Questa Redazione, pur non condividendo sempre e
necessariamente tutte le dichiarazioni degli autori nei testi citati, reputa
che esse siano comunque utili fonti di informazione e riflessione
.
Non omologati in alcun schieramento, in rispetto della libertà di pensiero e
d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo irrinunciabile e
giusto dare spazio a molte voci del dissenso, altrove negate.
Premessa:
intervista a donna Assunta Almirante -
(11/11/2010)
"Ciarrapico attacca
finiani e nomina la 'kippah': è bufera"
ROMA - "I finiani hanno già ordinato le
kippah?", ha chiesto il senatore del Pdl, Giuseppe Ciarrapico,
durante il suo intervento in Aula sulla fiducia. "Perche' di
questo - ha aggiunto Ciarrapico - si tratta: chi ha tradito
una volta tradisce sempre. Quando andremo a votare, perché andremo a
votare, vedremo quanti voti prenderà il transfuga Fini. I 35
parlamentari finiani, i 35 rinnegati della Camera, non sarebbero mai
stati eletti - ha aggiunto, rivolto al premier - se non li avesse
fatti eleggere Lei, signor presidente. Torneranno nell'ombra. Come
nell'ombra tornerà la terza carica dello Stato che Ella, molto
generosamente, gli aveva affidato".
da EUROPA
INFORMAZIONI
Giuseppe Ciarrapico visto da Giorgio Israel
Ciarrapico (PdL), senatore della Repubblica,
è un personaggio buffo: è stato sempre ammanicato con coloro che
gestiscono il potere. Ma, poiché Ciarrapico ha un’anima, di
tanto in tanto si auto assolve facendo qualche saluto romano.
Ieri, al Senato, ha rilasciato una dichiarazione di condanna per
il “tradimento di Fini”. Ma, con queste sue
dichiarazioni, ha innescato una virulenta polemica sulle Kippah
(1).
Pare, dunque, che Fini stia sempre con la
Kippah in testa, Kippah che porta ovunque e che calza perfino al
cesso. Ed in effetti si sussurra che, quando Fini fa il bidet,
si toglie le mutande, ma tiene sempre in testa la Kippah. A
dimostrare la sua indefessa fedeltà alla “santa causa”.
Gli risponde per le rime Giorgio Israel (2).
Che, nome omen, scrive tutta una filippica, accusando Ciarrapico
di “essere antisemita”. E meno male che Giorgio
Israel è un “giudeo buono”: chiede la cacciata di
Ciarrapico dal PdL, ma non chiede che venga incarcerato.
Del resto che Giorgio Israel sia un “giudeo
buono” lo dimostra tutto il suo farfugliare indignato:
rabbia e sdegno per le “parole antisemite” di Ciarrapico,
ma ferreo sostegno alla “politica antisemita” adottata da
Israele a danno dei Palestinesi (2). I quali Palestinesi sono “semiti”;
ma poiché non sono “giudei”, non trovano solidarietà
presso Giorgio Israel e i suoi correligionari. Avvalorando
l’antico detto che “i Giudei chiagneno e fottono, fottono
e chiagneno”.
E, come se non bastasse, invocano la
solidarietà universale.
Antonino Amato
antonino-amato800@alice.it
(1)“Ciarrapico senza freni” in “La Sicilia”
del 1 ottobre 2010, pagina 2;
(2) “Ciarrapico
offende gli Ebrei. Il PdL lo cacci” in “il Giornale”
del 1 ottobre 2010, pagina 1.
LA VERITA' SULLA COLONIZZAZIONE
DELLA PALESTINA E SULLA PULIZIA ETNICA SIONISTA
"Non vi e' dubbio che la mira ultima di Ben Gurion fosse quella
di cacciare quanti piu' palestinesi possibile dallo stato
ebraico, ed utilizzo' numerosi mezzi per raggiungere tale scopo
... piu' decisamente, la distruzione di interi villaggi e
l'espulsione dei suoi abitanti ... anche se non avevano
partecipato alla guerra e, pur di restare nelle loro case,
accettavano di vivere in Israele secondo uguaglianza, come
promesso nella Dichiarazione d'Indipendenza".
Scrittore israelianoSimha Flapan, "The Birth
of Israel."
"Ben Gurion voleva chiaramente che rimanesse il minore numero
possibile di arabi nel nuovo stato ebraico. Sperava di vederli
via tutti. Lo rivelo' ad amici e colleghi durante gli incontri
di agosto, settembre ed ottobre [1948]. Ma non fu annunciata
alcuna politica generale di espulsione e Ben Gurion evito'
sempre di dare ordini chiari o scritti di espulsione; preferiva
che i suoi generali "capissero" cosa lui volesse che fosse
fatto. Voleva evitare di passare alla storia come il "grande
esecutore di pulizia etnica" e voleva che il governo israeliano
non fosse coinvolto in una politica moralmente indegna ... Ma,
nonostante non vi fosse un chiaro ordine di espulsione, gli
attacchi di luglio ed ottobre [1948] furono caratterizzati da
numerosissime espulsioni e brutalita' contro i civili
palestinesi maggiori di quelle subite nella prima meta' della
guerra".Benny
Morris, "The Birth of the Palestinian Refugee Problem,
1947-1949"
"Nelle discussioni private, nel 1938, [Ben-Gurion] affermava che
"dopo che saremo diventati una forza potente, dopo la creazione
dello stato, aboliremo la partizione e ci espanderemo in tutta
la Palestina' ... Nel 1948, Menahem Begin dichiaro' che "La
partizione e' illegale. Non la riconosciamo. La firma della
partizione sia da parte di istituzioni che di individui e'
invalida. Gerusalemme sara' per sempre la nostra capitale. Eretz
Israel sara' del popolo d'Israele, tutta e per sempre". Noam
Chomsky, "The Fateful Triangle."
"Nel 1936-39, i
palestinesi tentarono una rivolta nazionalista ... David Ben
Gurion, un pragmatico, ne riconobbe la natura. Nelle discussioni
interne, noto' che "quando ne parliamo all'esterno, minimizziamo
l'opposizione araba a noi", ma, avverti', "non nascondiamo la
verita' anche tra di noi". La verita' era che "politicamente noi
siamo gli aggressori ed essi si difendono. Il paese e' il loro,
perche' sono loro ad abitarvi, mentre noi vogliamo venire e
sistemarci. Loro ritengono che vogliamo prendercelo, mentre ne
siamo ancora fuori". La rivolta fu schiacciata dagli inglesi,
con considerevole brutalita'",Noam Chomsky,
"The Fateful Triangle."
"L'accettazione della partizione non ci obbligo' a rinunciare
alla Transgiordania; nessuno chiede ad un altro di rinunciare ai
suoi sogni. Accetteremo uno stato fissato nei confini attuali.
Ma i confini delle aspirazioni sioniste sono un problema del
popolo ebraico e nessun fattore esterno puo' limitarle". David
Ben-Gurion, nel 1936, citato da Noam Chomsky, "The Fateful
Triangle".
"Amico mio, sta' calmo. Se riconosci il concetto di "Palestina",
demolisci il tuo diritto a vivere ad Ein Hahoresh. Se questa e'
la Palestina e non la terra d'Israele, allora sei un
conquistatore e non hai diritto alla terra. Sei un invasore. Se
questa e' la Palestina, allora appartiene al popolo che ci
viveva prima che tu venissi qui. Solo se questa e' Israele
allora hai il diritto di vivere ad Ein Hahoresh e a Deganiyah B.
Se non e' la tua terra, la terra dei tuoi antenati e quella di
tuo figlio, che ci fai qui? Sei venuto nel paese di un altro
popolo, come dicono, lo hai espulso ed hai preso la sua terra".
Menahem Begin, citato in Noam Chomsky's "Peace in the Middle
East?
LE
RIDICOLE FALSITA' DI GIANFRANCO FINI
PER
INGRAZIARSI LA ISRAEL LOBBY ITALIANA
(...e cercare di mantenersi stretta la poltrona...che gli sta
per scivolare via...)
clicca sulla foto per un'ampia risoluzione
CAMERA
- FINI
: BEN GURION ESEMPIO PER FAR FIORIRE IL
DESERTO MORALE.
(ASCA) - Roma, 24 nov - La
testimonianza del fondatore dello Stato di Israele, Davide Ben
Gurion, ''offre insegnamenti di
perenne
validita' anche alla politica di altri Paesi.
Perche',
sempre e in ogni latitudine c'e' un deserto, spesso morale e
ideale, da far fiorire''. Lo ha dichiarato il
presidente
della Camera, Gianfranco Fini, presentando il libro 'Ben Gurion
e la nascita dello Stato di Israele' di
Giancarlo
Elia Valori.
''E' di
notevole significato culturale e civile il riproporre
all'attenzione del pubblico italiano la figura di
Ben
Gurion. E' necessario infatti promuovere, soprattutto presso i
piu' giovani, la conoscenza piu' ampia e
approfondita della storia dello Stato di Israele, a cui l'Italia
e' da sempre legata da solidi vincoli di amicizia'',
ha
spiegato Fini nella Sala del Mappamondo di Montecitorio.
Ben
Gurion, conclude Fini, ''fu vero statista perche' non si limito'
a governare il suo Paese avendo solo riguardo ai
problemi
immediati, ma a condurlo verso grandi traguardi di civilta' e di
benessere riuscendo sempre a mobilitare le
energie
dell'idealita', dell'entusiasmo e della dedizione presenti nel
popolo. E fu grazie a quelle energie se nacquero
terre
coltivabili, giardini e tante rilevanti costruzioni civili la'
dove era il deserto''.
M.O.
-
FINI : ANCHE QUANDO ERA IN ARMI,L'ORIZZONTE DI BEN GURION ERA LA
PACE.
A MONTECITORIO PRESENTAZIONE
DEL
LIBRO DI GIANCARLO ELIA VALORI.
Roma, 24 nov.
(Adnkronos
)
- "La biografia politica di Ben Gurion offre insegnamenti
notevoli. Egli seppe guidare il suo popolo, con
grande decisione e fermezza, a
vittorie militari che risultarono decisive per la sopravvivenza
stessa dello Stato d'Israele. Ma il suo
orizzonte, anche quando si era in
armi, rimaneva la pace". Lo ha affermato il presidente della
Camera Gianfranco Fini, intervenendo
alla presentazione del libro di
Giancarlo Elia Valori 'Ben Gurion e la nascita dello Stato di
Israele', editrice 'Carte scoperte - Excelsior
1881'.
"Quella perseguita dal leader
israeliano -ha proseguito Fini- era innanzi tutto la pace a cui
aspira naturalmente un popolo che si
trova costantemente minacciato
ai propri confini. 'Misericordia e pace -disse Ben Gurion
citando il Libro dei Salmi- camminano insieme.
Giustizia e pace si uniscono in
un abbraccio. Una nazione che non protegga attivamente la
propria sovranita', la propria sicurezza, i
propri diritti non potra' certo
conservarli a lungo'".
Temi ripresi anche da altri oratori
intervenuti al dibattito. Di Gurion come "punto di riferimento
per tutti, soprattutto in quella
straordinaria e tormentata regione
del mondo che e' il Medio Oriente" ha parlato l'ex ministro
degli Esteri Lamberto Dini, mentre un altro
ex titolare della Farnesina, Gianni
De Michelis, ha ammonito che "tocca agli europei offrire
l'ancora di sicurezza allo Stato di
Israele nel momento in cui
scegliera' la direzione della pace". Una priorita', ha concluso
il deputato di Futuro e liberta' Alessandro
Ruben, perche' "la mancanza della
pace potrebbe essere come una baco che potrebbe mangiare tutta
la mela", rappresentata dal benessere e
dalla prosperita' raggiunta da
quello Stato di Israele voluto da Gurion.
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