La Turchia
progetta un mercato comune con Siria, Libano e Giordania
di Carlo M. Miele - 13/06/2010

Con la
prospettiva di una membership europea che si va allontanando sempre di
più, la Turchia inizia a pensare concretamente a un’alternativa nel
mondo arabo.
Si spiega anche
così il progetto di un mercato comune nella regione, annunciato ieri a
Istanbul nel corso del meeting arabo-turco.
Da parte turca
il progetto –
preannunciato qualche mese fa – punta a rilanciare il volume dei
commerci con il mondo arabo, fermo a circa 25 miliardi di euro per
anno.
Nonostante lo
sviluppo registrato dall’economia della repubblica kemalista negli
ultimi anni, infatti, i commerci con la regione rappresentano solo una
piccola parte degli scambi che avvengono invece con l’Europa, che
resta il principale partner commerciale della Turchia.
Il problema
dovrebbe essere superato con la zona di libero scambio, che
inizialmente dovrebbe comprendere la Siria, il Libano e la Giordania,
oltre alla stessa Turchia.
Tra i quattro
paesi dovrebbero essere stabilite delle facilitazioni anche in materia
di visti.
Col nuovo progetto la Turchia intende rilanciare anche il proprio ruolo
economico nella regione, dopo essere riuscita a rilanciare quello
diplomatico.
Del resto, come
hanno sottolineato diversi analisti citati dalla Bbc, il
connubio tra politica estera ed economia sta diventando una
caratteristica della gestione del governo guidato da Recep Tayyip
Erdogan, che nei sue frequenti viaggi ufficiali all’estero si fa
sempre accompagnare da un una importante delegazione di imprenditori.
In passato il
governo guidato dal Partito di giustizia e sviluppo (Akp, di
ispirazione islamica) ha sostenuto con forza il processo di adesione
della Turchia alla Ue, che – ribadisce Erdogan – resta tuttora la
priorità nell’agenda politica turca.
Tuttavia, poco è
stato fatto dall’ottobre 2005 (quando sono stati avviati i negoziati
tra le due parti) a oggi. I rapporti tra Ankara e Bruxelles si sono
anzi raffreddati, a causa della volontà turca di non riconoscere Cipro
e in seguito agli ostacoli posti da alcuni membri chiave dell’Unione,
come Francia e Germania.
In questo lasso
di tempo, la Turchia ha cominciato a guardare con sempre più
insistenza a Oriente e al mondo arabo e musulmano. E l’idea di creare
una zona di libero scambio con i vicini regionali assomiglia tanto
alla ricerca di un’alternativa.
Fonte:
http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=9390
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