|
|
|
|
|
pacifici riccardo : negare la Shoah deve diventare un reato
Il Presidente della comuntà ebraica di Roma, pacifici riccardo , in un intervista rilasciata al Giornaleradio di Teleradiostereo, ha commentato così le le scritte neonaziste apparse sui muri di Roma negli ultimi giorni, di cui le ultime, ieri sera, su due striscioni a firma del movimento di estrema destra ‘Militia’ contro il Pdl e lo stesso pacifici: ”Negare
o sminuire la shoah deve diventare un reato anche in Italia così come
avviene in Francia, Austria e Germania.
Su internet esistono numerosi
siti dove si trova di tutto:
temo
che le menti dei giovani
possano essere manipolate.
Serve prevenzione”. Targa presso la pretesa "camera a gas " di Dachau, imposta dal Revisionismo Storico( nota di Waa359)
Targa presso la pretesa "camera a gas " di Dachau, imposta dal Revisionismo Storico( nota di Waa359)Da: http://moked.it/blog/2009/03/30/pacifici-negare-la-shoah-... @@@
Da: L’Unità 17/10/08 Gli ebrei a FINI:
«Ecco il
dossier della vergogna» in visita alla Sinagoga di Roma di Mariagrazia Gerina Roma La kippah, certo. La indossa, è un gesto che già conosce. Stringe la mano ad Alberto Mieli, ex deportato, si erano già incontrati qualche anno fa all’Auditorium. Più in disparte intravede anche Piero Terracina, quello che ad Auschwitz con Alemanno ha deciso di non andare («Ma Fini ha avuto coraggio, gli va riconosciuto»). Poi si lascia guidare dal rabbino capo Riccardo Di Segni all’interno della grande Sinagoga, il Tempio Maggiore di Roma. «La chiusero nel ‘38 con le leggi razziali?», fa come per ricordare Gianfranco Fini. «No, fu dopo l’8 settembre ‘43», lo corregge il Rabbino Di Segni: «Tutte le sinagoghe d’Europa furono chiuse, i sigilli li tolsero gli americani, c’è ancora la targa». Qualche incertezza, uno sguardo ancora alle architetture per apprezzarle meglio. Ma anche questa visita alla più grande sinagoga d’Italia è un passaggio già attraversato. Come la visita a Yad Vashem, a Gerusalemme, il viaggio ad Auschwitz. Un percorso «necessario» fatto di gesti simbolici tutto già compiuto da Fini, prima di arrivare alla presidenza della Camera. Il suo cursus verso una destra che altrove, in Francia per esempio, «si è sempre dichiarata antifascista», come dice il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, che gli fa da guida insieme al presidente dell’Unione delle comunità Renzo Gattegna. La destra italiana no, appunto. Per questo il primo presidente della Camera che viene dalla storia del Msi deve ribadire con frasi apodittiche e ben studiate che il 16 ottobre del 1943, rastrellamento del ghetto e deportazione di 1022 ebrei romani, «è una vicenda tragica che non riguardò solo gli ebrei ma gli italiani», «che si capisce solo se si ricorda che nel 2008 ricorre l’anniversario delle leggi razziali» e che «tutto il popolo italiano riconosce di non dover dimenticare». «Concetti semplici», dice Fini, anche se sa benissimo che persino i vertici di An ancora ci “inciampano” e che un gesto che dovrebbe essere scontato come mettere la kippah quando entri in una sinagoga è stato ed è oggetto di scherno non solo tra i militanti dell’estrema destra. «Il percorso è ancora lungo e dovrà colpire anche la pancia del partito», lo avverte Riccardo Pacifici, lui che ha lavorato dietro le quinte di quel viaggio a Gerusalemme e di tutti i passaggi successivi: «Certo oggi almeno nella ledership l’idea che occorra dichiararsi antifascisti c’è». Ma che non basti affatto è fin troppo evidente. La comunità ebraica di Roma e gli ex deportati lo hanno spiegato a Fini mettendo in fila la cronaca di questi giorni, gli atti di xenofobia, i rigurgiti razzisti. E poi gli hanno consegnato un dossier con la data del 16 ottobre. fini ,pacifici, il "dossier" sui siti
revisionisti, Dentro non c’è la storia del rastrellamento del ghetto. Ci sono siti che registrano ventimila ( 20.000 ) contatti ogni giorno. Siti pieni di messaggi «xenofobi» e «razzisti», che Pacifici preferisce non rivelare per «lasciare tempo alle autorità di indagare» ma «molti sono riconducibili a un’unica sigla». La rete ne è piena, basta navigare un po’ per imbattersi in confutazioni del mito dello sterminio ebraico, testi negazionisti, insulti ai testimoni della Shoah, compendi di follie che sembrano manuali per praticare l’odio razziale. E poi il merchandising fascista, le magliette con il duce. Eccola la pancia della destra. «Cose che non possiamo tollerare», dice Pacifici. «Anche se non siamo noi sotto tiro in questo momento - avverte - il razzismo oggi colpisce altre minoranze», ripete invocando «il senso di responsabilità delle istituzioni». Nei confronti dei rom prima di tutto. Dopo l’incontro a porte chiuse con il consiglio della comunità e con i sopravvissuti della Shoah romana però il dossier sui siti razzisti e negazionisti Fini deve averlo passato a un suo collaboratore, perché non ce l’ha in mano quando si presenta alla stampa. «Vedremo, mi è stato appena consegnato», risponde a chi gli chiede come reagirà. Di passi il presidente della Camera ne ha fatti tanti. Il passo successivo stenta a farlo. E quando i cronisti gli chiedono della mozione che vuole i bambini immigrati in classi separate non ce la fa a prendere le distanze dalla Lega. Non ce la fa a dire la parola «vergogna». Anzi: «Il testo l’ho letto, è tutt’altro che razzista, individua strumenti che favoriscono l’integrazione», assicura. Dice che l’ha letto bene. Poi torna a tuonare contro il «mostro del razzismo che anche quando si pensa di averlo debellato può risorgere in tante forme diverse». del 02/05/2009
@@@
Un articolo di Blondet cita pacifici riccardo
21/05/2007
Lo storico Robert Faurisson in ospedale a seguito di un pestaggio: rimosso dall'insegnamento nel 1990, privato della pensione e fatto oggetto d'una serie d'aggressioni fisiche negli ultimi 10 anni. Una quantità di lettori mi subissa di mail sui fatti di
Teramo, dove Faurisson, come prevedibile, è stato aggredito e non ha potuto
parlare.
La tracotanza attribuita storicamente ai fascisti è una
costante del molliccio signor Pacifici. «Gli ebrei italiani verificheranno chi parteciperà e chi no e questi ultimi saranno considerati nemici non solo di Israele ma anche degli ebrei italiani».
«Chi non ci sarà dovrà spiegarne le ragioni». (1)
Gruppi composti da quattro-cinque persone,
su grossi SUV, pattugliano 24 ore al giorno i quartieri a forte densità
ebraica, alla caccia di qualche dissennato che osi tratteggiare
scritte «antisemite» su qualche muro; il fatto è rarissimo come si
può capire, ma
la presenza dei vigilantes è invece continua, intimidatoria, e benedetta
dalle autorità (se vogliamo chiamarle così) italiote dell'Italia
antifascista come una «polizia»
della comunità. Per la razza dominante, invece, è kosher. Praticano intensamente una sorta di lotta, detta Krav
Maga, elaborata nell'esercito israeliano per i suoi commandos. Il Krav Maga è un'attività letale militare, lo sappia o
no il dottor Amato, che costoro praticano con totale impunità. - Aggressioni alla federazione romana di Rifondazione Comunista
(che tace e acconsente), con tanto di blocco stradale; e gli automobilisti
che protestavano, scientificamente pestati a sangue. - Ci fu in quei giorni anche il pestaggio di Agnoletto, il capo dei no global, che mangiava ignaro in un ristorante protetto dalla vigilanza squadrista: e il giorno dopo, a Livorno, un no-global di nome Casarini fu aggredito da 40 questi prodi con spranghe e caschi.
Siamo soggetti ai picchiatori di una potenza straniera,
a cui il nostro Stato si
riconosce subordinato e obbediente.Siamo soggetti, in quanto critici di
Israele, alla ritorsioni di questi gruppi
addestrati per
uccidere. Maurizio Blondet Note «Io sono un antisemita. Non sono stato infatti alla fiaccolata organizzata dal Foglio di Giuliano Ferrara davanti all'ambasciata dell'Iran per protestare contro le affermazioni del presidente di quel Paese, Ahmadinejad: 'L'entità sionista deve essere cancellata dalle mappe del mondo'. Il portavoce della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, ci ha infatti ammonito: 'Gli ebrei italiani verificheranno chi parteciperà e chi no e questi ultimi saranno considerati nemici non solo di Israele ma anche degli ebrei italiani'. E un altro esponente degli ebrei romani, Victor Majar, ha aggiunto: 'Chi non lo farà dovrà spiegarne le ragioni'. Io non ci sono andato, a quella fiaccolata, non perché non potevo ma perché non ho voluto, e non ho alcuna intenzione di spiegarne le ragioni ai signori Pacifici e Majar. Sono quindi un nemico di Israele, un nemico degli ebrei italiani, un antisemita, un razzista. Ci dicano i signori Pacifici e Majar quale stella e di che colore, ci dovremo appuntare sul petto noi che non andiamo alla fiaccolata di Ferrara, perché tutti possano vedere, ictu oculi, che siamo degli infami. Siamo alle liste di proscrizione. Eppure nessuno meglio degli ebrei dovrebbe sapere quanto odiose e pericolose esse siano. Possibile che i signori Pacifici e Majar non si rendano conto che con le loro discriminazioni esprimono, almeno concettualmente, la stessa intolleranza contro la quale ci chiamano a protestare?
Israele è uno Stato, la comunità ebraica sparsa nel mondo è un'altra cosa. Israele è uno Stato che, come Stato, può compiere azioni buone o cattive, che io posso criticare o elogiare senza che ciò si rifletta sul mio vicino di casa ebreo. Israele è uno Stato che, come ogni altro Stato (come poniamo, l'Afghanistan, l'Iran, la Corea del Nord) può ricevere minacce contro le quali io posso essere solidale senza per questo dover essere solidale con la comunità ebraica romana o con Giuliano Ferrara.
Perché razzismo è proprio attribuire delle responsabilità a un membro di una comunità etnica, religiosa, per il solo fatto di appartenere a quella comunità (uccidere un bambino ebreo o palestinese o malgascio solo perché ebreo palestinese o malgascio)». Da: http://www.effedieffe.com/rx.php?id=1994%20&chiave=La
Fonte :
Link a questa pagina : http://www.terrasantalibera.org/pacifici_reato_negare_shoa.htm
|
|||
|
|
Tutte le notizie e articoli contenuti in questo spazio web sono liberamente riproducibili (salvo successive controindicazioni degli autori e/o degli editori distributori) purchè citandone integralmente tutte le fonti (inclusa questa), gli autori, i traduttori e i links : perchè informazione e contro-informazione devono essere libere e alla portata di tutti. Chi, divulgando questi notiziari, omette di fornire le indicazioni sopra citate, o impedisce in qualsiasi modo la libera veicolazione delle notizie, sabota gravemente la libera formazione e informazione. |