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Quanta attenzione ricevono dai media americani le elezioni in paesi
come Giappone, India e Argentina? Quanti cittadini e giornalisti
americani conoscono i capi di governo di paesi che non siano
Inghilterra, Francia o Germania? Quanti sanno per esempio i nomi dei
presidenti di Svizzera, Olanda, Brasile, Giappone o Cina?
Al contrario, tutti sanno chi è il presidente dell’ Iran, essendo questi
demonizzato quotidianamente dai mezzi d’ informazione USA.
Questo fatto dimostra quanto l’ America sia ignorante. In Iran non é il
presidente che detta le regole, tanto meno è egli il capo supremo delle
forze armate. La sua politica non puó sconfinare oltre le regole dettate
dagli ayatollah, i quali non sono disposti a rinunciare alla Rivoluzione
iraniana in cambio dell’ assoggettamento agli Stati Uniti.
Gli iraniani hanno avuto un’ esperienza dolorosa col governo USA. la
prima elezione democratica negli anni 50, dopo un periodo di occupazione
e colonizzazione, venne boicottata dagli Stati Uniti, i quali misero al
potere, al posto del candidato legittimamente eletto, un dittatore
sanguinario che torturó e condannó a morte i dissidenti che pensavano
che l’ Iran dovesse essere uno stato indipendente dal potere degli USA.
La superpotenza americana non ha mai perdonato agli ayatollah la
rivoluzione alla fine degli anni ‘70 che prese le distanze dal potere
USA e durante la quale vennero tenuti in ostaggio dei funzionari dell’
ambasciata americana ritenuti delle spie, mentre gli studenti
ricomposero i documenti strappati che provavano la complicitá del
governo statunitense nella distruzione della democrazia in Iran.
I mezzi d’ informazione propagandistica controllati dal governo hanno
risposto alla rielezione di Ahmadinejad con servizi non stop sulla
violenta protesta degli iraniani a seguito del risultato elettorale. L’
invaliditá delle elezioni viene presentata come un fatto nonostante non
ci sia la minima prova al riguardo. Davanti invece alle prove
documentate del boicottaggio USA, i media reagirono nell’ era Gorge
Bush/Karl Rove semplicemente ignorando i documenti su cui si basavano
tali prove.
Da governi fantoccio, la Gran Bretagna e la Germania stanno seguendo la
linea della guerra psicologica attuata dagli Stati Uniti. Il segretario
degli esteri britannico, David Miliband, in un convegno dei ministri
della Unione Europea tenutosi in Lussemburgo ha espresso
seri dubbi
sulla validitá delle elezioni in Iran, il tutto senza l’utilizzo di
fonti indipendenti. Egli segue semplicemente le direttive di Washington
basate sulle dichiarazioni e la protesta del candidato perdente,
appoggiato dagli Stati Uniti.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha sollecitato l’ ambasciatore
iraniano affinché ci sia ‘piú trasparenza’ sul risultato elettorale.
La propaganda del governo USA è appoggiata anche dalla sinistra interna.
In un articolo apparso nel The Nation, Robert Dreyfuss riporta le
dichiarazioni isteriche di un
dissidente iraniano
come veritá assolute, parlando addirittura di colpo di stato.
Su quali fonti si basano le notizie diffuse dagli USA e dagli stati
fantoccio?
Solamente sulle dichiarazioni del candidato perdente.
Da un sondaggio condotto in Iran da Ken Ballen del Center for Public
Opinion e da Patrick Doherty del New America Foundation (entrambe
associazioni nonprofit), fonti quindi indipendenti, risulta il contrario
della situazione descritta dai media ufficiali. Il sondaggio è stato
finanziato dal Rockfeller Brothers Fund ed è stato condotto in persiano
(farsi) da una squadra il cui lavoro nella regione per ABC News e BBC ha
ricevuto il premio Emmy. I risultati sono stati pubblicati nel
Washington Post del 15 giugno.
Per i risultati si segua il
link
Da quel sondaggio risulta che il risultato elettorale rispecchia il
volere della maggior parte degli iraniani. Il sondaggio rivela inoltre
importanti informazioni:
“Molti esperti ritengono che la
vittoria di Mahmoud Ahmadinejad sia il risultato di frode e
manipolazioni; il risultato dell’ inchiesta svolta in tutta la nazione
tre settimane prima delle elezioni rivela invece che Ahmadinejad era il
favorito con un margine di 2 a 1. questo margine risulta per giunta
essere maggiore di quello raggiunto nelle elezioni di venerdí”.
“Mentre gli inviati occidentali a
Teheran nei giorni prima delle elezioni descrivevano un’ opinione
pubblica entusiasta per l’ avversario principale di Ahmadinejad, Hossein
Mousavi, i nostri sondaggi condotti in tutte le 30 provincie dell’ Iran
dimostrano che invece il favorito era proprio Ahmadinejad”.
“Il largo consenso per
Ahmadinejad risulta chiaro dall’ indagine condotta prima delle elezioni.
Durante la campagna elettorale Mousavi faceva riferimento alla propria
etnia azera come secondo maggior gruppo in Iran dopo quello persiano, al
fine di procurarsi consensi da parte degli appartenenti alla medesima
etnia. Dalla nostra ricerca risulta al contrario che le preferenze degli
azeri andavano ad Ahmadinejad con un margine di 2 a 1”.
“Molta attenzione è stata data ai
giovani iraniani e al ruolo di internet come decisivi nelle elezioni di
venerdí. Il nostro sondaggio al contrario ha dimostrato che soltanto un
terzo degli iraniani ha accesso a internet, mentre la fascia d’ etá
compresa tra i 18 e i 24 anni è risultata la piú favorevole ad
Ahmadinejad rispetto alle altre”.
“Il solo gruppo sociale che è
risultato favorevole a Mousavi è quello degli studenti universitari e
dei laureati, nonché delle fasce piú agiate. All’ epoca del sondaggio
c’era inoltre quasi un terzo degli iraniani ancora indecisi, ma
nonostante ció i risultati rispecchiano le previsioni statistiche e una
frode a tali livelli risulta perció da escludere”.
Numerose fonti ritengono che gli
USA abbiano attuato un piano per destabilizzare l’Iran, finanziando
bombardamenti e omicidi all’ interno della nazione. I mezzi
d’informazione statunitensi considerano questa strategia un esempio di
come gli USA riescano a disciplinare gli stati ribelli, mentre i media
esteri la vedono come la conferma dell’ immoralitá americana.
Lunedì 15 giugno il vecchio capo
militare pakistano, il generale Mirza Aslam Beig, ha detto a
Radio Pashtu che l’ intelligence ha prove
inconfutabili dell’ interferenza americana nelle elezioni iraniane. “I
documenti provano che la CIA ha speso 400 milioni di dollari per
finanziare una sensazionale ma fittizia rivolta che doveva seguire le
elezioni”.
I successi del governo statunitense nel finanziare simili messe in scena
nella vecchia Georgia e Ucraina e in altre parti del vecchio impero
sovietico sono stati ampiamente riportati e discussi. Tali successi
vengono visti dai media americani come facenti parte del “diritto
naturale” degli Stati Uniti come superpotenza, e da alcuni media esteri
come segno dell’ arroganza USA nell’ immischiarsi negli affari interni
di altri stati. In altri termini, c’è una reale possibilitá che il
signor Hossein Mousavi faccia parte del complotto USA.
Che gli Stati Uniti stiano portando avanti una guerra psicologica a
scapito dei cittadini americani e stranieri attraverso diversi mezzi d’
informazione è un fatto; al riguardo sono stati pubblicati molti
articoli.
Si provi a pensare alle elezioni iraniane in un’ ottica razionale. La
maggior parte dei lettori non ha conoscenze approfondite sulla
situazione iraniana; usando peró il senso comune: se ci fosse il
pericolo costante di un attacco al nostro paese, diciamo pure con armi
nucleari, da parte di due potenze militari di gran lunga piú potenti
delle nostre (come ad esempio nel caso di USA e Israele nei confronti
dell’ Iran), saremmo capaci di scegliere il candidato appoggiato da quei
due stati a scapito di colui che vuole difendere il nostro paese?
È credibile che l’ Iran abbia votato per diventare uno stato vassallo
degli Stati uniti?
La societá iraniana è ricca in quanto ha radici molto antiche, e
comprende una classe intellettuale che è laica. Una parte (anche se
piccola) della gioventú ha cominciato ad adottare alcune delle abitudini
tipiche delle societá occidentali quali la promiscuitá sessuale, la
ricerca del piacere immediato e l’egocentrismo. Risulta cosi facile per
l’ America corrompere queste fasce di popolazione affinché cerchino di
contrastare il proprio governo e le regole di condotta dettate da una
civiltá islamica.
Il governo USA trae vantaggio dagli iraniani filo-occidentali che
contribuiscono a screditare sia il risultato elettorale che il governo
iraniano stesso.
Il 14 giugno il McClatchy Washington Bureau, il quale a volte tenta di
dare notizie credibili, ha concordato che esiste una guerra psicologica
in corso protratta da Washington ed ha dichiarato:
” il risultato delle elezioni
in Iran rende gli sforzi di Obama per il controllo dello territorio
assai ardui”. Questa non é altro che l’ammissione
del fallimento diplomatico; fallimento che lascia aperta soltanto la
soluzione militare.
Avendo vissuto tutto questo dall’ interno del governo USA, sono convinto
che l’America stia cercando di gettare fango sul governo iraniano,
dipingendo quest’ultimo come oppressore del popolo e della sua volontá.
In questo modo gli Stati Uniti cercano di aprirsi la via per un attacco
militare.
Con l’ aiuto di Mousavi gli Stati Uniti stanno creando un altro “popolo
oppresso”, precisamente come accadde per gli iracheni sotto Saddam
Hussein, in modo che l’intervento americano risulti necessario. Puó
forse essere che il candidato Mousavi sia stato scelto dal governo USA
per diventare il presidente vassallo in Iran?
La superpotenza americana sarebbe ben felice di ristabilire l’ egemonia
sull’ Iran, rendendo il colpo agli ayatollah che la privarono di tale
egemonia nel 1978.
Il copione lo si vede ogni minuto nelle televisioni statunitensi.
Esiste una squadra interminabile di esperti che sostengono la linea USA.
un esempio tra tanti,
Gary Sick
, che in passato ha fatto parte del National Security Council e
attualmente insegna alla
Columbia University.
“se fossero stati piú accorti e avessero detto che Ahmadinejad ha
raggiunto il 51%, gli iraniani sarebbero stati si dubbiosi, ma avrebbero
accettato il risultato- ha detto Sick- il fatto è che la vittoria di
Ahmadinejad col 62.6% non è credibile”.
“il passaggio dalla legittimazione e supporto popolare ad una situazione
in cui si esercita la repressione sulla popolazione favorisce un punto
di stagnamento nella Rivoluzione iraniana”, ha continuato Sick.
Le sole informazioni dettagliate che abbiamo sono quelle date dal
sondaggio: Ahmadinejad era il favorito con un margine di 2 a 1.
Ma, come in tutte le questioni che hanno a che fare con l’ egemonia
dell’ America su altri popoli, non sono i fatti e la veritá che contano:
ció che conta sono le bugie e la propaganda.
Paul Craig Roberts
Fonte:
http://onlinejournal.com
Link:
http://onlinejournal.com/artman/publish/article_4811.shtml
17.06.2009
Traduzione per
www.comedonchisciotte.org
a cura di MARCO ORRU’
Questa pagina :
http://www.terrasantalibera.org/pronti_guerra_iran.htm

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