La prossima guerra nucleare
(datato ripescato)
di
Angelo Baracca
da Jura
Gentium
Rivista di filosofia del diritto internazionale e della politica
globale

Il rischio di un conflitto nucleare è oggi più concreto che durante la
Guerra Fredda: Washington realizza testate nucleari più perfezionate e
si prepara per un "attacco preventivo"
Se la fine della Guerra Fredda aveva aperto la speranza che si
avviasse un processo di disarmo nucleare e di allentamento delle
tensioni mondiali, oggi ci troviamo in una situazione in cui il
rischio di un ricorso effettivo alle armi nucleari e di distruzione di
massa è più concreto che mai: e non proviene certo dall'Iraq!. Vi è
stata effettivamente una consistente riduzione numerica degli arsenali
nucleari strategici russo ed americano, e recentemente è stato
celebrato dai media l'accordo tra Bush Jr. e Putin per portare a 2200
per parte il numero di queste testate. In realtà si è trattato di un
grande bluff (basti pensare che le testate rimosse non verranno
distrutte: il totale delle testate americane sarà di 4.600):
Washington sta rinnovando completamente il proprio arsenale con
testate più micidiali di nuova generazione, e negli ultimi anni molti
proponevano di ridurre le testate a non più di 1500 per parte; mentre
Mosca sa bene che nei prossimi anni difficilmente potrà mantenere più
di un migliaio di testate efficienti.
La Nuclear Posture Review trapelata a gennaio, e la Defence Planning
Guidance prevedono un "attacco preventivo (1), naturalmente contro i
paesi dell'"asse del male", accusati di detenere armi di distruzioni
di massa (eventualmente "targate" americane! (2)): non si esclude che
esso potrebbe scattare già contro l'Iraq. Vi sono preparativi
inequivocabili, come l'annunciata unificazione dei Comandi Spaziale
(SpaceCom), responsabile delle operazioni militari nello spazio e
nella rete informatica, e il Comando Strategico (StratCom),
responsabile delle forze nucleari (3). L'eventualità del ricorso a un
attacco nucleare si affianca al dispiegamento dello scudo antimissili,
il cui effetto sarà quello di alimentare la corsa agli armamenti
nucleari e l'eventuale ricorso ad attentati terroristici, per i quali
lo scudo è assolutamente inutile; e a cui potrebbero affiancarsi nel
futuro piattaforme spaziali orbitanti dotate di armi nucleari e capaci
di colpire qualsiasi paese nemico in pochi minuti.
Mosca ha abbandonato la dottrina del no first use, e la Nuova Dottrina
Militare adottata un paio di anni fa prevede esplicitamente la
possibilità di una risposta nucleare ad un attacco anche convenzionale
in situazioni critiche per la sicurezza nazionale. Pechino sta
realizzando un potenziamento del proprio arsenale nucleare e
missilistico (già qualche anno fa dichiarò di essere in grado di
costruire la bomba al neutrone). Per non parlare poi di India e
Pakistan, costantemente sull'orlo di un conflitto che potrebbe
diventare nucleare. Secondo il saggio citato in nota 1 e documenti
ufficiali dell'ONU, sarebbero più di 40 i paesi che di fatto
dispongono di capacità nucleare.
Siamo seduti su una polveriera nucleare e sembra che siamo destinati a
rimpiangere l'"equilibrio del terrore" di infausta memoria!
Armi nucleari nuove
Gli Stati Uniti hanno lanciato la più massiccia corsa agli armamenti
della loro storia: impressiona non solo la cifra da capogiro del
bilancio militare, ma anche la sua vertiginosa progressione, dai 250
mld $ (miliardi di dollari) del 1999, agli attuali 379 mld $ (il 40 %
della spesa militare di tutto il pianeta, più della spesa combinata
delle 14 successive potenze militari; poco meno del Pil dell'India,
quasi metà del Pil del Brasile, quasi un terzo del Pil
dell'Italia!).Per il 2003 il Pentagono chiede un aumento di ben 45 mld
$! Questo scatena un aumento generalizzato delle spese militari in
tutti i paesi.
In questo astronomico bilancio aumentano le spese per nuove armi. In
particolare Washington sta compiendo uno sforzo senza precedenti per
realizzare testate nucleari di nuova concezione. Gli ultimi e
contestati test nucleari eseguiti nel 1995 da Chirac furono fatti
anche per conto degli Stati Uniti (4) (con cui Parigi aveva stipulato
un accordo riservato di scambio dei dati) per sperimentare una carica
a potenza variabile. Un mega-progetto per effettuare test nucleari
virtuali, con l'uso dei più veloci super-computer, prevede un costo
totale di 67 mld $ in 15 anni (quasi il triplo del Progetto Manhattan
o del Progetto Apollo!): la spesa annua di 4,5 mld $ per le armi
nucleari supera la spesa annua media di 3,7 mld $ degli anni della
Guerra Fredda (5). Un laboratorio governativo ha rivelato i
particolari del più potente super-computer del mondo, lo "ASCI White"
(6), realizzato dall'IBM, che pesa come 17 grossi elefanti, assorbe
per il raffreddamento quanto 765 abitazioni, ed esegue in un secondo
12,3 trilioni di operazioni, che ad un computer richiedono 10 milioni
di anni: la simulazione di un'esplosione nucleare, prevista per il
2005, richiede l'esecuzione di 100 trilioni di operazioni al secondo.
Un secondo progetto prevede la realizzazione nel 2003 della National
Ignition Facility, in cui 192 laser dovrebbero simulare il calore
generato da un'esplosione termonucleare: il progetto rischia di subire
ritardi e quasi certamente sfonderà il costo previsto di 1,2 miliardi
di dollari.
La proposta lanciata in marzo da Bush di realizzare una nuova
generazione di testate nucleari di piccola potenza (low yeld), capaci
di penetrare profondamente nel terreno (300 metri di granito) prima di
esplodere, per distruggere bersagli rinforzati profondi non è affatto
nuova: essa cominciò a circolare ufficialmente un paio di anni fa (7);
e già tre anni fa circolava in Russia la proposta di realizzare una
nuova generazione di mini-nukes (0,4 kilotoni) da utilizzare sul campo
di battaglia. Anche la Gran Bretagna progetta un impianto da più di 2
mld di £ (3 mld $) per realizzare nuove mini-testate tattiche da
utilizzare preventivamente contro stati non-nucleari o gruppi
terroristici (8): è possibile che il progetto sia collegato a quelli
di Washington. Questi progetti tendono a cancellare la distinzione tra
armi nucleari e convenzionali, a legittimare l'uso di armi nucleari in
un conflitto convenzionale, o ad abbassare la soglia di un conflitto
nucleare. C'è da chiedersi con quale faccia tosta si presenteranno le
potenze nucleari al rinnovo del Tnp nel 2005!
Ripresa dei test nucleari?
Intanto negli USA, soprattutto con la nuova amministrazione Bush,
sembra consolidarsi l'opinione di non ratificare mai il CTBT
(Comprehensive Test Ban Treaty) e di lasciare anzi aperta la porta ad
un'eventuale ripresa dei test nucleari. Da anni vengono eseguiti test
nucleari sotterranei sub-critici con plutonio in Nevada, a Los Alamos
ed al Livermore Laboratory, mentre il programma segreto Appaloosa
prevede simulazioni a scala naturale di esplosioni nucleari in
superficie usando plutonio 242 come surrogato del plutonio militare.
Ma si moltiplicano le pressioni per una ripresa dei test nucleari
effettivi, in particolare per sviluppare le nuove testate "low-yield".
Il Vice Segretario alla Difesa, Wolfowitz, ha richiamato la
possibilità di circostanze "in cui si dovrebbero contemplare" test
nucleari (9); l'amministrazione Bush ha chiesto agli scienziati che
studiano testate nucleari di esaminare la possibilità che le
esplosioni nucleari sotto il deserto del Nevada possano riprendere
rapidamente qualora il governo decida di porre fine alla moratoria di
nove anni dei test (10). L'amministrazione Bush ha anche ridotto i
finanziamenti per i programmi di nonproliferazione, compresi gli aiuti
alla Russia per arrestare la diffusione di armi di distruzione di
massa.
In Russia molti scienziati sono frustrati dal bando dei test nucleari,
che viene rispettato mentre Washington boccia la ratifica del CTBT e
ammoderna il proprio arsenale. Anche Mosca esegue test nucleari
sub-critici a Novaya Zemlya (11) (e la CIA ha fatto sapere di non
essere in grado di monitorare eventuali test russi di bassa intensità
con la precisione sufficiente a garantire il rispetto del CTBT (12),
aggiungendo così un ulteriore argomento agli oppositori della
ratifica). Anche la Cina esegue test nucleari sub-critici: dietro
l'incidente dell'aprile 2001 della collisione dell'aereo spia
americano EP-3E con un intercettore cinese vi era il controllo che
Pechino stesse preparando un test nucleare nel poligono di Lop Nur
(13); alcuni anni fa la Cina acquistò dalla Russia i dispositivi di
contenimento che si utilizzano per mascherare gli effetti sismici di
un'esplosione nucleare.
Un ulteriore fattore di tensione e di pericolo è costituito dal fatto
che Washington continua a mantenere più di 2000 testate strategiche
costantemente in stato di allerta (perpetuando l'atteggiamento della
Guerra Fredda del Launch on Warning), puntate sui bersagli "nemici"
(14) (quasi 500 testate sono puntate sulla sola area di Mosca). Questo
crea una tensione permanente ed aumenta il rischio di lancio per
errore (nel 1995 Mosca scambiò un razzo sperimentale lanciato dalla
Norvegia per un missile balistico strategico: la ritorsione venne
fermata all'ultimo momento, quando già si stava ricorrendo alla
"valigetta" di Eltsin!). Il problema più grave è che non solo
l'arsenale strategico, ma anche il sistema d'allarme russo - radar e
satelliti - è decrepito: dei 43 satelliti militari alcuni non
rispondono più, altri sono al termine della loro vita operativa e non
sono affidabili, rendendo l'intero sistema "cieco" per una parte del
giorno. Il pericolo della Russia viene paradossalmente più dalla sua
debolezza che dalla sua forza!
Scudo antimissili e proliferazione
La realizzazione dello scudo antimissili avrà gravi conseguenze
destabilizzanti. I media nostrani hanno parlato solo della NMD
(National Missile Defense), ma l'amministrazione Bush lavora per una
difesa a strati (layered defense) consistente in molti tipi
complementari di difese antimissili, in modo da attaccare un missile
in molti modi diversi (15). I militari americani lavorano su non meno
di 20 programmi, e la NMD è solo uno degli otto programmi principali
che si stanno sperimentando, con una previsione di costi di oltre 115
mld $ (probabilmente sottostimata) (16).
Questa difesa scatenerà ulteriormente la corsa agli armamenti.
Qualsiasi sistema antimissili ha infatti un'efficacia limitata (17) e
può venire contrastato validamente da una serie di contromisure: la
migliore contromisura a questo sistema consiste quindi nel saturarlo,
aumentando il numero di missili di un attacco nucleare.
Il nuovo missile balistico russo Topol-M (SS-27) sembra avere capacità
di manovra nella fase di rientro dell'atmosfera, in modo da aggirare
la difesa antimissili (18): per ora Mosca ne dispiega 10 all'anno, ma
potrebbe accelerare la produzione. All'uscita di Washington dal
trattato ABM Mosca ha dichiarato di non riconoscere più i trattati
START: la sua scelta più efficace potrebbe allora essere di montare
sui nuovi missili testate multiple (MIRV), vietate dal trattato. Senza
contare che non sembrano previste finora, anche se si stanno
sperimentando, difese contro i missili cruise, che pure Mosca sta
perfezionando: l'anno scorso ha condotto un test di un nuovo missile
balistico intercontinentale (SS-25) a tre stadi più un veicolo
post-boost contenente la testata, costituito da un missile da crociera
ad alta velocità che vola nell'atmosfera, per superare le difese
antimissile (19). Intanto Mosca pianifica di estendere l'operatività
dei vecchi missili intercontinentali SS-19, che possono essere dotati
di 6 testate nucleari.
Uno degli aspetti delicati del potenziale nucleare russo è costituito
dalle testate tattiche, che ovviamente non rientrano nei trattati
START, e gli analisti valutano tra 4.000 e 10.000 (il loro stato di
custodia sembra lasci a desiderare): stante la difficoltà di reperire
i fondi per nuove testate, vi è stata la proposta di mantenere queste
testate operative come componente del deterrente nucleare (l'esercito
russo ha condotto esercitazioni simulando l'uso di testate tattiche).
Su questo aspetto la posizione di Washington non è chiara, dato che
essi mantengono in Europa bombe a caduta che rimangono uno dei
pilastri dei legami atlantici (20).
Armi di distruzione di massa "a go go"
Ma il rischio nucleare si estende oggi a tutte le armi di distruzione
di massa. Il caso più allarmante è costituito dalle armi
batteriologiche: tecniche ormai standard (funzionali agli interessi
delle multinazionali dell'alimentazione che cercano di monopolizzare
il mercato mondiale con gli organismi geneticamente modificati)
consentono anche ad un gruppo terroristico in un laboratorio
relativamente modesto di modificare il codice genetico di un
microrganismo normalmente ospite del corpo umano o di piante agricole,
in modo che esso produca tossine letali (gli USA hanno portato
ripetuti attacchi con aggressivi chimici a Cuba, danneggiando
l'agricoltura e l'allevamento).
La Convenzione sulle Armi Chimiche fu firmata nel 1997 e ratificata da
120 paesi, ma gli USA sono in stato di violazione, non avendo emanato
la legislazione applicativa e il regolamento per le ispezioni delle
industrie chimiche: di conseguenza anche la Germania e il Giappone
stanno ostacolando le verifiche. Difficilmente sarà rispettata la data
del 2012 stabilita per l'eliminazione delle armi chimiche: gli USA
hanno distrutto un quarto (7.000 tonnellate) del loro arsenale, mentre
la Russia avrebbe bisogno di ben 5 mld $ per distruggere il suo
arsenale (21) (40.000 tonnellate). Sembra probabile che gli USA
abbiano fatto uso almeno di aggressivi allucinogeni nella Guerra del
Golfo (22). Nell'aprile scorso poi l'amministrazione Bush ha
brutalmente preteso il licenziamento del diplomatico brasiliano
Bustani da Direttore Generale dell'Organizzazione per la Proibizione
delle Armi Chimiche, per le sue iniziative non concordate con
Washington, tra le quali i suoi sforzi per persuadere l'Iraq ad
aderire all'organizzazione: il 26 luglio è avvenuta la nomina del
diplomatico argentino Pfirter.
Ancora più grave la situazione per la Convenzione sulle Armi
Biologiche del 1972: sebbene sia stata ratificata da 143 stati
(comprese tutte le principali potenze militari), non contiene nessun
meccanismo per le verifiche. L'anno scorso Washington, con la solita
arroganza, ha bocciato l'accordo faticosamente raggiunto a Ginevra per
un protocollo per le ispezioni, poiché "metterebbe a rischio la
sicurezza nazionale e informazioni confidenziali", cioè gli affari
delle industrie biotecnologiche (23). Recentemente è stata rivelata
l'esistenza nel deserto del Nevada di un laboratorio in cui - in
violazione della Convenzione del 1972 - si producono agenti biologici
letali, usando l'ingegneria genetica, sotto il pretesto di effettuare
simulazioni per ridurne la minaccia: di fatto si tratta di un
programma segreto di ricerca sulle armi biologiche (24). Del resto la
vicenda delle lettere all'antrace porta ad una pista americana!
Ma il problema degli strumenti di distruzione di massa diviene sempre
più complesso, perché i nuovo metodi di guerra configurano nuove
tipologie, come dimostrano i bombardamenti degli impianti chimici di
Pancevo e di Novi Sad nella guerra dei Balcani. Per non parlare
dell'Uranio Impoverito, mentre le bombe a grappolo hanno provocato
dopo la sospensione dei bombardamenti un numero consistente di
vittime.
Armi convenzionali ad alta tecnologia basate nello spazio
A complicare ulteriormente questo scenario interviene il ruolo
crescente e l'effetto sempre più destabilizzante che assumono le armi
convenzionali ad alta tecnologia e precisione, che gli USA sviluppano
freneticamente. Gli altri paesi si sentono tagliati fuori dalla
competizione in questo campo e vedono aumentare temibilmente la
supremazia incontrastata degli USA (25).
Queste preoccupazioni sono ingigantite da un altro aspetto della
paranoia americana: gli USA pensano infatti che la loro supremazia
nello spazio stia declinando e che questo metta a rischio la propria
sicurezza. Le proposte strategiche per il futuro (Joint Vision 2010,
Spacecom 2020) vagheggiano di riconquistare l'egemonia nello spazio, a
loro dire compromessa, con un "dominio a tutto campo" del campo di
battaglia, basato su un sistema digitale composto di satelliti di
spionaggio, allarme e comando-controllo, difese missilistiche ed armi
basate nello spazio, in modo da poter colpire qualsiasi punto del
pianeta in pochi minuti (contro i 20¸30 impiegati dai missili
balistici). Washington sta studiando un "bombardiere spaziale", cioè
un "veicolo sub-orbitale" lanciato da un aereo, a velocità 15 volte
superiore a quella degli attuali bombardieri, capace di distruggere da
un'altezza di 60 miglia bersagli dall'altra parte del pianeta in 30
minuti (26): si tratterebbe di una ulteriore escalation, un nuovo
genere di guerra stratosferica! Nei prossimi conflitti è previsto
l'uso massiccio di arerei e altri veicoli senza pilota (unmanned),
sperimentati con successo nei Balcani.
Questa paranoia alimenta una spirale inarrestabile. Le nuove armi
convenzionali compromettono qualsiasi stabilità strategica: la sola
scelta che rimane agli altri paesi è cercare di riequilibrare la
situazione puntando su armi di distruzione di massa a tecnologia meno
avanzata, potenziando il deterrente nucleare, prevedendo la
possibilità del ricorso a qualsiasi mezzo militare, dalle armi
chimiche e batteriologiche, alla guerra ecologica, alla guerriglia e
al terrorismo.
"Cyber-War", la nuova frontiera
Ma gli scenari agghiaccianti della guerra tecnologica non finiscono
qui. Durante la guerra nei Balcani "gli Stati Uniti, nel massimo
segreto, innescarono una super-arma che catapultò il paese in un'era
militare che potrebbe alterare per sempre i metodi di guerra. In
segreto, le forze americane lanciarono un'offensiva di cyber-combat"
(27), disturbando la rete di comando-controllo dell'esercito
jugoslavo, azzerando i computer della difesa aerea integrata,
inserendo messaggi ingannevoli, forse disturbando anche la rete
telefonica, per indurre i comandi jugoslavi a comunicare mediante
telefoni cellulari, che possono essere facilmente intercettati.
Secondo gli esperti si possono inserire dati falsi nei computer
nemici, cancellarne la memoria, inserire virus, perfino modificare gli
stessi sistemi d'arma del nemico (ad esempio, riprogrammare un missile
cruise nemico in modo che esso inverta la traiettoria e ritorni sulla
nave o l'aereo che lo ha lanciato), o riprodurre la voce di un
presidente o comandante comunicando comandi suicidi alle truppe. È
stata diffusa la notizia di un'invenzione britannica che utilizzerebbe
le antenne esistenti dei telefoni mobili per individuare gli aerei
stealth, invisibili ai radar! (28) Si fa sempre meno chiara la
demarcazione tra obiettivi militari e non militari: sono molto sottili
i limiti legali ed etici, anche a causa delle evidenti minacce alla
popolazione civile.
Si pensa che attualmente 23 paesi possiedano capacità in questo campo
(tra questi India, Siria ed Iran). Nel gennaio 1999 fu identificato un
attacco del governo indonesiano al provider del servizio Internet
irlandese, che ospitava un sito che chiedeva l'indipendenza di Timor
Est. Tra gennaio e marzo hackers russi colpirono la rete informatica
del Pentagono, apparentemente alla ricerca di codici navali e dati di
guida dei missili. Vi è poi stato un attacco della Cina su una rete di
siti web di Washington, che furono messi fuori servizio tre volte. È
molto difficile naturalmente distinguere attacchi di hackers isolati
da quelli di paesi nemici: nel corso del 2000 ben 413 intrusi sono
entrati nelle reti militari.
Il Pentagono - che chiama questo settore information warfare (IW) - ha
creato un nuovo centro militare nella base aerea di Peterson, Colorado
Springs, sotto il già citato Air Force Space Command, per gestire le
forze di cyberwarfare, un Battaglione Spaziale, un Mobile Technology
Team, un Laboratorio di Difesa Spaziale, col compito di coordinare sia
la difesa della rete informatica militare da minacce esterne, sia le
azioni offensive: si stanno studiando infatti anche "computer weapons"
offensivi. (29) Gli USA hanno allo studio addirittura metodi per
modificare le condizioni atmosferiche per fini bellici: altro che
ratifica del Protocollo di Kyoto!
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Note
*. Pubblicato su Guerre e Pace, n. 93, ottobre 2002 [le analisi e i
dati di questo articolo sono aggiornati a Luglio 2002].
1. "Los Angeles Times", 13 e 14.07.2002; "Global Security Newswire",
15.07.2002; "U.S. News", 15.07.2002.
2. Un recente saggio di Dominique Lorentz, Affaires Nucleaires, Les
Arénes, 2001, documenta la decisione ed i costanti tentativi della
Casa Bianca (diretti, o attraverso paesi terzi, come la Francia, la
Germania, ecc.) nell'ultimo mezzo secolo per dotare dell'arma nucleare
una serie di paesi: Israele, la Germania Federale, il Sud Africa,
l'Argentina, la Cina, l'Egitto, l'Iran, l'Iraq. Molti di questi paesi
hanno comunque acquisito il know how ed hanno di fatto testato armi
nucleari in test eseguiti in altri paesi: l'Iran ha testato la bomba
negli esperimenti pakistani del 1998.
3. Reuters, 25.06.2002; Manlio Dinucci, Il Manifesto, 17.07.2002.
4. Dominique Lorentz, op. cit., pp. 567-8.
5. Christopher E. Paine, Scientific American, settembre 1999; John
Barry, Newsweek, 20.08.01.
6. Reuters, 16.08.01.
7. FAS Public Interest Report, January/February 2001, Vol. 54, n. 1.
Ben MacIntire, "The Times", 16,04,2001; Julian Borger, "The Guardian",
18.04.2001.
8. "The Guardian", 18.06.2002.
9. Richard Butler, New York Times, 13.07.2001.
10. Knight Ridder, Tribune News Service, 28.06.2001.
11. Washington Times, 15.09.1999: anche se il Ministro per l'Energia
Atomica lo ha negato (Itar Tass, 16.09.1999).
12. Washington Post, 03.10.1999, p. A01.
13. Bill Gertz, Washington Times, 09.04.2001. L'esecuzione del test
sub-critico sarebbe poi stata confermata: Bill Gertz e Rowan
Scarborough, Washington Times, 06.06.2001.
14. Walter Pincus, Washington Post, 20.06.2001, p. 8. Mantenere questo
stato di allerta costa al Pentagono ben 20 mld $ l'anno! Negli ultimi
anni il numero di bersagli strategici in Russia è addirittura
aumentato.
15. Wade Boese, Arms Control Today, April 2001; A. Baracca, "Giano",
n. 40. Lo scienziato del MIT Ted Postol critica lo scudo antimissili
ed è in accesa contrapposizione con l'amministrazione: in
un'intervista al Manifesto (11.09.2001) solleva il pericolo che le
testate colpite nella fase di spinta potrebbero cadere in Europa, in
Canada o nell'America Centrale (Adrian Cho).
16. John M. Donnelly, Defence Week, 02.04.2001.
17. V. F. Polcaro, in AA. VV., Contro le Nuove Guerre (a cura di M.
Zucchetti), Odradek, 2000, p. 213.
18. Russia Weekly, Cdi (Center for Defense Information), Washington,
n. 65, 10.09.1999.
19. Bill Gertz, Washington Times, 30.07.01.
20. Documenti declassificati hanno rivelato che nei decenni passati
gli USA introdussero armi nucleari senza informare i paesi ospitanti
(tra l'altro in Giappone, la cui costituzione lo vieta
esplicitamente!).
21. Christian Science Monitor, 06.04.2001; Sergei Ishchenko, Trud,
Russia, 21.06.2001 (CDI Russia Weekly, n. 159, 22.06.2001).
22. Lo ha sostenuto Wouter Basson, l'eminenza grigia che stava dietro
il programma di guerra chimica del governo dell'apartheid sudafricano,
in una testimonianza all'Alta Corte di Pretoria sulla distruzione di
questo arsenale, sostenendo che i filmati sulla resa delle truppe
irachene mostravano chiaramente nell'espressione dei soldati gli
effetti di tali aggressivi (India Times, 28.07.01). Già dopo la fine
della guerra vennero portati altri indizi dell'uso di aggressivi
chimici.
23. V. ad esempio: Richard Beeston, The Times, 23.07.2001.
24. New York Times, 04.09.01; Manlio Dinucci, il manifesto, 06.09.01.
25. Significativa, a questo proposito, un'altra polemica sollevata
timidamente dalla Germania, questa volta sulle "black-boxes" imposte
dagli USA alle armi che essi vendono: cioè le protezioni imposte per
prevenire l'accesso degli acquirenti a tecnologie segrete.
Naturalmente gli USA hanno risposto picche (Defense News, 22.11.1999,
pp. 3-28).
26. Ed Vulliamy, New York Sunday, 29.07.01.
27. Washington Times, 25.10.1999.
28. Robert Uhlig, London Daily Telegraph, 11.06.2001.
29. Andrea Stone, USA Today, 19.06.2001, pag. 1.
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