Il nostro sito e la nostra rete-web non celebrano la Giornata
della Memoria. È nel nostro diritto farlo.
A meno che il rabbinato internazionale e le comunità ebraiche non
riconoscano l'olocausto compiuto da oltre 60 anni a questa parte ai
danni della popolazione araba di Palestina, cristiana e musulmana,
che ha avuto come culmine il recente massacro di Gaza e che
continua, quotidianamente, a Gaza come in Cisgiordania, in un lento,
inarrestabile stillicidio.
Non si puo celebrare solo e sempre "una" memoria.
O si è sensibili a tutte le disgrazie umane, o ci si considera
l'unica rappresentanza umana per cui doversi dispiacere, mentre
tutti gli altri sono solo "animali parlanti", poco più che bestie,
come celebra il Talmud, e quindi indegni.
Senza voler ferire la suscettibilità altrui per le sofferenze
patite, ma o si celebrano le memorie delle sofferenze di tutti gli
esseri umani, a partire da quelle più recenti e fresche di Gaza,
oppure non intendiamo renderci complici di quella che è solo una
campagna di propaganda, per ingrassare quella che anche l'ebreo
Norman Finkelstein definisce "la fabbrica dell'olocausto".
Non si può avere la memoria così corta da non vedere quel che
succede sotto i nostri occhi adesso, pretendendo di imporci il
monopolio di un'unica memoria. Memoria sulla quale oltretutto non è
concesso investigare sulle dinamiche, nè è permessa a storici di
professione la ricerca.
Memoria che viene imposta a senso unico e incontestabile. Strana
memoria.
La comunità israelita, che sostiene ed è complice, apertamente o
con il suo silenzioso assenso, dello Stato ebraico-sionista e ne
approva l'operato genocida nei confronti della popolazione araba di
Terra Santa, non può chiederci di chiudere gli occhi sui crimini
compiuti dai suoi leader e nello stesso tempo volerci solidali con
le proprie passate traversie: traversie grazie alle quali l'entità
coloniale insediatasi in Palestina, Israele, si ingrassa sempre più,
giustificando e coprendo così ogni suo crimine.
Questa ostinata insensibilità verso i fratelli arabi di Terra
Santa, espropriati e massacrati da decenni nella propria terra, non
gioca a favore dei così definiti impropriamente "fratelli maggiori",
ma anzi accresce nel mondo l'ostilità nei loro confronti.
Il loro motto preferito è "occhio per occhio, dente per dente":
non si aspettino comportamento diverso nei loro confronti da chi non
ha ancora svenduto all'ammasso la propria lucidità.
Se il rabbianto internazionale non riconoscerà le sofferenze ed i
crimini commessi oggi ai danni della Palestina e del suo popolo, noi
e tutti gli uomini ancora intellettualmente liberi non potremo
onestamente riconoscere la loro memoria.
Pochi sanno che il 14 di maggio, giorno in cui in Palestina si
ricorda la Nakba, la catastrofe (significato simile a quello della
shoà), quando la popolazione araba fu cacciata dai suoi villaggi,
massacrata, deportata, è una giornata di commemorazione vietata per
legge dallo Stato giudeocratico.
In quel giorno le frontiere ed i check-point vengono chiusi (è
capitato anche a noi di ritrovarci blindati a Jenin l'anno scorso in
quell'occasione) e sono vietate tutte le commemorazioni. E' vietato
alla popolazione autoctona di Terra Santa, in quel giorno di maggio,
ricordare i propri cari e le proprie sofferenze, fare visita a
parenti, cimiteri, memoriali. Una giornata di lutto e di memoria
vietata.
E si ha la faccia tosta di imporre una "giornata della memoria",
mentre la si nega agli altri...
In quanto gli arabi sono sicuramente di ceppo semita, questa
negazione della loro memoria è da ritenersi quale vero ed
inconfutabile atto di antisemitismo.
"Guai a voi scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a
sepolcri imbiancati: essi all'esterno sono belli a vedersi, ma
dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume...Serpenti,
razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?"
(Mt. 23, 13-36)
La Redazione di