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Intervista di Radio Italia con Mahyar Mohammadi,
studente del terzo anno d’ingegneria dell’Università Elm-o-San’at di
Teheran, tra gli organizzatori delle
manifestazioni
dello scorso 9 febbraio davanti all’ambasciata italiana a Teheran.
Audio
dell'intervista in persiano
Signor Mohammadi, può raccontarci chi sono stati coloro che hanno
protestato dinanzi all’ambasciata italiana a Teheran e per quale
motivo lo hanno fatto?
“In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Non c’è forza a
meno che questa derivi dal Signore, l’Altissimo, l’Immenso.
Le cose in pratica sono andate così: negli ultimi giorni, io e miei
amici all’università Elm-o-San’at ci siamo scambiati tramite i
messaggini e gli Sms tre notizie che ci hanno davvero offeso.
Per prima cosa abbiamo saputo che in Francia, a Neuphle le
Chateau (villaggio dove l’Imam Khomeini trascorse l’esilio
prima del ritorno in Iran il primo Febbraio 1979/ndr) vi erano in
programma delle manifestazioni culturali per la commemorazione
dell’Imam Khomeini, manifestazioni che sono state rovinate dalla
polizia francese.
Poi abbiamo anche appreso che le autorità israeliane hanno chiesto
al primo ministro italiano Berlusconi di inserire i Pasdaran nella
lista delle organizzazioni terroristiche.
Infine anche il governo olandese aveva diffuso una nota offensiva
nei confronti di una delle istituzioni della Repubblica Islamica
dell’Iran.
E così usando solo i nostri telefonini e non altro, abbiamo
informato i ragazzi dei diversi dipartimenti e devo dire che alla
fine non eravamo nemmeno tantissimi.
Però abbiamo sentito il dovere di mettere in guardia Francia, Italia
e Olanda e per questo abbiamo deciso di andare a protestare davanti
le loro ambasciate, nella speranza che pongano fine alle azioni
contro l’Iran.
Siamo stati lì, abbiamo anche diffuso un comunicato al termine delle
nostre dimostrazioni e credo che i video e le immagini delle
dimostrazioni siano stati visti da tutti.
Oggi però ci siamo accorti che il Ministro degli Esteri italiano ha
detto che quei manifestanti «non erano studenti» ma «un gruppo di
Basiji».
In risposta a questui voglio dire che per prima cosa, se mettiamo
così le cose, dobbiamo dire che «tutto il popolo iraniano» è un
«gruppo di Basiji»; questo «gruppo di Basiji» però è lo stesso che
nel corso di questi 31 anni ha impedito alle potenze prepotenti di
accaparrarsi le ricchezze del nostro paese; in altre parole, bisogna
ricordare che i paesi prepotenti non hanno potuto far niente dinanzi
al popolo coraggioso dell’Iran.
Ma ora mi rivolgo al dignitoso popolo italiano e a tutti coloro che
ascoltano o ascolteranno la mia voce: la definizione del Basij che
il Ministro degli Esteri italiano aveva in mente è molto
probabilmente errata; il termine Basiji indica una persona che è
disposta a sacrificarsi per gli ideali in cui crede, per la
giustizia e per la patria.
Basiji significa uomo pronto al sacrificio, significa persona
innamorata della sua patria e delle giuste cause. Basiji significa
colui che non è assolutamente disposto a chinarsi davanti ai
prepotenti del mondo e a coloro che chiedono più di quanto gli
spetta per diritto.
Grazie al cielo oggi tutto il popolo iraniano ha la propensione a
dare persino la vita per difendere la patria.
Il grande popolo italiano, un popolo religioso che ospita anche il
Vaticano, conosce alla perfezione lo spirito del sacrificio e
dell’abnegazione. Se io volessi nominare un esempio dello
spirito e del pensiero Basiji nella cultura cristiana, non potrei
citare miglior esempio di Gesù Cristo (la pace sìa con lui), Colui
che era pronto al sacrifico per la sua gente.
Ma se nella mente del Ministro degli Esteri italiano, la
definizione di «gruppo di Basiji» è un gruppo di persone collegate
al governo o a qualsiasi altro gruppo politico che a scopo di lucro
e contro la volontà della gente, sono disposte a inscenare
manifestazioni, allora dobbiamo dire che questa definizione è
semplicemente errata.
È sufficiente che le autorità italiane vadano a rivedere le immagini
che i media di tutto il mondo hanno ripreso da Teheran lo scorso 30
Dicembre; se vedranno quelle immagini, con le strade di Teheran
gremite di gente, credo che capiranno la verità.
Purtroppo ormai è l’abitudine dei politici occidentali far passare
per «pochi» i loro «oppositori» e far passare per «numerosi» i loro
«sostenitori»; la questione è che questi errori di calcolo li
portano a fare errori ancora più grossi sulla valutazione della
situazione in Iran.
Noi consigliamo a questi signori di occuparsi degli affari interni
del loro paese invece di intromettersi in quelli degli altri paesi;
l’Occidente è stato colpito da una profonda crisi economica e le
notizie dei problemi economici della gente e della disoccupazione
dei giovani in quei paesi arrivano anche da noi.
Secondo me si dovrebbero concentrare sulla corruzione morale ed
economica dei loro uomini di governo; è degno di nota che «il
coinvolgimento negli affari mafiosi» e le notizie sul profilo
«donnaiolo» del premier italiano Berlusconi, hanno trasformato lo
stesso Berlusconi e l’Italia nello zimbello della politica
internazionale e in una specie di barzelletta tramandata a voce
negli ambienti politici di tutto il mondo.
Mi auguro di cuore che il popolo d’Italia, nelle prossime elezioni,
elegga un premier degno del glorioso nome dell’Italia, e non una
persona come il Signor Berlusconi".
A cura di Davood
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