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DON CURZIO NITOGLIA
24 maggio 2010

Prologo
●16 maggio
2010, domenica dopo l’Ascensione. La Chiesa ci fa leggere il Vangelo
secondo Giovanni (XV, 26-27; XVI, 1-4). Gesù dice ai suo Apostoli, a
partire dal verso 22 del capitolo XV: «Se non fossi venuto e non avessi
parlato loro [ai giudei che non lo hanno accolto, ndr], non avrebbero
nessun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato».
S. Tommaso d’Aquino, il
Dottore ufficiale o comune della Chiesa, nel suo Commento al Vangelo
di San Giovanni chiosa riassumendo il consenso unanime dei Padri
ecclesiastici: «Siccome l’ignoranza di per sé scusa la colpa, qui Egli
mostra che i giudei increduli sono inescusabili […], per due
motivi: primo, per la verità del Suo insegnamento; secondo, per
l’evidenza dei Suoi prodigi […]; in terzo luogo, indica la radice della
loro avversione contro gli Apostoli: “Chi odia Me, odia anche il Padre”»
(Capitolo XV, Lezione V, n° 2044). Quindi per il Santo Dottore «Tutte le
persecuzioni le faranno agli Apostoli a causa del nome di Cristo; ma non
potranno esserne scusati, poiché “Son venuto ed ho parlato loro» (n°
2045). Se il Verbo non fosse venuto e non avesse parlato e fatto
miracoli dinanzi a loro, “non avrebbero alcun peccato”. Ma qual’è il
loro peccato? Non si tratta di un peccato qualsiasi ma di quello di
incredulità (n° 2046).
L’incredulità
●Ora
l’incredulità in generale è l’assenza di Fede dovuta in coloro
cui la Rivelazione era stata sufficientemente proposta e dai quali venne
rifiutata. Nella Somma Teologica (II-II, qq. 10-11) S. Tommaso parla
dell’incredulità (“infidelitas”). Egli spiega che la «perfetta
nozione di incredulità positiva si ha quando uno resiste alla
predicazione della Fede o la disprezza» (II-II, q. 10, a. 1, in
corpore). Quanto alla sua gravità, l’Angelico spiega che il più
grave di peccati in assoluto è l’odio contro Dio (II-II, q. 32, a. 2, ad
2), al secondo posto vi è l’incredulità positiva, quando si
respinge per contrarietà la Fede (ivi e II-II, q. 10, a. 3, sed
contra) poiché è «una resistenza positiva ai dogmi di fede» (ad 2),
mentre il terzo peccato in ordine decrescente è la disperazione (II-II,
q. 20, a. 3). Quanto alle diverse specie di incredulità, l’Aquinate
spiega che, «se ci si oppone alla Fede non ancora abbracciata, si
ha l’incredulità dei pagani. Mentre se la Fede era stata già accettata
in modo figurale, abbiamo l’incredulità di giudei. Invece se era
stata abbracciata in maniera piena e non solo figurata, si ha
l’incredulità degli eretici» (a. 5, in corpore), la quale può
diventare apostasia se si rinnega non solo un articolo di Fede ma tutta
la Fede e se ne abbraccia un’altra. Per quanto riguarda l’apostasia,
essa è una specie d’incredulità (II-II, q. 12, a. 1); nel corpo
dell’articolo l’Angelico spiega che «l’apostasia in senso pieno consiste
nell’abbandono di tutta la Fede e non solo di qualche dogma, ed è
chiamata anche apostasia di perfidia o miscredenza». Perciò il peccato
che Gesù rimprovera ai giudei che Lo hanno rifiutato è quello di
incredulità, perfidia (“per-fidem” = Fede falsa) o apostasia,
come chiosa p. Tito Centi
nel suo Commento alla Somma Teologica all’articolo succitato.
Ragioni
dell’inescusabilità
●Il Vangelo
continua: «”Ma ora”, per il fatto che son venuto ed ho parlato, esclusa
l’ignoranza incolpevole, “essi non hanno scusa del loro peccato
[d’incredulità]”» (n° 2048). Inoltre Cristo aggiunge subito: « “Chi odia
Me, odia anche il Padre”, come per dire: è loro imputato a colpa, non
l’ignoranza di Me e del Padre, ma l’odio che hanno per Me e che ridonda
in odio contro il Padre. Infatti, Padre e Figlio, essendo una cosa sola
nell’essenza, […] chiunque ama il Figlio ama anche il Padre; e chiunque
conosce l’Uno conosce anche l’Altro; mentre chi odia il Figlio odia
anche il Padre» (n° 2050). S. Tommaso si chiede se sia possibile odiare
Dio, Bontà infinita ed invisibile, e risponde: «Qualcuno però può odiare
Dio considerato sotto certi aspetti. Chi, per esempio, ama i piaceri
odia Dio in quanto proibisce l’amore disordinato di essi. […]. Ora, i
giudei odiavano Cristo e la verità che Egli predicava, la quale
coincideva con quella del Padre; cosi pure odiavano le opere di Cristo,
le quali erano conformi alla Volontà del Padre. Quindi odiavano anche il
Padre» (n° 2052). Infine conclude (Capitolo XVI, Lezione I): «l’ora
della persecuzione dei giudei contro gli Apostoli verrà, [come è già
venuta contro Cristo il Giovedì Santo, ndr], quando potranno metterli a
morte impunemente. Sarà un’ora tenebrosa anzi “del potere delle
tenebre”, ossia diabolico» (n° 2078). Quest’ora ritornerà puntualmente
lungo tutto il corso della storia della Chiesa, ma Gesù ci rincuora: “Portae
inferi non praevalebunt”.
Attualità
del Vangelo di domenica
●A partire
dal concilio Vaticano II, passando per Giovanni Paolo II, sino al
discorso di Benedetto XVI nella sinagoga di Roma, si vuol ribaltare la
Tradizione ecclesiastica sui rapporti tra cristianesimo e giudaismo e
rivalutare quest’ultimo, come “fratello maggiore e prediletto” del
cristianesimo. Ora, tutto ciò ha la stessa gravità del peccato dei
giudei che rifiutarono Cristo: è incredulità, anzi è in un certo senso
ancor più grave, poiché, se i giudei rifiutarono il cristianesimo in
figura, i cristiani giudaizzanti rifiutano la Tradizione apostolica
in realtà e non solo figuratamene. Quindi, essi sono ancora più
inescusabili dei giudei, e perciò sono increduli, perfidi e persino
specificatamente apostati in senso stretto. Come, dunque, ci si può
illudere che vogliano “restaurare” la Chiesa, quando abbracciano la
dottrina degli increduli e dei peggiori suoi nemici? Chi coltiva tale
illusione può essere scusato da peccato per ignoranza invincibile? I
semplici sì, ma i dottori della Fede e dei Costumi come minimo hanno
un’ignoranza colpevole per negligenza o nescienza, se non addirittura
un’ignoranza affettata e voluta per poter fare comodamente i propri
“affari”, che li rende del pari pronti all’apostasia, la quale non è la
strada che porta in Paradiso. La tanto conclamata, ma non provata
volontà di Ratzinger di “restaurare la Tradizione” è continuamente
smentita da lui stesso sino agli ultimi suoi discorsi pronunciati a
Fatima, ove l’11 maggio 2010 ha detto: «L’accoglimento delle migliori
istanze della modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo, operato con
il Concilio Vaticano II, ha fatto sì che la Chiesa superasse gli errori
commessi nel suo passato e i vicoli senza uscita» (La Stampa, 12
maggio 2010). Tuttavia “non c’è peggio sordo di chi non vuol sentire” e
si continua a conclamare una restaurazione che non esiste in realtà.
DON CURZIO
NITOGLIA
24 maggio 2010
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