Studentessa 21enne deportata, bendata e ammanettata, dai soldati israeliani
di Vichi - http://palestinanews.blogspot.com/

Berlanty Azzam, studentessa cristiana, poco tempo prima dell'arresto
Berlanty Azzam è una ragazza palestinese di 21
anni, che studiava e viveva a Betlemme sin dal 2005, dopo aver
richiesto ed ottenuto dalle autorità militari israeliane un permesso
che la autorizzava a viaggiare attraverso Israele per raggiungere la
West Bank. Studentessa in business administration, le mancavano solo
due mesi per completare i propri studi.
Il pomeriggio del 28 ottobre, mentre tornava a casa a Betlemme dopo
essere stata ad un colloquio di lavoro a Ramallah, la macchina in cui
viaggiava Berlanty veniva fermata ad un checkpoint. I soldati
israeliani, accortisi del fatto che la sua residenza era registrata a
Gaza, la arrestavano e la chiudevano in cella.
Nonostante la promessa delle autorità israeliane di non procedere
subito al trasferimento a Gaza di Berlanty, in modo da consentirle di
presentare appello contro il provvedimento alla Corte suprema,
la notte stessa la ragazza veniva bendata, ammanettata e caricata su
una jeep che provvedeva a deportarla nella Striscia contro la sua
volontà, nonostante ogni assicurazione ricevuta in contrario.
Racconta Berlanty: “Fin dal 2005, ho evitato di andare a visitare la
mia famiglia a Gaza per paura che non mi venisse permesso di ritornare
ai miei studi in Cisgiordania. Ora, proprio a due mesi da laurea, sono
stata arrestata e portata a Gaza nel cuore della notte, senza alcuna
possibilità di terminare i miei studi”.
Da anni, Israele impedisce ai Palestinesi residenti nella Striscia di
Gaza di frequentare corsi di laurea nelle università della
Cisgiordania, ma anche all’estero:
attualmente, sono ben 838 gli studenti bloccati a Gaza e
impossibilitati a recarsi all’estero per completare i propri studi o
ottenere master post-laurea.
Ma questo è diverso, si tratta di una vera e propria caccia all’uomo
volta a deportare nella Striscia di Gaza quei Palestinesi che vivono,
studiano e lavorano, anche da anni, nella West Bank, pur risultando
iscritti – nei registri dello stato civile controllati da Israele –
come residenti a Gaza,
Esemplare è il caso di
Muhammad Abu Sultan, denunciato dall’ong israeliana B’tselem.
Muhammad Abu Sultan, originario del quartiere Rimal a Gaza, si
è trasferito nel 1996 a Tulkarm e li ha conosciuto la propria moglie
Alaa, che gli ha dato tre figli di 6, 3 e 2 anni.
Alcuni anni fa l’Autorità palestinese aveva annunciato che i
residenti di Gaza che vivevano in Cisgiordania avrebbero potuto
cambiare la propria carta d’identità con un documento similare valido
per la West Bank.
Muhammad, che aveva una carta d’identità di Gaza, il 1° ottobre del
2007 si recò allora presso gli uffici dell’Autorità palestinese a
Ramallah, ottenendo la sua brava carta d’identità valida per la West
Bank. Voleva essere sicuro, dato che per lavoro si recava spesso a
Nablus, Ramallah, Jenin e Gerico, e spesso si trovava a dover
attraversare i posti di blocco dell’esercito israeliano.
Ma, il 12 gennaio del 2008, Muhammad veniva fermato al
checkpoint di Beit Iba, vicino Nablus, e nella stessa giornata veniva
deportato nella Striscia di Gaza dai soldati israeliani, poiché
considerato residente nella Striscia di Gaza. Da allora, la moglie
Alaa e i tre figli di Muhammad Abu Sultan vivono a Tulkarm senza il
loro marito e padre, e la più piccola delle bambine, Riwa, di soli due
anni, chiama “papà” il nonno.
Con buona pace di chi ancora sostiene la colossale menzogna del
“disengagement” israeliano da Gaza, Israele non solo controlla le
frontiere terrestri e marittime e lo spazio aereo della Striscia, non
solo limita allo stretto indispensabile per la sopravvivenza
l’ingresso di cibo, medicinali e merci, ma persino continua a
controllarne i registri dello stato civile, non riconoscendo l’operato
dell’autorità palestinese in materia.
Le autorità israeliane, infatti, impongono ai Palestinesi registrati
nella Striscia di Gaza di poter restare in Cisgiordania solo dopo aver
ottenuto uno speciale “permesso”
(difficilissimo da ottenere), imponendo un regime senza precedenti e,
soprattutto, senza alcuna base legale, che trasforma i Palestinesi che
vivono a casa propria e nella propria terra in dei veri e propri
“immigrati clandestini”.
Israele in tal modo viola i diritti dei Palestinesi
all’istruzione, alla libertà di movimento, al ricongiungimento
familiare, e si rimangia persino accordi liberante firmati come
l’accordo Movement and Access del novembre 2005, che doveva
regolamentare il libero accesso da e per Gaza (nonché la costruzione
del porto e dell’aeroporto…).
Ma, naturalmente, sopra ogni norma e ogni diritto – anche i più
basilari – prevalgono le ragioni della “sicurezza” di Israele.
Notoriamente minacciata, è risaputo, da studenti e padri di famiglia
che per studio o per lavoro si recano da Gaza in Cisgiordania
e viceversa.
In lingua inglese : http://www.gisha.org/index.php?intLanguage=2&intItemId=1612&intSiteSN=113
Link a questa pagina : http://www.terrasantalibera.org/israele_deporta_studentessa.htm