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ORA GAZA SI
TRASFERISCE IN UNGHERIA
10 giugno 2010 - Fonte:
http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=357

La
crisi finanziaria ungherese esplosa nell’ultima settimana ha determinato
i soliti prevedibili commenti degli opinionisti ufficiali, i quali hanno
attribuito tutta la colpa di ciò che accade agli Ungheresi, responsabili
di aver preteso di accedere al capitalismo puro e duro trascinandosi
dietro anche i bassi livelli di produttività e le eccessive garanzie
sociali del vecchio regime socialista. Anche la ripetizione continua del
dogma propagandistico sui presunti bassi livelli di produttività del
socialismo reale, serve poi ad accreditare il luogo comune secondo cui
il comunismo dell'Est sarebbe crollato per inefficienza economica,
invece che per le subdole aspirazioni affaristiche delle sue
nomenklature; il messaggio è quindi che non ci siano alternative al
sedicente e mitologico "Mercato", spacciato come giustiziere e
vendicatore per i "peccati" passati, presenti e futuri. La fiaba
moralistica del Paese finito male perché “pretendeva di vivere al di
sopra dei suoi mezzi” funziona sempre per i media, poiché, almeno
all’inizio, l’opinione pubblica risulta vulnerabile agli slogan
colpevolizzanti.
D'altra parte, l’Ungheria non si trova neppure nella “zona euro”, e non
perché non sia stata ritenuta degna di entrarci, ma proprio perché i
suoi governi non l’hanno mai richiesto, quindi le spiegazioni ufficiali
sulla crisi finanziaria ungherese si arrampicano sugli specchi e mettono
in evidenza che ci deve essere dell’altro di cui non si può parlare.
Nessun commentatore ufficiale ha infatti notato il nesso esistente tra
l’Ungheria e l’altro protagonista delle vicende mediatiche dell’ultima
settimana, cioè Israele. Il 17 maggio ultimo scorso Budapest è stata
infatti oggetto di un sorvolo illegale a bassa quota da parte di jet
militari israeliani. La notizia del sorvolo illegale israeliano su
Budapest, e delle conseguenti proteste diplomatiche ungheresi a
riguardo, è stata rilanciata a suo tempo dalla agenzia ANSA, ma non
risulta che giornali o telegiornali italiani l’abbiano mai diffusa;
sebbene un sorvolo illegale non sul solito Libano o sulla solita Siria,
bensì su un Paese dell'Europa Orientale, costituisse uno scoop che una
"libera informazione" non avrebbe dovuto lasciarsi sfuggire.
I giornali israeliani hanno invece ammesso il fatto, affermando che si
trattava di un sorvolo “di routine” su Paesi dell’Est Europa, un sorvolo
senza scalo in aeroporti europei. Vista la distanza tra Israele e
l’Ungheria, se ne ricava o che i jet militari israeliani possiedono
un’autonomia di volo preclusa a qualsiasi altro aeroplano esistente,
oppure che la circostanza del volo senza scalo sia una spudorata balla.
I giornali israeliani non si sono neppure sentiti in dovere di spiegare
il perché di questi voli “di routine” in zone così lontane da Israele.
Qualcuno ha sospettato che in realtà i jet militari israeliani si siano
serviti di vari aeroporti militari statunitensi o NATO nell’Europa
dell’Est, compreso l’aeroporto militare della città ungherese di Papa,
dove una base strategica NATO si è insediata dal 2007. Finché non si
trova una spiegazione tecnica alternativa, più che di un sospetto, si
tratta dell’unica ipotesi possibile. Quindi Israele in questi ultimi
mesi ha effettuato due azioni ostili contro due diversi Paesi
appartenenti alla NATO, Ungheria e Turchia; almeno nel caso ungherese,
le stesse strutture NATO sono state utilizzate contro un Paese membro
della NATO.
Secondo la stampa sionista in Ungheria vi sarebbe un’insorgenza
antisemita alimentata dalla psicosi provocata da alcune battute del
presidente israeliano Shimon Peres, il quale si complimentava con gli
agenti immobiliari israeliani per la quantità di patrimoni immobiliari
che erano riusciti ad arraffare a Manhattan, in Polonia, in Romania ed
in Ungheria. Il video con queste frasi di Peres circola da anni su
YouTube. I sionisti hanno commentato sarcasticamente questa circostanza
dicendo che chi manca d’intelligenza non può capire quelle che sono
semplici battute di spirito.
Certo, Peres nella sua lunga vita ha sempre molto sofferto per questo
suo eccesso di intelligenza, che spesso lo ha consegnato alla triste
sorte del genio incompreso. Nel suo famoso incontro con Roberto Saviano
dello scorso anno, egli affidò al giovane scrittore una di queste sue
incomparabili perle di saggezza, secondo la quale il segreto per avere
coraggio sarebbe quello di non avere paura. Non c’è dubbio che Saviano
sia uscito molto edificato da questa lezione morale, ma è invece molto
dubbio che le vere preoccupazioni degli Ungheresi derivino davvero
dall’aver ascoltato le stupidaggini di Peres. Neppure l'antisemitismo
ungherese può essere usato per spiegare tutto.
La realtà è infatti che truppe israeliane sono presenti già da anni sul
territorio ungherese per garantire la “sicurezza” dei beni immobiliari
acquisiti dalle compagnie israelo-americane, ed è questo macroscopico
dettaglio a determinare in Ungheria la “psicosi” di cui parlano i
sionisti. Queste truppe israeliane inoltre non potrebbero essersi
insediate in Ungheria senza un appoggio logistico della NATO.
È vero anche che l’Ungheria - che tra l'altro è il Paese di Theodore
Herzl, il fondatore del sionismo - ha alle spalle una lunga storia di
antisemitismo, di cui ci si era “dimenticati” per le esigenze
propagandistiche della Guerra Fredda. Nel corso della seconda guerra
mondiale l'Ungheria era retta da un regime parafascista alleato della
Germania e dell'Italia, e le truppe ungheresi parteciparono in grande
stile all'Operazione Barbarossa, cioè l'invasione dell'URSS nel 1941. In
posizione spesso conflittuale con questo regime fascistoide, operava in
Ungheria anche un partito neonazista paramilitare, detto delle Croci
Frecciate, che nel 1935 arrivò ad ottenere il 25% dei voti, e che nel
1944 fu insediato al governo dai Tedeschi. Rispetto alla rivolta
d'Ungheria del 1956, perciò non fu realistico ritenere che i
nazifascisti non vi svolgessero alcun ruolo; ma la propaganda
occidentale preferì, ovviamente, sorvolare sul particolare. Il
corrispondente italiano dall’Ungheria più prestigioso, Indro Montanelli,
si soffermò soprattutto sulla descrizione dell’opposizione “da sinistra”
all’URSS, poiché ciò avrebbe contribuito maggiormente a mettere in crisi
le coscienze dei comunisti italiani ed europei.
Dopo il crollo dei regimi del “Socialismo Reale”, improvvisamente la
propaganda “occidentale” e sionista si è "ricordata" del nazifascismo
ungherese e, a questo scopo, ha dissepolto e strumentalizzato vicende
come quelle di Giorgio Perlasca. A questo punto può essere facile per la
propaganda occidental-sionista liquidare i malumori ungheresi per la
spoliazione del loro territorio come insorgenze antisemite, ed è strano
che poche settimane prima delle elezioni politiche in Ungheria gli
Israeliani abbiano sentito il bisogno di dare una mano alla propaganda
antisemita del partitino neonazista ungherese con quel minaccioso
sorvolo illegale su Budapest.
Sta di fatto però che il risultato più clamoroso delle recenti elezioni
ungheresi sia stato l’astensionismo della metà circa dell’elettorato,
perciò anche il 15% del partito neonazista si riduce alla metà del voto
effettivo; ed in quale Paese non c’è un 7-8% di fascisti?
L'antisemitismo scompare e riappare nella propaganda "occidentale" a
seconda delle convenienze affaristiche, infatti anche il cattolicesimo
ungherese fu santificato durante la Guerra Fredda, ed il cardinale
ungherese Mindszenty, imputato nel 1948 in un processo staliniano,
divenne un’icona mondiale dell’anticomunismo. Adesso però, guarda caso,
la propaganda occidental-sionista si va a ricordare, oltre che della
pedofilia dei preti, anche delle compromissioni della Chiesa ungherese
con il nazismo e l’antisemitismo; proprio ora che la Chiesa vorrebbe
rientrare in possesso dei suoi antichi patrimoni immobiliari
(praticamente mezza Ungheria), che erano stati nazionalizzati dal regime
comunista.
La
“crisi finanziaria” offrirà al governo ungherese il pretesto per cedere
ai privati altre quote del Demanio dello Stato, e questi privati saranno
ancora una volta delle multinazionali americo-sioniste; ma, dato che la
NATO funziona come una cordata affaristica, non è da escludere che al
business si siano agganciate anche multinazionali tedesche e persino
italiane.
La NATO non è quell'alleanza militare che sembra e che dice di essere,
ma consiste in una vera multinazionale dei traffici illegali ed in un
veicolo di colonizzazione dei Paesi "alleati" degli Stati Uniti. Ciò
potrebbe valere anche per il sionismo. Un vecchio documento, reperito
dal giornalista de "Il Messaggero" Eric Salerno, dimostra infatti che
nel 1948, anno della nascita dello Stato di Israele, nella guerra contro
gli Arabi, il sionismo utilizzava mercenari non ebrei. Si tratta di un
rapporto dei Carabinieri di stanza presso il Consolato italiano in
Palestina, da cui risulta che nel 1948 anche mercenari italiani, di
religione cattolica, erano stati reclutati per combattere nel neonato
esercito israeliano.
Fonte:
http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=357
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