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L’Iran nel mirino dell’aviazione di Tel
Aviv
Federico Dal Cortivo
- Italiasociale.net - 14 giugno 2010
“L’Arabia saudita pronta a concedere il sorvolo del proprio territorio
in caso di attacco ai siti nucleari iraniani ,un’operazione militare
complessa senza l’apporto del potenziale militare di Washington”
La
notizia riportata dal Times di Londra è di quelle che lasciano poco
spazio all’immaginazione . Il governo di Riyad parrebbe aver concesso il
sorvolo del proprio territorio nel caso in cui gli israeliani
decidessero di attaccare i siti nucleari iraniani, facendo così
probabilmente ancora una volta il lavoro sporco per conto di Washington,
che ha già da tempo quest’ opzione nella sua agenda, ma che necessita
per intervenire direttamente di un “casus belli” che lo giustifichi
davanti alla comunità internazionale. Il governo sionista invece ha
sempre fornito prova di non tenere in alcun conto leggi e trattati e per
esso è l’ennesima possibilità di portare morte e distruzione a popoli
della regione, che vogliono semplicemente progredire in pace e avere
voce in capitolo nel consesso mondiale.
L’Iran ha manifestato da tempo le sue intenzioni pacifiche sull’uso
dell’atomo,il recente accordo con la mediazione di Brasile e Turchia ne
è stato la manifestazione, ma non basta per chi vuole ad ogni costo
trovare il pretesto per scatenare una nuova guerra,perché è implicito
che un attacco, questo sì terroristico d’Israele all’Iran, provocherebbe
un’immediata risposta militare con conseguenze imprevedibili per
l’intero Vicino Oriente e i suoi delicati equilibri geopolitici.
E l’opzione in mano alla Heyl Ha’Avir è nota negli ambienti “neocon”
statunitensi come “Osirak”, dal nome del reattore francese in
costruzione in Iraq e distrutto con un attacco aereo terroristico nel
1981. Allora si trattò di colpire un singolo obiettivo a una distanza
relativamente vicina alle basi dei
caccia bombardieri, ora gli obiettivi sono multipli e vanno dal reattore
di Bushehr, a quello di Arak, al centro di tecnologia nucleare di
Isfahan ,all’impianto di arricchimento dell’uranio di Nataz.
E’ il Saban Center for Middle East Policy della Brookings Institution
che ci illumina su
un possibile attacco israeliano, ricordandoci come da anni i vari
politici e analisti dell’entità sionista preparano il mondo a una
possibile guerra e proclamano che l’Iran starebbe per dotarsi di armi
nucleari per poi cancellare Israele. Il solito vittimismo di questo
popolo, che mentre si lamenta di possibili o presunti torti, scatena
azioni militari contro i vicini e commette continui crimini di guerra
che puntualmente restano impuniti.
Secondo l’importante" think thank" statunitense le operazioni sarebbero
sia aeree e sia terrestri con impiego di reparti speciali per colpire i
siti nucleari .Ci sono fondate ragioni di ritenere che i piani siano
pronti per essere messi in pratica con un lasso di tempo breve di
attivazione delle forze militari. Il raid su Dayr az-Zawr in Siria nel
2007 va letto come un monito all’Iran.
L’obiettivo che apparentemente sembrerebbe semplice per l’agguerrita
aviazione sionista, in realtà presenta una buona dose di complessità, se
l’attaccante userà solo le forze di cui dispone. Pur potendo accorciare
la distanza dagli obiettivi con il sorvolo del territorio saudita, i
fattori da tenere in conto sono molteplici. L’effetto sorpresa
indispensabile per tali operazioni, è già diminuito perché è preclusa la
possibilità di passare dalla Turchia, la Giordania e l’Iraq,dove lo
spazio aereo è controllato dall’Us Air Force che come potenza occupante
dovrebbe garantirne l’impenetrabilità, quindi è aperto il solo canale
saudita e non possedendo Israele portaerei per effettuare attacchi
multipli, sarà più facile per la difesa iraniana controllare il proprio
spazio aereo. Le forze impiegate pur essendo qualitativamente di buon
livello , sono numericamente insufficienti per provocare danni ingenti.
Gli F15-I strike eagle con un raggio di 2500 km si aggirano sui 25 -30
velivoli e gli f16-I, che rappresentano il grosso dell’aviazione
israeliana, hanno un raggio d’azioni di appena 1600-1800 km, quindi
l’intera missione necessita di rifornimento in volo, e pur essendo
questo possibile tra aereo e aereo, richiederebbe l’uso di parte della
forza d’attacco solo per il trasporto del carburante. Migliore l’uso di
aereo cisterne, però molto vulnerabili e che forse Israele non possiede
in numero adeguato per la vastità dell’operazione.
L’Iran
è dotato di una buona rete di sorveglianza radar e postazioni
missilistiche terra aria, e c’è poi la caccia iraniana da eliminare
dallo scenario, il tutto su un territorio vasto e dall’orografia
complessa, indispensabile quindi anche aerei Awacs per dirigere gli
attacchi e dare l’allarme aereo, ma anche così la lontananza dalle basi
non consentirebbe di impegnare efficacemente più obiettivi che si
presentassero agli attaccanti una volta penetrati nello spazio aereo
iraniano.
Un attacco a bassa intensità compiuto da Israele si presenta quindi non
privo d’incognite, anche se non va mai messa in discussione la
bellicosità del governo di Tel Aviv che da anni non aspetta altro che
l’occasione propizia per poter infliggere una lezione a Teheran.
Pur non sottovalutando il potenziale della IDF, appare difficile vedere
gli Stati Uniti assistere passivamente agli eventi, che li vedono
politicamente coinvolti e nei quali dovrebbero far pesare la loro
influenza per tacitare le innumerevoli critiche che si leverebbero a
livello internazionale, inoltre il loro potenziale militare fa la
differenza quando si tratta di campagne aeree anche brevi, dove possono
dispiegare l’Us Air Force e Us Air Navy su vari obiettivi. Un esempio è
stata l’operazione Desert Fox durata tre giorni nel 1998 e tesa a
neutralizzare cento edifici iracheni , tra cui centri di difesa aerea.
Ci vollero oltre 600 missioni aeree e 415 attacchi di missili da
crociera cruise per raggiungere i risultati preventivati. E' difficile
pensare che il blitz israeliano possa risolversi in una notte per avere
effetti devastanti, e la replica nei giorni successivi appare
impossibile, salvo che non vi sia il ricorso immediato a bombe nucleari
tattiche presenti nell’arsenale sionista come le B61-11 “bunker buster”
o Nuclear Earth Penetrator, arma termonucleare evoluzione della B-61.
Questo ordigno è stato concepito espressamente per il Vicino Oriente fin
dai tempi dell’Amministrazione Clinton e poi specificato il loro uso nel
Nuclear Posture Rewiew( 2001) e Doctrine for Joint Nuclear Operations
contro i cosiddetti “ Stati canaglia”.
Altre armi nucleari sono presenti a bordi dei tre sottomarini fabbricati
in Germania, che secondo lo studio pubblicato nel 2002 dal Carnegie
Endowment for International Peace sono dotati di missili cruise a
testata nucleare e sicuramente alcuni di loro sostano permanentemente
nelle acque antistanti all’Iran.
La dottrina militare di Tel Aviv non ha mai escluso l’uso di armi
atomiche, così come quella statunitense del “premio Nobel per la Pace”
Barak Obama.
Federico Dal Cortivo
Fonte:
http://www.italiasociale.net/alzozero10/az140610-1.html |