra
pur operando distintamente ognuna nel proprio perimetro geopolitico.
Mentre l'Olp di Arafat
si trasformerà a partire dal 1982 in un intermediario dell'Occidente ,
soggetto politico rappresentativo di tutta la società palestinese
secondo la "comunità internazionale" (menzogna che verrà definitivamente
smascherata dalla vittoria elettorale di Hamas del gennaio 2006), e in
un interlocutore di primo piano per la "laicizzazione" e
"normalizzazione" regionale condotta diplomaticamente e politicamente
con l'amministrazione Clinton e poi militarmente dall'avvento
dell'amministrazione repubblicana con Bush jr. ; in Libano e Palestina
Hizb'Allah e Hamas creavano le strutture sociali, politiche, religiose e
di potere per la trasformazione , a Beirut come a Gaza, di realtà nate
come movimenti di resistenza armata in partiti politici di massa e di
governo.
Hizb'Allah in Libano
d'esempio per i vicini di Hamas ha costituito il principale referente di
organizzazione multifunzionale: dalle strutture religiose create nella
valle della Beka'a (con le Houselmije coraniche d'ispirazione iraniana)
fino alle organizzazioni di soccorso (con la nascita e lo sviluppo di
organismi di soccorso e ospedalieri autonomi dalla Croce o dalla
Mezzaluna rosse e direttamente controllati dal Partito) passando per le
strutture e gli enti destinati alla ricostruzione edilizia quali Jihad
al Bin'aà che - dalla Beka'à al sud del Libano - si occupano della
riqualificazione edilizia di intere aree lasciate pressochè in stato di
abbandono da parte del governo centrale libanese.
Un'attività frenetica che sostanzialmente corre in parallelo con le
attività propriamente politiche di Hizb'Allah in sede parlamentare (dove
il Partito ha una sua delegazione fin dal 1992 e rappresenta con il suo
Blocco della Fedeltà alla Resistenza - costituito con l'alleanza con
l'altro movimento sciita di Haraqat 'Amal di Nabih Berry , presidente
dell'Assemblea Nazionale di Beirut, il secondo raggruppamento come
numero di deputati) e di governo (con la partecipazione di cinque
ministri sciiti nel primo esecutivo Siniora nell'estate 2005 due dei
quali appartenenti direttamente al partito di Nasrallah, gli ex ministri
del lavoro Trad Hamadeh e dell'elettricità Mohammad Fnesh) e che non
rinuncia al ruolo essenziale di organizzazione di resistenza militare
proprio del Partito.
Tale molteplicità di ruoli
e funzioni ha indotto gli analisti di politica internazionale ,
soprattutto i comandi militari israeliani e i dirigenti della politica
di Tel Aviv, a ritenere che Hizb'Allah avesse adottato una diversa
attitudine ritenendo la "politicizzazione" del movimento un segnale
indicativo di un suo progressivo ridimensionamento militare. E' il
calcolo fatale che ha indotto l'esecutivo sionista diretto da Olmert e
dai suoi collaboratori del partito Kadima a lanciare l'aggressione
dell'estate 2006 con il conseguente risultato disastroso di un'offensiva
terrestre che ha disarticolato, debilitato e lasciato militarmente e
psicologicamente a pezzi l'esercito d'occupazione sionista e la stessa
società israeliana per la quale - la guerra del luglio-agosto di tre
anni or sono - ha rappresentato un punto di non ritorno ed un monito
circa le speranze di mantenere inalterato il rapporto di forza tra
"tsahal" e il vicino Libano. Come già avevano osservato acutamente
alcuni soldati israeliani , parlando alla tv nazionale dello Stato
ebraico, rientrati dal servizio nel Libano meridionale alla fine degli
anni novanta e prima del ritiro unilaterale decretato da Ehud Barak
nella primavera del 2000: "il Libano era un terreno facile un tempo.
Anni fa i libanesi avevano paura, indietreggiavano, arretravano. Oggi
tutto è cambiato! Siamo noi a doverci ritirare. I libanesi sono
cambiati: non temono più un eventuale aggressione, non hanno paura di
confrontarsi militarmente con noi. Israele non incute più timore.".
Hizb'Allah dunque non ha mutato la sua vocazione
originaria di organizzazione di resistenza: senza la Resistenza - come
ci hanno sempre confermato i dirigenti e gli amici del Partito a Beirut
sud - non esisterebbe Hizb'Allah così come senza Hizb'Allah non
esisterebbe oggi la Resistenza libanese.
"In questo contesto
- dichiarerà parlando della nascita del movimento Sayyed Mohammad
Fadlallah massima guida spirituale degli sciiti libanesi e tra i
principali promotori della costituzione di Hizb'Allah all'inizio degli
anni ottanta - la lotta contro Israele muterà di significato. Rispetto a
prima questo confronto assumerà i tratti propri del Jihad (letteralmente
"sforzo sulla strada di Dio") , della "guerra santa" islamica , di un
dovere sulla strada dell'apostolato islamico e di un obbligo morale per
tutti i musulmani. Una guerra determinata a sua volta dalla sua
relazione con Dio, dalla sua relazione con la vita e con gli esseri
umani... La nostra lotta deve comprendere ed analizzare i fondamenti
della dominazione imperialista nella nostra regione e nel mondo. Colpire
implacabilmente il nemico partendo dall'idea , dalla realtà fattuale,
che esistono due mondi contrapposti: quello degli sfruttatori e quello
degli sfruttati, dei dominatori e dei dominati, di mustakbirin
(oppressori) e mustadafin (oppressi, diseredati)"
Non esiste soluzione
di compromesso tra queste posizioni inconciliabili che formano una
dicotomia assoluta connaturata con il credo sciita e formatasi nel culto
e nella venerazione dell'Asciurà (commemorazione rituale sciita che
ricorda il martirio a Karbala del terzo Imam al Hussein a.s.).
Hizb'Allah , quale espressione dell'influenza iraniana nel Vicino
Oriente a trent'anni dalla vittoria della Rivoluzione Islamica dell'Imam
Khomeini, persegue politicamente e religiosamente l'obiettivo del
riscatto morale, sociale, politico e militare degli oppressi libanesi.
Gli sciiti che formavano la classe
sociale più bassa della società libanese negli anni 70, con punte di
analfabetismo pari al 70/80% e privi di qualsiasi reale potere nella
società neofeudale del paese dei cedri, hanno cominciato a svegliarsi:
dall'appello alla riscossa lanciato dall'Imam Moussa Sadr alla
costituzione di 'Amal verso la metà degli anni settanta fino alla
nascita di Hizb'Allah e alla lotta di liberazione che porterà i
combattenti della Resistenza a riprendersi il sud del paese abbandonato
in fretta e furia dalle truppe sioniste nella primavera 2000 fino ai più
recenti avvenimenti interni che catalizzeranno attorno al Partito di Dio
un vasto numero di partiti politici (laici e religiosi, atei e
nazionalisti) creando l'Opposizione Nazionale all'esecutivo Siniora.
Se 'Amal (letteralmente Battaglione della Resistenza
Libanese) sarà la casa-madre dal quale nascerà Hizb'Allah sarà l'influenza
iraniana e l'invio di un contingente di basij-pasdaran nella valle della
Beka'a nei primi anni ottanta a creare le premesse per la nascita e
l'evoluzione di un soggetto politico e militare destinato ad influire
sulla scena politica nazionale libanese e in tutto il Vicino Oriente per
i successivi venticinque anni.
La Repubblica Islamica dell'Iran
del resto non ha mai nascosto la sua relazione privilegiata con gli
uomini di Hzb nè il suo interesse per il perimetro geopolitico e
strategico palestino-libanese (come provano oggi gli stretti legami con
Hamas abbandonato sostanzialmente dalle petrolmonarchie del Golfo e dai
paesi arabi cosiddetti 'moderati' che hanno scelto, giocoforza, la
'carta' laica dell'Olp del presidente dell'ANP Abu Mazen) dove
l'evoluzione in senso 'nazionale' del Partito di Dio andava
progressivamente sviluppandosi modificando la dimensione strettamente
sciita e la connotazione esclusivamente religioso-militare data
inizialmente da Teheran all'organizzazione di cui fu segretario generale
l'Ayatollah Sayyed Abbas Musavi (trucidato nel febbraio 1992 assieme
alla moglie, al figlio e agli uomini della scorta da un raid
terroristico di elicotteri israeliani).
Due dati sono da considerare
quando si analizza l'evoluzione politica di Hizb'Allah: da un lato una
sostanziale normalizzazione della situazione di eterno caos
confessionale ed etnico della società libanese che - dopo la fine del
conflitto civile e gli accordi di Taif - si è sbarazzata delle milizie
religiose ricostituendo l'esercito nazionale allo sbando e l'autorità
del governo centrale di Beirut estesasi , dopo l'aggressione del 2006 ,
anche ai territori del Libano meridionale; dall'altro lato
l'impossibilità di costituire una qualsivoglia forma di "repubblica
islamica" e la presa di coscienza in senso nazionale del movimento
diretto da Nasrallah che cesserà di essere semplicemente il braccio
armato "iraniano" in Libano per rappresentare un vero e proprio partito
politico di massa, con un consenso vastissimo che porterà nel dicembre
2006 oltre due milioni di libanesi (più della metà della popolazione)
ad invadere pacificamente il centro della capitale Beirut.
Hizb'Allah attualmente
, dopo aver regolato i conti interni con la conquista manu militari di
Beirut e gli scontri con i sostenitori dei partiti filo-occidentali del
14 marzo nella primavera 2008, ha dunque creato le condizioni per
presentarsi all'appuntamento elettorale del prossimo 7 giugno
sufficientemente sicuro di ottenere - qualunque sia il risultato delle
urne - un successo per i suoi uomini e la coalizione di alleati che
formano appunto l'Opposizione Nazionale ovvero l'insieme di movimenti e
partiti che dai comunisti (con tre formazioni alleate di Hzb) ai
socialnazionali siriani passando per i sunniti dei Murabitun (scissisi
in due partiti), i nasseriani, i drusi di Wiam Wahab e quelli del
principe Talal Irslan e finendo con i due movimenti laici
cristiano-maroniti di Tayyar (Gen. Michel Aoun) e Marada (Souleiman
Franje).
Comprendere la realtà multiforme,
multietnica e multiconfessionale libanese appare spesso difficile
impresa per chi non abbia direttamente seguito le fasi storiche e lo
sviluppo della politica in evoluzione nel paese dei cedri dove,
ricordiamolo come esempio, durante il conflitto civile (1975-1990) Hzb
si vide costretta ad affrontare i 'cugini' sciiti di 'Amal o dove gli
stessi miliziani di 'Amal si confrontarono militarmente con i comunisti
e con le fazioni palestinesi. Strappi , cicatrici, lacerazioni,
divisioni anche profonde che sono state ricucite e definitivamente
lasciate ad un passato che tutti i libanesi vorrebbero dimenticare e che
rappresentarono una stagione d'odio e di violenza che il Libano non
vuole ripetere (ed è questo il senso ultimo della posizione assunta da
Hizb'Allah negli ultimi 4 anni durante i quali il Partito ha sempre
rifiutato di alimentare la violenza inter-confessionale ed inter-etnica
che avrebbe sprofondato il paese in un caos generale sul modello di
quanto stava avvenendo nel vicino Iraq e in Afghanistan ovvero evitando
di cadere nelle trappole disseminate dai fautori del Nuovo Ordine
Mondiale e dalla politica di sedizione e divisione esportata - in nome
di democrazia e libertà - nel vicino Iraq dall'amministrazione
neoconservatrice di Bush e dei suoi falchi).
Analizzando la situazione libanese
l'ex premier Rafiq Hariri - ucciso da un'attentato il giorno di S.
Valentino di cinque anni fa da mandanti e esecutori rimasti nell'ombra e
per il quale venne immediatamente accusata la Siria - rispondendo ad un
giornalista dichiarò: "Al di là delle nostre differenze dobbiamo trovare
punti in comune e convergenze attraverso della nostra storia, della
nostra lingua e incluso della nostra religione. Senza imporre o cercare
di imporre i nostri punti di vista agli altri. Cristiani e musulmani
devono coabitare in questo paese in piena uguaglianza, questo è ciò che
desidero ardentemente. Prima della guerra (civile ndr) conoscevamo una
situazione diversa...Sono nato nel 1944 e mai ho accettato il sistema
politico prevalente in quell'epoca di sangue che destinava maggiori
diritti ai cristiani rispetto ai musulmani. Non è un rifiuto dei
cristiani ma un rifiuto di un sistema ingiusto. In diciassette anni di
scontri e battaglie mai ho approvato il risentimento ed il rancore
contro gli sconfitti della guerra civile. E mai dovremmo ragionare come
se gli errori commessi dal tale o dal tal'altro individuo dovessero
pregiudicare un'intera comunità. E' arrivato il momento di cambiare
mentalità. Infine mi domandate come mai non ho disarmato Hizb'Allah?
Voglio essere chiaro: il sud del paese si sta confrontando contro
un'occupazione israeliana che provoca una resistenza. Comprenderete
perfettamente che sia impossibile disarmare Hizb'Allah - una delle
componenti principali di questa resistenza - fintanto che l'occupazione
durerà."
Analogamente Hizb'Allah
ha sempre ribadito che fintanto che l'occupazione israeliana rimarrà
anche solo in un piccolo lembo di territorio libanese (a tutt'oggi
restano sotto occupazione sionista le fattorie di She'eba e Kfashouba)
il diritto alla Resistenza è più che legittimo anche considerando che le
promesse sioniste sono state sempre regolarmente disattese e calpestate
dai dirigenti di Tel Aviv alla prima occasione loro propizia.
Le scelte politiche interne
di Hizb'Allah ed i riflessi che queste hanno avuto sullo scenario
geoppolitico del Vicino Oriente sono dunque da considerarsi anche alla
luce della cronaca recente che ha caratterizzato il Libano negli ultimi
cinque anni: dal settembre 2004 con la decisione del Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite di votare una risoluzione (la 1559) che
chiedeva il ritiro del contingente militare siriano dal paese e il
disarmo delle milizie si assisterà ad un progressivo deterioramento
della politica libanese come programmato dagli strateghi della strategia
della tensione multiconfessionale che avrebbe dovuto precipitare il
Libano in un a nuova epoca di sangue e violenze politiche.
A partire da quella risoluzione
si assisterà alla pianificazione di un programma di destabilizzazione
del paese che in ordine provocherà l'attentato mortale dell'ex premier
Hariri, la formazione di un raggruppamento di forze filo-americane e
pro-occidentali avverse a Damasco, la nascita (e rapida morte) della
cosiddetta primavera (sionista) di Beirut e infine le elezioni del
giugno 2005 alle quali Hizb'Allah - sottoposto a pressioni interne e
internazionali - accetterà di correre alleandosi con i partiti
filo-atlantici onde evitare lo scatenamento di un conflitto civile
(confessionale ed etnico) che in quel momento avrebbe rappresentato una
sciagura per l'intero paese e un rischio altissimo per i dirigenti del
partito sciita.
Nasrallah ed i suoi collaboratori,
assodato che in Libano si stava cercando di riproporre gli schemi delle
cosiddette "rivoluzioni arancioni" filo-americane e filo-occidentali
fomentando lo scontro confessionale tra i libanesi (un programma che
avrebbe reso il paese dei cedri vittima predestinata delle trame e dei
complotti americano-sionisti e laboratorio politico delle diverse
agenzie d'intelligence dei paesi arabi moderati, dell'Europa e degli
stessi Stati Uniti), accetterà la partecipazione ad un esecutivo di
unità nazionale assieme a quei soggetti politici (la Corrente Futura di
Hariri, il Partito Socialprogressista del druso Jumblatt, la Falange di
Gemayel e le Forze Libanesi di Geagea) che, all'indomani
dell'aggressione israeliana dell'estate successiva, saranno i primi a
puntare l'indice contro Hizb'Allah chiamandone i dirigenti a rispondere
davanti alla società libanese di presunte responsabilità per lo
scatenamento delle ostilità (lanciate unilateralmente da "Israele" la
mattina del 12 luglio 2006).
La politica ha dunque dimostrato
che Hizb'Allah ha saputo attendere i momenti opportuni , analizzando e
valutando le dinamiche socio-politiche in atto, giocando le proprie
carte in modo responsabile ma assieme spregiudicato e cogliendo
l'occasione di mostrare quando fosse stato necessario i muscoli agli
avversari interni ed esterni.
Hizb'Allah ha attuato
dall'autunno 2004 ad oggi una serie di strategie fondamentali miranti
essenzialmente ad evitare un suo coinvolgimento in un conflitto civile:
dopo aver stretto una salda alleanza con 'Amal creando un fronte unico
sciita a sostegno della Resistenza, Sayyed Hassan Nasrallah ha chiamato
i suoi sostenitori in piazza, nel cuore della capitale Beirut, l'8 marzo
2005 per ribadire il suo sostegno all'alleato siriano. La posizione di
solidarietà verso Damasco, che pure costerà inizialmente piuttosto caro
a Hizb'Allah (l'azzardo politico del quale risulterà proprio la
partecipazione alla successiva campagna elettorale in alleanza con i
suoi avversari), servirà al partito sciita per confermare vecchie e
nuove alleanze internazionali in un momento storico nel quale la Siria
si veniva a trovare diplomaticamente nella scomoda posizione di accusata
numero uno dell'attentato contro Hariri e la sua scorta e l'Iran a
respingere le pressioni occidentali fattesi insistenti dopo la nomina
(nel giugno successivo) di Ahmadinejad a presidente della Repubblica
Islamica.
Con Hzb all'interno dell'esecutivo Siniora cadevano le
speranze dei partiti filo-occidentali libanesi di portare a termine
vittoriosamente la "rivoluzione (sionista) dei cedri". Questo fallimento
della politica d'ingerenza statunitense ed occidentale spingerà infine
Tel Aviv a lanciare - alla prima opportunità - l'aggressione dell'estate
2006 che si rivelerà catastrofica per l'entità sionista creando attorno
alla Resistenza e al Partito di Dio la solidarietà popolare dell'intero
mondo arabo e la creazione in Libano di un vasto schieramento
filo-siriano.
I conti con i sionisti saranno regolati
militarmente nel sud del paese durante i 34 giorni dell'aggressione
quelli con i nemici interni verranno saldati quattro mesi più tardi con
l'uscita dall'esecutivo Siniora (novembre 2006) e la discesa in piazza
del blocco dell'Opposizione Nazionale (1 dicembre 2006). La situazione
di crisi che si protrarrà fino al maggio 2008 pur lasciando il Libano in
una sorta di "terra di nessuno diplomatica" (tra interventi stranieri e
inutili vertici internazionali e pericolosi vuoti di potere dopo il
ritiro del presidente filo-siriano Emile Lahoud) servirà a Hizb'Allah
per mantenere alta la pressione politica evitando di farsi coinvolgere
in un conflitto civile e mantenendo un basso profilo militante. Nè la
rivolta jihaidista di Fatah al Islam a Nahr el Bared nè l'ennesima
provocazione delle fazioni filo-occidentali riusciranno a trascinare il
Libano in una nuova polveriera mediorientale: l'8 maggio 2008 i conti
interni saranno regolati con la presa di Beirut che dimostrerà una volta
ancora al mondo come sia inopportuno giocare d'azzardo con abili
'pokeristi' quali i dirigenti del partito sciita.
Gli avvenimenti della primavera 2008
determineranno nettamente un nuovo rapporto di forze all'interno del
paese portando , quali risultati immediati, Hizb'Allah a partecipare
alla costituzione di un nuovo esecutivo di unità nazionale, sostenendo
l'elezione del neo-presidente della Repubblica designato nella figura
del Gen. Michel Souleiman e alla liberazione di alcuni detenuti libanesi
e palestinesi incarcerati nello stato ebraico attraverso la mediazione
tedesca.
La "politica dell'inclusione"
e della "normalizzazione politica" di Hizb'Allah - così come quella
della sua eventuale disintegrazione tentata manu militari dal governo
d'occupazione sionista nell'estate 2006 - era miseramente fallita. Una
politica dell'inclusione che non poteva assolutamente avere successo per
le caratteristiche proprie della società libanese e del sistema politico
del paese dei cedri: storicamente una democrazia confessionale,
politicamente un puzzle di sigle e partiti rispondenti ai rispettivi
clan familiari che influenzano la storia libanese fin dalla sua
costituzione.
Per comprendere pienamente
come e perchè è stata varata dalle centrali di destabilizzazione
atlantiche questa strategia della tensione mirante prima l'inclusione
politica e successivamente la disintegrazione militare di Hizb'Allah
crediamo opportuno quì riportare quanto scritto da due analisti
occidentali in merito al ruolo politico dei movimenti islamici e alle
strategie di "persuasione" attuabili nei loro confronti per ridurne la
potenzialità e la carica rivoluzionaria:
"Non è facile dire
come affrontare le tendenze potenzialmente negative e anti-occidentali
dell'estremismo islamico, ma sicuramente ci sono due obiettivi da
raggiungere. Prima di tutto cercare di cambiare - dove possibile -
l'atteggiamento e le scelte politiche intransigenti dei movimenti
islamici. Si tratta di movimenti che stanno subendo una trasformazione e
che rappresentano una grande varietà di idee, tattiche, direzioni e
obiettivi. E' importante, sia per l'Occidente sia per i governi
musulmani, saperli distinguere uno dall'altro per affrontarli. Il
secondo obiettivo è quello di emarginare gli elementi più estremisti con
tattiche che non portino a un'escalation della violenza da entrambe le
parti, giacchè questo perlopiù produce un rafforzamento degli estremisti
invece che a un loro indebolimento. Ma non è un'impresa facile. Alla
fine comunque entrambi i problemi potranno essere affrontati con
successo solo includendo l'Islam nel sistema politico, non certo
escludendolo. Le politiche dell'esclusione molto semplicemente non hanno
funzionato. La repressione ha finito per accrescere la popolarità dei
movimenti islamici e per far imboccare loro direzioni ancora più
violente proprio a causa della repressione subita; Egitto ed Algeria ne
sono la dimostrazione." (5)
Un'analisi che sicuramente
può valere nei menzionati casi dell'Egitto dei Fratelli Musulmani
(esclusi de facto dal panorama politico nazionale) o all'Algeria del FIS
(Fronte Islamico di Salvezza 'democraticamente' bloccato con un colpo di
Stato militare e ridotto successivamente alla macchia con un'azione
degna dei migliori regimi golpisti sudamericani pur di evitare un
trionfo elettorale dato per certo nel dicembre 1992) ma che non ha
funzionato nè potrà mai funzionare in una democrazia su basi
confessionali quale quella libanese e dinanzi ad un soggetto politico
come Hizb'Allah che ha saputo cogliere i 'segni dei tempi' prevedendo
rapidamente le dinamiche politiche della società nella quale opera
oramai ininterrottamente da quasi un trentennio.
E fintanto che saranno
queste le 'soluzioni' ritenute opportune dall'establishment dei paesi
occidentali sarà assolutamente impossibile qualsiasi forma di
collaborazione o di dialogo con i movimenti di resistenza quali
Hizb'Allah e Hamas che si caratterizzano sia per la loro dimensione
religiosa che per quella nazionale. Nè, lo abbiamo visto in precedenza,
potrebbe esistere un movimento quale Hizb'Allah privo di una delle due
dimensioni. La peculiarità sciita originaria è andata infatti
integrandosi con quella particolarista del nazionalismo libanese: la
Resistenza nata sotto l'ala protettrice di Teheran e sotto il segno
"islamista" della Rivoluzione di Khomeini si è andata trasformandosi in
Resistenza Nazionale legittimamente riconosciuta dalla società, dalle
Istituzioni politiche e da tutti i libanesi.
Ricordando i primi anni
ottanta e la nascita di Hizb'Allah scrive Yann Richard: "Esiste un
'altra etichetta sconosciuta che suggestiona gli occidentali, quella di
Hezbollah (o Hizbullah), nata dopo l'invasione del Libano degli
israeliani nel 1982. Letteralmente significa "Partito di Dio" (non come
si è scritto e letto sui mezzi di comunicazione dei "pazzi di Dio"). In
realtà nè in Libano nè in Iran è un "partito" con una sua dottrina e i
suoi membri debitamente iscritti, anche se esiste un consiglio
consultivo di dodici membri, religiosi, con turbante e mimetica. La
maggioranza di questi sono provenienti dalla Beka'a e alcuni ulemà che
studiarono a Nayaf e Qom , come Ibrahim el Amin o Sobhi al Toffeyli.
Esiste anche un consiglio superiore sciita che si incarica del
coordinamento internazionale di Hizb'Allah e la cui sede è a Teheran. Il
suo presidente è un iracheno dissidente, Mohammad Taqì Modarresi e il
responsabile un giovane religioso iraniano conosciuto all'inizio della
rivoluzione islamica per essere il leader di gruppi di studenti
incaricati di colpire intellettuali liberali e di sinistra, si tratta
dell'hojiatolislam Hadi Qaffari. E' Hizb'Allah una milizia mercenaria
direttamente finanziata dall'Iran o una federazione più o meno informale
di militanti in cerca di un partito rivoluzionario? Il programma
dell'Hizb'Allah libanese, pubblicato come "lettera aperta" nel febbraio
1985, fa riferimento ad una "Comunità Islamica universale" (Ummah) agli
ordini della guida di un giuriesperto, l'Imam Khomeini. Fa riferimento
alla lotta contro "l'America, i suoi alleati del Patto Atlantico e
l'entità sionista usurpante la terra santa della Palestina islamica".
Critica Amal , rimproverandone la moderazione e denuncia la
partecipazione di Nabih Berry nel governo di Amin Gemayel. Per
Hizb'Allah qualsiasi compromesso con i dirigenti maroniti è illecito ,
perchè i musulmani devono vivere in uno stato islamico governato da
musulmani. Il suo obiettivo pertanto è la creazione di uno Stato
islamico nel Libano , replica della Repubblica Islamica iraniana, basato
sulla tutela del giurista-teologo (Velayat et Faqì) , uno stato nel
quale i cristiani godranno di determinate libertà , a differenza delle
innumerevoli limitazioni delle quali soffrono i musulmani sotto uno
stato diretto da cristiani." (6)
Inutile sottolineare che
, proprio partendo da questo genere di analisi sulla complessa realtà
dello Sciismo, gli intellettuali - i cosiddetti "orientalisti" in
particolar modo, questi 'agenti del pensiero' che rappresenterebbero
l'avanguardia più o meno intellettuale dell'Occidente per la conoscenza
e l'approfondimento delle realtà non occidentali (identico discorso
oltre al mondo islamico potremmo farlo per quanto concerne le realtà
centro-sud americane , la Cina e l'estremo Oriente o la Russia sulle
quali l'occhio vigile dell'Establishment mondialista ha da tempo
riportato in auge vecchi clichè riesumandone alcuni dal periodo della
"Guerra Fredda" o adattandone di nuovi sul modello proposto da Samuel
Huntington nel suo "Lo scontro delle civiltà") - hanno completamente
fallito qualsivoglia analisi relativa a una realtà articolata,
polifunzionale, dinamica e in trasformazione qual'é Hizb'Allah per il
quale non è stato possibile applicare le sopraindicate linee guida di
'contenimento' e normalizzazione.
Linee guida, quelle dell'Occidente, che continueranno
a fallire fintanto che l'Europa per prima - sganciandosi dalla tutela
statunitense e prendendo direzioni di politica estera ed economica
indipendenti da Washington e dai diktat sionisti - non saprà comprendere
in pieno quali siano i suoi reali interessi nel Mediterraneo orientale e
quali i suoi interlocutori privilegiati. E fallirà qualsiasi ennesima
riproposizione di contenziosi diplomatico-politici che la neocostituita
amministrazione statunitense del democratico Barak Obama intenderà
lanciare nei confronti di Teheran, di Damasco o dei movimenti islamici
del Libano e della Palestina.
La realtà storica, la strategia geopolitica, la
forza militare, il peso politico e la base di popolarità oramai
conquistate o adottate da Hizb'Allah sono dati rilevanti e assolutamente
insindacabili contro i quali dovranno fare i conti tutti: dalla comunità
internazionale ai paesi arabi più o meno moderati, dall'entità sionista
all'Europa, comprendendo la Russia (alleata di Teheran e sostenitrice
del programma di ricerce civili nucleari iraniane) e gli Stati Uniti.
Nessuno può attualmente sottostimare l'impatto politico che avranno le
elezioni libanesi del prossimo 7 giugno e la prospettiva di una vittoria
di Hizb'Allah e dei suoi alleati dell'Opposizione Nazionale.
Un'appuntamento che troverà pronti gli uomini di Hzb.
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
Direttore Responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia" da Haret Hreik,
Beirut sud (Libano)
Note -
1)
Ariel Sharon in "Estudios Arabes" - Numero 5/6 , Buenos Aires
(Argentina) Gennaio-Giugno 1984;
2)
Mohammad Hassan al Amin in "Estudios Arabes" - ibidem;
3)
si veda in proposito Maurizio Blondet - "I Fanatici dell'Apocalisse"
ediz. "Il Cerchio" - Rimini 2002;
4)
Roberto Giammanco - "L'Immaginario al potere: religione, media e
politica nell'America reaganiana" - ediz. "Antonio Pellicani" - Roma
1990;
5)
Graham E. Fuller/ Ian O. Lesser - "Geopolitica dell'Islam - I paesi
musulmani, il fondamentalismo, l'Occidente" - ediz. Donzelli , Roma
1996;
6)
Yann Richard - "L'Islam chi'ite" - ediz. "Librairie Arthème Fayard" -
Paris (Francia) 1991;
Link a questa pagina :
http://www.holylandfree.org/hizbAllah_islamic_antizionist_dagoberto.htm
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